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Mercoledì 16 marzo presentazione al Clubino del nuovo libro di Francesco Canessa: “Ridi Pagliaccio” Vita morte e miracoli di Enrico Caruso (Ed. La Conchiglia)

Copertina
Mercoledì 16 marzo, alle ore 20.30, presso “Il Clubino” (Via Luca Giordano, 73 – Napoli), presentazione del libro di Francesco Canessa “Ridi Pagliaccio” Vita morte e miracoli di Enrico Caruso (Edizioni “La Conchiglia”).

Al termine la consueta “spaghettata”.
Contributo serata: € 5.

Un appuntamento immancabile per tutti gli appassionati dell’opera lirica

Un tenore muore come Sigfrid in scena e sulla musica della sua marcia funebre, torna in camerino e muore per davvero.
Accadde nel febbraio del 1915 al Metropolitan di New York, il cantante era il tedesco Rudolf Berger, e quel camerino l’aveva in coabitazione con un famoso collega napoletano, Enrico Caruso, che ne rimase sconvolto.
Passarono un po’ di anni, e il ricordo di quell’evento riemerse e si trasformò in ossessione, una sorta di miraggio per colui che era diventato il personaggio di spettacolo più famoso del mondo, la morte in scena inseguita come la sublimazione suprema della vita dell’artista.
francesco-canessaQuesto libro di Francesco Canessa (nella foto) ripercorre in una chiave di lettura nuova ed essenzialmente drammatica gli ultimi anni di vita del più celebre tenore d’ogni tempo, spentosi a 48 anni, intrecciando la sua storia familiare ed artistica con quella dei Canessa Antiquaires, tre fratelli che a New York, Parigi e a Napoli gli furono molto vicini e lo guidarono nella sua passione per gli oggetti antichi che coltivò, aggiungendo alla personalità di artista una profonda dimensione culturale ed una posizione di rilievo nel mondo del collezionismo d’arte.
Vi si racconta anche degli anni in cui il tricolore sventolava sul più importante teatro d’America, con Gatti Casazza e Toscanini al comando di una schiera di italiani alla ribalta, con al centro il “trio” napoletano Caruso, Scotti e Amato.
Nelle pagine che narrano i primi passi del tenore, dai palcoscenici di provincia alle capitali della lirica, si demolisce con una serie di documenti il falso mito dei fischi ricevuti al San Carlo, il teatro della sua città.

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12 marzo, 2016 Posted by | Agenda Eventi, Associazione Il Clubino, Associazioni culturali, Campania, Francesco Canessa, Giornalisti, Italia, Libri, Musica, Musica Lirica, Napoli, Regioni | , | Lascia un commento

Martedì 16 febbraio al Conservatorio di Avellino presentazione del libro di Francesco Canessa “Ridi, Pagliaccio. Vita, morte e miracoli di Enrico Caruso”

Copertina libro Canessa su Caruso
Martedì 16 febbraio, alle ore 15.00, presso il Conservatorio “Domenico Cimarosa” di Avellino verrà presentato il libro di Francesco Canessa, Ridi, Pagliaccio. Vita, morte e miracoli di Enrico Caruso (Capri, Edizioni La Conchiglia, 2015).
Un approccio diverso dal convenzionale mette in luce un Enrico Caruso che stravolse il modo di cantare del Novecento.
Una vocalità in sintonia con la sensibilità verista dette voce a una delle conquiste tecnologiche più innovative del secolo che determinò la diffusione dell’opera lirica al di fuori dei teatri: il grammofono.
Così nacque l’astro Caruso in America e la figura del grande tenore fu consacrata prima star nella storia del teatro e della musica italiana.
Francesco Canessa, martedì 16 febbraio, alle ore 15.00 al Conservatorio Cimarosa di Avellino, discuterà del libro con la professoressa Tiziana Grande.
L’appuntamento fa parte della rassegna Parole di Musica, organizzata dal corso di laurea in Discipline storiche critiche e analitiche della musica dell’istituto avellinese, coordinata dal prof. Antonio Caroccia.
Nel primo appuntamento ad essere presentato è stato il volume di Bianca Maria Antolini “Italia 1911. Musica e società alla fine della Belle Époque”.
“Anche questa volta avremo la possibilità di parlare di musica mettendola in rapporto al periodo, ricco di avvenimenti e di trasformazioni sociali e politiche, che segnò tutto il resto del “secolo breve”. Dall’analisi condotta dalla professoressa Antolini lo scorso 2 febbraio alla biografia del grande tenore, che catalizzò l’attenzione del pubblico e della critica del primo Novecento, grazie al racconto di uno studioso del calibro di Francesco Canessa, proseguiamo insieme un percorso di esplorazione delle nostre origini musicali”.
Così il direttore del Cimarosa Carmine Santaniello sulla manifestazione che quest’anno si ripropone dopo il successo dell’anno scorso.
Francesco Canessa è stato sovrintendente del Teatro San Carlo di Napoli, giornalista e critico musicale, ha collaborato con Il Mattino, Roma, La Patria e Il Giorno, oggi scrive per la Repubblica, ma la sua biografia è molto più ricca.
La sua capacità di comunicare e la spiccata curiosità di Canessa trovano naturale completamento nella sua grande esperienza nel mondo della musica e del teatro italiano.

Ricordiamo, inoltre, che domani alle 17.30, sempre al Conservatorio si terrà il concerto per la Giornata nazionale dell’Alta Formazione, momento di protesta e proposta negli istituti superiori musicali italiani, indetto da una mozione comune per il riconoscimento del valore sociale e culturale dell’alta formazione musicale del nostro Paese, sottoscritta dalle conferenze dei Presidenti, dei Direttori e dei Presidenti delle Consulte degli studenti dei Conservatori statali e non statali italiani.
Sul palco del Cimarosa l’Aldo Farias Quartett, con Aldo Farias alla chitarra, Pasquale Bardaro al vibrafono, Angelo Farias al basso e Giuseppe La Pusata alle percussioni, che presenteranno i successi di Different Ways.

Conservatorio “D. Cimarosa” di Avellino
Eleonora Davide
Relazioni interne e rapporti con la stampa

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12 febbraio, 2016 Posted by | Agenda Eventi, Avellino, Campania, Conservatori di Musica, Conservatorio "D. Cimarosa", Francesco Canessa, Giornalisti, Italia, Letteratura, Libri, Musica, Musica classica, Musica Lirica, Regioni | , , , , , | Lascia un commento

Taccuino personale di Francesco Canessa:LA FICTION SUL TENORE:MA CARUSO FU DAVVERO FISCHIATO AL SAN CARLO?

LA FICTION SUL TENORE: MA CARUSO FU DAVVERO FISCHIATO AL SAN CARLO?

da Repubblica Napoli del 5/x/11

La vita di Enrico Caruso diventa una fiction, protagonista un disinvolto tenore d’oggi e tre belle attrici che interpretano le sue donne, le sorelle Giachetti, entrambe compagne d’arte, Ada (la moglie) e Rina (l’amante) e Dorothy, sposata poi in America. Le riprese sono in corso in questi giorni a Napoli e le cronache hanno raccontato di capannelli di curiosi e di traffico in difficoltà dinanzi al San Carlo ove si ricostruiva nel suo set naturale la scena dei fischi presi dal tenore al debutto nel teatro della sua città, nel dicembre 1901. Caruso aveva 28 anni e pur avendo già cantato alla Scala, ancora vedeva nella ribalta del San Carlo il raggiungimento di un sogno nato nell’adolescenza, quando cantava da posteggiatore nelle trattorie di Santa Lucia ed a sera tornava al vicolo San Giovanniello agli Ottocalli, dove abitava. L’opera era” L’Elisir d’amore” di Donizetti e la tradizione vuole che la serata tanto attesa si risolvesse in un fiasco. La cosa certa è che Caruso non cantò più a Napoli, ove pure ogni estate tornava dall’America, allorchè la gloria l’ebbe definitivamente baciato. Episodio irrinunciabile per una fiction, la cui drammaturgia trova nel miscuglio di amore e odio per la propria terra d’origine un ingrediente perfetto. Ma Caruso fu veramente fischiato quella sera al San Carlo? O si tratta piuttosto di una leggenda, tra le tante fiorite in ogni tempo nel mondo della lirica? Per togliersi la curiosità basta sfogliare i giornali di allora ed a Napoli è impresa facile, con l’efficientissima Emeroteca Tucci che sta alla Posta Centrale, a disposizione di tutti. Si chieda la collezione del Pungolo, il quotidiano che più degli altri seguiva la vita teatrale della città e si consultino i numeri del 31/12/ 1901 e 5/1/1902. Nel primo si leggerà un articolo di Saverio Procida, il mammasantissima della critica del tempo, per metà cronaca e per metà commento. “ Il fortunato giovane tenore mi parve nel primo atto atterrito dalla sua stessa fama, se ne risentì persino il buon metallo della sua voce. Più tardi, gli applausi amabili rinfrancarono l’artista, venne richiesto il bis del duetto finale del primo atto e un cordiale saluto rassicurò il tenore sulle intenzioni favorevolissime del pubblico.” E più avanti :” Il Caruso dà colore e fiamma alla sua voce, non ancora levigata e domata, con un accento profondo, impetuoso di stupenda passionalità. Accento che gli valse un gran successo dopo la celeberrima bissata dal Caruso a furor di popolo.” Applausi amabili, il duetto ripetuto, il gran successo della romanza bissata , sono l’esatto contrario dei fischi. Nel giornale del 5/1 si legge poi un trafiletto anonimo in cui si parla di una replica dell’Elisir: “ Ieri sera Caruso cantò meravigliosamente quella patetica melodia. La progressione di voce onde compie il passaggio dalla prima alla seconda parte della romanza è davvero degna di un grande cantante, di un grande artista.Il pubblico ne restò entusiasta.” Quindi niente fiasco manco alle repliche. Ma allora, se è solo una leggenda, perché Caruso non volle più cantare a Napoli? Per l’esattezza, non cantò più né a Napoli né in Italia, da quando il successo di New York indorò la sua ugola e ne fece il più amato, il più pagato dei tenori, protagonista di un grande buisiness, la nascente industria discografica. L’aveva turbato, è vero, il contenuto critico di quello scritto di Saverio Procida ed ancor più di uno successivo, sul Pungolo del 15/1/1902 relativo alla “Manon” di Massenet, che aveva interpretato al San Carlo dopo l’ ”Elisir”. Gli si rimproverava la scelta di un repertorio troppo leggero, rispetto alle sue possibilità vocali e interpretative. Caruso conservò il suo rammarico, ma i fatti finirono per dare ragione al critico, se la lunga, straordinaria carriera americana si realizzò proprio grazie al genere che Procida suggeriva in alternativa, i personaggi di Verdi e quelli ancora più drammatici dei compositori veristi, sino al prediletto Leoncavallo de “I Pagliacci” che rimase il suo best seller per tutta la vita.

Francesco Canessa

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6 novembre, 2011 Posted by | Art, Arte, Cantanti, Canto, Cinema, Francesco Canessa, Giornalisti, Music, Musica, Musica classica, Musica da camera, Musica Lirica, Opera, Teatri, Teatro alla Scala, Teatro S. Carlo, Teatro San Carlo | , , | Lascia un commento

Taccuino personale di Francesco Canessa: E’ SALVA LA VOCE DI CARUSO

E’ SALVA LA VOCE DI CARUSO da Repubblica/Napoli del 15/5/2011

The US Congress Library, la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti, al solo pronunciarne il nome mette in soggezione qualsiasi frequentatore di Biblioteche nostrane, pur avvezzo a cercar testi tra raccolte preziose,  scaffali antichi, sale grondanti di storia. Sta a Washington distribuita in tre monumentali edifici, il Thomas Jefferson Building, il John Adams Building e il James Madison Memorial Building, ed ha al vertice un Librarian of Congress, nominato dal Parlamento, che ad esso risponde. Oltre a conservare gli atti del Congresso e gli interventi preparatori, dalla Costituzione in poi, contiene 28 milioni di libri in 470 lingue, 50 milioni di manoscritti e cimeli librari, mappe, spartiti musicali. Possono accedervi liberamente solo i membri del Congresso e della Corte suprema, mentre tutti gli altri devono munirsi per tempo di una Reader Identificanion Card, per ottenere la quale sono necessarie alcune condizioni, che negli ultimi anni si sono fatte più severe per le norme di contrasto al terrorismo. Questo per leggere, consultare. Ma se è per sentir musica, lo si può fare da casa e da tutto il mondo, basta un clic sul computer. E’ servizio recente, da quando è divenuto operativo un quarto edificio,  il Pakard Campus for Audio-Video Conservation  che ha istituito e messo in rete il National Jukebox LOC.gov  Provate ad andarci, navigate con accortezza e potrete ascoltare gratis da Washington un ricchissimo repertorio di canzoni napoletane antiche. Protagonista – manco a dirlo – è Enrico Caruso, del quale si offrono, comprese le romanze d’opera, 176 registrazioni, un numero superiore cioè a quelle contenute nell’opera-omnia ristampata dalla RCA nel 1973. Tra le canzoni vi sono quelle universali – ‘O sole mio, ‘A Vucchella, Tu ca nun chiagne, etc – e quelle più di nicchia che da Napoli i vari de Curtis, Valente, Fucito spedivano oltremare al grande tenore. Erano composizioni che toccavano la corda del rimpianto e della nostalgia, sentimenti che la voce di Caruso e il suo temperamento esaltavano: Manella mia, Sultanto a te, Guardanno ‘a luna, Scordame, Senza nisciuno e così via. Il Jukebox della Biblioteca del Congresso vuole essere testimonianza storica e non c’è quindi soltanto Caruso tra gli artisti del suo tempo che dall’opera passavano alla canzone. Nel primo ventennio del Novecento, condividevano con lui il successo al Metropolitan di New York due baritoni napoletani, Antonio Scotti che era nato a Sarno, ed aveva studiato a San Pietro a Majella e Pasquale Amato, che aveva famiglia alla Riviera di Chiaia. Incisero molti dischi, con Caruso e da soli, ma nelle pur ricche discografie pubblicate in Italia nelle enciclopedie di settore non si segnalano canzoni napoletane. Colma la lacuna il Jukebox della Biblioteca del Congresso. Di Amato, che aveva voce chiara, ma corposa, si ascolta Torna a Surriento e di Scotti Serenata a Surriento. La Penisola era la loro favorita. Ma non finisce qui: anche Rosa Ponselle, prima donna indiscussa sul palcoscenico d’opera newyorkese prima dell’avvento di Lina Cavalieri, si chiamava in realtà Ponzillo ed era nata da genitori immigrati da Caiazzo. E con timido, ma verace accento napoletano canta Fenesta ca lucive.

Francesco Canessa

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22 maggio, 2011 Posted by | Cantanti, Canto, Cultura, Francesco Canessa, Giornalisti, Music, Musica, Musica Lirica, USA | , , , , , , , , | Lascia un commento

   

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