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Domenica 18 settembre a Palazzo Zevallos il ciclo dell’Associazione Alessandro Scarlatti “I suoni della storia” ospita il Quartetto Gagliano ed il chitarrista Edoardo Catemario

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Domenica 18 settembre, alle ore 11.30, nella splendida sede di Gallerie d’Italia – Palazzo Zevallos Stigliano (via Toledo, 185 – Napoli), secondo appuntamento del ciclo “I suoni della storia” intitolato “1916: Musiche dal naufragio”.
Traendo spunto dal centesimo anniversario della scomparsa di Enrique Granados, perito nell’affondamento del piroscafo Sussex durante la Prima Guerra Mondiale, la rassegna spazia all’interno del grande repertorio della musica ispanica o ispirata alle tradizioni spagnole.

Protagonista del concerto sarà il Quartetto Gagliano, che aprirà con il Quartetto n.1 di Arriaga, autore ingiustamente poco conosciuto, che è stato definito “il Mozart spagnolo”.
Seguirà il celebre Quintetto di Boccherini “Fandango”, che vede la illustre partecipazione di Edoardo Catemario alla chitarra.

La rassegna presenta la consueta interazione tra musica e parola, con letture che inquadrano poeticamente e culturalmente i programmi musicali, evidenziando per contrasto lo smarrimento dell’individuo al cospetto dei grandi avvenimenti storici.
L’attore Raffaele Ausiello leggerà brani tratti da “Trafalgar” di Benito Pérez Galdós, e poesie di Federico García Lorca e Luis Cernuda, scelte ed in parte tradotte per l’occasione da Encarnación Sánchez García e Diana Gargano.

Biglietto unico: 5 Euro

Infoline
081 406011
www.associazionescarlatti.it

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Domenica 18 settembre 2016
Gallerie d’Italia – Palazzo Zevallos Stigliano – ore 11.30
“I Suoni della Storia” – “1916: Musiche dal naufragio”, nell’anniversario della scomparsa di Enrique Granados

Programma

Quartetto Gagliano
Carlo Dumont e Sergio Carnevale, violini
Gianfranco Conzo, viola
Raffaele Sorrentino, violoncello

Edoardo Catemario, chitarra
Raffaella Caianiello, nacchere
Raffaele Ausiello, voce recitante

Juan Crisóstomo de Arriaga ( 1806 – 1826): Quartetto n.1 in re minore

Luigi Boccherini: Quintetto con chitarra in re maggiore G.448 “Fandango”

Quartetto Gagliano
quartetto-gagliano-foto-2Il Quartetto d’archi Gagliano, che con il proprio nome rende omaggio alla più celebre famiglia di liutai napoletani, vede confluire al suo interno consolidate esperienze cameristiche e precedenti esperienze professionali nell’ambito della musica da camera: i violinisti Carlo Dumont e Sergio Carnevale, il violista Gianfranco Conzo ed il violoncellista Raffaele Sorrentino.
La prima formazione iniziò a lavorare insieme nel 1987 grazie all’incoraggiamento del Gabrieli String Quartet di Londra, seguendo i “Corsi di Perfezionamento Strumentale e di Interpretazione Musicale” a Sermoneta e suonando al Festival Pontino.
Nel 1995, dopo essere stato ascoltato dal Quartetto Alban Berg, il quartetto è stato invitato a perfezionarsi con loro presso la Musikhochschule di Lubecca (Germania), lavorando con Günter Pichler, Thomas Kakuska e Valentin Erben.
Nel 1997 grazie all’ “Amadeus Scholarship Fund”, gli viene assegnata una borsa di studio che gli consente di studiare con il Quartetto Amadeus presso la Royal Academy of Music di Londra.
Parallelamente all’attività didattica, il quartetto ha svolto attività concertistica, suonando nelle principali città europee (Londra, Ginevra, Lubecca, Amsterdam, Barcellona, Roma, Parigi, Lugano, Sofia, Bruxelles, Budapest), tenendo sia recital, che cicli monografici (Boccherini 2005, Mozart 2006, Haydn e Mendelssohn 2009, Schumann 2010), partecipando a tournée e festival internazionali.
Interprete del più significativo repertorio quartettistico, il Quartetto Gagliano suona sovente con strumentisti ospiti, con cui collabora in diverse formazioni dal quintetto all’ottetto, tra cui si ricorda Bruno Giuranna, Antony Pay, Ursula Hollinger, Peter-Lukas Graf, Jean-François Tollier, Alessandro Carbonare, Bruno Mezzena.
Il quartetto, il cui repertorio spazia da “L’Arte della Fuga” di J. S. Bach fino alle più recenti avanguardie, con l’obiettivo di ampliare il repertorio tradizionale, si dedica costantemente al lavoro di ricerca per la riscoperta della musica da camera di autori di scuola napoletana (Giuseppe Martucci, Franco Alfano, Alessandro e Achille Longo, Mario Pilati, etc.), eseguendo e registrando lavori spesso inediti.
Nella stagione 2013/14 il quartetto ha presentato, partendo dal Festival di Cartagine (Tunisi), un programma di raro ascolto dedicato al percorso che, dalle prime forme strumentali cinquecentesche a quattro voci, conduce fino al ‘700 alla nascita del quartetto d’archi in Italia.
Nel 2014 l’International Yehudi Menuhin Foundation ha invitato il quartetto a suonare Rossini, Verdi e Puccini in occasione dell’annuale gala di fine anno, presso il Théatre du Parc di Bruxelles.
Per la stagione 2015/16 il quartetto Gagliano è Quartet in Residence presso il Centro di Musica Antica “La Pietà de’ Turchini” di Napoli, con un programma rivolto alla didattica e alla produzione di progetti speciali (tra cui Gli ultimi quartetti di Beethoven e la Scuola Napoletana).

Edoardo Catemario

Foto Quagli

Foto Quagli

Nato a Napoli, ha intrapreso lo studio della chitarra all’età di cinque anni.
Ha studiato dapprima con Salvatore Canino, poi con Pedata, Tomás, Aruta e Maria Luisa Anido.
Pianoforte e analisi con Titina De Fazio ed interpretazione con i compositori latinoamericani Leo Brouwer e Oscar Casares.
Chitarrista estremamente versatile, passa con disinvoltura dal repertorio romantico (suonato su strumenti originali) a quello barocco , al novecento storico alla musica contemporanea e d’avanguardia.
Il suo repertorio include una enorme quantità di pezzi solistici, oltre che la quasi totalità del repertorio da camera e 42 concerti per chitarra ed orchestra.
Vanta al suo attivo numerosi primi premi di concorsi nazionali ed internazionali.
Ha vinto, tra l’altro, il primo premio dei prestigiosissimi concorsi “Andrés Segovia” di Almuñecar (Granada) nel 1991 e di Alessandria nel 1992.
Catemario si è esibito in concerti, emissioni radiofoniche e televisive nonché nei maggiori festival di musica da camera ed è apparso in numerose trasmissioni televisive e radiofoniche per le maggiori reti nazionali europee TVE2 (Spagna), RTF3 (Francia), RAI1 e RAI3 (Italia).
Ha suonato in prima assoluta composizioni a lui dedicate tra cui: “El Kalasha de AValokitesvara” di Eduardo Morales Caso, “Drei lieder” di Alexander Mullenbach, “Cuadernos de Danzas” di Mauricio Sotelo, “Memorie di una maschera” di Patrizio Marrone”, “Carpe Diem” di Gerard Drozd“ e “I racconti di Mamma Orca” di Roberto De Simone.
E’ stato ospite in qualità di solista di grandi orchestre ed affianca alla sua carriera da solista una intensa attività cameristica.
La sua produzione discografica include lavori per: DECCA records, ARTS Music e Koch Schwann.
Le sue registrazioni hanno vinto numerosi premi della critica fra le quali: Cinque stelle di “Musica” (Italia), Scelta del mese di CD classica (Italia), Scelta dell’editore di Guitart (Italia), Joker di Crescendo (Belgio) fra le altre…
Nel Gennaio 2004 la sua incisione del Concerto n.1 di Giuliani è stata allegata al BBC Music Magazine.
Ha tenuto Master Classes in Germania, Francia, Spagna, Italia, USA, Regno Unito, Australia ed Austria.
Ha collaborato con il Mozarteum di Salisburgo durante la “Sommer Akademie” tra il 2001 ed il 2007 e con La Royal Academy di Londra dove viene regolarmente invitato.
E’ stato titolare della cattedra di perfezionamento ed interpretazione presso il “Conservatoire International de Paris” (Parigi, Francia) dal 1995 fino al Giugno del 2001.

Raffaele Ausiello
raffaele-ausielloInizia e continua la sua formazione tra Torre del Greco e Napoli.
Laureato in Lettere Moderne e specializzato in Filologia Moderna, fin dai tempi del Liceo, contemporaneamente agli studi, intraprende e approfondisce il mestiere e l’arte della recitazione con il prof. Nicola Di Lecce, il prof. Antonio Borriello (noto esperto di Samuel Beckett), Carlo Cerciello (direttore del Laboratorio Teatrale Permanente del Teatro Elicantropo di Napoli).
Segue stages e workshops tenuti da Renato Carpentieri, Orlando Cinque, Cesar Brie, Nicole Kerberger, Anna Redi, Paola Tortora, Michele Monetta, Pierpaolo Sepe, Armando Punzo, Davide Iodice, Pino Carbone, e tanti altri.
In Teatro è stato diretto, tra gli altri, da Carlo Cerciello (lavorando anche al fianco di Isa Danieli), Renato Carpentieri, Luciano Melchionna, Francesco Saponaro, Pino Carbone, Raffaele Di Florio, Walter Manfré, Giovanna Facciolo, Anna Redi.
Nel 2010, assieme a Giuseppe Cerrone, Stefano Ferraro, Aniello Mallardo e Antonio Piccolo fonda il collettivo teatrale Teatro in Fabula, che oltre ai vari impegni teatrali ha collaborato con Lorenzo D’Amelio alla formazione del cast de “L’evento”, un lungometraggio indipendente girato nel Sannio nel 2013.
Oltre che ne “L’evento”, è stato protagonista e coprotagonista in diversi cortometraggi, nonché nel lungometraggio “Nei molti Mondi”, un videodramma a spettatore unico di Guido Acampa e Gabriele Frasca, proiettato alla Galleria Civica di Modena e prossimamente edito dalla Sossella Editore.
In televisione va citata almeno la partecipazione come attore guest nel ruolo di Fabrizio Jovinelli in una decina di puntate (2008) della soap di RAI3”Un posto al sole”.
Per la sua attività teatrale ottiene il Premio Nike come attore emergente nel 2010 e il Premio Domenico Rea nel 2012.
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15 settembre, 2016 Posted by | Agenda Eventi, Associazione "A. Scarlatti", Associazioni Musicali, Campania, Concerti, Italia, Musica, Musica classica, Musica da camera, Napoli, Poeti, Regioni | , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Mercoledì 7 settembre “Il Barbiere di Siviglia” del Conservatorio di Benevento approda al Teatro di Corte della Reggia di Caserta

Critica Classica di Marco del Vaglio:

Mercoledì 7 settembre, alle ore 20.30, presso il Teatro di Corte della Reggia di Caserta, andrà in scena Il Barbiere di Siviglia, opera buffa in due atti di Gioachino Rossini, su libretto di Cesare Sterbini, tratto dalla commedia omonima di Beaumarchais.
Allievi ed ex-allievi delle classi di canto del Conservatorio “Nicola Sala” di Benevento, sotto la regia di Emanuele Di Muro, accompagnati dall’orchestra e dal coro del Conservatorio, diretti dal maestro concertatore Francesco Ivan Ciampa, si misureranno con l’opera forse più conosciuta del compositore pesarese.
L’allestimento prodotto dal Conservatorio di Benevento coniuga la vicenda di Figaro, ambientata nella Siviglia del XVIII secolo, con la guerra civile spagnola dei primi del novecento.
L’azione teatrale si svolge il 20 agosto del 1936, giorno dell’annuncio della morte del poeta Federico García Lorca, assassinato dalla guardia civile franchista.
Se in Rossini è vivamente ritratta la realtà sociale dell’uomo scaturita dalla rivoluzione francese, attraverso personaggi che incarnano il nuovo spirito borghese che si sostituisce al vecchio mondo aristocratico, la messa in scena sannita, in un’atmosfera dalle sfumature picassiane, cerca di approfondire il lato meno comico del Barbiere, dando ampio respiro allo stato psicologico del personaggio di Rosina.
La scelta stilistica di questo allestimento si riflette inoltre sul ritorno alla prassi tipicamente ottocentesca di sostituire l’aria della lezione (“Contro un cor che accende amore”) con altri pezzi celebri: sarà la romanza da camera Ninna Nanna di Siviglia del poeta García Lorca che Rosina canterà nel secondo atto.
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Il Barbiere di Siviglia
Melodramma buffo in due atti di Gioachino Rossini su libretto di Cesare Stermini (dalla commedia omonima di Pierre-Augustin Caron de Beaumarchais)

Personaggi ed interpreti

Il Conte d’Almaviva: Gianluca Bocchino
Bartolo, dottore in medicina: Luciano Matarazzo
Rosina, pupilla di Bartolo: Angela Giovio
Figaro, barbiere: Raffaele Raffio
Basilio, maestro di musica: Davide Giangregorio
Fiorello/Un Ufficiale: Anton Gryvniak
Berta, cameriera di Bartolo: Mina Troiano

Orchestra e Coro del Conservatorio “Nicola Sala” di Benevento
Cembalo: Carla D’Onofrio
Maestro concertatore e direttore d’orchestra: Francesco Ivan Ciampa
Maestro del coro: Adriana Accardo;
Regia: Emanuele Di Muro
Scene: Brunella De Laurentis
Realizzazione: Alessandro Calabrese
Costumi: Sartoria Angelina De Rita
Luci: M.A.C. Service di Francesco Giordano e Alessandro Caso
Collaboratori al pianoforte: Rossella Vendemia, Tommaso Lepore, Carla D’Onofrio
Assistente alla regia: Maya Martini
Chitarrista in scena: Lorenzo Marino
Sound design: Massimo Varchione

Note di regia a cura di Emanuele Di Muro

Il Laboratorio Lirico-Orchestrale del Conservatorio Nicola Sala, iniziato nel 2009 con Prima la musica e poi le parole di Antonio Salieri e proseguito lo scorso anno con L’italiana in Londra di Domenico Cimarosa, ha scelto quest’anno di far cimentare i propri studenti con un’opera del grande repertorio: Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini.
Questo allestimento cercherà di coniugare lo spirito rossiniano con l’esperienza della Guerra Civile Spagnola.
Lo svolgimento della vicenda si immagina avvenga il 20 agosto 1936, giorno in cui Radio Siviglia annuncia la morte del poeta e drammaturgo Federico García Lorca, assassinato dalla ferocia falangista.
Nell’annuncio ci si preoccupò di celare la verità, affermando che la morte di Garcìa Lorca avvenne in conseguenza di “ferite prodotte per azione di guerra”. Nel nostro Barbiere la vicenda di Figaro-Rosina-Almaviva convive con la Guerra Civil e con la tragica, simbolica soppressione di un artista.
Credo che il Finaletto dell’opera, “Amore e Fede eterna”, acquisti così un respiro ancora più universale.
Ciò assunto, a costo di alterare di poco la scansione temporale degli eventi, è venuto consequenziale inserire nella scenografia un frammento di Guernica, quello che ci è sembrato il più drammaticamente evocativo: il cavallo agonizzante, simbolo della violenza cieca e brutale della guerra.
Infine, come omaggio a García Lorca, si è pensato di sostituire l’aria di Rosina
del II atto, detta “della lezione”, con una romanza da camera dello stesso García Lorca: Nana de Sevilla (Ninna nanna di Siviglia).
Tale licenza – avallata da un’antica prassi delle interpreti rossiniane che, in questo punto, erano solite
eseguire arie di bravura del proprio repertorio – è qui ripresa e coerentemente contestualizzata nel quadro dell’allestimento.
Approfittando dello sfondo tragico in cui è stata calata la vicenda rossinianana, abbiamo cercato di far emergere gli aspetti psicologicamente più drammatici e tormentati di un’opera solo apparentemente leggera. Lo spirito rossiniano è stato a volte travisato e ridotto a un discutibile umorismo da “torte in faccia”.
La vittima più ovvia di questo malvezzo è Bartolo, sovente rappresentato come un vecchio rimminchionito, gottoso, decrepito, ciangottante, bersaglio di assurdi scherzi e dileggi da parte degli altri personaggi.
Nulla di più lontano dalle intenzioni di Sterbini/Rossini.
Bartolo è un uomo maturo e sicuro di sé, non esattamente un’aquila d’ingegno, ma nemmeno un tonto alle spalle del quale sbellicarsi.
È un uomo crudele e persecutorio e in questa lettura diventa un esponente della borghesia sostenitrice del regime militare falangista.
Accanto a lui guizza il prete Basilio, consigliere fraudolento, un Tartufo pronto per trenta denari a cambiare schieramento e modalità di azione.
La celebre Calunnia non lascia spazio a equivoci: Rossini, sul modello di Beaumarchais e di Paisiello, crea un grandioso, universale manifesto dell’ipocrisia e della maldicenza.
Su Rosina ho soffermato un’attenzione particolare: lungi dai manierati atteggiamenti di certe letture che dirottano sbrigativamente questo personaggio verso una sorta di Serpina ottocentesca, ho voluto restituire una creatura veramente e letteralmente “oppressa e maltrattata”.
Rosina, nel libretto sterbiniano, insiste spesso sul suo malessere, dichiarando di morire dalla noia e che la sua è “una vita da crepare”.
E in Beaumarchais subisce un chiaro maltrattamento dal suo persecutore:
Rosina (A Bartolo) “Finitela, dunque, signore: mi torcete il braccio”. (P.A. de Beaumarchais Il barbiere di Siviglia, Atto II, traduz. Andrea Calzolari)
Credo che Rosina non aspetti altro che l’occasione giusta per fuggire dall’inferno domestico che le ha confezionato Bartolo e quindi si getta nelle braccia del primo venuto che le dimostra attenzioni amorose. Lindoro/Almaviva le dà ad intendere di non essere ricco, ma è giovane, bello, intraprendente, focoso.
E Rosina, pur seguendo il suo copione di ragazza beneducata (per esempio nella ritrosìa iniziale nel mostrarsi al balcone), non si crea troppi interrogativi sulle di lui intenzioni.
Ignora che Almaviva, credendola moglie di Bartolo (circostanza cancellata a suo tempo dalla censura pontificia), sta di fatto cercando solo un’avventura galante.
La vicenda, tra equivoci, travestimenti, lettere, biglietti, denari, scambi di persona, prende tuttavia una piega inaspettata e Almaviva finirà per innamorarsi davvero di Rosina fino a chiederle di sposarlo.
Per Rosina la ruota ha girato finalmente nel verso giusto e si troverà a essere moglie addirittura di un Grande di Spagna.
La scappatella progettata da Almaviva si trasforma in Amore e Fede eterna.
Artefice di tutto questo un barbiere: Figaro.
Non un barbiere qualunque. Rossini scaraventa sul pubblico il travolgente ritratto di un autentico self-made-man, esponente di una borghesia ormai autoreferenziale, danarosa, avida, arrogante, pronta ad accedere alle soglie inaccessibili del potere.
Siamo a una distanza siderale dal servile Figaro paisielliano, astuto ma non intelligente, intraprendente se e quanto il guinzaglio del padrone gli concede spazio.

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6 settembre, 2011 Posted by | Agenda Eventi, Musica, Musica Lirica | , , , , , , , | Lascia un commento

   

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