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Taccuino personale di Francesco Canessa:BETULIA LIBERATA CON MUTI A SALISBURGO

Con Muti a Salisburgo
LA BETULIA LIBERATA  2 VOLTE

“Betulia liberata” non sta fra le eccellenze di Mozart, che la compose a 15 anni su commissione d’un nobile italiano, il Principe Giuseppe d’Aragona, incontrato a Padova durante il primo suo viaggio in Italia. E il fatto che fosse denominata <azione sacra> non era fin oggi bastato a darle veste teatrale manco a Salisburgo, che nel <tutto Mozart> della stagione celebrativa del 2006 l’aveva eseguita in forma di oratorio, secondo tradizione. Era del resto questa la destinazione del testo  metastasiano datato 1734 e come tale messo e rimesso in musica più volte, prima che l’avesse tra le mani Wolfango. Tra i predecessori, c’è l’aversano Niccolò Jommelli, apparso agli occhi del ragazzo circonfuso di gloria quando l’aveva conosciuto a Napoli, al San Carlo mentre provava una sua nuova opera, “Armida abbandonata”. Di qui l’idea del Festival di Pentecoste di Salisburgo giunto al penultimo appuntamento del progetto quinquennale dedicato alla Scuola Musicale di Napoli e affidato a Riccardo Muti, di mettere l’uno accanto all’altro i due lavori, il primo finalmente in forma scenica, il secondo in quella originaria dell’oratorio.  Le cronache che accompagnano la storia della musica ci raccontano d’una antica iniziativa parigina egualmente modellata, con Gluck e Piccinni messi a confronto su una Iphigénie en Tauride data da musicare a entrambi. Il napoletano perse nettamente, ma la contesa si trasformò in querelle politica tra la borghesia intellettuale che stava con Gluck e l’aristocrazia conservatrice, solidale con la regina Maria Antonietta, che tifava per Piccinni. Nulla di tutto ciò a Salisburgo, ove onesta intenzione era quella di esplorare sul campo il grado di influenza della Scuola napoletana nella formazione del giovane Mozart, riconosciuta in dottrina dalla maggioranza degli studiosi. Esito felice, con pubblico egualmente plaudente all’una e all’altra Betulia e puntuale standing ovation  per Riccardo Muti, che il progetto ha realizzato con intensa passione, ma in perfetto equilibrio con il severo rispetto dello stile che, specie nel repertorio classico, gli è congeniale. Esito altresì interessante, per la conferma di un legame di continuità che anche l’orecchio di ascoltatore non dotto, ma soltanto attento, percepisce con naturalezza. Se Mozart raccoglie una qualche eredità, certamente l’esalta rinnovandola sino a trasformarla in puro classicismo, anche attraverso l’abbandono delle persistenti scorie del barocco. Ma non ancora lo fa nell’adolescenziale tentativo della Betulia, che incredibilmente appare meno classica e più barocca di quella del compositore aversano, che pure è nata circa 30 anni prima. Jommelli era nella piena maturità e ricco di esperienze europee, tra cui quella lunghissima alla corte dei Wurttemberg a Stoccarda, ove aveva guidato una orchestra di qualità storica al pari di quella di Mannheim. E se ne avverte il segno nella sua Betulia, ricca nella parte orchestrale, dall’ouverture alle introduzioni delle arie, quanto non lo è la sorella mozartiana, che insiste sui lunghi recitativi e sulle arie tripartite di antico modello. Ne consegue che in quest’ultimo caso gli interpreti vocali abbiano avuto maggior risalto, con prevalenza femminile imposta da Maria Grazia Schiavo, vocalista e interprete di gran classe, e dalla giovanissima Alisa Komosova, Giuditta. Un aiuto cospicuo a superare la lentezza narrativa si deve alla regia di Marco Gardini.   In Jommelli spicca il contraltista Terry Wey che ha voce morbida ed espressiva, qualità difficilmente reperibili tra i molti giovanotti che hanno riportato in voga questa corda. Molto bene l’Orchestra Cherubini, in continua crescita qualitativa, che come il coro viennese di Walter Zeh passa con disinvoltura da una Betulia all’altra.

Francesco Canessa

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28 maggio, 2010 Posted by | Agenda Eventi, Arte, Cantanti, Canto, Cultura, Direttori d'orchestra, Festival, Francesco Canessa, Giornalisti, Musica, Riccardo Muti, Salzburger Festspiele | , , , , , , , | Lascia un commento

Taccuino personale di Francesco Canessa: SALISBURGO: BROGLI AL FESTIVAL DI PASQUA

SALISBURGO: BROGLI AL FESTIVAL DI PASQUA

( da Il Mattino del 24/2/2010 )

Indagini, brogli e miti che crollano: non è italiano il primato, come noi stessi ci affanniamo a proclamare con ipocrita amarezza. Anche tra i più irreprensibili vicini europei, la Procura bussa alla porta di chi mai lo si sarebbe immaginato. In Austria è la volta del Festival di Salisburgo, quello di Pasqua fondato da Karajan e affidato prima e dopo la sua morte alla più grande orchestra del mondo, i Filarmonici di Berlino ed ai direttori a lui succeduti,  Claudio Abbado a Simon Ratte.
“Destituito senza preavviso” e indagato dalla magistratura per consistenti reati è l’amministratore delegato Michael Dewitte, l’organizzazione del Festival, travolta dallo scandalo e senza un euro in cassa, è andata in tilt. Dalla Germania s’è fatta subito avanti Baden Baden – la storica stazione termale – per accaparrarselo con i suoi concerti, le sue opere e i suoi Berliner. Ipotesi appena scongiurata, come assicura una lettera in data 10 febbraio inviata dal Commissario straordinario Peter Raue ai soci della “Verein der Forderer der Osterfestspiele” l’Associazione dei Sostenitori che versano annualmente una ricca quota per assicurarsi la prelazione sui biglietti in vendita.  Molti sono in Italia, il loro numero è il più alto dopo Germania e Austria e prima di Stati Uniti e Gran Bretagna, così che la lettera è redatta anche in italiano. Essa spiega con chiarezza – e qui sta forse la differenza con i pasticci di casa nostra – “ le turbolenze che hanno investito il Festival di Pasqua di Salisburgo” e  racconta dell’intervento della Società di revisione Audit Services Austria, dell’allontanamento dell’amministratore Dewitte e della consegna dei libri al Tribunale. Il vanto di questo Festival era di vivere di suo, senza contributi pubblici, coprendo il budget per il 71% con quote associative e biglietti, 17% con gli sponsor ed il resto con l’apporto di Eliette von Karajan e della Fondazione intitolata al marito, destinataria dei tuttora ricchissimi diritti discografici. In conseguenza, il signor Dewitte ha gestito senza soverchi vincoli e con qualche liberalità ( “…in contrasto con i suoi doveri si era concesso pagamenti di somme notevolmente elevate.” ) fin quando indagini e intercettazioni – di cui la lettera non parla, ma ne hanno scritto i giornali – hanno portato alla sua incriminazione con conseguente fuga all’estero e alla nomina del Commissario. Ora per salvare il Festival e il suo inestimabile valore nell’economia della città, subentrano nella società Osterfestspiel GmbH Salzburg la Regione, il Municipio e il Fondo per il Turismo con il 25% ciascuno mentre il restante 25 % resta alla Fondazione Karajan. La cifra impegnata complessivamente dai tre enti è modesta, appena un milione di Euro, così che l’apporto dei Sostenitori resta essenziale, dovrà continuare allo stesso ritmo di prima, auspica in conclusione il Commissario. Il tutto a partire dal 2012. L’edizione del 2011 è probabile che salterà, quella di quest’anno è salva, forse con qualche costoso protagonista in meno. Comincia tra poco, il 27 marzo, i signori soci e spettatori ne sapranno di più – promette la lettera – a Salisburgo, tra la domenica delle Palme e quella di Pasqua.

Francesco Canessa

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7 marzo, 2010 Posted by | Art, Arte, Austria, Direttori d'orchestra, Festival, Herbert von Karajan, Music, Musica, Salisburgo, Salzburger Festspiele | , , | Lascia un commento

   

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