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Taccuino personale di Francesco Canessa:LA CITTA’ NORMALE

LA CITTA’ NORMALE di Francesco Canessa
da Repubblica Napoli del 24/XII/2010

 

 

 

Giorni di festa, vetrine ed archetti multicolori illuminano le strade, c’è una folla di gente sorridente, la tendenza degli stati d’animo è temporaneamente invertita, i volti arrabbiati si contano appena. E’ una città finalmente normale, un piccolo sforzo e parrebbe recuperato il bene perduto della napoletanità gioiosa d’un tempo. Siamo in zona pedonale, si cammina a centro strada, anche perché i marciapiede sono una sola infilata di venditori di borse di marca taroccate, spille, collanine, braccialetti, orologi, magliette azzurre targate Lavezzi e Cavani, giocattolini roteanti o volanti, o di una strana pallottola gelatinosa che – squash! – si butta su un piano e si trasforma in una medusa spiaggiata, come quelle che l’estate scorsa ci hanno intossicato i bagni di mare. Estemporanei empori di extracomunitari intervallati da gruppi di Babbo Natale dal volto color mogano impegnati a suonare congas e makuta – tradizionali tamburi africani – in un allegro crepitio con cui accompagnano frasi scherzose e beneaugurati in approssimativo vernacolo nostrano. Napoli si riscopre maestra storica d’accoglienza, e sorride anche a loro, guarda la loro merce, ascolta i loro tam-tam. Ahimè la strada pedonale finisce però in un incrocio dal traffico demente e con esso si ritorna alla dura realtà d’ogni giorno. Ma un segno di continuità con la festosità di prima c’è anche qui, sul marciapiede lambito dalle auto strombazzanti due violini, un contrabbasso, una fisarmonica suonano musica allegra che tutti gradiscono e pochi riconoscono: le danze ungheresi di Brahms. E’ un gruppo dell’Est, un tempo facevamo musica da noi proprio così agli angoli delle strade, il  <concertino> era il contraltare colto della <posteggia> napoletana, e il suo esempio d’arte è di scena in questi giorni al Mercadante, con “La musica dei ciechi” di Viviani. Il gruppo raccoglie un po’ di gente intorno a sé e nell’euforia attacca il valzer della Traviata: Libiam nei lieti calici! Ma ecco spuntare due vigili urbani senza divisa, con sulle spalle una provvisoria giacca a vento con fascia fluorescente, che zittiscono i musici e gli impongono di andarsene. Qualcuno degli astanti accenna una protesta, ma i solerti guardiani dell’ordine e della quiete replicano che quelli occupano abusivamente suolo pubblico e fanno troppo chiasso. Il redivivo <concertino>  ripone gli strumenti e tristemente se ne va. Mentre tutt’intorno auto in divieto di sosta, clacson fuori misura e moto dai motori imballati osservano imperterriti le regole del caos. Era stata una illusione, la città normale resta una utopia anche nei giorni di festa.

Francesco Canessa

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2 gennaio, 2011 Posted by | Cultura, Francesco Canessa, Giornalisti, Letteratura, Napoli | , , , | Lascia un commento

   

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