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Non vedi quello che credi di vedere

Spazio Arte di Claudia Campagnano


Comunicato Stampa

Non vedi quello che credi di vedere

Marc Breslin • Jota Castro • Santiago Cucullu • Luca Francesconi •

Marco Raparelli • Marinella Senatore • Eugenio Tibaldi • vedovamazzei

Galleria Umberto Di Marino – Napoli

17 maggio – 28 settembre 2012
La condizione di disagio sociale cui ha condotto l’attuale momento storico indica ormai la necessità di un punto di svolta, che non interessi più solo i processi economici e produttivi, ma investa drasticamente le premesse politiche ed il sistema dei valori della società occidentale. È opinione comune tra gli studiosi, a partire da Noam Chomsky, Zygmunt Bauman e molti altri, sebbene da prospettive differenti, che ci troviamo di fronte all’onda lunga della crisi dello stesso sistema capitalistico. Un fenomeno che affonda le sue origini nel secolo scorso e comincia ad aggravarsi a seguito degli sconvolgimenti politici negli anni ’80.

L’aver concentrato il potere nelle mani di ristrette oligarchie economiche ed autoreferenziali, infatti, si è rivelata a lungo andare una scelta controproducente. A partire dai movimenti di protesta spontanei, fino anche a certi discorsi politici ormai populisti, la democrazia partecipativa è sempre più invocata, in termini più o meno strumentali, per proporre modelli economici e sociali alternativi a quelli precostituiti.

Tuttavia, questa tensione non è affiancata da una parallela ricerca delle forme in cui sviluppare una corretta  partecipazione collettiva alla politica. Mai come in questi anni, infatti, grazie anche all’evoluzione tecnologica, è stata apparentemente data tanta libertà d’azione alle masse attraverso la rete globalizzata. Di contro, però, si è assistito progressivamente ad una continua mistificazione dei contenuti e ad un impoverimento intellettuale attraverso la manipolazione delle informazioni, laddove il ruolo predominante dei mass-media è andato di pari passo con la trascuratezza nelle politiche culturali.

La riflessione intorno a cui si articola la collettiva presso la Galleria Umberto Di Marino cerca dunque di considerare, in un mondo evidentemente distopico, alcuni possibili mezzi di rigenerazione sociale e soprattutto il contributo fondamentale dell’arte in questo senso. Non ignorando l’impossibilità di decretare il miglior mondo possibile per tutti, la mostra vuole tuttavia sottolineare il valore dell’utopia e del ragionare fuori dagli schemi prefissati come veicolo per il cambiamento.

Partendo da queste premesse l’invito è rivolto ad interrogarsi su quanto sia funzionale la costruzione o la decostruzione di un linguaggio o di un fenomeno nella formulazione di nuove ipotesi. Le pratiche artistiche selezionate, dunque, si trovano in relazione con questi quesiti attraverso lo slancio poetico, la carica ironica, la condivisione sociale, la riflessione sul valore del passato, i possibili contesti da cui attingere le risorse innovative.

Il titolo Non vedi quello che credi di vedere si riferisce ad un noto classico ante-litteram della letteratura distopica, Flatlandia (1882) di Edwin A. Abbott. Il protagonista (un quadrato proveniente da un mondo piatto iniziato al concetto di profondità da una sfera) pone in dubbio la conoscenza acquisita della realtà ed ipotizza l’esistenza di mondi a più dimensioni. A questo punto, però, chi lo aveva inizialmente messo nelle condizioni di progredire intellettualmente, lo invita subito a fermarsi per paura di perdere la propria condizione di vantaggio. Al contrario, ciò che chiamiamo crisi potrebbe essere inteso come occasione di rigenerazione degli equilibri sociali, guardando con una nuova attenzione il contesto in cui viviamo.
Nicoletta Daldanise

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17 Mag, 2012 Posted by | Agenda Eventi, Art, Arte, Arte contemporanea, Campania, Claudia Campagnano, Giornalisti, Napoli, Spazio arte, Uncategorized | , , , , , , , , , | Lascia un commento

   

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