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Il Teatro Diana propone “La voix humaine” di Poulenc affidata all’incisiva regia di Riccardo Canessa e a due interpreti d’eccezione come Leona Pelešková e Monica Leone


Nel 1930 la Comédie-Française tenne a battesimo “La voix humaine”, monologo del noto commediografo Jean Cocteau, basato su una lunga telefonata, interrotta più volte a causa del cattivo funzionamento della linea, che la protagonista fa all’amante che ha deciso di troncare il loro rapporto sentimentale.
Sulla scena si sentono solo le parole di lei, che spesso mente, altre volte è sincera, ma riesce fin dai primi momenti ad attirare su di sé le simpatie ed il compatimento del pubblico.
Il compositore Francis Poulenc, grande amico di Cocteau, decise nel 1957 di mettere in musica la pièce teatrale, e dovette poi attendere il 1959 per la “prima”, avvenuta all’Opéra-Comique di Parigi, con il soprano Denise Duval (cantante preferita dal compositore francese a Maria Callas), nel ruolo che nel 1930 era stato affidato all’attrice Berthe Bovy.
In entrambi i casi il successo fu enorme e “La voix humaine”, che prevedeva un susseguirsi ininterrotto del testo, variamente cantato, a volte senza accompagnamento strumentale, e  un organico per voce ed orchestra (ristretto se necessario alla voce accompagnata dal solo pianoforte), divenne ben presto un classico della seconda metà del Novecento musicale.
Per una migliore comprensione, citiamo le indicazioni di Poulenc, che al proposito scrisse: La parte – unica – della “Voix humaine” deve essere interpretata da una donna giovane ed elegante. Non si tratta di una donna matura abbandonata dall’amante. Spetta all’interprete stabilire le lunghezze effettive delle pause, assai importanti in questa partitura. Il direttore d’orchestra dovrà prendere le sue decisioni in merito, anticipatamente, assieme alla cantante. – Tutti i passaggi senza accompagnamento sono in un tempo assai libero, in funzione della messa in scena. Bisogna passare repentinamente dall’angoscia alla calma e viceversa.
“La voix humaine” è stata recentemente proposta al Teatro Diana, nell’ambito della sezione Musica del Napoli Teatro Festival Italia, nell’incisivo e sapiente allestimento concepito da  Riccardo Canessa, che ha voluto dare al monodramma un taglio ancora più tragico, mettendo in secondo piano il telefono (che ha solitamente un ruolo ben definito nell’economia complessiva) e concentrando tutto sulla protagonista.
Quest’ultima è entrata in scena avviluppata da un vestito lungo, che le bendava anche gli occhi e completamente spiegazzato, indicativo della sua condizione.
Ma, con il procedere della rappresentazione, la donna si liberava progressivamente di quella sorta di bozzolo ingombrante e, alla fine, cambiava totalmente di abito, pronta ad affrontare di nuovo la vita o, forse, a lasciarla definitivamente.
A dare vita al personaggio femminile è stata Leona Pelešková, noto soprano ceco, che si è immedesimata mirabilmente nella parte a lei affidata, abbinando le qualità vocali, che già in altre occasioni avevamo avuto modo di apprezzare, con una notevolissima abilità recitativa.
Molto brava anche Monica Leone, alla quale era affidata la parte pianistica, che ha contribuito a dettare i ritmi della vicenda, evidenziando un perfetto affiatamento con la Pelešková.
Una nota di merito va, inoltre, a Concetta Nappi, che ha creato il vestito di grande originalità indossato dalla protagonista
Infine ricordiamo Tiziana Sorrentino, Rosario Martucci, Nathalie Camps, Fabio Ambrosino, Maurizio Iaccarino, Franco Basile e Francesco Squeglia, che hanno contribuito, ognuno nell’ambito della loro professionalità, sotto la fondamentale supervisione di Riccardo Canessa, all’ottima riuscita di uno spettacolo intensissimo, rivolto ad uno dei capolavori del Novecento musicale, nell’ambito di un particolare genere collocato fra canto e recitazione.

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13 luglio, 2018 Posted by | Campania, Canto, Italia, Musica, Musica classica, Musica da camera, Musica Lirica, Napoli, Regioni, Registi, Riccardo Canessa, Teatri, Teatro Diana | , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Lunedì 12 giugno nell’Auditorium del Conservatorio di Avellino concerto dal titolo “Il Pianoforte nella cultura europea tra Ottocento e Novecento”

V. Laricchia, Ponte sulla Senna a Parigi (collez. G. De Fusco)

Lunedì 12 giugno, alle ore 15.00, nell’Auditorium del Conservatorio “D. Cimarosa” di Avellino, concerto dal titolo Il Pianoforte nella cultura europea tra Ottocento e Novecento (ovvero quanta acqua musicale si sia rimescolata sotto i ponti di Francia), a cura delle classi di Pianoforte principale di Adriana Aprea, Libera Cerchia e della classe di Lettura della partitura/Pianoforte principale di Giuseppe De Fusco

Programma

Frédéric Chopin (1810- 1849): Ballade no 1 Op.23 in Sol min.

Valeria Lonardo (Cerchia: VII corso)

Domenico Scarlatti (1685-1757): Sonata K198 in Mi min.
Johannes Brahms (1833-1897): Rapsodia op.79 no 2 in Sol min.

Rosa Maione (Aprea: VIII corso)

Johannes Brahms: Intermezzo op. 117 no 2 in Sib min.

Giancarlo Torone (De Fusco: VI corso)

Aleksandr Scriabin (1872-1915): Étude op. 42 no 4 in Fa#magg.

Marianna Nappo (Aprea: X corso)

Frédéric Chopin: Étude op. 10 n. 5 in Solb magg.

Valeria Lonardo

Claude Debussy (1862-1918): Pour le piano, suite
(Prélude, Sarabande, Toccata)

Antonella D’Argenio II livello (ex Aprea)

Francis Poulenc (1899-1963)
Française, d’après Claude Gervaise (16ème siècle)
Petite marche militaire (n. 3 da Suite Française)

Angelo Molinario (De Fusco: III propedeutico Pianoforte)

Camille Saint-Saëns (1835-1921): Étude Op.111 no 1 (tierces majeures et mineures)

Carlo Martiniello (Aprea: X Corso)

Francis Poulenc
IIème Intermezzo en réb majeur
Novelette No.1 en do majeur

Antonio Gomena (De Fusco: V Corso)

Aleksandr Scriabin: Cinquième sonate, op.53

Carlo Martiniello

Claude Debussy: Petit Suite (puor piano a quatre mains)
(En bateau, Cortège, Menuet, Ballet)

Carlo Martiniello – Antonella D’Argenio

Note introduttive
Il lettore di queste brevi note (che hanno la piccola pretesa di tracciare una via suggestiva all’ascolto dei tanti brani pianistici qui proposti) non storca il naso nel leggere, tra i titoli, tante indicazioni “en français”.
Non abbiamo certo inteso proporre, perché magari faceva più “chic”, una forzata traduzione dall’italiano di quei brani, notissimi, che hanno nomi già normalmente accettati nella nostra lingua.
Il filo rosso che ci ha guidati è l’idea che la cultura francese, e poi anche la scuola musicale di Francia, abbia permeato fortissimamente (non meno di quella viennese o tedesca) la civiltà europea della musica tra la prima metà dell’Ottocento e la prima del Novecento.
Ciò si riverbera, inevitabilmente, in quella grande fioritura di brani scritti in poco meno di cent’anni per lo strumento principe di quest’epoca musicale: il pianoforte.
Il polacco Frédéric Chopin, solo di transito a Parigi, vi rimase invece moltissimi anni divenendo ben presto emblema di Francia (e mutando, à la française, persino il proprio cognome Chopinski).
Le sue composizioni, per quanto intrise di spirito della propria terra, ebbero tutte nomi in sintonia con la nuova patria che lo accolse come un figlio: Valse, Polonaise, Étude….
Nella prima e celeberrima Ballade in Sol minore vengono colati molti degli stilemi della sua scrittura in un polittico di inaudita tensione armonica e drammatica, che lascerà per sempre il segno nella storia della musica a venire.
Prevengo l’obiezione del lettore: ma, in questa sequenza, che posto può essere assegnato a Domenico Scarlatti, che suonava il clavicembalo e per di più nel secolo (Settecento) precedente? Eppure, la riscoperta di Scarlatti al pianoforte (croce e delizia ieri e oggi di tanti pianisti) nasce proprio nella prima metà dell’Ottocento: e Frédéric Chopin ne faceva largo uso (insieme a pochissimi altri nomi, primo fra tutti il sommo Bach) coi propri allievi, stimandolo degno di una prassi didattica che ha poi ben attecchito nei tempi successivi.
L’amburghese Johannes Brahms nella nostra antologia è, lo ammettiamo, un pò l’eccezione che conferma la regola iniziale della “risciacquatura in Francia” di molta musica di matrice europea.
Vissuto prevalentemente in Germania, con una cultura che al massimo oscillava tra l’Austria, la Boemia e l’Ungheria, fu autore di coltissima forma non disgiunta da musicale e sanguigno pathos, come dimostra la Rapsodia in sol minore op.79 che ascolterete. E tuttavia l’Intermezzo in Sib minore dell’op.117, intimo e tardo soliloquio al pianoforte, tradisce senza meno la giovanile derivazione dal suo mentore Schumann, con una scrittura inquieta e fantastica pur nella cupezza del tratto di fondo… e forse, alla luce del nostro percorso di oggi, gli si potrebbe addirittura conferire la qualifica sul campo di nostalgico chansonnier.
Il russo Aleksandr Scriabin ebbe invece parecchio a che fare con la cultura francese, in primis, perché, da buon russo della seconda metà dell’Ottocento, il francese era la lingua dei russi “colti” per antonomasia; in secundis perché Frédéric Chopin fu, nella sua gioventù, l’alfa e l’omega della sua formazione musicale. E’ interessante l’accostamento tra i due études, nelle omologhe tonalità di Solb maggiore (Chopin, op.10) e Fa# maggiore (Scriabin, op. 42). Chopin adopera una scrittura neoclassica e brillante; Scriabin riparte dalla tensione armonica degli ultimi Nocturnes del polacco/francese e compone un piccolo poema grondante un inestinguibile desiderio. Si noti che anche quando egli darà alle stampe la sua fiammeggiante e visionaria quinta sonata, il cui preambolo è tutto un programma (“Je vous appelle à la vie, ô forces mystérieuses!….”) per le Editions Russes de Musique nel 1910 userà ancora, per la sua divulgazione (le Editions Russes erano a Berlino) l’idioma francese.
Claude Debussy è, senza meno, uno dei pilastri della musica europea a cavallo tra Ottocento e Novecento che ha di molto travalicato la sua matrice transalpina. La sua scrittura sinfonica (La Mer, Nocturnes) ed operistica (Pelléas et Mélisande) ha imposto l’uso di una tinta armonica rivoluzionaria, ma Debussy era anche orgoglioso del fatto che con la sua suite Pour le piano si era, a suo dire (e ben prima dei Jeux d’eau di Ravel) fatto un passo fondamentale in avanti, con una scrittura che produceva una sonorità dello strumento completamente nuova.
Debussy aveva una speciale predilezione per Chopin (riconoscendogli probabilmente una prima matrice “impressionistica”); altri stimoli alla sua estetica gli venivano dalla sensibilità per la musica “antica” dei suoi predecessori Rameau e Couperin, che sono alla base della sua “modalità” presente nel già citato Pour le piano contenente infatti, in chiave moderna, le vecchie forme del Prélude, della Sarabande e della Toccata.
Questo gusto per le forme dei secoli passati appartenenti alla propria tradizione transita, nella cultura francese, anche per Francis Poulenc.
Compositore di sensibilità armonica “moderna” aperta a tutte le tendenze (jazz incluso) dei primi trent’anni del Novecento, ma di straordinaria raffinatezza ed efficacia, fu compositore versato in tutti i generi e tuttavia, pur essendo egli stesso un ottimo pianista, scriverà relativamente poco per il suo strumento (la somma di tali composizioni supera di poco l’ora di ascolto).
La preziosa Française, (d’après Claude Gervaise) si rifà a melodie del 16° secolo.
Nella Petite marche militaire (n. 3 dalla Suite Française) sembra di risentire le piccole fanfare del 2° atto della Boheme pucciniana; gemme di valore assoluto sono infine la prima Novelette in Do (quasi una reminescenza in chiave moderna dell’album per la gioventù di Schumann) e il magnifico secondo Intermezzo in Reb, col suo languido andamento sincopato inframmezzato da caustiche dissonanze, antidoto alla paura di zuccherare un pò troppo… però con una qualità da chansonnier di altissima classe.
Questa qualità francese di mettere a volte troppo zucchero… fu rimproverata spesso a Camille Saint-Saëns, compositore solidissimo (e magnifico pianista, tra l’altro) e grande esponente della cultura musicale “accademica” al Conservatorio di Parigi.
Il primo dei suoi 6 Études Op.111 riprende il concetto chopiniano di “sciogliere in musica” un dettato tecnico allo strumento.
In questo caso il pretesto dell’esecuzione di terze maggiori e minori produce, con esito invero di grande caratura, un magnifico affresco in cui la sensibilità per il “colore” del tocco raggiunge magnifica dimostrazione.
L’ultimo tassello della nostra piccola, gioiosa festa musicale è l’elegante e fascinosa suite En bateau, in quattro movimenti, di Claude Debussy, per pianoforte a quattro mani.
Ci sia consentito di ringraziare i partecipanti tutti che hanno sostenuto, col loro lavoro, la nostra idea, e il gentile pubblico intervenuto, nella speranza di aver assolto ad una funzione insostituibile del nostro Istituto, che è quella di veicolare, col suono vivo, ciò che altrimenti rimarrebbe imprigionato sulla carta. Perché sia sempre avanti l’idea che, come diceva Hans Swarowsky, “La Musica non è quella di cui si parla, ma quella che si fa e si ascolta”.

Giuseppe De Fusco
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6 giugno, 2017 Posted by | Agenda Eventi, Auditorium Vitale, Avellino, Campania, Concerti, Conservatori di Musica, Conservatorio "D. Cimarosa", Italia, Musica, Musica classica, Musica da camera, Pianisti, Regioni | , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Martedì 17 dicembre al Conservatorio di Avellino Convegno-Concerto “Omaggio a Francis Poulenc”

Francis Poulenc 2Così Carmela Palumbo e Raffaella Perrotta, docenti del Conservatorio Cimarosa, diretto da Carmine Santaniello, ricorderanno martedì 17 dicembre Francis Poulenc.
Al Convegno che avrà inizio alle 16.30 nell’Auditorium “V. Vitale” prenderanno parte Raffaella Palumbo, docente di Storia ed Estetica della Musica del “Cimarosa”, con un intervento su musica e teatro, e Maria Giovanna Petrillo, docente di Lingua e letteratura Francese dell’Università degli Studi di Napoli “Parthenope” con un intervento su musica e poesia.
A moderare sarà la giornalista de “Il Mattino” Stefania Marotti.
Dalle 17.30 la giornata entrerà nel vivo con il concerto pianistico dedicato a Poulenc, che vedrà esibirsi, al fianco delle docenti, anche alcuni allievi del Conservatorio.

“E’ da alcuni anni – ci spiega Carmela Palumbo – che viene proposta questa iniziativa dedicandola sempre ad autori diversi, ma mantenendo centrale il rapporto che esiste tra musica e poesia. L’autore, di cui quest’anno ricorre il cinquantenario dalla morte, viene solitamente classificato come neoclassicista, ma io preferisco definirlo un “classico moderno” in ragione della presenza del percussivo, presente anche nell’ultimo brano in programma per il concerto, che fu composto nel 1920, con un chiaro richiamo a Bartok. Poulenc è un personaggio particolare nel panorama musicale del XX secolo: convinto sostenitore della musica francese, contrastava le avanguardie, anche quelle francesi; ha cominciato a farsi conoscere da giovanissimo, ma non è entrato mai in Conservatorio a causa della sua vicinanza, malvista dagli accademici, all’estetica di E. Satie”.

Ufficio Stampa
3935837525
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Programma

Brani di Poulenc ed interpreti

Embarquement pour Cythère: Marco Bruno e Priscilla Lauretano
Improvvisazioni n. 11 e n. 12 (dedicata a Schubert): Loris Ortolano
Improvvisi n.1, 2 e 3: Martina Ciuci
Suite pour piano: Giuseppe Matrisciano
Improvvisazioni n. 1, 2, 8, 13 e 15 (dedicata ad Edith Piaf): Panfilo Ginestra
Primo movimento dal Concerto per pianoforte e orchestra (nella versione per due pianoforti): Cristina Iuliano e Carmela Palumbo
Sonata per pianoforte a quattro mani: Carmela Palumbo e Raffaella Perrotta

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16 dicembre, 2013 Posted by | Agenda Eventi, Avellino, Campania, Concerti, Conservatori di Musica, Conservatorio "D. Cimarosa", Italia, Musica, Musica classica, Musica da camera, Pianisti, Regioni | , , , , | Lascia un commento

Venerdì 3 agosto si inaugura la mini-rassegna “Nel segno della donna” nell’ambito della XV edizione dei “Concerti d’estate di Villa Guariglia”

Caroline Haffner Murat

Venerdì 3 agosto, prenderà il via, nell’ambito della XV edizione dei “Concerti d’estate di Villa Guariglia”, promossi da Antonia Willburger, la mini-rassegna “Nel segno della donna”.
La serata prevede un doppio appuntamento: alle ore 19, nell’ambito del progetto “L’Arte della Felicità le ragioni del sentimento.Musica Arte poesia in una confluenza di versi, forme e suoni”, fortemente voluto da Barbara Cussino, dirigente dei Musei provinciali e per la progettazione della stessa Barbara Cussino, Vittoria Bonani e Floriana Gigantino, rispettivamente funzionarie del servizio Biblioteche e del servizio Musei, si svolgerà un reading poetico di versi di Carmen Grattacaso, Sigismondo Nastri, Francesco Iannone e Mario Fresa, con interventi coreografici a cura dell’Artestudio di Loredana Mutalipassi e la partecipazione del flautista Pasquale Occhinegro, neo-diplomato del conservatorio “G. Martucci” di Salerno, che punteggerà le letture con pagine di Claude Debussy, Francis Poulenc e Jacques Ibert.
A seguire verrà proiettato l’istant-movie firmato da Michele Schiavino ed Erminia Pellecchia, per la consulenza artistica di Pasquale De Cristofaro e Olga Chieffi, “Filmfelicità”, un viaggio nei Musei e nelle biblioteche della provincia di Salerno, prezioso corredo del catalogo pubblicato in occasione della mostra proposta dalla settore musei e Biblioteche della provincia di Salerno per la XLII edizione del Giffoni Film Festival.
Alle ore 21, il concerto di Caroline Haffner Murat, pianista con due cognomi altisonanti: il primo la riconosce erede del borgomastro salisburghese Sigmund Haffner, dedicatario della amata sinfonia mozartiana, il secondo discendente di Gioacchino Murat generale francese e re della città di Napoli, di cui s’innamorò perdutamente.
La Principessa si dividerà tra Fryderyk Chopin e Franz Liszt.
Il programma principierà con due notturni, il secondo in mi bemolle dell’op. 9 che ha il tono di una lettera amorosa per la fanciulla tenuta all’oscuro della fiamma suscitata in Chopin e il n.1 in do dell’opera 48 dalla conclusione tragica in cui si pensa al finale di Romeo e Giulietta.
Si continuerà con le due ballate, l’ op.38, caratterizzata da un’evidente simmetria strutturale, fondata sull’alternarsi di sezioni fra loro spiccatamente contrastanti, e da uno straordinario lussureggiare di modulazioni, mediante enarmonie, di quinte eccedenti, di appoggiature, di ardite dissonanze nuovissime per l’epoca e l’op. 47, una delle composizioni chopiniane più complete, in cui l’abituale contrasto è molto meno netto, il pathos meno accentuato, il tono nel complesso assai meno tragico, col suo vivo, ben marcato ritmo di danza che sostiene l’intera composizione.
La pianista ha scelto, quindi, di eseguire lo Scherzo n. 2 op. 31 in Si bemolle minore, sicuramente il più popolare, assai articolato e complesso nell’architettura e nell’armonia, con una ampia gamma di intonazioni, e caratteri espressivi che vi si susseguono senza soluzione di continuità.
A seguire, i primi tre preludi dell’ op. 28: il primo, in do maggiore Agitato, che ci riporta alla mente il primo preludio del Clavicembalo ben temperato di Bach, costruito sulla ripetizione modulante di un’unica figurazione, il secondo in La minore un Lento, a lungo considerato la più problematica composizione di Chopin, per le arditezze armoniche dell’accompagnamento, per la staticità della melodia e per la sconsolata mestizia dell’insieme, e per chiudere il terzo in Sol maggiore, un Vivace caratterizzato da un fluente ostinato affidato alla mano sinistra, mentre la destra esegue una delicata melodia a valori prevalentemente lunghi.
Ancora due ballate concluderanno il lungo omaggio al genio polacco, la prima op. 23, una delle sue opere più selvagge e caratteristiche, il cui attacco in La bemolle maggiore è la celebrata sesta napoletana, la “blue note” melanconica del tempo, e l’ultima, l’op. 52, un magnifico poema polifonico di modernità assoluta, il cui sfondo impreciso e nostalgico ha carattere quasi impressionista.
Finale en travesti con le melodie popolari di Venezia e Napoli, supplemento al secondo volume degli Anni di pellegrinaggio di Franz Liszt.
Due le visioni veneziane, Gondoliera, parafrasi della canzone “La biondina in gondoleta” e Canzone, fantasia su “Nessun maggior dolore” dall’Otello di Rossini, mentre l’immagine di Napoli è affidata alla Tarantella, spettacolare e tumultuosa scorribanda tra i vicoli, da cui non poteva non provenire una mandolinata ispirata da un tema di Cottrau.

Ingresso libero

Per info.:
CTA di Vietri sul Mare
Piazza Matteotti
84019 Vietri sul Mare .
tel. e fax: 089 211285
ctavietri@libero.it
cta@comune.vietri-sul-mare.sa.it
www.eventsandmusic.it

E’ disponibile una navetta per i concerti in partenza alle ore 20 dal teatro Verdi di Salerno, con ritorno dopo il termine del concerto.

L’ ufficio stampa:
Concita De Luca
cell.:393/9034488
Olga Chieffi
cell.:347/8814172

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1 agosto, 2012 Posted by | Cinema, Letteratura, Musica, Musica classica, Musica da camera, Pianisti | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

La prima parte del “Maggio della Musica” si chiude con l’ ottimo concerto dell’Ensemble Wien-Berlin accompagnato da Michele Campanella

Foto Flaviana Frascogna

L’ ultimo appuntamento, prima della pausa estiva, della rassegna Maggio dei Monumenti-Maggio della Musica, era particolarmente atteso sia per il fatto che avrebbe dovuto svolgersi all’aperto, nel Giardino di Villa Pignatelli, sia per la caratura dei protagonisti, l’Ensemble Wien-Berlin, quintetto di fiati formato da prime parti provenienti dalla Filarmonica di Vienna e dalla Filarmonica di Berlino, ed il pianista Michele Campanella, anche direttore artistico della manifestazione.
Purtroppo il tempo abbastanza instabile ha consigliato l’organizzazione a ripiegare sulla consueta veranda neoclassica ma, considerando l’umidità della serata, per gli strumenti è stato un bene, mentre gli spettatori hanno comunque usufruito di un’ aria condizionata molto ben calibrata.
Il programma si è aperto con il Quintetto a fiati in mi bemolle maggiore, op. 88 n. 2 (dai Sei quintetti per fiati, pubblicati a Parigi nel 1817), del boemo naturalizzato francese Antonín Reicha (1770-1836), noto per essere stato fra i primi a fornire un corposo repertorio a questo particolare organico cameristico.
A seguire un capolavoro non molto conosciuto della produzione mozartiana, il Quintetto per pianoforte e fiati in mi bemolle maggiore K. 452, che conobbe il suo esordio nel 1784 a Vienna, in una delle cosiddette Accademie, concerti-fiume dove Mozart era allo stesso tempo autore, solista, direttore d’orchestra ed organizzatore, e dai cui proventi dipendevano in grossa misura le sue traballanti finanze.
Tanto per avere un’idea, insieme al quintetto, in quella occasione furono proposti un concerto per fortepiano, tre sinfonie, tre arie e una improvvisazione.
Dopo l’intervallo, largo alla musica del Novecento, rappresentata dalle 6 Bagatelle per quintetto di fiati dell’ungherese György Ligeti (1923-2006) e dal Sestetto per pianoforte e quintetto a fiati del francese Francis Poulenc (1899-1963).
Le prime appartenevano, in origine, ad una raccolta di 12 Bagatelle per pianoforte, scritte fra il 1951 ed il 1953, sei delle quali furono trascritte per un quintetto di fiati e sono costituite da pezzi molto brevi, ma ricchi di difficoltà esecutive.
In esse si possono riscontrare, fra l’altro, numerosi echi della tradizione popolare, in quanto Ligeti, come il connazionale Bartók (al quale è dedicata la Bagatella n. 5), approfondì tale repertorio, in particolare quello legato al folclore rumeno.
Per quanto riguarda il Sestetto di Poulenc conobbe una prima versione, poi andata perduta, che risale al periodo 1931-32, mentre una seconda, quella eseguita anche in questa occasione, venne completata nel 1939, per essere poi proposta ufficialmente al pubblico l’anno successivo.
Nei tre movimenti che compongono il Sestetto, si può apprezzare il tipico stile del compositore francese che, come ha sottolineato il maestro Campanella nella sua breve introduzione al concerto, contrapponeva la mai rinnegata melodia alle istanze musicali moderne, dando vita a risultati particolarmente efficaci ed originali.
Uno sguardo ora agli interpreti, partendo dal quintetto di indiscutibile valore, formato da Wolfgang Schulz (flauto), Hansjőrgen Schellenberger (oboe), Norbert Täutl (clarinetto), Richard Galler (fagotto) e Stephan Dohr (corno), che ha evidenziato un suono nitido e privo di sbavature, ed un’intesa perfetta, dalla quale traspariva un piacere di fare musica insieme, recepito anche dal numerosissimo pubblico presente.
Dal canto suo, Michele Campanella si è integrato perfettamente in un complesso ben rodato come l’Ensemble Wien-Berlin, al punto che era difficile credere che stessero suonando insieme per la prima volta.
In conclusione un concerto interessante e piacevole, degna conclusione della prima parte di una prestigiosa rassegna ormai radicata nel panorama musicale napoletano.

Marco del Vaglio

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9 luglio, 2011 Posted by | Concerti, Maggio della Musica, Musica, Musica classica, Musica da camera, Napoli, Villa Pignatelli | , , , , , , , | Lascia un commento

Venerdì 8 luglio il coro Stockholm Poulenc Ensemble ospite a Capri della rassegna “Concerti al Tramonto”

Critica Classica di Marco del Vaglio:

Dopo lo strepitoso successo dell’ultimo concerto che ha visto protagonista l’applauditissima violinista Janine Jansen, continua la rassegna Concerti al Tramonto a Villa San Michele con un’altra esibizione da non perdere.
Venerdì 8 luglio, alle ore 20.00, infatti, sempre all’interno dell’antica cappella, la quarta serata della kermesse, porterà la firma dello Stockholm Poulenc Ensemble, poderoso coro di più di una quindicina di elementi, che diretti dal M° Sonny Jansson, affronterà un repertorio dedicato ai madrigali di Gesualdo e Monteverdi, ai brani dei compositori Brahms, Debussy e Poulenc, alle cantate del norvegese Nystedt e di autori della tradizione romantica svedese, tutto eseguito interamente a cappella.
Un’occasione unica, colta dall’organizzazione della fondazione svedese diretta da Peter Cottino, di poter ospitare il gruppo per uno degli appuntamenti della rassegna musicale anacaprese, essendo già in tournée in Italia per una lunga serie di attesi spettacoli.

Fondato dal direttore Sonny Jansson e dalla corista Viveka Holm, originariamente creata per esibirsi durante la celebrazione del centenario della nascita di Poulenc nel 1999, l’ensemble ha ampliato, nel tempo, il proprio repertorio dedicato a compositori francesi e scandinavi del ventesimo secolo, con madrigali italiani.
Vincitore di prestigiosi riconoscimenti e ospite delle manifestazioni più importanti, il coro da camera indipendente lavora regolarmente con alcuni tra i musicisti più noti della Svezia, come i pianisti Roland Pöntinen, Staffan Scheja e Love Derwinger, il violinista Tobias Ringborg e il clarinettista Staffan Mårtensson.

La rassegna Concerti al Tramonto, realizzata con il sostegno del Consiglio della Cultura dello Stato Svedese, con il patrocinio dell’Ambasciata di Svezia e con il contributo di Progetto Piano, si svolgerà ogni venerdì fino al 12 agosto e ospiterà una straordinaria varietà di artisti, accomunando la cultura italiana a quella svedese.

Per l’acquisto dei biglietti (prezzo € 15,00; ridotto ragazzi e studenti € 5,00) basta recarsi alla biglietteria dalle 18,30 – il bar Café Casa Oliv in occasione del concerto resterà aperto – o, in prevendita, presso il bookshop del museo, tutti i giorni dalle 9 alle 18.

Per informazioni

Ufficio stampa
Luca Grossi
Villa San Michele
V.le Axel Munthe 34
80071 – Anacapri (NA)
Tel.: +39 081 837 1401
Fax: +39 081 837 3279
sito web: www.villasanmichele.eu

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6 luglio, 2011 Posted by | Agenda Eventi, Canto, Capri, Concerti, Musica classica | , , , , , , , , , | Lascia un commento

Martedì 5 luglio l’Ensemble Wien-Berlin al Maggio della Musica con il pianista Michele Campanella

Critica Classica di Marco del Vaglio:

Martedì 5 luglio, alle ore 21.00, nel Giardino di Villa Pignatelli, l’appuntamento più atteso della quattordicesima edizione del Maggio della Musica.
Protagonisti della serata l’Ensemble Wien-Berlin, quintetto di fiati dalle straordinarie qualità e il pianista Michele Campanella.
L’Ensemble, composto dalle prime parti delle Orchestre Filarmoniche di Vienna e Berlino, suona regolarmente con il pianista Maurizio Pollini e ha preso parte al progetto Pollini dedicato a Mozart, realizzato a Vienna nel 2006.
Ma è noto in tutto il mondo anche per essere stato affiancato negli anni da molti artisti di cinema.
Catherine Deneuve, per esempio, ha realizzato con loro per la DGG le Chansons de Bilitis di Debussy.
La loro storia comincia oltre 25 anni fa, anche se negli anni il gruppo ha subito delle trasformazioni.
Dal 2009, per esempio, non c’è più lo storico responsabile, il fagottista Milan Turkovic. Attualmente l’Ensemble è formato da Wolfgang Schulz, primo flauto della Filarmonica di Vienna, solista di fama internazionale che ha collaborato con alcuni grandi della musica come Abbado, Karajan, Maazel, Vegh, Ozawa e come partner dei quartetti Alban Berg e Hagen; Hansjőrgen Schellenberger, primo oboe dei Berliner fino al 2001, fondatore e direttore dell’Haydn Ensemble Berlin, ha suonato con i direttori Giulini, Muti, Karajan; Norbert Täutl primo clarinetto della Filarmonica di Vienna, solista del Vienna Chamber Ensemble e dell’Ottetto di Vienna; Richard Galler, primo fagotto della Filarmonica di Vienna, svolge attività solistica e da camera i tutto il mondo, ha collaborato con i direttori Frühbeck de Burgos, Prêtre, Sawallish, Hager, è professore di Salisburgo e dal 2004 all’Università di Vienna; Stephan Dohr, primo corno dei Berliner, ha suonato con Baremboin, Rattle, Abbado, Norrington, Metzmacher, Harding.
Ha tenuto masterclass al Conservatorio di Parigi e alla Chigiana di Siena.
Con i Wien-Berlin suonerà il maestro Michele Campanella, che è anche direttore artistico del Maggio della Musica.
“Hanno insistito perché mi esibissi con loro e lo faccio volentieri” ha dichiarato Campanella che quest’anno ha firmato il suo primo programma per il Maggio riscuotendo grandi consensi di pubblico e di critica.
Il programma di martedì 5 luglio prevede l’ascolto di Wolfgang Amadeus Mozart, Quintetto KV 452 per pianoforte, oboe, clarinetto, corno e fagotto; di György Sándor Ligeti, 6 Bagatelle per quintetto e fiati, di Antonín Reicha, Quintetto a fiati op. 88 n. 2, di Francis Poulenc, Sestetto per pianoforte e quintetto a fiati.

L’Associazione Maggio della Musica è presieduta da Luigia Baratti.
Main sponsor BNL-Gruppo BNP PARIBAS.

Costo del biglietto
Intero: 20 euro
Ridotto: 15 euro

Biglietteria
Villa Pignatelli (da un’ora prima dell’inizio del concerto) e nelle prevendite abituali

Ufficio Stampa
Raffaella Tramontano
Cell.: 392 8860966 / 338 8312413
e-mail: raffaella.tramontano@libero.it

Associazione Maggio della Musica
Via Domenico Fontana 39
80128 Napoli
Tel/fax: 081 6131338
e-mail: maggiodellamusica@libero.it
sito web: www.maggiodellamusica.it

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3 luglio, 2011 Posted by | Agenda Eventi, Concerti, Maggio della Musica, Musica classica, Napoli, Prima del concerto, Villa Pignatelli | , , , , , , , | Lascia un commento

   

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