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La prima parte del “Maggio della Musica” si chiude con l’ ottimo concerto dell’Ensemble Wien-Berlin accompagnato da Michele Campanella

Foto Flaviana Frascogna

L’ ultimo appuntamento, prima della pausa estiva, della rassegna Maggio dei Monumenti-Maggio della Musica, era particolarmente atteso sia per il fatto che avrebbe dovuto svolgersi all’aperto, nel Giardino di Villa Pignatelli, sia per la caratura dei protagonisti, l’Ensemble Wien-Berlin, quintetto di fiati formato da prime parti provenienti dalla Filarmonica di Vienna e dalla Filarmonica di Berlino, ed il pianista Michele Campanella, anche direttore artistico della manifestazione.
Purtroppo il tempo abbastanza instabile ha consigliato l’organizzazione a ripiegare sulla consueta veranda neoclassica ma, considerando l’umidità della serata, per gli strumenti è stato un bene, mentre gli spettatori hanno comunque usufruito di un’ aria condizionata molto ben calibrata.
Il programma si è aperto con il Quintetto a fiati in mi bemolle maggiore, op. 88 n. 2 (dai Sei quintetti per fiati, pubblicati a Parigi nel 1817), del boemo naturalizzato francese Antonín Reicha (1770-1836), noto per essere stato fra i primi a fornire un corposo repertorio a questo particolare organico cameristico.
A seguire un capolavoro non molto conosciuto della produzione mozartiana, il Quintetto per pianoforte e fiati in mi bemolle maggiore K. 452, che conobbe il suo esordio nel 1784 a Vienna, in una delle cosiddette Accademie, concerti-fiume dove Mozart era allo stesso tempo autore, solista, direttore d’orchestra ed organizzatore, e dai cui proventi dipendevano in grossa misura le sue traballanti finanze.
Tanto per avere un’idea, insieme al quintetto, in quella occasione furono proposti un concerto per fortepiano, tre sinfonie, tre arie e una improvvisazione.
Dopo l’intervallo, largo alla musica del Novecento, rappresentata dalle 6 Bagatelle per quintetto di fiati dell’ungherese György Ligeti (1923-2006) e dal Sestetto per pianoforte e quintetto a fiati del francese Francis Poulenc (1899-1963).
Le prime appartenevano, in origine, ad una raccolta di 12 Bagatelle per pianoforte, scritte fra il 1951 ed il 1953, sei delle quali furono trascritte per un quintetto di fiati e sono costituite da pezzi molto brevi, ma ricchi di difficoltà esecutive.
In esse si possono riscontrare, fra l’altro, numerosi echi della tradizione popolare, in quanto Ligeti, come il connazionale Bartók (al quale è dedicata la Bagatella n. 5), approfondì tale repertorio, in particolare quello legato al folclore rumeno.
Per quanto riguarda il Sestetto di Poulenc conobbe una prima versione, poi andata perduta, che risale al periodo 1931-32, mentre una seconda, quella eseguita anche in questa occasione, venne completata nel 1939, per essere poi proposta ufficialmente al pubblico l’anno successivo.
Nei tre movimenti che compongono il Sestetto, si può apprezzare il tipico stile del compositore francese che, come ha sottolineato il maestro Campanella nella sua breve introduzione al concerto, contrapponeva la mai rinnegata melodia alle istanze musicali moderne, dando vita a risultati particolarmente efficaci ed originali.
Uno sguardo ora agli interpreti, partendo dal quintetto di indiscutibile valore, formato da Wolfgang Schulz (flauto), Hansjőrgen Schellenberger (oboe), Norbert Täutl (clarinetto), Richard Galler (fagotto) e Stephan Dohr (corno), che ha evidenziato un suono nitido e privo di sbavature, ed un’intesa perfetta, dalla quale traspariva un piacere di fare musica insieme, recepito anche dal numerosissimo pubblico presente.
Dal canto suo, Michele Campanella si è integrato perfettamente in un complesso ben rodato come l’Ensemble Wien-Berlin, al punto che era difficile credere che stessero suonando insieme per la prima volta.
In conclusione un concerto interessante e piacevole, degna conclusione della prima parte di una prestigiosa rassegna ormai radicata nel panorama musicale napoletano.

Marco del Vaglio

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9 luglio, 2011 Posted by | Concerti, Maggio della Musica, Musica, Musica classica, Musica da camera, Napoli, Villa Pignatelli | , , , , , , , | Lascia un commento

Martedì 5 luglio l’Ensemble Wien-Berlin al Maggio della Musica con il pianista Michele Campanella

Critica Classica di Marco del Vaglio:

Martedì 5 luglio, alle ore 21.00, nel Giardino di Villa Pignatelli, l’appuntamento più atteso della quattordicesima edizione del Maggio della Musica.
Protagonisti della serata l’Ensemble Wien-Berlin, quintetto di fiati dalle straordinarie qualità e il pianista Michele Campanella.
L’Ensemble, composto dalle prime parti delle Orchestre Filarmoniche di Vienna e Berlino, suona regolarmente con il pianista Maurizio Pollini e ha preso parte al progetto Pollini dedicato a Mozart, realizzato a Vienna nel 2006.
Ma è noto in tutto il mondo anche per essere stato affiancato negli anni da molti artisti di cinema.
Catherine Deneuve, per esempio, ha realizzato con loro per la DGG le Chansons de Bilitis di Debussy.
La loro storia comincia oltre 25 anni fa, anche se negli anni il gruppo ha subito delle trasformazioni.
Dal 2009, per esempio, non c’è più lo storico responsabile, il fagottista Milan Turkovic. Attualmente l’Ensemble è formato da Wolfgang Schulz, primo flauto della Filarmonica di Vienna, solista di fama internazionale che ha collaborato con alcuni grandi della musica come Abbado, Karajan, Maazel, Vegh, Ozawa e come partner dei quartetti Alban Berg e Hagen; Hansjőrgen Schellenberger, primo oboe dei Berliner fino al 2001, fondatore e direttore dell’Haydn Ensemble Berlin, ha suonato con i direttori Giulini, Muti, Karajan; Norbert Täutl primo clarinetto della Filarmonica di Vienna, solista del Vienna Chamber Ensemble e dell’Ottetto di Vienna; Richard Galler, primo fagotto della Filarmonica di Vienna, svolge attività solistica e da camera i tutto il mondo, ha collaborato con i direttori Frühbeck de Burgos, Prêtre, Sawallish, Hager, è professore di Salisburgo e dal 2004 all’Università di Vienna; Stephan Dohr, primo corno dei Berliner, ha suonato con Baremboin, Rattle, Abbado, Norrington, Metzmacher, Harding.
Ha tenuto masterclass al Conservatorio di Parigi e alla Chigiana di Siena.
Con i Wien-Berlin suonerà il maestro Michele Campanella, che è anche direttore artistico del Maggio della Musica.
“Hanno insistito perché mi esibissi con loro e lo faccio volentieri” ha dichiarato Campanella che quest’anno ha firmato il suo primo programma per il Maggio riscuotendo grandi consensi di pubblico e di critica.
Il programma di martedì 5 luglio prevede l’ascolto di Wolfgang Amadeus Mozart, Quintetto KV 452 per pianoforte, oboe, clarinetto, corno e fagotto; di György Sándor Ligeti, 6 Bagatelle per quintetto e fiati, di Antonín Reicha, Quintetto a fiati op. 88 n. 2, di Francis Poulenc, Sestetto per pianoforte e quintetto a fiati.

L’Associazione Maggio della Musica è presieduta da Luigia Baratti.
Main sponsor BNL-Gruppo BNP PARIBAS.

Costo del biglietto
Intero: 20 euro
Ridotto: 15 euro

Biglietteria
Villa Pignatelli (da un’ora prima dell’inizio del concerto) e nelle prevendite abituali

Ufficio Stampa
Raffaella Tramontano
Cell.: 392 8860966 / 338 8312413
e-mail: raffaella.tramontano@libero.it

Associazione Maggio della Musica
Via Domenico Fontana 39
80128 Napoli
Tel/fax: 081 6131338
e-mail: maggiodellamusica@libero.it
sito web: www.maggiodellamusica.it

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3 luglio, 2011 Posted by | Agenda Eventi, Concerti, Maggio della Musica, Musica classica, Napoli, Prima del concerto, Villa Pignatelli | , , , , , , , | Lascia un commento

Taccuino personale di Francesco Canessa:IL REGISTA SCOPRI’ CHE GIUDA ERA GAY

Passione secondo Matteo a Salisburgo

E il regista scoprì che Giuda era gay

Mentre tra i cultori di musica lirica si continua a discutere sulla validità delle regie che rileggono in chiave di attualità i capolavori del passato, i top-men del <Teatro di regia> non solo vanno avanti, ma riescono addirittura a sconfinare dai palcoscenici d’opera alle pedane da concerto. Uno dei più celebrati  tra costoro, l’americano Peter Sellars, (nella foto)  segnalatosi per aver attualizzato la Trilogia Mozart-Da Ponte  ambientando il Così fan tutte in un bordello di provincia, il don Giovanni tra i derelitti dei Bronx e Le Nozze di Figaro tra i clienti di un albergo di lusso a Manhattan, ha ora messo il suo genio di teatrante a servizio della Passione secondo Matteo, la più pregnante ed intensa, ma anche la più compostamente luterana, tra le composizioni sacre di Johann Sebastian Bach. Scritta per la Chiesa di San Tommaso a Lipsia, vi fu eseguita una sola volta, il venerdì santo del 1729 per rimanere sepolta negli archivi cent’anni esatti fin quando il ventenne Felix Mendelssohn non la riscoprì e la diresse, in uno storico concerto a Berlino nel 1829. A Sellars il compito di costruire una nuova prima volta  – infondo tra oratorio sacro e sacra rappresentazione il passo non è lungo – per una esecuzione già in partenza diversa da quelle correnti, al Festival di Pasqua di Salisburgo. Questa era infatti affidata ai Berliner Philharmonicher, l’orchestra dal suono più ricco, brillante e quindi moderno che ci sia in Europa, del tutto opposto alle sonorità che caratterizzano i gruppi specializzati nel barocco, cui la odierna pratica esecutiva affida di solito i capolavori bachiani   L’oratorio prevede doppia orchestra e doppio coro, un terzo gruppo di voci bianche, una schiera di solisti di canto e molteplici strumentisti impegnati sia nel “basso continuo” che in determinanti “solo”, due organi, un clavicembalo, viola da gamba, oboe d’amore, flauto, violino. Date le circostanze, la classica posizione fissa da concerto già subisce deroghe nelle occasioni normali, qui è del tutto rifiutata e sconvolta dal regista, che definisce il suo lavoro una semplice <ritualizzazione> della forma concertistica, non impone né scene, né costumi né riferimenti naturalistici, ma un anonimo camicione scuro a tutti, direttore, strumentisti, coristi, cantanti. E riempie l’enorme pedana della Grossefestspielehaus di piani rialzati, in prospettiva sfalsata e in forma di parallelepipedi che lasciano al centro uno spiazzo ove resterà l’Evangelista a raccontare, rivivere la tragedia che si compie girando e rigirando intorno a un simulacro di altare, su cui finirà disteso quale vittima sacrificale. Sui parallelepipedi salgono le due orchestre di dove si staccheranno e scenderanno  i solisti per accompagnare le arie alla ribalta e si sistemano i cori ben distinti e lontani, ma pronti a cambiar di posto, a mescolarsi, e cantare a memoria – visto che la <ritualizzazione> permette soltanto agli strumentisti di tenersi davanti la musica da leggere  – i 15 stupendi corali che sono la punta di diamante dei 78 pezzi ( più di tre ore di musica) di cui si compone la partitura. Altrove è situato il gruppo del Basso continuo, che include  liuto e tiorba affidati agli italiani Ivano Zanenghi ed Evangelina Mascardi e uno soltanto dei personaggi, piazzato in cima ad un cubo più alto di tutti, e qui resterà sino alla fine. E’ Gesù. Gli altri vanno e vengono tra i sentieri tracciati dalle pedane, oppure scompaiono, Maria di Magdala, la Figlia di Sion, Pietro, Giuda, Caifa, mentre Pilato non sta manco in palcoscenico, ma tra gli spettatori, accomodato in un palchetto, di dove canta quando gli tocca. Al centro della scena  c’è soltanto l’Evangelista, che la drammaturgia inventata da Sellars trasforma nel protagonista assoluto della Passione. Con i lunghi recitativi narra punto per punto gli eventi, L’Ultima Cena, Getsemani, la cattura e tutto il resto, immedesimandosi nella figura di Cristo sino a sostituirsi a lui nella finzione teatrale ed offrire il proprio corpo all’unzione della Maria di Magdala, al bacio di Giuda che – c’era da scommetterlo! – è un lungo bacio gay, alla flagellazione, al supplizio, mentre il Gesù bachiano canta la sua parte da puro spirito, lassù sul cubo, evidentemente assiso alla destra del Padre, che però non si vede. Non so se l’azione scenica abbia giovato alla miglior comprensione degli eventi, alla maggior efficacia emotiva dell’oratorio, se insomma la partecipazione di Sellars sia stata o meno utile alla causa della musica. Perché questa è stata talmente straordinaria da annullarne la presenza, a parte l’odioso ricordo del bacio-gay. Il direttore Simon Rattle  è riuscito infatti a trarre dai suoi Berliner un suono assai morbido e pertinente, anche con alcune soluzioni d’alta professionalità, come quella di raddoppiare il previsto oboe d’amore e il conseguente apporto del suo colore barocco in entrambe le orchestre. Ha poi tenuto costante l’intensità espressiva alla luce d’una musicalità d’eccellenza, e viva la concentrazione di tutti, anche nei momenti di maggior confusione imposti dall’azione teatrale. Dagli straordinari Berliner assemblati nelle due orchestre o distaccati come solisti, ai cantanti, tra cui le bravissime Magdalena Kozena e Camilla Tilling, l’Evangelista Mark Padmore, vero maratoneta del recitativo e il sempre stupefacente Thomas Quasthoff. E al magnifico Coro della Radio Berlinese, il più tartassato  dal regista. Al quale, al pari di moltissimi spettatori, chi scrive ha rivolto alla fine convinti e calorosissimi buuh!

Francesco Canessa

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17 aprile, 2010 Posted by | Agenda Eventi, Austria, Compositori, Festival, Francesco Canessa, Giornalisti, Musica, Registi, Salisburgo, Salzburger Festspiele | , , , , , , , , , | Lascia un commento

   

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