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Taccuino personale di Francesco Canessa:QUELLE LAGRIME DIETRO LE QUINTE

Quelle lagrime dietro le quinte di Francesco Canessa
( da LA REPUBBLICA –Napoli del 14 novembre 2010 )

 


 

Nel tanto che s’è scritto – racconti, commenti, polemiche – sulla puntata d’esordio di “Vieni via con me” la trasmissione di Saviano e Fazio, (nella foto) invano ho cercato cenno di un episodio che mi aveva colpito e che aveva tutta l’aria d’essere fuori copione, recitato a soggetto dal conduttore, che sa fare da <spalla> come nessun altro oggi in tv. L’autore di Gomorra aveva appena terminato il suo primo monologo, quando Fazio è entrato in scena, gli si è affiancato e gli ha rivelato con voce turbata che il poliziotto della scorta che lo teneva d’occhio da dietro le quinte aveva pianto per l’emozione. Mentre il pubblico dello studio rivolgeva puntuale ai due – e forse ai tre – un bel applauso di conforto, riaffiorava in me il ricordo antico di un episodio eguale di cui ero stato testimone. Era il 1945 ed Eduardo aveva appena portato la sua “Napoli milionaria” a Roma al Salone Margherita, unico disponibile, avendo procurato diffidenza nei teatri di serie A la mancanza di Peppino accanto a lui e Titina. Era un palcoscenico di fortuna, scomodo e stretto, di fianco alle quinte si passava appena. Mi ci acquattavo, semiclandestino spasimante d’una attrice della compagnia, mentre in quella affianco, la prima verso il proscenio, era sistemato il pompiere di servizio. La sera del debutto, in una straordinaria atmosfera di tensione, si era alle ultime battute: <S’ha da aspettà!..Adda passà ‘a nuttata>. E mentre il sipario lentamente si chiudeva, il vigile del fuoco piombava in terra svenuto. Fu soccorso e poi accompagnato da Eduardo in camerino. Si scusò, raccontò di aver vissuto nella sua famiglia una storia simile, aveva pianto, era venuto meno. Eduardo gli parlò, l’abbracciò, gli regalò una foto con una bella dedica. La sera dopo, lo stesso pompiere era di nuovo lì, dietro la stessa quinta. E al terzo atto, <S’ha da aspettà, adda passà ‘a nuttata!” eccolo cadere di nuovo in terra svenuto. Stavolta Eduardo si arrabbiò e chiamò il direttore del Teatro:  <Telefonate a nome mio al comando dei pompieri e dite che domani ‘stu puveriello lo mandassero in servizio da un’altra parte! >.

La seconda puntata di “Vieni via con me” si avvicina. Auguriamoci che l’uomo della scorta non pianga di nuovo.

Francesco Canessa

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21 novembre, 2010 Posted by | Cultura, Francesco Canessa, Giornalisti, Italia | , , , , , , | 1 commento

Taccuino personale di Francesco Canessa: SAVIANO E LE CANZONI DELLA MALA

Saviano e le Canzoni della mala.

Roberto Saviano, campione mondiale del neo-realismo letterario partenopeo, miete successi anche come musicologo. Un suo saggio compare nel programma di sala della stagione sinfonica della romana Accademia di Santa Cecilia nientemeno che per il concerto di Claudio Abbado con l’Orchestra Mozart, accanto a quello di Giovanni Carli Ballola, firma d’alta specializzazione, come le altre che di solito compaiono su quelle pagine. Abbado gli aveva dedicato l’ultimo suo concerto al San Carlo, donde lo spunto per accoglierne uno scritto che ne tracciasse un ritratto.

In contemporanea con quei concerti nella Sala Santa Cecilia, nell’altra del Parco della Musica denominata Sala Sinopoli, lo stesso Saviano ha tenuto una conferenza sulla Musica neomelodica napoletana, fervidamente applaudita dal pubblico e ampiamente riportata dalle agenzie di stampa, inserita nei programmi culturali di Radio3. Filo conduttore, il campanello d’allarme per il degrado sociale di Napoli e dintorni  monitorabile attraverso canzoni come “’O killer” , ‘Nu latitante”, “ ‘Sti Cinesi” e via così.  Eccellente pretesto per tener viva come è giusto, l’attenzione sul problema gravissimo che sta a cuore a lui come a tutti noi onesti.

E’ altrettanto vero però che il fenomeno della malavita in versi e musica non è nuovo, ma rappresenta una costante nella poesia e nella canzone napoletana, che con le sue dimensioni e qualità ha finito per storicizzare un elemento comune alle forme di musica popolare d’altre radici, basti pensare alla canzone parigina o a quella milanese della Mala di Gaber e della Vanoni. E che si presta a interpretazioni differenziate, non necessariamente pessimistiche o addirittura allarmate.

Nella introduzione di Alberto Consiglio alla sua fondamentale Antologia dei Poeti napoletani, stampata mezzo secolo fa (1957 Firenze, Parenti Editori) egli giustifica la presenza assai numerosa < di testi che alludono a  “guapparia” o a “camorra” e che dipingono o interpretano figure o aspetti ponibili sotto il segno del vizio e del delitto > sottolineando la forza che per contrasto acquistano i sentimenti dal venire espressi in condizioni diverse da quelle comuni. E davvero sono tanti quei testi, dagli’antichi e anonimi “Ah, quanto è bello lo morire acciso” a “..Tu m’haje arredutto dinto a la Vicaria “  sino a “Canzone ‘e carcerate” ( di Giacomo), “Guapparia (Bovio)  o “’O Basista” (Russo) alla vasta e significativa produzione vivianesca. < Un tempo questi esercizi poetici venivano giustificati coi precedenti della scuola verista – prosegue l’autore – oggi possiamo osare di sottolinearne altra caratteristica, la valenza del sentimento che da essi emana.> E cita a conclusione e conforto della propria tesi la poesia senza confini di Garcia Lorca, che in  “Romance de la pena negra” canta il “prendimiento e la muerte” del brigante gitano Antonito El Camborio.

Casalesi o Scissionisti  hanno dunque sostituito soltanto i vecchi protagonisti, quel che c’è sostanzialmente di nuovo e diverso in “ ‘O Killer” ed affini, riguarda la letteratura: non finiranno mai in una Antologia di Poeti.

Francesco Canessa

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31 marzo, 2010 Posted by | Arte, Auditorium Parco della musica Roma, Cultura, Direttori d'orchestra, Francesco Canessa, Giornalisti, Letteratura, Musica, Sale da concerto | , , , , , | Lascia un commento

   

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