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Sette secoli di musica sacra per organo a Napoli

Sette secoli di musica sacra per organo a Napoli

Vespri d’Organo – IV Edizione
Associazione Organistica Trabaci

Sabato 16 ottobre 2010 ore 19.30
Chiesa dell’Immacolata al Vomero, Piazza Immacolata, Napoli

Maurizio Rea e Angelo Trancone

Ospiti del concerto Maurizio Rea, Organista Titolare presso la Basilica Santuario del Carmine Maggiore, e Angelo Trancone, che proporranno brani solistici a pezzi a quattro mani. Sarà Maurizio Rea ad aprire la serata con il Preludio e fuga in mi bemolle maggiore BWV 552 di Bach, che appartiene alla terza parte della raccolta nota come Clavier-Übung (Esercizi per strumenti a tastiera), pubblicata nel 1739. In particolare la composizione è nota anche con l’appellativo di “S. Anna”, in quanto il tema della fuga presenta strette assonanze con un inno anglicano in onore della santa, musicato dal britannico Wiliam Croft (1678-1727). Sarà poi la volta della Fantasia per organo a 4 mani, op. 35 di Adolf Friedrich Hesse (1809-1863), considerato fra i più prestigiosi organisti tedeschi dell’Ottocento ed apprezzato anche a Parigi e Londra per le sue esibizioni virtuosistiche. Successivamente toccherà ad Angelo Trancone confrontarsi con un altro capolavoro bachiano, la Toccata e fuga in re minore “Dorica” BWV 538, presumibilmente completata a Lipsia nel 1723, così definita per la sua affinità con il modo musicale dorico. L’interessante recital si chiuderà con altri due pezzi a quattro mani, la Fantasia in fa minore K.594 e la Fantasia in fa minore K.608, create entrambe da Mozart su commissione del conte viennese Joseph Deym von Stritez, per il cosiddetto Flötenuhr, strumento meccanico, formato da un sistema di canne collegate ad un rullo, che si metteva in moto ad orari prestabiliti, emettendo suoni che corrispondevano ad una particolare melodia.

Prossimi appuntamenti della rassegna:

Domenica 24 ottobre, alle ore 19,30, nella Basilica del Carmine Maggiore, con “Omaggio a Franco Michele Napolitano”
Sabato 13 novembre, alle ore 19,00, nella Chiesa di S. Caterina a Chiaia, con il recital del maestro Mauro Castaldo.

L’ingresso è libero

Per ulteriori informazioni
Associazione Organistica Giovanni Maria Trabaci
Via Duca di San Donato, 28 – Napoli
Tel.: 081.5634518
Cell.: 339.5389103
e.mail: associazionetrabaci@alice.it
sito web: www.associazionetrabaci.it

Maurizio Rea, fin da giovanissimo ha iniziato lo studio dell’Organo con la Prof.ssa MariaValeria Briganti presso il conservatorio di musica “S. Pietro a Majella” di Napoli.
Sotto la guida del M° Roberto Canali ha conseguito la Laurea di I livello in Organo e Composizione Organistica, con il massimo dei voti e la lode, presentando una tesi sulla vita e le opere di Maurice Duruflé. Ha conseguito inoltre il “Diplôme Soliste, «mention Très Bien» presso la «Haute Ecole de Musique de Genéve» col M° A. Corti.
Ha seguito corsi organistici sotto la guida di Roberto Antonello, Marie Claire Alain, Jan Raas, Francesco Finotti ottenendo una borsa di studio dall’ “Associazione Amici dell’Organo” di Vicenza.
Premiato al primo concorso di composizione organizzato dalla Comunità Luterana di Napoli, è risultato vincitore del concorso organistico nazionale “città di Viterbo” nelle sezioni A e B (2004-2005), è stato inoltre l’unico Italiano a partecipare al concorso internazionale “Ville de Paris” nel 2007.
Ha partecipato a numerose rassegne organistiche, come “Le ore dell’organo” nella chiesa di S. Marcello in via del Corso a Roma, la stagione concertistica dell’Accademia Organistica Romana, “Il suono dell’Organo” in S. Giovanni Bosco a Roma, la “Primavera organistica” e i “Venerdì musicali” del conservatorio di musica S. Pietro a Majella di Napoli.
Collabora in qualità di organista con l’Associazione Trabaci, il cui direttore artistico è il M° Mauro Castaldo, con l’associazione musicale “Armonia Cordis” diretta dal M° G. Aprea e con “The Choral Scholars” diretti dal M° R. Butts-Boehmer.
Nel Gennaio 2008, l’Organista Compositore Graziano Fronzuto, gli dedica una Fantasia per Organo, eseguita in prima assoluta nella Basilica di Santa Prassede a Roma.
Ha riscosso numerosi consensi di pubblico e di critica per la sua attività concertistica.
Attualmente è Organista Titolare presso la Basilica Santuario del Carmine Maggiore in Napoli.

Angelo Trancone è nato a Napoli nel 1993. Fin dall’età di 10 anni ha mostrato una particolare predisposizione musicale iniziando gli studi in Organo e Composizione Organistica sotto la guida del M° Maurizio Rea, conseguendo il Compimento Inferiore nel 2009. E’ iscritto al primo anno del Triennio superiore di Organo presso il conservatorio di Musica S. Pietro a Majella di Napoli.
Nello scorso mese di Maggio ha ottenuto il primo premio nell’ambito del Concorso nazionale di musica Antonello da Caserta IV edizione, nella sezione Organo. Ha già avuto la possibilità di presentarsi in concerto riscuotendo un buon successo di pubblico, per le sua innata virtuosità.

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13 ottobre, 2010 Posted by | Agenda Eventi, Arte, Associazione Trabaci, Associazioni Musicali, Campania, Concerti, Italia, Musica, Napoli, Organisti, Regioni | , , , , , | 1 commento

Taccuino personale di Francesco Canessa:IL REGISTA SCOPRI’ CHE GIUDA ERA GAY

Passione secondo Matteo a Salisburgo

E il regista scoprì che Giuda era gay

Mentre tra i cultori di musica lirica si continua a discutere sulla validità delle regie che rileggono in chiave di attualità i capolavori del passato, i top-men del <Teatro di regia> non solo vanno avanti, ma riescono addirittura a sconfinare dai palcoscenici d’opera alle pedane da concerto. Uno dei più celebrati  tra costoro, l’americano Peter Sellars, (nella foto)  segnalatosi per aver attualizzato la Trilogia Mozart-Da Ponte  ambientando il Così fan tutte in un bordello di provincia, il don Giovanni tra i derelitti dei Bronx e Le Nozze di Figaro tra i clienti di un albergo di lusso a Manhattan, ha ora messo il suo genio di teatrante a servizio della Passione secondo Matteo, la più pregnante ed intensa, ma anche la più compostamente luterana, tra le composizioni sacre di Johann Sebastian Bach. Scritta per la Chiesa di San Tommaso a Lipsia, vi fu eseguita una sola volta, il venerdì santo del 1729 per rimanere sepolta negli archivi cent’anni esatti fin quando il ventenne Felix Mendelssohn non la riscoprì e la diresse, in uno storico concerto a Berlino nel 1829. A Sellars il compito di costruire una nuova prima volta  – infondo tra oratorio sacro e sacra rappresentazione il passo non è lungo – per una esecuzione già in partenza diversa da quelle correnti, al Festival di Pasqua di Salisburgo. Questa era infatti affidata ai Berliner Philharmonicher, l’orchestra dal suono più ricco, brillante e quindi moderno che ci sia in Europa, del tutto opposto alle sonorità che caratterizzano i gruppi specializzati nel barocco, cui la odierna pratica esecutiva affida di solito i capolavori bachiani   L’oratorio prevede doppia orchestra e doppio coro, un terzo gruppo di voci bianche, una schiera di solisti di canto e molteplici strumentisti impegnati sia nel “basso continuo” che in determinanti “solo”, due organi, un clavicembalo, viola da gamba, oboe d’amore, flauto, violino. Date le circostanze, la classica posizione fissa da concerto già subisce deroghe nelle occasioni normali, qui è del tutto rifiutata e sconvolta dal regista, che definisce il suo lavoro una semplice <ritualizzazione> della forma concertistica, non impone né scene, né costumi né riferimenti naturalistici, ma un anonimo camicione scuro a tutti, direttore, strumentisti, coristi, cantanti. E riempie l’enorme pedana della Grossefestspielehaus di piani rialzati, in prospettiva sfalsata e in forma di parallelepipedi che lasciano al centro uno spiazzo ove resterà l’Evangelista a raccontare, rivivere la tragedia che si compie girando e rigirando intorno a un simulacro di altare, su cui finirà disteso quale vittima sacrificale. Sui parallelepipedi salgono le due orchestre di dove si staccheranno e scenderanno  i solisti per accompagnare le arie alla ribalta e si sistemano i cori ben distinti e lontani, ma pronti a cambiar di posto, a mescolarsi, e cantare a memoria – visto che la <ritualizzazione> permette soltanto agli strumentisti di tenersi davanti la musica da leggere  – i 15 stupendi corali che sono la punta di diamante dei 78 pezzi ( più di tre ore di musica) di cui si compone la partitura. Altrove è situato il gruppo del Basso continuo, che include  liuto e tiorba affidati agli italiani Ivano Zanenghi ed Evangelina Mascardi e uno soltanto dei personaggi, piazzato in cima ad un cubo più alto di tutti, e qui resterà sino alla fine. E’ Gesù. Gli altri vanno e vengono tra i sentieri tracciati dalle pedane, oppure scompaiono, Maria di Magdala, la Figlia di Sion, Pietro, Giuda, Caifa, mentre Pilato non sta manco in palcoscenico, ma tra gli spettatori, accomodato in un palchetto, di dove canta quando gli tocca. Al centro della scena  c’è soltanto l’Evangelista, che la drammaturgia inventata da Sellars trasforma nel protagonista assoluto della Passione. Con i lunghi recitativi narra punto per punto gli eventi, L’Ultima Cena, Getsemani, la cattura e tutto il resto, immedesimandosi nella figura di Cristo sino a sostituirsi a lui nella finzione teatrale ed offrire il proprio corpo all’unzione della Maria di Magdala, al bacio di Giuda che – c’era da scommetterlo! – è un lungo bacio gay, alla flagellazione, al supplizio, mentre il Gesù bachiano canta la sua parte da puro spirito, lassù sul cubo, evidentemente assiso alla destra del Padre, che però non si vede. Non so se l’azione scenica abbia giovato alla miglior comprensione degli eventi, alla maggior efficacia emotiva dell’oratorio, se insomma la partecipazione di Sellars sia stata o meno utile alla causa della musica. Perché questa è stata talmente straordinaria da annullarne la presenza, a parte l’odioso ricordo del bacio-gay. Il direttore Simon Rattle  è riuscito infatti a trarre dai suoi Berliner un suono assai morbido e pertinente, anche con alcune soluzioni d’alta professionalità, come quella di raddoppiare il previsto oboe d’amore e il conseguente apporto del suo colore barocco in entrambe le orchestre. Ha poi tenuto costante l’intensità espressiva alla luce d’una musicalità d’eccellenza, e viva la concentrazione di tutti, anche nei momenti di maggior confusione imposti dall’azione teatrale. Dagli straordinari Berliner assemblati nelle due orchestre o distaccati come solisti, ai cantanti, tra cui le bravissime Magdalena Kozena e Camilla Tilling, l’Evangelista Mark Padmore, vero maratoneta del recitativo e il sempre stupefacente Thomas Quasthoff. E al magnifico Coro della Radio Berlinese, il più tartassato  dal regista. Al quale, al pari di moltissimi spettatori, chi scrive ha rivolto alla fine convinti e calorosissimi buuh!

Francesco Canessa

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17 aprile, 2010 Posted by | Agenda Eventi, Austria, Compositori, Festival, Francesco Canessa, Giornalisti, Musica, Registi, Salisburgo, Salzburger Festspiele | , , , , , , , , , | Lascia un commento

   

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