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Taccuino personale di Francesco Canessa: SAVIANO E LE CANZONI DELLA MALA

Saviano e le Canzoni della mala.

Roberto Saviano, campione mondiale del neo-realismo letterario partenopeo, miete successi anche come musicologo. Un suo saggio compare nel programma di sala della stagione sinfonica della romana Accademia di Santa Cecilia nientemeno che per il concerto di Claudio Abbado con l’Orchestra Mozart, accanto a quello di Giovanni Carli Ballola, firma d’alta specializzazione, come le altre che di solito compaiono su quelle pagine. Abbado gli aveva dedicato l’ultimo suo concerto al San Carlo, donde lo spunto per accoglierne uno scritto che ne tracciasse un ritratto.

In contemporanea con quei concerti nella Sala Santa Cecilia, nell’altra del Parco della Musica denominata Sala Sinopoli, lo stesso Saviano ha tenuto una conferenza sulla Musica neomelodica napoletana, fervidamente applaudita dal pubblico e ampiamente riportata dalle agenzie di stampa, inserita nei programmi culturali di Radio3. Filo conduttore, il campanello d’allarme per il degrado sociale di Napoli e dintorni  monitorabile attraverso canzoni come “’O killer” , ‘Nu latitante”, “ ‘Sti Cinesi” e via così.  Eccellente pretesto per tener viva come è giusto, l’attenzione sul problema gravissimo che sta a cuore a lui come a tutti noi onesti.

E’ altrettanto vero però che il fenomeno della malavita in versi e musica non è nuovo, ma rappresenta una costante nella poesia e nella canzone napoletana, che con le sue dimensioni e qualità ha finito per storicizzare un elemento comune alle forme di musica popolare d’altre radici, basti pensare alla canzone parigina o a quella milanese della Mala di Gaber e della Vanoni. E che si presta a interpretazioni differenziate, non necessariamente pessimistiche o addirittura allarmate.

Nella introduzione di Alberto Consiglio alla sua fondamentale Antologia dei Poeti napoletani, stampata mezzo secolo fa (1957 Firenze, Parenti Editori) egli giustifica la presenza assai numerosa < di testi che alludono a  “guapparia” o a “camorra” e che dipingono o interpretano figure o aspetti ponibili sotto il segno del vizio e del delitto > sottolineando la forza che per contrasto acquistano i sentimenti dal venire espressi in condizioni diverse da quelle comuni. E davvero sono tanti quei testi, dagli’antichi e anonimi “Ah, quanto è bello lo morire acciso” a “..Tu m’haje arredutto dinto a la Vicaria “  sino a “Canzone ‘e carcerate” ( di Giacomo), “Guapparia (Bovio)  o “’O Basista” (Russo) alla vasta e significativa produzione vivianesca. < Un tempo questi esercizi poetici venivano giustificati coi precedenti della scuola verista – prosegue l’autore – oggi possiamo osare di sottolinearne altra caratteristica, la valenza del sentimento che da essi emana.> E cita a conclusione e conforto della propria tesi la poesia senza confini di Garcia Lorca, che in  “Romance de la pena negra” canta il “prendimiento e la muerte” del brigante gitano Antonito El Camborio.

Casalesi o Scissionisti  hanno dunque sostituito soltanto i vecchi protagonisti, quel che c’è sostanzialmente di nuovo e diverso in “ ‘O Killer” ed affini, riguarda la letteratura: non finiranno mai in una Antologia di Poeti.

Francesco Canessa

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31 marzo, 2010 Posted by | Arte, Auditorium Parco della musica Roma, Cultura, Direttori d'orchestra, Francesco Canessa, Giornalisti, Letteratura, Musica, Sale da concerto | , , , , , | Lascia un commento

   

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