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Mercoledì 31 agosto “Un’Estate al Madre” ospita il trio Servillo-Girotto-Mangalavite

Critica Classica di Marco del Vaglio:

Mercoledì 31 agosto 2011, alle ore 21.30, altro imperdibile appuntamento con la buona musica, a cura di “Progetto Sonora”, per la IV edizione di “Un’Estate al Madre”, con S.G.M.: Servillo, Girotto e Mangalavite live sul palco del Museo Donnaregina (via L. Settembrini n. 79 – Napoli).
Capita a volte di trovarsi dall’altro capo del mondo e di incontrare inaspettatamente qualcosa che ci appartiene e che forse avevamo dimenticato.
Questo è successo, si direbbe, a Girotto, Servillo e Mangalavite, in particolare quando i due argentini hanno riconosciuto nell’incontro una possibilità di ritorno alla propria cultura condotto senza retorica, ma giocando in prima persona la scommessa di scrivere canzoni ‘nuove’.
Canzoni ‘antiche’ si direbbe, invece, per Servillo, che può frequentare così paesaggi classici del fare musica popolare senza il rischio della ridondanza e della citazione.
Questo l’intento che muove il progetto e il sodalizio musicale di Servillo, Girotto e Mangalavite, tre personalità artistiche ricche e versatili, caratterizzate da estro, capacità interpretativa e innata voglia d’improvvisare, rileggere senza tradire repertori originali, creare nuove suggestioni a metà tra canzone avita popolare nostrana e atmosfere suadenti di quella argentina.
Tutto ciò ha portato, ormai circa sette anni fa, alla realizzazione della loro prima fatica: il disco d’esordio “L’amico di Cordoba” (ed. Il Manifesto, 2004).
Un iter musicale che si muove tra le ritmiche del tango di Piazzolla, sino al jazz e alla canzone d’autore italiana, passando per le melodie di Jobim.
L’anima sudamericana di Girotto e Mangalavite si sposa con l’indole mediterranea di Servillo, scrivendo una mirabile pagina musicale, in cui uno dei fili conduttori è proprio la verve latina dei tre, in una perfetta fusione di stili e differenti emozioni.
Una doppia cittadinanza culturale, latino-americana ed europea, fa sì che nuance musicali varie ed evocative si fondano in un mix equilibrato e composito, da cui emergono a tratti momenti della storia artistica dei tre protagonisti.
A quattro anni di distanza da un tale esordio, poi, il trio italo-argentino propone un altro interessante progetto: “Fùtbol”, ispirato al libro “FÚTBOL – Storie di Calcio” di Osvaldo Soriano.
Tredici canzoni che hanno come fil rouge una delle passioni più contagiose per il genere umano, in qualsiasi latitudine si trovi: il calcio, o Fùtbol, come viene chiamato in America Latina, senza la doppia “O” dell’originaria parola anglosassone.
E in queste tredici tracce, casualmente lo stesso numero dell’indimenticabile “tredici” in schedina, si alternano storie di vita, d’amore e di pallone, quest’ultimo come metafora di vita; le gioie, le delusioni, gli affetti, i dissapori, lo spirito di squadra, l’assolo del fantasista, gli egoismi, la vittoria e la sconfitta.
Tutto questo e altro ancora, di inedito e più recente, sarà la spina dorsale dell’esibizione di Servillo, Girotto e Mangalavite, dal vivo sul palco del Museo Madre mercoledì prossimo.

La Formazione
Javier Girotto: sax soprano e baritono, clarinetto basso, flauti andini
Peppe Servillo: voce
Natalio Mangalavite: pianoforte, tastiere e voce

Costo del biglietto: 12 Euro
Info e prenotazioni:
081/19313016
prevendite circuito: www.go2.it

Ufficio Stampa “Progetto Sonora”:
Victoriano Papa
cell.: 333/2824262,
e-mail: victorianopapa@alice.it
sito web: www.progettosonora.it

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Peppe Servillo
Nato a Caserta, è stato fondatore, cantante e autore nella band degli “Avion Travel”.
Con il gruppo ha pubblicato numerosi album e, oltre ad altri svariati riconoscimenti, ha vinto nel 2000 il Festival di Sanremo.
È attore in “La felicità non costa niente” di M. Calopresti e in “Tipota”, scritto e diretto da Fabrizio Bentivoglio con cui collabora anche come coautore di testi.

Javier Edgardo Girotto
Originario di Cordoba (Argentina), comincia a studiare il sax all’età di dieci anni, percorso che lo porta a specializzarsi a presso il Conservatorio Provinciale di Cordoba diplomandosi come insegnante di musica sax e flauto traverso. All’età di 21 anni si trasferisce a Boston (USA), dove si diploma in Professional Music al Berklee College of Music.
Fondatore e leader degli AIRES TANGO, con cui ha registrato 7 CD. La sua musica è un misto di tango, jazz, etnica, caratterizzato da molta improvvisazione, scrittura e arrangiamento.
La formazione è composta da piano, basso, percussione e sax. Parallelamente ad “Aires Tango” collabora con il quintetto del noto batterista jazz Roberto Gatto, col quale suona ormai da 8 anni.
Si è esibito anche al fianco di Rita Marcotulli, Enrico Rava, Paolo Fresu, Gianluca Putrella, Bebo Ferra, Antonello Salis, Gianni Coscia, Peppe Servillo, Furio Di Castri, Tony Scott, Arto Tuncbovacivan, Carlo Rizzo, Aldo Romano, Luis Agudo, Maurizio Gianmarco, Stefano Battaglia, Michel Godard, Anouar Brahem, Gianluigi Trovesi.

Natalio Luis Mangalavite
Argentino d’origine, vive ormai da quasi vent’anni in Europa, dove ha lavorato in svariate cornici musicali nell’ambito della musica pop e jazz.
Ha accompagnato per quasi 15 anni Ornella Vanoni nei suoi concerti e ha lavorato accanto ad altri musicisti jazz e world come Paolo Fresu, Horacio del Negro Hernandez, Furio Di Castri, Antonello Salis, Michele Ascolese (progetto tango LUIS Y MIGUEL), il dj PIERANDREA THE PROFESSOR (progetto DNA).
È membro ufficiale della O.I.A (Orchestra Industrial Automatica).

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30 agosto, 2011 Posted by | Agenda Eventi, Musica, Napoli, Un'estate al madre | , , , , , | Lascia un commento

L’ensemble 2Agorà porta Jacob TV a “Un’Estate al Madre”

La sezione musicale di “Un’Estate al Madre”, curata da “Progetto Sonora,” continua a essere fonte di piacevoli sorprese.
La conferma è giunta dal recente appuntamento della rassegna napoletana, che ha avuto come protagonista l’ensemble 2Agorà, formato da Domenico Luciano (sassofoni) ed Eugenio Catone (pianoforte), entrambi giovani di grande talento.
Il programma proposto aveva, fra i suoi punti di forza, tre pezzi di Jacob TV (al secolo Jacob Ter Veldhuls), un compositore olandese che sta spopolando grazie ad una musica di difficile collocazione, definita, a seconda dei casi, ultra-tonale, post minimalista, avant-pop (e, da taluni detrattori, anche “terrorista”).
Le creazioni di Jacob TV sono ottenute miscelando abilmente musica, immagini e frasi, queste ultime spesso pronunciate da importanti personalità politiche (come nel recentissimo “News”, presentato alla rassegna romana “Expanded video”, che ha provocato numerose polemiche in quanto conteneva anche un breve spazio dedicato a Berlusconi, il cui titolo non lasciava nulla all’immaginazione).
Il tutto risulta accompagnato da iterazioni di frasi vocali e frammenti musicali, al limite dell’ossessivo, e da toni sovente dissacratori, per cui ci si chiede se questo modo di rapportarsi possa essere considerato l’alba di una nuova strada da percorrere o l’epilogo del discorso legato alla musica contemporanea.
Ad ogni modo, sia Domenico Luciano che Eugenio Catone, sono stati bravissimi nel proporre tre esempi tratti dalla produzione di Jacob TV, The Storm (per pianoforte e soundtrack), The Garden of Love (per sax soprano e soundtrack) e May This Bliss Never End (per sax tenore, pianoforte e soundtrack).
In particolare “The Garden of Love”, che dava anche il nome all’intera serata, era basato sull’omonimo poema del britannico William Blake (1757-1827), e si avvaleva di un filmato di Amber Boardman, trentenne artista statunitense che interagisce spesso con i compositori della sua generazione.
May This Bliss Never End era invece incentrato sulla decadenza di Chet Baker, integrando la musica con immagini e rari frammenti di interviste rilasciate dal mitico trombettista, risalenti all’ultimo periodo della sua travagliata esistenza.
Ma, se la musica di Jacob TV costituiva il nucleo principale, nel corso della serata non sono mancati ulteriori elementi di interesse, a cominciare dal brano di apertura, Helin per sax (soprano, contralto e baritono), e pianoforte di Daniele Salvatore, introdotto dalla poesia avente il medesimo titolo (letta dalla inconfondibile voce di Arnoldo Foà), che l’intellettuale curdo Kemal Burkay, ritornato quest’anno in patria dopo più di trenta anni di esilio, aveva dedicato ad una delle sue figlie.
Molto struggente anche la Fuzzy Bird Sonata per sax contralto e pianoforte di Takashi Yoshimatsu (1953), preceduta da liriche del poeta sudcoreano Ko Un, recitate intensamente da Adria Mortari.
Il brano è stato composto dall’autore giapponese in ricordo della sorella, colpita da tumore, che in punto di morte aveva espresso il desiderio di essere trasformata in uccello, per poter volare liberamente in cielo.
Dopo tanta suggestione, la parte finale riservava temi più disimpegnati, seppur ugualmente ricchi di virtuosismo, iniziando da Tango Club, dalla suite di Roberto Molinelli “Four pictures from New York”, proseguendo con St. Petersburg Vatiation, inedito di Catone rivolto alle variazioni sul celeberrimo motivo del Capriccio n. 24 in la minore di Paganini, che alla fine sfociavano nelle note della popolarissima canzone russa Kalinka (da cui il titolo scelto da Catone), chiudendo con una versione per sassofoni e pianoforte della Suite Hellénique dello spagnolo Pedro Iturralde ed uno splendido bis, consistente nell’ Ave Maria di Piazzolla.
Per quanto riguarda i due interpreti, hanno dato vita ad un recital caratterizzato da elevatissimo spessore, dove sono emersi sia il valore del singolo, sia l’affiatamento raggiunto dal duo, che ha anche curato tutti i filmati succedutisi durante l’esibizione (tranne naturalmente quello di Amber Boardman).
In conclusione una serata, purtroppo contraddistinta da una scarsa partecipazione di pubblico, complice probabilmente il caldo torrido di questi giorni, che ha visto giungere per la prima volta a Napoli, grazie a due coraggiosi pionieri, quella che potrebbe diventare la musica del futuro.

Marco del Vaglio
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25 agosto, 2011 Posted by | Musica, Rassegne, Un'estate al madre | , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Venerdì 26 agosto il Walter Beltrami Vertigo Quartet ospite della rassegna “Un’Estate al Madre”

Critica Classica di Marco del Vaglio:

Venerdì 26 agosto 2011, alle ore 21.30, al Museo Madre (via L. Settembrini n. 79 – Napoli), nell’ambito della sezione musicale della IV edizione di “Un’Estate al Madre”, curata da “Progetto Sonora”, concerto del Walter Beltrami Vertigo Quartet dal titolo “Paroxysmal Postural Vertigo”.
BPPV, ovvero Benign Paroxysmal Postural Vertigo, è un disturbo dell’equilibrio la cui conseguenza è una forte crisi vertiginosa, che colpisce all’improvviso.
I sintomi sono totale destabilizzazione, giramenti di testa e un vasto campionario di effetti visivi psichedelici.
L’idea per il titolo e l’intero concept dell’album “Paroxysmal Postural Vertigo” (Auand, distrib. Egea, Maggio 2011), che il chitarrista presenta per questa live session sul palco del Museo Madre, è venuta a Beltrami durante i 6 mesi da lui stesso passati in compagnia di tale disturbo.
Il musicista ha scritto quasi tutte le composizioni del disco in questo periodo.
La vertigine è diventata metafora del processo creativo, in cui è necessario abbandonare tutto ciò che si conosce per essere davvero ricettivi di fronte al nuovo.
Nel cd questa vertigine si traduce musicalmente in sonorità jazz-rock potenti, in assetti melodici che si incrociano e rincorrono, si toccano e sfuggono, in composizioni oblique e al contempo lineari, in improvvisazioni e diagonalizzazioni sonore che convivono nell’omogeneità e nella coerenza di fondo di tutto il lavoro.
Semplificazioni dirette in quattro quarti si alternano a episodi di libere spezzature ritmiche e timbriche; energia e groove si passano il testimone con poesia e lirismo, quasi a rappresentare l’equilibrio ritrovato dopo la vertigine.
Beltrami firma tutte le musiche e gli arrangiamenti del disco, suo quarto lavoro, che arriva dopo aver riscosso dalla critica giudizi molto positivi per i precedenti.
A sostenerlo nella ricerca di un sound così eterogeneo e ambizioso ci sono grandi musicisti di fama internazionale e di diverso background: Francesco Bearzatti al sax tenore e clarinetto e Vincent Courtois al violoncello, due tra i più interessanti jazzisti europei della loro generazione; lo statunitense Jim Black, che è tra i maggiori innovatori del ventunesimo secolo nell’uso della batteria nel jazz; il giapponese, trapiantato a New York, Stomu Takeishi al basso elettrico, apprezzato in tutto il mondo per la sua attitudine di potente esecutore combinata a un innato senso dell’azzardo musicale.
Nel live alla formazione di fama internazionale viene sostituita da una per così dire ‘all’italiana’, composta ancora da Francesco Bearzatti al sax tenore e clarinetto, da Danilo Gallo al basso e Stefano Tamborrino alla batteria, oltre che dallo stesso Beltrami alla chitarra.

Costo del biglietto: 12 Euro
Info e prenotazioni:
081/19313016
prevendite circuito: www.go2.it

Ufficio Stampa “Progetto Sonora”:
Victoriano Papa
cell.: 333/2824262,
e-mail: victorianopapa@alice.it
sito web: www.progettosonora.it

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Walter Beltrami
È di certo tra i chitarristi e compositori più originali del nuovo panorama jazzistico italiano.
Il suo disco “Piccoli Numeri” (CamJazz, 2007) gli ha consentito un debutto su scala internazionale.
Ha studiato performance e jazz composition al Berklee College of Music di Boston con Mick Goodrick, John Damian, Ed Tomassi e Dave Santoro, per poi diplomarsi in performance a pieni voti alla Musikhochschule di Lucerna, con maestri quali Frank Moebus, Kurt Rosenwinkel e Christy Doran, vincendo anche una borsa di studio per partecipare al 17th IASJ Meeting diretto da Dave Liebman.
Nel 2003 ha ottenuto col suo trio il Premio Incroci Sonori Jazz al Moncalieri Jazz Festival e registrato il primo disco.
Nel 2004 ha avuto il premio Luca Flores come miglior solista a Barga Jazz ed è stato tra gli 8 finalisti al mondo alla First Gibson Montreux Jazz Guitar Competition al Festival di Montreux.
Prima di “Paroxysmal Postural Vertigo” ha registrato 3 dischi da leader (“Wb3”, “Piccoli numeri”, “Timoka”) e ha partecipato a vari album come sideman.
Ha suonato con Claudio Puntin, Kurt Rosenwinkel, Walter Thompson, Francesco Bearzatti, Markku Ounaskari, Rainer Tempel, Daniel Kinzelman, Francesco Bigoni, Moritz Eggert, Giovanni Guidi, Claudio Filippini, Danilo Gallo e molti altri. Si è esibito in jazz club, festival e teatri in Italia, USA, Germania, Svizzera, Austria e Spagna.
Collabora da anni come compositore con registi teatrali, artisti visivi e film maker.

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24 agosto, 2011 Posted by | Agenda Eventi, Chitarristi, Musica, Napoli, Prima del concerto, Un'estate al madre | , , , , , , , | Lascia un commento

Mercoledì 24 agosto “Un’Estate al Madre” propone “The Garden of Love” con il 2Agorà

Critica Classica di Marco del Vaglio:

Dopo l’ottima performance dello Gnu Quartet e di Pier Cortese e Roberto Angelini, il prossimo appuntamento della sezione musicale della IV edizione di “Un’Estate al Madre”, curata da “Progetto Sonora”, è con l’estro e il virtuosismo di un duo di giovani musicisti, rispettivamente al sax e al piano.
Mercoledì 24 agosto 2011, alle ore 21.30, nel cortile del Museo Donnaregina (via L. Settembrini n. 79 – Napoli), infatti, il 2Agorà, formato da Domenico Luciano ai sassofoni ed Eugenio Catone al pianoforte, darà vita a un’esibizione, dal titolo “The Garden of Love” che spazia, senza soluzione di continuità, dal repertorio classico a quello contemporaneo, da pezzi più o meno famosi o ricercati, sino a loro inediti, presentati per l’occasione in questa formazione essenziale, ma caratterizzata da un equilibrato interplay.
Senza dubbio felice, difatti, è il dialogo in scena tra i due strumentisti, talenti precoci provenienti dai Conservatori campani, diplomati col massimo dei voti, specializzati come concertisti e avvezzi a suonare tanto in duo, riscuotendo pieni successi, premi e riconoscimenti a livello nazionale e internazionale, tanto in ensemble più articolati e ampi.
Un duo sax e piano di giovani e brillanti virtuosi, che nelle loro performance, accanto all’indubbia perizia tecnica e al rigore musical-filologico, non rifiutano spazio all’invenzione e all’improvvisazione.
Nelle tournée internazionali, che li vedono impegnati sempre più frequentemente, propongono assolute novità e ‘classici della musica contemporanea’ di autori giapponesi (Takashi Yoshimatsu), olandesi (Jacob Ter Veldhuis), inglesi (Michael Nyman) e spagnoli (Pedro Iturralde).

Costo del biglietto: 12 Euro
Info e prenotazioni:
081/19313016
prevendite circuito: www.go2.it

Ufficio Stampa “Progetto Sonora”:
Victoriano Papa
cell.: 333/2824262,
e-mail: victorianopapa@alice.it
sito web: www.progettosonora.it

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Programma

D. Salvatore: Helin

Jacob TV
The garden of love
Storm 6

T. Yoshimatsu: Fuzzy bird sonata

Jacob TV: May this bliss never end

R. Molinelli: Tango Club

E. Catone: St. Petersburg variation

M. Vanni: Kernel 32

P. Iturralde: Suite Hellénique

Note al programma

Il primo brano sarà accompagnato dalla voce fuori campo registrata di Arnoldo Foà che reciterà i versi di “Helin” di Kemal Burkay, nato in Turchia nel ’35, uno degli intellettuali più attivi in Europa.
Seguiranno due video sulle musiche di Jacob TV, eclettico compositore olandese ultra-tonale, post-minimalista, avant-pop, post-modernista, collagista, iper-romantico, autore di una serie di video-opere in cui si fondono immagini di media e personaggi celebri con parole dei potenti tramutate in rap martellanti, jazz-sessions, heavy-metal tracks, il tutto legato dalla presenza ossessiva del simbolo di Jacob TV: il boombox, il radiolone delle spiagge anni ’70.
Il video più significativo, poi, è quello di Amber Boardman che accompagnerà il brano “The Garden of Love”, tratto dall’omonima poesia del poeta inglese William Blake.
E ancora, Yoshimatsu, compositore contemporaneo giapponese tra i più interessanti, nel cui sound si miscela musica classica, rock, contemporanea e popolare. “Fuzzy Bird” è uno dei pezzi più belli, scritti per la sorella morta di tumore.
Tango Club, invece, fa parte della suite di Roberto Molinelli “Four pictures from New York”, brano del 2001 in 4 tempi, in cui la musica d’autore regala al pubblico un vero e proprio viaggio sonoro nella Grande Mela.
St Petersburg variation 2010 è un inedito dello stesso Eugenio Catone: si tratta di variazioni sul capriccio 24 di Paganini in vari stili musicali, in cui il virtuosismo di sax e piano possono avere campo libero.
Suite Hellénique è un brano popolare greco del sassofonista spagnolo Iturralde; è in 4 tempi: Kalamatianos, danza tipica greca in ritmo 7/8; Funky; Valse Jazz e Kritis, danza dell’isola di Creta.

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22 agosto, 2011 Posted by | Agenda Eventi, Musica, Napoli, Prima del concerto, Rassegne, Un'estate al madre | , , , , , , , , , | Lascia un commento

Venerdì 12 agosto Enzo Moscato a “Un’Estate al Madre” con “Toledo Suite”

Critica Classica di Marco del Vaglio:

Subito prima della pausa di Ferragosto, venerdì 12 agosto 2011, alle ore 21.30, in scena al Museo Donnaregina (via L. Settembrini n. 79 – Napoli), “Toledo Suite”, recital tra musica e teatro scritto, diretto e interpretato da Enzo Moscato per una performance d’eccezione, curata da “Progetto Sonora”, nell’ambito della IV edizione di “Un’Estate al Madre”.
Da Viviani, Gill, Taranto e Trovajoli, sino a Brecht, Eisler, Weill, Marguerite Duras un viaggio tra i graffiti vocali dell’anima che non conoscono barriere e confini.
Lo spettacolo si avvale di alcune collaborazioni ‘storiche’ del teatro di Moscato: da Mimmo Paladino, che firma le immagini sceniche, a Pasquale Scialò, autore delle elaborazioni e della direzione musicale, a Cesare Accetta per le luci, a Tata Barbalato per i costumi.
È un iter sonoro e interpretativo colto e popolare al tempo stesso, elegante e ricercato, eppure vivido, autentico e diretto.
Un recital fortemente suggestivo, carico di emozioni, dalle sensazioni nette, che attraversa generi e repertori canori differenti, tenuti insieme da due componenti essenziali: uno chansonnier straordinario e un unico filo tematico che unisce tre elementi: il quartiere “Toledo”, la musica e le puttane.
Un interprete di successo come Moscato, il cui debutto in teatro è nel ’76, poi anche autore di pièce teatrali, quindi dato in prestito alla TV e al cinema, in lavori di celebri registi come Pappi Corsicato, Mario Martone, Antonella De Lillo e Massimo Andrei, riesce a dar vita a uno spettacolo intenso, in cui diversi linguaggi artistici, quello canoro, musicale e figurativo, si mescolano in maniera armoniosa ed equilibrata.
«“Toledo-Suite”… ovvero ‘Recital’ o ‘Serata-Voce’. Viaggio nel flusso canoro-migratorio dei generi vocali più diversi, come spiega l’autore stesso…
Enzo Moscato una sera, e quel suo canto/carezza/pugnale; quell’indefinibile assenza/presenza sulla scena, affidata alla sua gola. Quel duttile, affascinante gioco, che fa a meno di arredo, di orpelli, di costumi e finzioni.
Che fa a meno di tutto, tranne che della Voce. Forte e fragile pigmento. Forte e fragile epidermide del suo essere ‘così’: antico, moderno, aspro, dolce, smarrito, evocativo, adulto, bambino, terribile e infrangibile Assoluto, che tutto consegna alla forma-canzone, dai trovatori ai coevi cantautori… per sortire una reazione, dar vita a emozioni, lasciare un segno e forse anche una ferita».
Scrive Enrico Fiore su “Il Mattino”, a proposito di una messinscena di questo straordinario percorso nell’incomparabile vocalità di Moscato che «…la musica qui va intesa come soglia tra il tormento di un’asfissia subita e il conforto di un’evasione sognata. E non a caso, allora, della musica vengono chiamate a parlare, fra una canzone e l’altra, le puttane che comparivano, per l’appunto, in “Toledo suite”, il testo dell’88 che faceva parte di “Tiempe sciupate”…».
E a tutto ciò, a un’atmosfera spiazzante, a una teoria di apparenti contraddizioni, di volute dissonanze, di contrasti cercati, contribuisce, per paradosso, da un parte, il dialogo fluido e naturale dell’interprete con le raffinate raffigurazioni di Mimmo Palladino proiettate sullo schermo; dall’altra, quello, altrettanto spontaneo e complice, instaurato con le creazioni musicali di Pasquale Scialò.

La Formazione:
Enzo Moscato, autore e interprete;
Mimmo Paladino, immagine sceniche;
Pasquale Scialò, composizioni originali ed elaborazioni musicali;
Tata Barbalato, costumi;
Claudio Romano, chitarra;
Paolo Sasso, violino.

Costo del biglietto: 12 Euro
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10 agosto, 2011 Posted by | Agenda Eventi, Musica, Teatro, Un'estate al madre | , , , , , , , , , | Lascia un commento

Mercoledì 10 agosto “Un’Estate al Madre” ospita il Gruppo Flamenco di Juan Lorenzo a “Un’Estate al Madre”

Critica Classica di Marco del Vaglio:

Altra imperdibile esibizione di musica e danza, curata da “Progetto Sonora”, nell’ambito della IV edizione di “Un’Estate al Madre”, mercoledì 10 agosto, alle ore 21.30, con il Gruppo Flamenco di Juan Lorenzo al Museo Donnaregina (via L. Settembrini n. 79 – Napoli).
Per una serata il cortile del Museo di Arte Contemporanea di Napoli si trasformerà in un palco naturale per il ballo e la musica andalusa, o più precisamente sivigliana, ospitando “Sevilla Flamenca”, spettacolo a 360° di danza, musica e canto, basato su una delle più antiche tradizioni di arte flamenca, quella appunto del capoluogo andaluso.
In ogni città di questa regione della Spagna, esistono differenti declinazioni e usanze, e pertanto varie forme di flamenco. Lo stile di Sevilla ha radici avite ed è uno dei più ricchi e affascinanti.
La prima parte della performance sarà dedicata alla chitarra flamenca, che ormai vanta un posto di rilievo nel concertismo strumentale, tanto da ispirare numerosi compositori e musicisti di rilievo mondiale.
Un repertorio, questo, che ricorda lo stile di Nino Ricardo, massimo esponente sevillano, ma non dimentica nemmeno l’esempio di artisti di chiara fama quali Ramon Montoya, Paco de Lucia, Sabicas, Vicente Amigo. Poi il crescente, sempre più impetuoso e dinamico, dato che a far da padroni in questo scampolo della serata saranno il ‘cante’ y il ‘baile’. La “Sevillanas”, ad esempio, è la danza più tipica e diffusa, che ovviamente prende il nome dalla città medesima. Basti pensare alla “Feria de Abril”, la festa più importante e caratteristica, in cui tutta la popolazione è coinvolta, ballando e cantando questo motivo folk. La parte finale dell’esibizione, invece, sarà la “Fin de Fiesta”, tranche più ritmica ed energica dello spettacolo, in cui estro, virtuosismo e divertimento si fondono in un finale travolgente e appassionato.
Il coinvolgimento rispetto a uno show del genere è assicurato: ritmo, cadenza, melodie e sonorità andaluse cattureranno il pubblico, in una perfetta sinergia tra storia della musica sivigliana e sperimentazione contemporanea, il tutto tenuto insieme anche grazie a una buona dose d’improvvisazione e all’ottima intesa tra musicisti, cantanti e ballerini.

Juan Lorenzo, chitarrista spagnolo, si è specializzato nella chitarra flamenca studiando a Siviglia sotto la guida di Miguel Perez e Màrio Escudero.
Di rilievo per la sua crescita artistica è stato l’incontro con musicisti del calibro di Paco De Lucia, lo stesso Màrio Escudero, Victor Monge “Serranito”.
In oltre 20 anni di attività performativa, ha tenuto più di 2000 concerti, suonando con numerosi esponenti del mondo flamenco, chitarristi come José Luis Postigo, Serranito, Miguel Rivera, cantanti quali José de la Tomasa, Carmen Sanchez, e ballerini come El Junco, Ioaquin Ruiz, Juan Ortega e Maite Piqueras. Frequenti, inoltre, le sue collaborazioni con artisti pop, tra cui Andrea Bocelli, Mario Reyes dei Gipsy Kings, Jethro Tull, Tony Esposito, Gianni Morandi, Al di Meola, Pino Daniele.
Nel ’96 ha fondato una sua compagnia, “Flamenco Libre”, con cui ha girato tutta l’Europa, continuando parallelamente l’attività da solista, quella in duo col chitarrista classico Flavio Sala e con orchestra in Europa, USA e Russia.
Si è esibito nell’ambito di importanti rassegne e festival europei, è apparso più volte alla TV italiana e spagnola, in particolare in Italia ha lavorato per il Teatro Tenda del Comune di Roma, per la direzione artistica di Maurizio Costanzo; ha partecipato a Taormina “Arte Festival” per la trasmissione televisiva “Noche Gitana” (RAI 1), al festival “Atkins Dadi Guitar Player Associatíon” (Soave), e nel ’99 ha preso parte alla tournèe italiana di Jethro Tull in “Flamenco Rock Music”.
Da sempre attento alla didattica, ha pubblicato vari testi sulla chitarra flamenca, articoli su riviste di settore e ha tenuto corsi e master in Spagna e all’estero.

La Formazione:
Juan Lorenzo, guitarra
Josè Salguero, cantaro
Dario Carbonell, cahon y baile
Pilar Carmona, baile
Lara Franco, baile

Costo del biglietto: 12 Euro
Info e prenotazioni:
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Ufficio Stampa “Progetto Sonora”:
Victoriano Papa
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8 agosto, 2011 Posted by | Agenda Eventi, Canto, Danza, Folk music, Prima del concerto, Un'estate al madre | , , , , | Lascia un commento

Mercoledì 3 agosto Raiz e il gruppo Radicanto presentano il progetto “Musica Immaginaria Mediterranea” a “Un’Estate al Madre”

Critica Classica di Marco del Vaglio:

Mercoledì 3 agosto, ore 21.30, al Museo Donnaregina di Napoli (via Settembrini, 79 – Napoli), si terrà lo spettacolo “Musica Immaginaria Mediterranea”, terzo appuntamento con la sezione musicale della IV edizione della rassegna “Un’Estate al Madre”, curata da “Progetto Sonora”.
“Musica Immaginaria Mediterranea” è il nome del progetto nato dall’incontro di Raiz, inimitabile voce degli Almamegretta, con il gruppo barese Radicanto, formato da Maria Giacquinto (voce), Fabrizio Piepoli (voce e basso elettrico), Giuseppe De Trizio (chitarra classica), Adolfo La Volpe (chitarra elettrica), Francesco de Palma (batteria).
Prendendo come spunto le canzoni del proprio repertorio e standard molto celebri, l’ensemble propone un viaggio musicale ai quattro angoli della nostra macroregione per dimostrare che una nuova canzone mediterranea popolare è possibile e soprattutto è una meta auspicabile per chi, dalla Spagna a Israele, dal Marocco alla Grecia, non si arrende ai canoni imposti dal music business internazionale, e anzi lotta per portare fuori dalla categoria di musica ‘etnica’ la propria espressione culturale.
Arrangiando la canzone napoletana come una cantiga sefardita o interpretando un brano tradizionale mediorientale, come potrebbe fare Sergio Bruni, in una perfetta sinergia di intenti, sposando repertori e declinazioni lontane solo geograficamente, ma musicalmente affini, l’iter sonoro tende a mettere in risalto tutte le cose in cui le differenti culture musicali del mediterraneo si assomigliano.
Il proposito è quello di immaginare una musica unica e ‘panregionale’, portando alla luce una sorta di tradizione comune in cui barriere e steccati cessino d’esistere alla volta dell’integrazione delle varie sintassi musicali.
Punti simili che si avvicinano e distanze che si accorciano col desiderio di diffondere un messaggio di pace e di mutuo rispetto in una parte di mondo ancora purtroppo attraversata da dolorosi conflitti.
E non è un caso che lo storico leader degli Alma, in un’ideale e parallela prosecuzione del suo impegno sia con la band partenopea, sia con i progetti da solista (recentissima è l’uscita per l’Universal del suo album “YA!”), col gruppo pugliese dei Radicanto offra la sua ugola carnalissima, verace e autentica per dar voce a un’Italia multietnica, in cui coesistano tradizione e modernità, Mediterraneo e Medio Oriente in una prospettiva omogenea.
Ancora una volta il canto di Raiz, canto napoletano, italiano, europeo, arabo, cosmopolita, apolide, orgogliosamente wop e no global, parlerà di convivenza e ‘meticciaggio’, intonerà un inno panteista alla vita, sospeso tra la rabbia per ciò che vediamo attorno a noi e la voglia di non lasciarsi andare.
Strumenti della tradizione per raccontare un pentagramma quanto mai vario ma coerente di mediterraneo, poesia e immaginazione.
Musica senza passaporto e l’immagine di una Napoli di sangue, speranza, memoria e dolore, di canto e passione.
Un ritorno alla melodia e alla parola che prescinde dal tempo del reggae, ma spazia, mischiando e (con)fondendo i suoni e i ritmi delle vie di Kingston, Gerusalemme, Algeri, come di Bristol e di New York.
I Radicanto, poi, che nel loro percorso artistico vantano collaborazioni con alcuni tra i massimi esponenti della musica di tradizione, antica, ma anche d’autore e jazz, sia in contesti cinematografici (Craj), che in quelli live e discografici (Teresa De Sio, Raiz, Giovanni Lindo Ferretti), sono il giusto contraltare ritmico e sonoro alla voce inconfondibile di un interprete come Raiz.
Con lui la band barese dimostra in ogni performance grande interplay e un’ottima intesa musicale.
Il risultato è un’esibizione di forte impatto, in cui cadenza e melodia la fanno da padrone col fine di recuperare e raccontare storia e memorie.
Un riappropriarsi delle radici musicali e culturali, ricollocate in un contesto moderno e quindi di più facile e immediata fruizione.

Costo del biglietto: 12 Euro
Info e prenotazioni:
081/19313016
prevendite circuito: www.go2.it

Ufficio Stampa “Progetto Sonora”:
Victoriano Papa
cell.: 333/2824262,
e-mail: victorianopapa@alice.it
sito web: www.progettosonora.it

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1 agosto, 2011 Posted by | Agenda Eventi, Folk music, Napoli, Prima del concerto, Un'estate al madre | , , , , , | Lascia un commento

Il violoncellista Luca Signorini illumina “Un’Estate al Madre” eseguendo tre suites di Bach

Scritte probabilmente fra il 1717 ed il 1723, quando Bach era al servizio del principe Leopoldo di Anhalt-Köthen, le Sei suites per violoncello solo, catalogate come BWV 1007-1012, rappresentano la massima espressione di musica composta per questo strumento.
Giunte fino a noi grazie ad una copia del manoscritto originale, redatta da Anna Magdalena, seconda moglie del compositore, esse sono costituite secondo uno schema che prevede un Preludio iniziale, seguito da quattro danze, Allemanda, Corrente, Sarabanda, Giga e, tra le ultime due, l’inserimento di una coppia di danze supplementari (ad esempio, nella Suite n. 1 troviamo due Minuetti.
La Sarabanda costituisce, quindi, il cuore dell’intero brano ed ha il duplice scopo di scaricare le tensioni accumulate nei movimenti precedenti e preparare il terreno ai tre tempi conclusivi.
Non si conosce l’esatta destinazione delle suites, pur se una delle ipotesi più accreditate, almeno fino alla fine dell’Ottocento, le indicava come studi, motivo per il quale erano sistematicamente snobbate da musicologi ed interpreti.
Fu Pablo Casals (1876-1973), quando aveva appena tredici anni, a capire la enorme valenza di questi brani, dopo averne acquistato, per caso, la partitura completa, in un negozio di Barcellona che vendeva oggetti di seconda mano.
Il grande violoncellista studiò assiduamente le suites per più di un decennio, prima di proporle al pubblico, mentre solo alla fine degli anni ’30, grazie all’insistenza del leggendario produttore Fred Gaisberg, venne convinto ad inciderle, fornendo un’interpretazione che ancora oggi viene considerata fra quelle di riferimento.
Inutile aggiungere che, una volta entrata nel repertorio di Casals, la raccolta bachiana iniziò ad essere conosciuta in tutto il mondo, e a godere di una notorietà tuttora immutata.
Questo preambolo aveva lo scopo di introdurre il recente concerto, tenuto dal maestro Luca Signorini nell’ampio cortile del Museo d’Arte Contemporanea Donna Regina di Napoli, per la rassegna “Un’Estate al Madre”, curata da “Progetto Sonora”.
Il celebre violoncellista ha proposto tre delle sei suites, la n. 1 in sol maggiore BWV 1007, la n. 3 in do maggiore BWV 1009 e la n. 5 in do minore BWV 1011, eseguendole in ordine decrescente.
Una scelta, pensiamo, non casuale, in quanto con il progredire del numero d’opera, aumentano le problematiche legate sia alla tecnica esecutiva, sia soprattutto alla complessità strutturale delle diverse suites, per cui, in questo modo, il brano maggiormente impegnativo viene affrontato quando le energie sono ancora intatte.
Lo stesso vale per l’ascoltatore, che è sicuramente più concentrato all’inizio di un concerto.
Va sottolineato, inoltre, che le Suites di Bach rappresentano un mondo a sé stante, in quanto richiedono non solo una elevatissima tecnica esecutiva, ma anche una estrema sensibilità.
Possiamo dire, ancor meglio, che tali brani sono avvolti quasi da un alone di sacralità, e ogni loro proposizione equivale ad un rito, officiato dal violoncellista.
Tutto ciò veniva ottimamente evidenziato dall’interpretazione di Luca Signorini che, all’indispensabile virtuosismo, abbinato ad una solennità mai opprimente, ha aggiunto, dove la riteneva possibile, un’iniezione di freschezza.
Il risultato complessivo, di estrema efficacia, indica come la musica di Bach, a distanza di tre secoli, non abbia perso il suo fascino e, probabilmente, sia in grado di essere compresa maggiormente oggi di quanto lo fosse ai suoi tempi.
Pubblico non molto numeroso, ma consapevole di assistere ad una serata di grande suggestione, il che ha contribuito a creare quella particolare atmosfera, riscontrabile sempre più raramente nei concerti di musica classica.
Meritava sicuramente un bis, ed il maestro non si è fatto pregare, eseguendone addirittura tre (Ricercare in re minore di Gabrielli, Ai limiti della notte di Sciarrino e il Minuetto dalla Suite n. 2 in re minore BWV 1008), ingaggiando nel frattempo un’impari lotta con il rombo degli aerei che sorvolavano la zona, passati più numerosi in quel brevissimo lasso di tempo, che durante l’intero concerto.
Dopo questa splendida immersione bachiana, la sezione musicale di “Un’Estate al Madre” rivolgerà il suo sguardo, mercoledì 3 agosto, alla musica popolare mediterranea di Raiz e dei Radicanto.

Marco del Vaglio

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30 luglio, 2011 Posted by | Musica classica, Musica da camera, Napoli, Rassegne, Un'estate al madre, Violoncellisti | , , , , | Lascia un commento

Mercoledì 27 luglio “Un’Estate al Madre” ospita il violoncellista Luca Signorini

Critica Classica di Marco del Vaglio:

Decisamente una diversa declinazione sonora, quella che informerà di sé la serata di mercoledì 27 luglio.
Dopo l’apertura del segmento musicale con il són cubano di “Buena Vista Social Club”, difatti, il tenore del secondo concerto, curato da “Progetto Sonora” nell’ambito della IV edizione della rassegna “Un’Estate al Madre” (Museo Donnaregina di Napoli, via Settembrini, 79, ore 21.30), sarà di tutt’altra fatta.
Una chiara virata classica: le suites di Bach rivisitate e interpretate con padronanza e maestria da Luca Signorini al Violoncello.
Un solo strumentista sul palco che riesce a dar vita a una performance come se a suonare fosse un intero ensemble.
“È necessario crearsi interiormente il giusto clima emotivo per trasmettere il messaggio bachiano delle suites, […] queste suites sono un discorso, lungo e appassionato. Quando il pubblico è silenzioso e si percepisce l’attenzione, l’interesse per tutto ciò che Bach sta ‘dicendo’, sono conscio che il mio clima emotivo interno è quello giusto. […] Il pubblico napoletano è un pubblico che ama ascoltare: ama le fiabe e i racconti appassionati. Ama l’interiorità dell’interprete, ama la sincerità. […].”

Così Signorini commenta il suo lavoro di rilettura di una specifica parte dell’opera bachiana, forte della conoscenza, della perizia e di un amoroso rispetto filologico della produzione del grande maestro tedesco.
E non è certo facile far rivivere suonate d’inizio Settecento, adattandole al proprio sentire e al gusto contemporaneo, senza discostarsi troppo da originali di indiscusse importanza e bellezza.
Scenari musicali solenni e intensi, sì, ma al tempo stesso partiture brillanti, atmosfere sonore agresti, festose e agili.
Sono queste le componenti apparentemente antitetiche, che invece in una buona esecuzione dell’opera bachiana coesistono in perfetto equilibrio e felice alternanza. Bach sposa la spontaneità e la freschezza dell’invenzione melodica con la sapienza tecnica.
Ed è ciò che ama rendere con fedeltà nelle sue performance dal vivo anche Luca Signorini.
Sul palco del Museo Donnaregina di Napoli si susseguiranno movimenti ritmicamente più sostenuti e rapidi a conclusioni morbide e più serene.
Tutto questo non tralasciando mai di tenere rigorosamente coesa la linea del canto e coerente quella della melodia, pur in una palese polifonia, in un costante chiaroscuro musicale, in un’evidente polisemia sonora.
Nuance meste e nostalgiche si passano il testimone, in maniera naturale ed elegante, con tonalità gioviali o più potenti.
Strutture complesse, composite e variegate, di una tale ricchezza da far quasi pensare che la musica di Bach resti implicita e presente in tutta, o quasi, la musica che ascoltiamo.

Costo del biglietto: 12 Euro
Info e prenotazioni:
081/19313016
prevendite circuito: www.go2.it

Ufficio Stampa “Progetto Sonora”:
Victoriano Papa
cell.: 333/2824262,
e-mail: victorianopapa@alice.it
sito web: www.progettosonora.it
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Luca Signorini
Luca Signorini è violoncellista, compositore e scrittore.
Con le orchestre di Santa Cecilia, Scarlatti di Napoli, Maggio Musicale Fiorentino, San Carlo di Napoli, e in importanti sale concertistiche giapponesi, tra cui la prestigiosa “Casals Hall” di Tokyo, ha eseguito con grande successo brani del repertorio solistico per violoncello, sotto la direzione, tra gli altri, di Carlo Maria Giulini, Daniele Gatti, Jeffrey Tate.
Nell’ambito della musica d’insieme ha partecipato a complessi di varia formazione, dal Duo con pianoforte al Sestetto, collaborando con Uto Ughi, Ruggiero Ricci, Bruno Canino, Wolfang Christ, Felix Ayo, Franco Petracchi.
Ha inciso una considerevole parte del repertorio, dal ’700 ai contemporanei.
È stato Primo Violoncello dell’Orchestra Sinfonica della Rai, dell’Orchestra Sinfonica dell’Accademia di Santa Cecilia, dell’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma. Oggi ricopre il ruolo di Primo Violoncello nell’orchestra del Teatro di San Carlo di Napoli, ruolo offertogli per “chiara fama”. Suona un prezioso violoncello Carlo Tononi del 1740.
Ha collaborato con la Cattedra di Musicologia della Facoltà di Lettere dell’Università di Napoli “Federico II”, dove, presso il Corso di Laurea in Lettere Moderne, ha tenuto seminari e conferenze su vari argomenti musicali.
Ha pubblicato ne L’offerta musicale 2 («Quaderni del Dipartimento di Discipline Storiche») un articolo dal titolo “Comunicazione errata” in cui si affrontano tematiche connesse all’esecuzione musicale.
Con lo stesso titolo un trittico di suoi spettacoli, per i quali ha composto i testi da lui stesso recitati, è stato presentato nella stagione concertistica dell’Associazione “Centro di musica antica Pietà de’ Turchini” di Napoli.
Portano la sua firma anche “Bach&Bach”, “Le donne di Spoon River” e “Variazioni sul tram”, rappresentati con grande successo negli ultimi anni.
È ideatore del progetto Decamerone in musica rappresentato al Museo Madre di Napoli.
Ha recentemente inciso, a beneficio di Amnesty International, l’integrale delle suites di Johann Sebastian Bach per violoncello solo.
Per violoncello solo è anche il titolo del suo primo romanzo pubblicato da Aracne Editrice, presentato a Napoli dalla professoressa Jolanda Capriglione, Marco Demarco e Gianni Tangucci.
Con lo stesso editore, ha pubblicato Appunti per una resurrezione, con prefazione di Jolanda Capriglione e disegni di Nicola Dal Falco.
Dall’aprile scorso collabora con il Corriere del Mezzogiorno.
È stato dal 1982 al 2002 titolare della cattedra di Violoncello presso il Conservatorio San Pietro a Majella.

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24 luglio, 2011 Posted by | Agenda Eventi, Musica classica, Musica da camera, Napoli, Un'estate al madre, Violoncellisti | , , , | Lascia un commento

   

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