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Taccuino personale di Francesco Canessa:IL NUOVO AUDITORIUM DI RAVELLO

Il nuovo Auditorium di Ravello

Viviamo tempi miseri e strani, tra soldi che mancano e stranezze che abbondano. Tra queste non è più tale l’abitudine ormai stantia, nata in sordina e divenuta assordante, di far musica e teatro fuori dei luoghi deputati, trasformando in platee spazi d’uso diverso – strade e vicoli, slarghi di periferia o edifici disastrati – e in pedane o palcoscenici marciapiedi, pianerottoli o cumuli di detriti. E quanto più angusto è il sito, più fino fà! Qualsiasi cosa si rappresenti o si esegua aggiorna poi la sua definizione in “progetto”, “laboratorio” e la gente si sieda dove può, anzi meglio se resta in piedi e meglio ancora se una volta sta qua e una volta sta là, seguendo in processione attori o musici itineranti. E’ una moda che – gratta-gratta – sta all’origine anche delle fantasmagoriche imprese televisive del mago Anderman, che insegue Rigoletto per le vie di Mantova, mentre l’orchestra suona da sola dentro il teatro.
In una siffatta congiuntura culturale fa davvero notizia l’apertura di un nuovo spazio a destinazione inequivocabile, l’ Auditorium di Ravello, un capolavoro di architettura, con la firma prestigiosa di Oscar Niemeyer che già a vederlo da fuori, incastonato nel verde e proiettato sul mare, è di una bellezza mozzafiato. Struttura ideata per fare da supporto “chiuso” ad un Festival da aperto, già lungo di vita e di tradizione, negli ultimi anni salito enormemente di qualità, così da inserire il nome della affascinante cittadina-belvedere a picco sulla costa di Amalfi tra i luoghi più significativi degli itinerari internazionali di arte e di musica. Nascita dalla gestazione lunga e tormentata, per le tante reazioni opposte e contrarie ad un’opera innovativa, inserita in un contesto particolare, finanziata con i fondi europei, la cui modernità scandalizzava i benpensanti e divideva i politici, stimolava i legulei a ricorsi e controricorsi, lavori sospesi e ripresi in un tormentone continuo e stressante, ma finalmente terminati. Con il felice risultato che – fatte le dovute proporzioni di spazio e dimensioni – ora l’Auditorium sta a Ravello come il Museo Guggenheim sta a Bilbao o il Palau de les Artes a Valencia.
Ma tormentata è stata e continua ad esserlo anche la vita neonatale dell’ Auditorium, con due padri che litigano per chi debba prenderselo dalla culla, il Comune di Ravello e la Fondazione Ravello, che un tempo andavano a braccetto ed ora fanno a mazzate, a causa d’uno di quei perniciosi cambi di vento politico cui l’Italia, sia al centro che in periferia, è esposta. L’apertura è frutto d’un armistizio, purtroppo temporaneo, a stare alle apparenze. Ma se si arriverà al trattato di pace, bisogna che venga scritto a chiare lettere che una struttura d’eccellenza come l’Auditorium Niemeyer non può che avere una programmazione anch’essa di eccellenza, e fra i due contendenti l’uno – la Fondazione, che da anni guida il Festival – ha ben dimostrato di saper fare, mentre l’altro – il Comune – ancora lo deve, e non sarà facile, tra i tanti problemi cui ha da pensare.
A festeggiare l’armistizio, comunque, c’è stato, il 12 e 13 settembre,  “Sconcerto” un singolare ed affascinante spettacolo musicale creato a sei mani da Giorgio Battistelli per la musica, Franco Marcoaldi per il testo e Tony Servillo, regista e primattore straordinario, nella parte del direttore d’orchestra. Una sorta di melologo in cui la voce recitante si sovrappone e si alterna alla musica in continuo scontro tra ordine e disordine, ma all’incontrario dell’idea felliniana di “Prova d’orchestra” il primo sta nell’armonia della musica che si contrappone alla disarmonia della società, di cui il maestro è suo malgrado prigioniero e partecipe. Suona assai bene la difficile, godibile partitura l’Orchestra napoletana del San Carlo, guidata dalla bacchetta vera di Marco Lena, che la agita nascosto in una specie di buca del suggeritore, mentre sul podio Servillo recita tenendo in pugno quella finta. “Sconcerto” ha fatto, dopo Ravello, una puntata a Roma, nella Sala Sinopoli dell’Auditorium e a Milano, al Piccolo Teatro. Poi terrà nel mese di febbraio, un regolare corso di recite al Mercadante di Napoli.
Francesco Canessa

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4 ottobre, 2010 Posted by | Arte, Auditorium Parco della musica Roma, Compositori, Musica, Poesia, Poeti, Registi, Sale da concerto | , , , , , | Lascia un commento

Avellino, al Conservatorio: Letteratura “Musa” della musica

29 aprile- 8 maggio- 10 e 22 ottobre 2008 ore 10,00
AUDITORIUM del CONSERVATORIO di Musica “D. Cimarosa” di Avellino

LETTERATURA: “MUSA” della MUSICA

Percorso comparativo sistematico
nell’ambito del
PROGETTO D’ ISTITUTO A.A. 2007/ 2008
a cura del M° MARIA PIA CELLERINO
Realizzato in collaborazione con gli allievi delle classi di:
Canto, Esercitazioni corali, Musica da Camera, Pianoforte principale, Storia della Musica, Violino.
Voce recitante: Antonella Forino

Interessante connubio, quello tra poesia e musica!
Nell’antica Grecia, quest’ultima serviva ad accompagnare i canti. Letteratura e filosofia rivestivano un ruolo importantissimo nella società.
Il canto era il vero protagonista. La voce, strumento primario, si serviva di strumenti rudimentali
( Lira, Aulos) per l’accompagnamento, a seconda della circostanza.
Pian piano le parti si invertirono, gli strumenti si evolsero e divennero un vero, importante punto di riferimento ( ad esempio il flauto a Tebe, la Cetra a Sparta).Protagonisti primari, resero la Musica strumentale un’arte autonoma, invertendo praticamente la gerarchia voce-strumento.
In epoche più vicine ai nostri giorni, i poeti si trovarono a collaborare in maniera significativa con i compositori, scrivendo libretti d’opera che traevano ispirazione da personaggi mitologici o vicende cavalleresche ( Classicismo), per rivolgere in seguito, la loro attenzione verso gli innumerevoli stati d’animo dell’uomo o il manifestarsi della natura ( Romanticismo).
Con la rappresentazione teatrale, la Musica si trovò a rivestire un ruolo determinante: quello di dilettare le Corti, prima, e di influenzare le masse, poi.
Voce e musica collaborarono quasi equamente per il raggiungimento di tale scopo.

I nostri appuntamenti sono rivolti a composizioni di varie epoche, che hanno un comune denominatore: la “fusione” tra letteratura e musica. Ovvero, il desiderio del musicista di animare di volta in volta un brano letterario che lo abbia particolarmente colpito; sia esso una poesia, o la descrizione di uno stato d’animo, regalando all’ascoltatore non solo l’emozione di questa evocazione, ma svolgendo una vera e propria opera divulgativa del brano in questione.

Questo progetto è il risultato di un interessante e appassionante ricerca destinata ad un pubblico di studenti, con l’intenzione di abbattere le separazioni tra i due generi artistici e di avvicinarlo alla musica, proponendo loro poeti e letterati ampiamente trattati nel loro percorso di studio.
Oltre ai due appuntamenti primaverili, sono previsti altri due concerti nel mese di ottobre: il 10 e il 22 ( al quale seguirà una tavola rotonda), sempre presso l’Auditorium “Vincenzo Vitale” alle ore 10,00.

Il mio più sentito ringraziamento alla Direzione, al Presidente e a tutti i colleghi che con la loro preziosa collaborazione hanno reso possibile la realizzazione di queste manifestazioni innovative.
Un ringraziamento particolare è rivolto agli allievi, protagonisti e spettatori, veri ispiratori di questi incontri.

Maria Pia Cellerino

28 aprile, 2008 Posted by | Agenda Eventi, Arte, Avellino, Campania, Concerti, Conservatori di Musica, Conservatorio "D. Cimarosa", Italia, Letteratura, Musica, Regioni | , | 1 commento

   

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