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Mercoledì 16 maggio al Teatro Diana “Opera Talk Show” di Riccardo Canessa si chiude con “Rigoletto”


Mercoledì 16 maggio, alle ore 21, al Teatro Diana (v. Luca Giordano, 64 – Napoli), si chiude la III edizione di “Opera Talk Show”, format teatrale di avvicinamento all’opera lirica attraverso l’analisi musicale e scenica di arie, recitativi e aneddoti legati ad alcuni capolavori della lirica, curato dal regista Riccardo Canessa.
La serata sarà rivolta a “Rigoletto” di Giuseppe Verdi.

Al pianoforte il maestro Maurizio Iaccarino.

Costo del biglietto
Intero: 12 Euro
Ridotto (abbonati Teatro Diana): 10 Euro
Under 26: 1 biglietto omaggio per ogni biglietto acquistato

Teatro Diana
Ufficio: 0815560107 (10.00/13.30 – 17.00/20.00)
Fax: 0815560151
Web: www.teatrodiana.it

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15 maggio, 2018 Posted by | Agenda Eventi, Campania, Italia, Musica, Musica Lirica, Napoli, Regioni, Registi, Riccardo Canessa, Teatri, Teatro Diana | , , , | Lascia un commento

Taccuino personale di Francesco Canessa: CENERENTOLA DA SALERNO A TORINO

Cenerentola da Salerno a Torino
(da Repubblica ed.Napoli del 3 giugno 2012)

Sarà perché siamo in anno bisestile, quello che arriva una volta ogni quattro, ma il 3 e il 4 giugno c’è l’opera in tv. E non su un canale qualsiasi, in un’ora buona solo per chi soffre d’insonnia, ma su Rai uno e in prima serata. Niente pacchi, buste o danze sotto le stelle, ma la musica di Rossini e la storia di Cenerentola presentata da Andrea Andermann, il superproduttore melomane inventore della formula “L’opera sui luoghi dell’opera”. La vedranno in diretta in 148 paesi, compresa la Tanzania, e questa inclusione è sottolineata con orgoglio dagli organizzatori. Ebbero eguale successo in mondovisione le precedenti imprese del Nostro a conferma di quanto, tra i tanti beni culturali che offre l’Italia, il più gettonato è l’opera lirica. Per prima toccò nel 1992 alla pucciniana “Tosca” girata nella chiesa di Sant’Andrea della Valle, a Palazzo Farnese e ovviamente Castel Sant’Angelo, ove Cavaradossi trascorre l’ultima ora e muore disperato. La seconda fu nel 2002  “La Traviata” e la città non poteva essere che Parigi ove Violetta folleggiava di gioia in gioia prima di incontrare Alfredo. Nel 2010 venne “Rigoletto” e Andermann portò le telecamere a Mantova fra le meraviglie rinascimentali  del Palazzo Ducale e  di Palazzo Te, mentre al Ponte San Giorgio, sulle rive del Mincio, fece restaurare a spese della produzione una antica costruzione per farne la casa di Sparafucile, ove il Duca va per cantare la donna è mobile. Non per nulla, in occasione della presentazione dell’evento il sindaco della città Nicola Sodano aveva dichiarato che la scelta di Andermann avrebbe portato a Mantova investimenti per due milioni di Euro.
Con la Cenerentola di Rossini arriva dunque il quarto appuntamento.
La location è Torino, Palazzo Reale ed anche Stupinigi e Villa dei Laghi, vicino la Venaria Reale, tutti ricchi e suggestivi luoghi sabaudi  Il sindaco Piero Fassino ha ringraziato pubblicamente Andermann, ma sulla misura degli investimenti è stato più riservato del collega mantovano. C’è però anche un sindaco che c’è rimasto male ed è quello di Salerno, perché la formula “l’opera sui luoghi dell’opera” in questo caso è stata accantonata. La vicenda di Cenerentola, così come la raccontano Rossini e il suo librettista Ferretti, si svolge infatti a Salerno, non a Torino. Anzi, il personaggio del tenore don Ramiro, protagonista e deus ex machina di tutta la vicenda, è addirittura il Principe di Salerno. Che sarà stato tuttalpiù un Borbone – casato di cui Rossini era al servizio in quegli anni come direttore dei Regi Teatri di Napoli – certamente non un Savoia. La locandina ci dice anche che il famoso ballo della fuga a mezzanotte si svolge in un “casino di delizie del principe distante mezzo miglio”. Al massimo poteva essere verso Vietri, non certo a Stupinigi. A meno che don Ramiro, al pari di tanti altri campani, non fosse emigrato a Torino ed entrato alla Fiat.

Francesco Canessa

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4 giugno, 2012 Posted by | Agenda Eventi, Arte, Canto, Musica, Musica classica, Musica Lirica, Opera | , , , , , | Lascia un commento

Taccuino personale di Francesco Canessa: SIAE: Aida e Norma comprano casa

SIAE: Aida e Norma comprano casa
Editoriale di Opera Click  (http://operaclick.com)


Creare un organismo che tutelasse i diritti degli autori e di coloro che stampavano le loro opere fu idea di Giulio Ricordi, un po’ sua e un po’ di Verdi che – attaccato com’era ai beni terreni – si sentiva derubato dagli impresari che si arricchivano mandando in scena con poca spesa Traviate e Rigoletti. Ma nel 1882 il saggio signor Giulio non fu tra i presenti in via Brera a Milano quando a Palazzo Ponti venne fondata la Società Italiana degli Autori, forse perché gli Editori non comparivano nella ragione sociale, che ad essi si allargò soltanto più tardi. Il primo presidente fu lo storico Cesare Cantù, consiglieri Verdi, Carducci, De Sanctis, de Amicis e… scusate se è poco. Un primo rendiconto giunto fino a noi è del 1888 anno in cui furono incassate 4.561 lire ripartite tra 104 autori.
Oggi la SIAE è tutt’altra cosa, un Ente Pubblico che conta oltre alla direzione centrale di Roma, 13 sedi regionali, 34 filiali, 600 circoscrizioni mandatarie e 1200 dipendenti in pianta stabile. Coi venti che tirano non era difficile che qualche turbolenza scuotesse un gigante come questo e che il suo comitato di gestione venisse sostituito da un commissario, un funzionario dello Stato, fin qui a capo del settore Cinema del Ministero dei Beni Culturali, il dottor Gaetano Blandini con una retribuzione record di 500mila Euro l’anno. Né era difficile che i giornali tirassero fuori, oltre a quella dello stipendio, un po’ di storie sospette, visto che il nome di Blandini era comparso nel 2009 tra quelli accostati alla “cricca” di Angelo Balducci e Diego Anemone, in seguito ad alcune intercettazioni allegate al fascicolo che aveva portato in carcere i due protagonisti dello scandalo dei Grandi Eventi.
La storia, raccontata sul Corriere della Sera da Fiorenza Sarzanini, riguarda la dismissione del patrimonio immobiliare della Società. Il 28 dicembre scorso, tra Natale e Capodanno, è stato firmato l’atto di vendita per 80 milioni di Euro di sei immobili di proprietà del Fondo Pensioni, con un ribasso di 23 milioni rispetto al valore apposto nel bilancio SIAE 2010 ove di milioni ne erano segnati 103. Chi sarà mai il fortunato acquirente? Si chiama “Fondo Aida” un braccio operativo della SIAE stessa, uno di quei poli alternativi sbocciati da quando è venuta di moda la “finanza creativa”. E non è il solo, perché passando da Verdi a Bellini, ecco comparire un “Fondo Norma” che ha comprato in blocco e con adeguato sconto (260 milioni di Euro invece di 463) tutti gli immobili in diretta proprietà della Società (di qui il canone di fitto da pagare per il palazzone dell’Eur ove c’è la sede centrale: 600mila Euro l’anno). Il dottor Blandini ha replicato precisando che tutto è in regola e che l’operazione è servita per togliere la SIAE dai guai in cui l’avevano cacciata i precedenti amministratori, e ci auguriamo che sia così. Aida e Norma, ora che hanno comprato casa confluiranno in un terzo e ben più importante Fondo, che raggruppa quattro società di gestione del risparmio in Italia, Svizzera, Lussemburgo e Stati Uniti. Il suo nome è “Sorgente Group” ma proseguendo la denominazione operistica, avrebbe potuto chiamarsi “Falstaff”. Titolo che si suggerisce per la straordinaria ironia del suo finale, che proclama in forma di fuga: “Tutti gabbati!…”

Francesco Canessa

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16 gennaio, 2012 Posted by | Falstaff, Francesco Canessa, Giornalisti, Musica, Musica Lirica, Opera | , , , , , , , | Lascia un commento

   

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