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comunicazione eventi di Musica Arte e Teatro

Venerdì 21 dicembre 2018, giornata dedicata a Titina De Filippo

In occasione della Cerimonia di intitolazione di Via Titina De Filippo

L’Assessorato alla Cultura e al Turismo in collaborazione con l’Assessorato alla Toponomastica, la Società Napoletana di Storia Patria, il Teatro stabile di Napoli – Teatro Nazionale e C.O.R. promuove

Venerdì 21 dicembre 2018

Giornata dedicata a Titina De Filippo

ore 10.00

Via Nuovo Teatro San Ferdinando/piazza Eduardo De Filippo

Il Sindaco Luigi de Magistris, alla presenza dell’Assessore alla Cultura e al Turismo Nino Daniele e dell’Assessore alla Toponomastica Alessandra Clemente, intitolerà l’attuale via Nuovo Teatro San Ferdinando a Titina De Filippo.

Mappa Via T. De Filippo.jpeg

La cerimonia che avrà inizio con lo scoprimento della targa si terrà all’altezza del civico 37. Interverranno alla cerimonia il Presidente della IV Municipalità Giampiero Perrella e gli eredi di Titina.

Nel corso della mattinata, nel foyer del Teatro San Ferdinando, Lara Sansone leggerà alcune pagine di “Attori si Nasce” di Francesco Canessa e “la preghiera alla Vergine” recitata da Titina inFilumena Marturano”.

Agli ospiti verrà offerto il dolce dedicato a Titina dai maestri pasticcieri Marco e Vincenzo Napolitano. Un dolce al limone, aspro come il carattere di molti personaggi interpretati da Titina, decorato con un fiore di magnolia che Eduardo paragonava alle “bianche e pure mani di Titina”.

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ore 16.00

Maschio Angioino, Biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria – Maschio Angioino

PRESENTAZIONE DEL FONDO CARLONI

(ARCHIVIO DI TITINA DE FILIPPO)

Claudio Novelli, curatore del Fondo (Storie di vita e di teatro nell’archivio di Titina De Filippo) Giuseppina Scognamiglio, docente di Letteratura Teatrale Italiana presso l’Università Federico II° (La porporina d’oro di Titina) Modera il professor Nicola de Blasi. Segue: “La musica nelle parole” le poesie di Titina musicate da Brunello Canessa (chitarra e voce) con l’autore, Ingrid Sansone (voce recitante), Marco Gesualdi (chitarra), Francesco de Laurentiis (violino).

Archivio Titina Locandina.jpg

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Per tutta la giornata sarà possibile vista la mostra I De Filippo – Il mestiere in scena, in corso a Castel dell’Ovo fino al 24 marzo 2019, eccezionalmente fino alle ore 21.00 usufruendo dell’offerta promozionale di due ingressi al costo di uno.

La mostra monumentale “i De Filippo, il mestiere in scena”, in anteprima mondiale a Napoli, invade per cinque mesi, dal 28 ottobre 2018 al 24 marzo 2019, le storiche sale dell’intero Castel dell’Ovo. Fortemente voluta dalla famiglia De Filippo e promossa dal Comune di Napoli (Assessorato alla Cultura e al Turismo) con al fianco le principali istituzioni di riferimento, l’esposizione è a cura di Carolina Rosi, Tommaso De Filippo e Alessandro Nicosia, Presidente di C.O.R. a cui si deve anche la produzione e si propone come un dialogo continuo tra i De Filippo ed il pubblico, nel rispetto del quale questa grande famiglia ha sempre lavorato e donato ogni giorno il suo mestiere, la sua arte. Perché come scriveva Eduardo: “Puoi fare teatro se tu sei teatro perché il teatro nasce dal teatro…l’albero è uno, e i frutti sono pochi”.

Attraverso materiale inedito, lettere, foto, video, oggetti e centinaia di costumi, locandine, manifesti, copioni manoscritti e dattiloscritti, conservati in archivi privati, in istituti e soprattutto nel fondo degli eredi Eduardo De Filippo, partendo dal capostipite Scarpetta, incontreremo Eduardo anche nei film, nelle sue poesie, nelle sue canzoni… vivremo la sua forza, il suo rigore, la considerazione per il teatro e per il pubblico che lo portarono a non fermarsi nemmeno quando la vita fu terribilmente dura con lui.

Ritroveremo Luca, la sua lezione di umiltà nel seguire gli insegnamenti di Eduardo per poi diventare attore a tutto tondo, proiettato in una dimensione europea nell’arte della recita, della pausa e della controscena, senza mai dimenticare la lezione della tradizione da cui parte e che esplora con la sua Compagnia, con incursioni nel teatro di suo padre messo in scena negli anni, fino alle regie di un altro gran

Per maggiori informazioni: www.comune.napoli.it

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17 dicembre, 2018 Posted by | Agenda Eventi, Arte, Attori e attrici, Campania, Cultura, Francesco Canessa, Italia, Letteratura, Libri, Musica, Napoli, Teatro | , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Lunedì 6 giugno al Teatro Mercadante con una seduta pubblica della Giuria di esperti parte l’edizione 2016 del Premio “Le Maschere del Teatro Italiano”

Serata Nomination 2015

Serata Nomination 2015

Promosso per il secondo anno consecutivo dal Teatro Stabile di Napoli, al via l’edizione 2016 del Premio Le Maschere del Teatro Italiano, il prestigioso riconoscimento teatrale patrocinato dall’Agis, nato nel 2002 su ideazione e iniziativa del regista Luca De Fusco e del critico Maurizio Giammusso.
Il primo appuntamento della nuova edizione del Premio è previsto lunedì 6 giugno, alle ore 20.30, al Teatro Mercadante di Napoli con la seduta pubblica alla presenza di attori, registi, operatori, addetti ai lavori e spettatori.
Presieduta da Gianni Letta e composta da Rosita Marchese (CdA del Teatro Stabile di Napoli), Giulio Baffi (critico la Repubblica Napoli), Francesco Bellomo (produttore L’Isola Trovata), Maricla Boggio (drammaturga), Moreno Cerquetelli (critico Tg3), Emilia Costantini (critico Il Corriere della Sera), Masolino d’Amico (critico La Stampa), Maria Rosaria Gianni (redattore capo Tg1 cultura), Enrico Groppali (critico Il Giornale), Roberto Mussapi (critico Avvenire, poeta e drammaturgo), Franco Però (direttore Teatro Stabile Friuli Venezia Giulia), nel corso della serata la giuria voterà le terne finaliste alle 13 categorie del Premio.
La platea degli addetti ai lavori e del pubblico assisterà alle votazioni delle nomination libera di intervenire e di esprimere la propria idea circa le scelte proposte dai giurati.
La seduta decreterà i nomi dei tre finalisti al Premio Le Maschere del Teatro Italiano 2016 come:
1) Miglior spettacolo di prosa; 2) Miglior regia; 3) Miglior attore protagonista; 4) Migliore attrice protagonista; 5) Miglior attore non protagonista; 6) Migliore attrice non protagonista; 7) Miglior attore/attrice emergente; 8) Miglior interprete di monologo; 9) Miglior scenografo; 10) Miglior costumista; 11) Miglior autore di musica; 12) Miglior autore di novità italiana; 13) Miglior disegnatore luci.
Le terne dei finalisti decretate dalla giuria di esperti nella seduta del 6 giugno passeranno successivamente al vaglio di una più ampia giuria composta da oltre 500 tra artisti e addetti ai lavori, chiamata a votare a scrutinio segreto i nomi dei singoli vincitori dell’edizione 2016 del Premio.
La serata della cerimonia di premiazione Le Maschere del Teatro Italiano 2016 si terrà giovedì 8 settembre al Teatro Mercadante e verrà trasmessa in diretta differita su Rai Uno.

Ufficio stampa
Valeria Prestisimone
e-mail: v.prestisimone@teatrostabilenapoli.it
tel. +39 0815524214 int. 103
teatrostabile.it/press

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2 giugno, 2016 Posted by | Agenda Eventi, Campania, Italia, Napoli, Regioni, Teatri, Teatro, Teatro Mercadante | , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Il 7 e l’8 maggio al Teatro San Ferdinando di Napoli va in scena “L’ ispettore generale ovvero il mestiere della corruzione” da Nikolaj Gogol, undicesimo movimento del progetto “Arrevuoto”

Foto Stefano Cardone

Foto Stefano Cardone

Arrevuoto, il progetto teatrale curato da Maurizio Braucci, dedicato agli adolescenti delle scuole del centro storico e delle periferie della città di Napoli, giunge al suo undicesimo movimento.
Nato da un’idea di Roberta Carlotto e prodotto dal Teatro Stabile di Napoli quest’anno il progetto ha coinvolto oltre 150 giovani partecipanti tra i 9 e i 20 anni, e una decina di adulti, guidati da un gruppo di registi e di educatori.
Dopo il percorso laboratoriale svoltosi nel corso di circa sei mesi nelle scuole e spazi interessati, la rappresentazione finale del lavoro si terrà sabato 7 e domenica 8 maggio sul palcoscenico del Teatro San Ferdinando.
Oltre le scuole – medie, elementari e superiori – partecipano al progetto associazioni, cooperative e spazi occupati della città e del territorio a comporre una comunità trasversale raccolta attorno ai due temi centrali di teatro e pedagogia, vogliosa di parlare alla città “con l’energia della spontaneità critica, in uno spettacolo esplosivo”.
“Per la sua undicesima edizione Arrevuoto presenta la riscrittura collettiva de L’ispettore generale ovvero il mestiere della corruzione da Nikolaj Gogol – spiega il direttore artistico Maurizio Braucciper seguire la drammaturgia del reale intorno a noi e parlare alla città e agli adulti di argomenti concreti e scottanti. Abbiamo scelto questa volta il tema della corruzione e dell’inganno mettendo in scena la madre di tutte le commedie degli equivoci, uscita dalla penna di uno dei più grandi scrittori russi. Saremo esilaranti ma anche graffianti, tutti in scena appassionatamente”.

L’origine del progetto Arrevuoto è nel metodo della non scuola del Teatro delle Albe di Ravenna, riadattato al contesto napoletano.
Il progetto è nato nel 2005 per volontà del Teatro Stabile di Napoli; dal 2012 il gruppo di lavoro si è costituito come Associazione di teatro e pedagogia.
Le prime tre edizioni sono state dirette dal regista Marco Martinelli; dalla quarta in poi la direzione artistica è di Maurizio Braucci e la direzione teatrale è collettiva.
Alcuni tra gli autori oggetto delle riscritture arrevuotanti di questi anni sono stati Aristofane, Jarry, Molière, Brecht, Viviani, Shelley, Cervantes, Flaiano, Dürrenmatt.

Orario rappresentazioni:
sabato 7 maggio, ore 21.00
domenica 8 maggio, ore 18.00

Informazioni:
tel. 081.5524214
info@teatrostabilenapoli.it
www.teatrostabilenapoli.it

Biglietteria:
tel. 081.5513396
biglietteria@teatrostabilenapoli.it

Ufficio stampa
Valeria Prestisimone
e-mail: v.prestisimone@teatrostabilenapoli.it
tel. +39 0815524214 int. 103
teatrostabile.it/press

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Teatro San Ferdinando – Napoli, Piazza Eduardo De Filippo 20
Arrevuoto 2016: undicesimo movimento
L’ispettore generale ovvero il mestiere della corruzione, da Nikolaj Gogol

direttore artistico Maurizio Braucci
da un’idea di Roberta Carlotto
coordinamento pedagogico chi rom e…chi no

regia Pino Carbone, Alessandra Cutolo, Anna Gesualdi, Christian Giroso
Nicola Laieta, Giovanni Trono, Emanuele Valenti, Gianni Vastarella

musiche: Antonella Monetti, Maurizio Capone, Maria Emanuela Renno, Angelo Beneduce
coreografie: Ambra Marcozzi
guide teatrali: Domenico Caruso, Emanuele Massa, Chiara Ostuni, Vincenzo Salzano
educatori: Biagio Di Bennardo, Emma Ferulano, Barbara Pierro, Simona Pierro
scenografia: Raffaele di Florio, Marco Matta
costumi: Alessandra Gaudioso
foto: Stefano Cardone

organizzazione: Linda Martinelli, Marina Dammacco

progetto e realizzazione: Associazione Arrevuoto – Teatro e pedagogia
produzione: Teatro Stabile di Napoli

in collaborazione con
Liceo Antonio Genovesi, Istituto Comprensivo Statale Casanova – Costantinopoli, Istituto Monsignor Fabozzi Scuola Elementare, Liceo Scientifico Elsa Morante, Associazione Quartieri spagnoli, Je so’ pazz- ex OPG occupato, coop soc. L’Orsa Maggiore, Scugnizzo liberato, Compagnia Teatro Possibile della Comunità Dedalo ASL Na2Nord, aps Terra Mia – Centro di educativa territoriale Stelle sulla Terra,
Musicisti Associati, ZTL Zurzolo Teatro Live
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5 maggio, 2016 Posted by | Agenda Eventi, Campania, Italia, Napoli, Regioni, Teatro | , , , , , , | Lascia un commento

Dal 7 al 15 aprile al Ridotto del Mercadante in scena “Fine di Donna Lionora”

Teresa Saponangelo

Teresa Saponangelo

Dopo Anna Maria Ortese, Raffaele La Capria e Giuseppe Patroni Griffi, è Enzo Striano l’autore al centro della quarta edizione del progetto di Teatro e Letteratura dello Stabile dedicato a adattamenti teatrali delle opere di scrittori napoletani o a Napoli particolarmente legati.
Al celebre romanzo storico del 1986 di Enzo Striano, Il resto di niente, sulla vita di Eleonora de Fonseca Pimentel all’epoca della Rivoluzione Napoletana del 1799, è dedicato il trittico di allestimenti Inizio, Sviluppo e Fine di Donna Lionora, con drammaturgia di Maurizio Braucci.
Tra le prime donne giornaliste in Europa, scrittrice, amica di intellettuali e rivoluzionari come Vincenzo Cuoco e Guglielmo Pepe, la Pimentel ebbe un ruolo di primo piano nelle vicende dei moti partenopei del 1799.
Come nel precedente Sviluppo di Donna Lionora, protagonista di Fine di Donna Lionora – terzo e ultimo del ciclo, in scena da giovedì 7 a domenica 15 aprile al Ridotto del Mercadante con la regia di Alessandra Cutolo – è Teresa Saponangelo, accompagnata da Vincenzo Nemolato.
Con loro recitano Flora Faliti e Anna Patierno del laboratorio “Piazza bella piazza” del Quartiere Forcella, lo storico progetto teatrale delle donne-attrici nato nel 2006 al Teatro Trianon diretto da Marina Rippa.
Fine di Donna Lionora è l’ultimo atto della rivoluzione napoletana del 1799.
E’ il racconto della morte della donna che l’ha rappresentata.
Ma anche del naufragio di un’utopia, la fine del sogno di abolire i privilegi di una parte della città.
Il sogno di accorciare la distanza tra lazzari e giacobini, ignoranti e colti, selvaggi ed educati.
Lo sforzo di portare in città l’enorme potenziale di modernità che il secolo dei lumi aveva diffuso in Europa.
Il tentativo di comunicare coi lazzari recalcitranti e d’imporre loro una visione del mondo. Ma anche la fine del Monitore Napoletano, il giornale che avrebbe voluto educare il popolo.
Cosa resta oggi di quest’utopia? Il resto di niente? O forse alcune delle questioni centrali della città sono le stesse di allora?
La parola di Enzo Striano, nell’adattamento drammaturgo di Maurizio Braucci, si integra con quella di Vincenzo Cuoco, giacobino sopravvissuto alla sconfitta, addolorato nel raccontare il sacrificio della sua generazione e teso nello sforzo di “giovare ai posteri”.

Le scene e i costumi sono di Marta Crisolini Malatesta; le luci di Gigi Saccomandi; la produzione del Teatro Stabile di Napoli.

Orario rappresentazioni
7, 10, 13, 14 aprile, ore 21.00
8, 12, 15 aprile, ore 18.00
9 aprile, ore 17.00
Il 13 aprile anche alle 11.00

Informazioni
tel. 081.5524214
www.teatrostabilenapoli.it

Biglietteria
tel. 081.5513396
e-mail: biglietteria@teatrostabilenapoli.it

Ufficio Stampa Teatro Stabile di Napoli
Mercadante | Ridotto | San Ferdinando
Valeria Prestisimone
Tel. 0815524214 int. 103
e-mail: v.prestisimone@teatrostabilenapoli.it

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6 aprile, 2016 Posted by | Agenda Eventi, Campania, Italia, Napoli, Regioni, Teatri, Teatro, Teatro Mercadante | , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Al Teatro Politeama di Napoli “Y Olé!”, travolgente novità del coreografo francese José Montalvo

Foto Patrick Berger

Foto Patrick Berger

Prodotto dal Théâtre National de Chaillot di Parigi, in collaborazione con Les Théâtres de la Ville de Luxembourg, il balletto “Y Olé!”, del coreografo francese José Montalvo, è approdato in esclusiva nazionale a Napoli, nell’ambito della stagione del Teatro Stabile.
Lo spettacolo, costituito da un dittico, prevedeva una prima parte interamente rivolta a “La sagra della primavera”, che esordì nel 1913, al Théâtre des Champs-Elysées, nell’ambito della stagione dei Balletti russi di Sergej Djagilev, avvalendosi della musica di Igor Stravinskij, delle scenografie di Nikolaj Konstantinovič Roerich e della coreografia di Vaclav Nijinsky.
La “prima” provocò vibranti proteste fra gli spettatori, che non gradirono le sonorità, molto ardite per l’epoca (ancora oggi di grande modernità e difficili da metabolizzare per la maggior parte degli appassionati di musica classica), che contraddistinguevano i temi concepiti dall’autore russo.
Va iinoltre ricordato come la traduzione italiana sia abbastanza infelice, in quanto il titolo originale, Le Sacre du printemps, non si riferiva sicuramente ad una sagra paesana, ma ad un rito sacrificale pagano.
E’ lo stesso Stravinskij a raccontarlo in una sua biografia, dove afferma, fra l’altro: “Un giorno, in modo assolutamente inatteso giacché la mia mente era occupata da cose affatto diverse, intravidi nell’immaginazione lo spettacolo di un grande rito sacro pagano: i vecchi saggi, seduti in cerchio, osservano la danza di morte di una vergine che essi stanno sacrificando per propiziarsi il Dio della primavera”.
Proprio conoscendo tutti questi presupposti, si poteva maggiormente apprezzare l’originalità della versione concepita da Montalvo dove, a parte l’inserimento di danze quali il flamenco e l’hip-hop, apparse quanto mai calzanti e affatto irriverenti, l’arrivo della primavera non era più obbligatoriamente collegato ad un sacrificio umano, ma veniva raffigurato come una festa della vita.
Non a caso il filmato che scorreva alle spalle dei ballerini, parte integrante della scenografia, riportava la progressiva crescita di un albero che, dalle poche radici iniziali, si manifestava in tutta la sua potenza nel momento della fioritura primaverile.
Una brevissima interruzione, legata al cambio di scena, precedeva la seconda parte dello spettacolo, dedicata ai ricordi d’infanzia di Montalvo, figlio di esuli politici spagnoli, fuggiti in Francia all’avvento del regime franchista.
In questo caso si alternavano canti popolari iberici e standard americani, mentre sullo sfondo scorrevano in prevalenza immagini di una piccola barca a remi, talora vuota, altre volte riempita da più persone (che faceva capolino per un po’ anche sul palcoscenico), e volti di persone anziane, in rappresentanza degli antenati del coreografo.
Nel complesso questa parte risultava meno unitaria della prima, ma ugualmente trascinante, per la continua proposizione di ritmi spagnoli, ed ancora più ricca di simbologie, se si pensa solo alla costante presenza della barca, chiaro riferimento al viaggio ed all’esilio.
Non ci resta che ringraziare José Montalvo, autore dell’ennesimo balletto di grande genialità, e nominare tutti gli insuperabili protagonisti di “Y Olé!”, Karim Ahansal, Rachid Aziki, Abdelkader Benabdallah, Emeline Colonna, Anne-Elisabeth Dubois, Serge Dupont Tsakap, Fran Espinosa, Samuel Florimond, Elizabeth Gahl, Rocío Garcia, Florent Gosserez, Rosa Herrador, Chika Nakayama, Lidia Reyes, Beatriz Santiago, Denis Sithadé Ros, la cui estrema bravura ha contribuito all’ottima riuscita di uno spettacolo che ha entusiasmato il numerosissimo pubblico presente al Teatro Politeama.
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26 febbraio, 2016 Posted by | Agenda Eventi, Campania, Danza, Francia, Italia, Musica, Musica classica, Napoli, Parigi, Regioni, Teatri, Teatro Politeama | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Il 9, 10 e 11 gennaio Mariano Rigillo in scena al Teatro Mercadante con “Il mio cuore è nel Sud”, ballata in versi e prosa di Giuseppe Patroni Griffi con le musiche originali di Bruno Maderna

Mariano Rigillo
Venerdì 9, alle 21.00, sabato 10, alle 19.00 e domenica 11 gennaio, alle 18.00, al Teatro Mercadante andrà in scena Il mio cuore è nel Sud, con la regia di Mariano Rigillo, che ne è anche interprete insieme a Anna Teresa Rossini, Ruben Rigillo, Silvia Siravo, Antonio Izzo, con l’Orchestra del Teatro di San Carlo diretta da Maurizio Agostini, e le voci soliste Elsa Ascione e Antonella Cozzolino.
Lo spettacolo, qui al suo debutto nazionale, è il secondo appuntamento con il progetto Storie naturali e strafottenti: dalle opere di Giuseppe Patroni Griffi, che lo Stabile dedica questa Stagione al grande scrittore, drammaturgo, sceneggiatore e regista napoletano nel decennale della sua scomparsa.
Le scene sono di Luigi Ferrigno, i costumi di Zaira de Vincentiis, il disegno luci di Gigi Saccomandi.
La produzione è del Teatro Stabile di Napoli e Teatro di San Carlo.

Radiodramma in versi e prosa di Patroni Griffi con musiche originali di Bruno Maderna, trasmesso dalla Rai nel marzo del 1950, vincitore nello stesso anno del premio Il microfono d’argento, Il mio cuore è nel Sud è ambientato in una immaginaria città del sud, povera, degradata e popolata di vite disperate.
In questo contesto si cala la vicenda della graduale discesa nella follia di una giovane madre, attratta da un fischio misterioso e incessante proveniente dalle finestre di un carcere: il canto di uno sconosciuto di cui la donna si innamora.

“…Ora, un nostro giovane scrittore, intelligente funzionario del nostro Ufficio Prosa, mi traccia brevemente un soggetto per cui chiede una musica d’un clima assai particolare in quanto presuppone l’uso d’un complesso jazzistico e, probabilmente, di espressioni jazzistiche in un clima d’arte necessariamente discosto da quello comune ad una musica di jazz. Penso che tu potresti ricavarne un problema sonoro di linguaggio e di timbro; e potresti farlo con la perizia che ti è particolare in quanto tu sei musicista di ricerca e non hai né limiti né esclusioni…”
«Questo – scrive Mariano Rigillo nelle note allo spettacolo – è un brano della lettera inviata da Alessandro Piovesan, lungimirante dirigente Rai degli anni ’50, al M° Bruno Maderna il 15 febbraio 1949, in cui, esponendo l’interesse per la creazione di un nuovo genere radiofonico e, anticipando gli aspetti salienti del lavoro di Patroni Griffi, fa anche riferimento alle caratteristiche che avrebbe dovuto presentare la composizione musicale. Il lavoro riflette le tendenze e le discussioni che animavano il panorama culturale italiano nell’immediato dopoguerra. Dal punto di vista drammatico il testo evidenzia l’interesse verso la dimensione sociale del racconto e gli strati più emarginati della società. Lo sguardo dell’autore sul dramma che si compie evita la compassione e l’identificazione dei personaggi e mostra tracce di una concezione straniante del racconto, trascurando i moti interiori della psiche, mettendo invece in risalto le implicazioni sociali della patologia mentale».

Teatro Mercadante
Napoli, Piazza Municipio
Info: tel. 081.5524214
e-mail: info@teatrostabilenapoli.it
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Biglietteria: tel. 081.5513396
e-mail: biglietteria @teatrostabilenapoli.it

Ufficio Stampa Teatro Stabile di Napoli
Sergio Marra
tel.+39 081.5524214 int.103
mob.+39 335.1215079
e-mail: s.marra@teatrostabilenapoli.it

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8 gennaio, 2015 Posted by | Agenda Eventi, Campania, Italia, Musica, Napoli, Regioni, Teatro | , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Il Napoli Teatro Festival Italia cerca 9 attori per lo spettacolo di Marco Sciaccaluga

Logo Napoli Teatro Festival ItaliaIn occasione della settima edizione del Napoli Teatro Festival Italia che si terrà dal 6 al 22 giugno, la Fondazione Campania dei Festival, in coproduzione con il Teatro Stabile di Genova e il Teatro Stabile di Napoli, produrrà uno spettacolo teatrale di Eduardo De Filippo con la regia di Marco Sciaccaluga.
Per questo spettacolo, che debutterà in prima assoluta al festival di giugno per essere poi ripreso nella prossima stagione teatrale a Napoli e a Genova e in tournée (in un periodo in via di definizione), si cercano ben 9 attori.
In particolare 2 tra i 25 e i 40 anni, 1 tra i 35 e i 50, 1 tra i 55 e i 70, 1 attore caratterista tra i 40 e i 70 anni, 1 attore caratterista tra i 50 e i 60 anni.
E ancora 1 attrice tra i 20 e i 30 anni “magra, sciupata, graziosa” è detto nel bando, 1 attrice tra i 50 e i 60 anni “piacente” e 1 attrice caratterista tra i 50 e i 70 anni.

Le domande di ammissione all’audizione dovranno pervenire entro e non oltre il 18 marzo, mentre entro il 24 dello stesso mese saranno comunicati i nomi dei prescelti.

Per ulteriori informazioni
www.napoliteatrofestival.it
081 19560383

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13 marzo, 2014 Posted by | Agenda Eventi, Campania, Italia, Napoli, Teatro | , , , , | Lascia un commento

Napoli.Teatro Festival Italia, si preparano le audizioni per “La bisbetica domata” firmata da Andrej Konchalovskij

Andrej KonchalovskijSi cercano attori per lo spettacolo La bisbetica domata che il regista russo Andrej Konchalovskij firmerà per la sesta edizione del Napoli.Teatro Festival Italia prevista dal 6 al 23 giugno 2013.
La grande novità della prossima edizione del Festival (il cui avant-programme è stato già presentato alla stampa in novembre) sono proprio le numerose prime mondiali che nasceranno in città: si tratta di nuovi allestimenti che saranno costruiti nei teatri della Campania in un progetto di significativa apertura al territorio, contrassegnato anche dal fatto che gli attori (così come i danzatori e i tecnici) saranno scelti attraverso un bando pubblico.
Il primo bando riguarda proprio lo spettacolo La bisbetica domata.
Gli attori e le attrici che vorranno parteciparvi dovranno presentare la documentazione entro e non oltre il 17 dicembre, mentre le audizioni si terranno tra il 6 e il 13 gennaio, chiaramente, alla presenza del regista.

“Rispetto ai principi di selezioni degli attori – scrive il regista Andrej Konchalovskij nel bando – ci possono essere delle variazioni: la stessa parte può essere interpretata da un mimo piccolo, magro, ma anche da un artista grande a grosso. Vorrei poter avere la possibilità di scegliere da una ‘tavolozza’ di attori di carattere”.

A coprodurre lo spettacolo (che andrà in scena il 10 e l’11 giugno) la Fondazione Campania dei Festival, il Teatro Stabile di Genova, il Teatro Metastasio Stabile della Toscana, il Teatro Stabile di Napoli.

Per maggiori informazioni basta consultare il sito www.napoliteatrofestival.it

Raffaella Tramontano
Responsabile Ufficio Stampa Napoli Teatro Festival Italia
Fondazione Campania dei Festival
Via del Mille 16
80121 Napoli
mail: r.tramontano@napoliteatrofestival.it
mob. +39 3928860966 / 346 8805755

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5 dicembre, 2012 Posted by | Campania, Napoli, Teatro | , , , , , , | Lascia un commento

Al Napoli Teatro Festival il 6 ottobre va di scena “Il Rubacuori dell’Ovest”, progetto di teatro e pedagogia che nasce a Scampia

Sabato 6 ottobre, alle ore 21, al Teatro San Ferdinando, nell’ambito del Napoli Teatro Festival Italia, va in scena Il Rubacuori dell’Ovest che nasce da Arrevuoto, un progetto di teatro e pedagogia che si svolge a Napoli dal 2005, ogni anno dall’inverno fino alla primavera, in cui tanti ragazzi e ragazze provenienti anche da zone difficili come Scampia, mettono in scena uno spettacolo guidati da registi ed educatori.
Un progetto promosso dal Teatro Stabile di Napoli, la sua origine è nel metodo della “non scuola” del Teatro delle Albe di Ravenna riadattato al contesto napoletano.
Le prime tre edizioni sono state dirette da Marco Martinelli, ora la direzione è affidata a Maurizio Braucci, uno degli sceneggiatori del film Gomorra di Garrone.
Durante tutto l’anno si svolgono laboratori e percorsi di studio dei testi i cui allestimenti vengono presentati l’anno seguente.
Per l’edizione 2012 Arrevuoto prende spunto da Il Rubacuori dell’Ovest, la commedia satirica in tre atti scritta da John Synge nel 1907, per affrontare le contraddizioni tra lotta alla malavita e fascino del crimine.
108 i ragazzi in scena che hanno seguito la linea tracciata da Synge nel raccontare la storia di un “povero” parricida dell’Irlanda del XX secolo, ironizzando sui motivi che lo rendono attraente per la comunità che accoglie la sua fuga.
Sulle musiche dal vivo de La Banda Del Torchio diretta da Antonella Monetti, una regia collettiva realizzata da Antonio Calone, Nicola Laieta, Emanuele Valenti, porta in scena le suggestioni di questa satira, per dare come sempre parola agli adolescenti, in un dialogo con la città e con gli adulti in cui sono i più giovani a declinare al presente il mito del criminale.

Intervista a Maurizio Braucci

Quest’anno Arrevuoto compie 7 anni. Possiamo fare un bilancio di quest’esperienza?

La continuità in una città come Napoli, città che divora se stessa, è di per sé un’impresa. Noi abbiamo creato un metodo che funziona, un metodo tra teatro e pedagogia che coinvolge adolescenti delle periferie e del centro storico, figli e figlie di famiglie socialmente distanti che lavorano ogni anno ad uno spettacolo, ad un progetto collettivo che si chiama Arrevuoto, parola che significa rivolta, perché oggi la frammentazione e l’egoismo sono così diffusi che lavorare invece per il bene comune è diventato una rivoluzione.
Siamo artisti, teatranti ed educatori animati dall’idea di dare una mano alla città e ai suoi giovani, semplicemente facendoli incontrare tra loro per lavorare con un criterio che si muove tra rigore, rappresentato dal teatro, e libertà, rappresentata da una pedagogia non autoritaria.

Come si è evoluto il progetto in questi anni?

Siamo partiti nel 2005 da una presa di posizione del Teatro Stabile Mercadante, che sotto la direzione di Ninni Cutaia e poi di Roberta Carlotto, aveva deciso di fare qualcosa per quella terribile emergenza che è la camorra a Napoli e l’abbandono delle periferie. Siamo partiti da Scampia, quartiere critico, allargandoci poi a scuole e gruppi di altre aree delle città, costruendo attraverso l’esperienza un metodo che era figlio della “non scuola” ideata dal Teatro delle Albe di Ravenna e adattato alla nostra città. Si è creato così un gruppo affiatato di teatranti ed educatori e di una struttura organizzativa che affronta ogni anno un impegno organizzativo enorme, prendendosi cura e accogliendo centinaia di adolescenti,
che si spostano tra centro e periferie per conoscere il territorio della loro città e incontrare nuovi amici tra coetanei normalmente distanti dai loro entourages.

Come si arriva alla messinscena di uno spettacolo?

Si parte dalla scelta di un testo teatrale classico che abbia un particolare significato per ciò che in quel momento sta vivendo la città e lo si dà in pasto ai ragazzi, organizzati intanto in vari gruppi laboratoriali. Questi, sotto la guida dei registi, rimasticano il testo e lo risputano fecondato dal loro linguaggio, il dialetto per lo più, e riambientato al presente e in modi a loro pienamente comprensibili. Il tutto inizia a novembre e cova quindi sotto il freddo invernale una messa in scena primaverile che passa per il raduno dei vari laboratori in un unico laboratorio comune, che dovrebbe tenersi allo spazio dell’Auditorium di Scampia da noi riaperto nel 2005 ma che la svogliatezza delle istituzioni rende sempre più difficile da utilizzare. Mescolando il tutto insieme, con sapienza e pazienza, i ragazzi vanno in scena e prendono parola su quel particolare tema.

Il rubacuori dell’Ovest: perché avete scelto di lavorare su questo testo?

Il tema di quest’anno era “Il fascino del criminale nell’immaginario collettivo”, tema comprensibile oggi che anche l’antimafia è diventata uno show. Synge è un grande drammaturgo irlandese di inizio ‘900, raramente rappresentato in Italia, che spingeva molto il teatro verso l’antropologia. Mentre ai ragazzi oggi si parla dell’importanza della legalità, a casa, in strada e nei mass media è invece tutto un inneggiare a quanto sia meglio essere cattivi e spregiudicati. Il dramma che mettiamo in scena mostra questa contraddizione che i ragazzi si trovano a vivere ascoltando e poi invece osservando gli adulti. In questa occasione abbiamo inaugurato una riuscita collaborazione con la Banda del Torchio, una banda popolare napoletana, che suona dal vivo dando dei tratti da musical allo spettacolo.

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2 ottobre, 2012 Posted by | Agenda Eventi, Napoli, Teatro | , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Venerdì 28, sabato 29 e domenica 30 settembre al Teatro S. Ferdinando “C’è del pianto in queste lacrime” di Antonio Latella in prima assoluta per il Napoli Teatro Festival Italia

Venerdì 28 settembre, ore 20 (repliche sabato 29, ore 20 e domenica 30, ore 18) va in scena, in prima assoluta, al Teatro San Ferdinando C’è del pianto in queste lacrime, drammaturgia di Antonio Latella e Linda Dalisi, regia di Latella.
Coprodotto da Napoli Teatro Festival Italia, Teatro Stabile di Napoli e dalla neonata compagnia Stabile/Mobile creata dallo stesso Latella, lo spettacolo si ispira alla sceneggiata napoletana.
Dopo un primo workshop tenutosi al Ridotto del Mercadante, in dicembre scorso, Latella e la Dalisi hanno analizzato il rapporto che esiste tra il genere della sceneggiata e l’identità, le radici, della cultura napoletana
“C’è del pianto in queste lacrime ci offre l’occasione di un confronto diretto con la nostra tradizione e con le nostre radici. Ma in che modo il genere della sceneggiata è parte delle nostre radici? Se la sceneggiata è un genere considerato morto, sicuramente non è nostra intenzione resuscitarlo né nobilitarlo. – scrivono Antonio Latella e Linda Dalisi – L’intenzione è piuttosto quella di analizzare dall’interno qualcosa che è nel nostro DNA. Difficile parlare del perché della scomparsa di un genere, quando questo ci risulta come un artificio, un essere generato non da un padre e una madre, ma da una sorta di innesto.
In questa nostra sceneggiata i personaggi si aggirano e vivono in una ferita, sono come il virus all’interno di una piaga. In questo marcio (evocato dalla musicalità amletica del titolo) tutti sono costretti a ripercorrere in modo quasi autistico quello che altri hanno deciso per loro, per questo è come se non avessero una coscienza. Tutti sono delle macchine ridotte al non pensiero, o meglio sottratti alla possibilità di un pensiero infinito, e per questo sono mostri e non lo sanno. È come se ci trovassimo non alle radici di qualcosa, ma nel mondo ad esse sotterraneo. Come in una profondità della terra, piena di vermi, insetti e parassiti senza anima. In questo senso i personaggi non sono personaggi, ma automi, macchine senza epoca, che agiscono, vivono, parlano per quello che rappresentano e non per quello che sono, senza una verità individuale, senza libertà. In questi meravigliosi pupazzi senza sangue tutti apparentemente buoni e positivi, è presto svelata una mostruosità agghiacciante: quella dell’omertà, del sopruso, della fame, della vanità, della stupidità, della violenza, della vergogna. All’interno del corpo della sceneggiata gli organi si muovono stretti come in un formicaio, inquieti e ossessionati, alla ricerca di una risposta a quella disfunzione che, già si sa, o si intuisce, porterà all’estinzione. Come se all’interno di una famiglia fosse già entrato il virus che l’annienterà. Napoli piange la sua malattia attraverso la ripetizione e la reiterazione di atti e parole svuotati dalla loro radice, mentre da quel corpo nascosto entrano ed escono le cose solo se portate dallo scorrere continuo di un irreale paniere, simbolo dell’identità, della storia, della famiglia (o della creatura) che ne governa la discesa o la salita. Il ricordo degli eventi passati diventa presagio della fine, paradosso di una città che ritorna sempre sui propri errori ed orrori. Quello che è già accaduto si ripete, si trasforma, rimbomba nell’aria. I rapporti sociali e familiari si distorcono e vengono espressi con una lingua sempre più violenta. Sale un pianto coatto e disperato, un lamento marcito nel tempo”.
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C’è del pianto in queste lacrime
drammaturgia Antonio Latella e Linda Dalisi
regia Antonio Latella
scene e costumi Simone Mannino e Simona D’Amico
musiche Franco Visioli
luci Simone De Angelis

con Leandro Amato, Michele Andrei, Alessandra Borgia, Caterina Carpio, Michelangelo Dalisi, Francesca De Nicolais, Lino Musella, Candida Nieri, Emilio Vacca, Valentina Vacca, Francesco Villano

movimenti Francesco Manetti
calzature Trippen (A.Spieth, M.Oehler; Berlin)
assistente alla regia Francesca Giolivo
assistente alle scene e realizzazione scene Marco Di Napoli
assistente ai costumi e direzione di palco Graziella Pepe
fonico Giuseppe Stellato
costruzione elementi scenografici Fabio Bondì, Francesco Santoro
collaboratori alla costruzione Daniele Franzella, Cristina Esposito, Giuseppe Grippi

organizzazione e produzione Brunella Giolivo
distribuzione e comunicazione Michele Mele

produzione: Fondazione Campania dei Festival – Napoli. Teatro Festival Italia
in coproduzione: Teatro Stabile di Napoli, Stabile/Mobile compagnia Antonio Latella

Lo spettacolo andrà in scena al
San Ferdinando 30 gennaio / 3 febbraio

Abbinato allo spettacolo la Mostra dei bozzetti di scena e costumi dello spettacolo, opere su carta di Simone Mannino & Simona D’Amico che si terrà Venerdì 28 settembre e sabato 29 (h 18.00/20.00) e Domenica 30 settembre (h 16.00/18.00)

Galleria
PrimoPiano Napoli
Via Foria, 118
80137 – Napoli, Italia
tel. +39 3398666198
mail: primopianonapoli@gmail.com
Con il contributo di: Atelier Nostra Signora Stabile/Mobile Compagnia Antonio Latella Cantine Astroni

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27 settembre, 2012 Posted by | Agenda Eventi, Arte, Napoli, Teatro | , , , , , , | Lascia un commento

   

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