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Sabato 7 Aprile 2018, inaugurazione alla Galleria “Il Triangolo” di Cosenza la mostra CORRELAZIONI ASTRATTE con opere di tre artisti campani, a cura di Maurizio Vitiello

Sabato 7 Aprile 2018, alle ore 17, sarà inaugurata la mostra, curata da Maurizio Vitiello, “CORRELAZIONI ASTRATTE” con opere recenti di tre artisti aniconici dell’area campana: Eduardo FERRIGNO, Antonio IZZO, Gianni ROSSI, alla Galleria d’Arte “Il Triangolo”, Via degli Alimena, 31d, 87100 Cosenza (0984.73633 – http://www.galleriailtriangolo.com info@galleriailtriangolo.com), diretta da Enzo Le Pera.

L’esposizione resterà aperta sino al 20 aprile 2018; orario galleria: 10,30-13.00/16,30-20.00.

Catalogo in galleria.

Scheda della mostra dal catalogo a cura di Maurizio Vitiello:

CORRELAZIONI ASTRATTE

Eduardo Ferrigno Antonio Izzo Gianni Rossi

opere recenti

Da anni Eduardo Ferrigno, Antonio Izzo e Gianni Rossi saggiano i loro studi e i loro interventi in mostre di gruppo; hanno voglia di esprimersi, di “esserci”, di discutere.

E’ chiaro che la prospettiva del domani è nell’attualità dell’arte.

Il loro procedere è un gioco sottile di rimbalzi; orizzonti, profili, panorami s’interconnettono nelle frontiere comuni.

Oggi abbiamo bisogno di bellezza e di sogni; “La bellezza salverà il mondo” afferma il principe Miškin nell’Idiota di Dostoevskij e “Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni” scrive il grande drammaturgo seicentesco che fu Shakespeare, nella sua opera “La tempesta”.

Il loro cammino è accattivante, va verso il “bello” e il loro impegno è sincero; finitime sono le loro impostazioni, e, tra le loro opere, si colgono, si avvertono e si percepiscono “scambi di confine”, nell’alveo di produzioni serissime e nel concreto ventaglio di traguardi raggiunti, già, coerentemente, alle spalle.

 

Da anni Eduardo Ferrigno, Antonio Izzo e Gianni Rossi saggiano i loro studi e i loro interventi in mostre di gruppo; hanno voglia di esprimersi, di “esserci”, di discutere.

E’ chiaro che la prospettiva del domani è nell’attualità dell’arte.

Il loro procedere è un gioco sottile di rimbalzi; orizzonti, profili, panorami s’interconnettono nelle frontiere comuni.

Oggi abbiamo bisogno di bellezza e di sogni; “La bellezza salverà il mondo” afferma il principe Miškin nell’Idiota di Dostoevskij e “Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni” scrive il grande drammaturgo seicentesco che fu Shakespeare, nella sua opera “La tempesta”.

Il loro cammino è accattivante, va verso il “bello” e il loro impegno è sincero; finitime sono le loro impostazioni, e, tra le loro opere, si colgono, si avvertono e si percepiscono “scambi di confine”, nell’alveo di produzioni serissime e nel concreto ventaglio di traguardi raggiunti, già, coerentemente, alle spalle.

Eduardo Ferrigno con la sua pittura riesce a incardinare assi con giustapposizioni, che attirano interessi; insomma, verticalità dimensionano un “assett” centrale, chiaro e netto.

Con questi ultimi lavori distribuisce con acutezza impianti finemente investiti dalle qualità cromatiche dell’oro, sino a coinvolgere cromatismi forti, carichi.

I soggetti hanno voglia di conquistare lo spazio, anzi tentano di sedurlo e d’invaderlo, pienamente.

Questa costante si capta dalla dinamica, dichiarata ed estrema, di intriganti penetrazioni e incursioni, che intendono significare presenze.

Eduardo Ferrigno codifica la redazione delle sue opere con impasti cromatici solidi, convincenti e compatti, perché si riveli un misurato senso tattile, quasi di corporeità, e per favorire, al massimo, l’assunzione icastica della scena.

Nella discrezionalità rigorosa dell’impianto astratto, impostato e strutturato, si legge e si ricava la tendenziale idea di misurare lo spazio, ma, anche, di interpretarlo, integralmente, per possederlo e alla fine per conquistarlo con valenti e pregnanti pluridimensioni cromatiche.

Eduardo Ferrigno non ricorre a iconografie multimediali, ma a scandite estrapolazioni e a gettiti emotivi personali, ed è sempre in continua attività; impegnato, indubbiamente, a inquadrare azioni e a seminare gesti nuovi.

L’artista cerca di dare sostanza alle attese e coglie, nelle sue combinate plastico-pitture, certezze acute di soglie e di limiti, ma fa di tutto perché ci siano varchi, respiri, passaggi, insomma aperture.

Il suo intendimento indugia, con severa discrezione, sull’esterno del mondo e mantiene un giusto e pudico contatto con i sentieri del limite e dell’estremo, che non ravvede come soglie di preclusione, come stop.

Un sentimento di riappropriazione lo spinge a colmare la tela bianca e, allora, legge i sussulti quotidiani, mai pacifici, controllati ed esaminati grazie ad una profonda ed estesa presa di coscienza,  compiutamente corroborata anche dalla disamina di ciò che è stato sedimentato, e che regge,  elegantemente, quasi in decalcomania, “l’esprit du monde”.

Il “focus” dell’azione pittorica, che parte e prende spunto da vene intimistiche, cala, poi, il suo interesse sulla rappresentazione del reale, determinata dalla “comédie humaine”.

Eduardo Ferrigno con estrema sobrietà ha sempre cercato di esplicitare, estroflettere e condensare con un particolare codice linguistico un intenso carico di immagini vigorose, energiche e vivaci, in cui segmenti e cromie potenziano e consolidano visioni e osservazioni rilevanti e costanti.

Le sue opere riescono con l’affondo nella materia a confermare squarci di luci e di verità, spaccati filigranati e riassunti laceranti.

L’artista forma, con significativa abilità, spessori sulla tela per alimentare cromatismi decisi, perché palpitino equilibri di umori e s’inseguano sfere di sentimenti.

Si riesce, così, a captare la volontà dell’artista di significare, con tratti rinforzati ed esperti, agganciati a preposti vettori cromatici, determinati da gesti precisi, un calibrato ventaglio di motivi e di strutture visive.

Eduardo Ferrigno assegna a una scala polarizzata di sequenze di colori, regolata da reticoli di sezioni, che vibrano tra torsioni necessariamente dinamiche, concetti e pensieri alti, nonché istruite considerazioni.

Non solo le parole, ma anche i suoi variegati segni esprimono e dichiarano propositi, investigazioni e ci riassumono l’uomo che, seppur dominante con la tecnologia, riattraversa i miti per by-passare e oltrepassare la storia, ma, in definitiva, insegue libere fughe in avanti.

Il suo itinerario pittorico, sostanziato da suggestioni iconiche, è cadenzato da visioni aperte, nelle quali si percepiscono accadimenti possibili, tracciati da ombre oscillanti e da presenze mutevoli.

Eduardo Ferrigno raccoglie e assembla, seguendo palpitanti visioni, che ricontrolla con un esercizio cadenzato di spessori, tocchi cromatici e di precisazioni strutturali.

Le modulazioni dell’artista, lontane da congetture ipotetiche o da circuiti ingannatori, risultano franche, autentiche.

L’artista, con redazioni pittoriche caricate da tratti spezzati, riesce ad assumere una posizione propria, agganciata, comunque, ai solchi di ambiti di un singolare simbolismo astratto.

La sua pittura snoda sequenze e inquadrature di un universo, raccolto da risposte di uno specchio intimo, ma che guarda anche al mondo.

Oggi, in conclusione, le ultime opere dell’artista, risultano tangenti a una chiave più vicina all’astrazione,

Nella sequenza degli ultimi lavori si percepiscono significazioni ad alta incidenza astratta.

I colori sono stati gradualmente scelti, conquistati, presi, ripresi, verificati, sostanziati, calati, stesi, assunti e determinati.

Le nuove frontiere di un percorso sensibilmente astratto sagomano e profilano campi dell’origine per intercettare e meglio intendere il futuro.

Antonio Izzo continua a sviluppare programmi compositivi agili.

A memoria calma e raffreddata, possiamo sottolineare che la produzione artistica dell’artista deriva da seduzioni e articolati recuperi; da seduzioni perché ha sempre inseguito e sostanziato percorsi della sua ricerca tentando di indagare su vari, complessi e specificati tagli estetici e da recuperi, perché per lui nessun “materiale di risulta” può considerarsi tale, dato che potrebbe avere ancora in sé un lancio di sfida all’estetica.

In una complessa rete di riverberi di cuore e di segni rugosi, tutti tesi a pronunciare una storia di rimandi estremi, e in una sorta di affrancature emotive e di “scarabocchi”, che indugiano e indagano su variabili  “altre”, corrispondenze astratte declinano variegate sequenze immaginative di riscontri intuitivi.

Alcuni dipinti, come ad esempio, “Elemento organico su fondo rosa” (2016), “Verso il Golgota” (2016), “Mediterraneo” (2016), “Nello studio del pittore” (2017), deviano su incasellamenti ed effrazioni, che ricordano, lontanamente, in filigrana e come reliquato memoriale, la “scia” figurale di bimbi in gioco o impegnati nella disputa de “il gioco della settimana” – ma i ragazzini d’oggi sanno che cos’è? –  presente nella produzione di espressività gestuale di Elio Waschimps, dopo, e, prima, di Raffaele Lippi, che fece parte del “Gruppo Sud”, insieme ad Adriana Artiaco, Renato Barisani Raffaello Causa, Ezio De Felice, Renato De Fusco, Armando De Stefano, Vera De Veroli, Alfredo Florio, Vincenzo Montefusco, Federico Starnone, Mario Tarchetti, Guido Tatafiore.

Da non dimenticare che Elio Waschimps e Raffaele Lippi passarono, successivamente, per l’informale, come cita, tra gli altri, giustamente e pertinentemente, Renato De Fusco.

Izzo, ora, rientra con un certo carattere ed espone con una più determinata continuità, da solo e con questo gruppo di amici-artisti.

La voglia di segmentare e approfondire per accertare reali posizioni di giudizio combina un ductus, in cui viene tracciata la redazione di una scrittura da corsivo dinamico al posato manifesto.

Le sue opere meritano attenzione da parte della stampa e della critica, come le opere degli altri due amici artisti, Ferrigno e Rossi, perché incapsulano ardenti sommovimenti, utili frazioni di ricerca e un’incontrovertibile vertigine di riferimenti.

Con le ultime produzioni tende a esplorare, ulteriormente, i limiti e i confini di una diversa percezione dell’arte, il che non guasta.

Antonio Izzo non è, assolutamente, ancorato alla tradizione, né è allineato alle morbide posizioni di moda del momento, che nascono da interessi di mercato, ma spinge a una risemantizzazione del telescopico astratto-geometrico.

Antonio Izzo ha dalla sua differenziate esperienze e su queste ha sempre navigato consapevole per approdare a una “cifra” di lettura, che vede l´uomo e il suo desiderio di vita, convintamente, descritto in un accordo dai mille risvolti.

In tele e carte collega uomo e domani, in un divenire senza tempo.

La moderna tecnologia e il suo status avanzato sono controllati, esaminati  e rilanciati in uno scenario futuribile, tra rimandi e furbizie segniche.

La scienza sta progredendo a passi sostenuti e incontenibili e, talvolta, si sostituisce o s’integra nella potenza ambientale decretando problematiche, non effimere, e se l’artista rileva, dalle membrature della natura e, chiaramente, dalle sue trasformazioni, la ricaduta, in parallelo, geometricamente funzionale determina aggettivate elaborazioni di temperamento astratto.

La scena composta può sostanziare una rapida sintesi e l´artista appronta e contestualizza, con mano rapida e sicura, apparati e risultati in soluzioni grafico-pittoriche, che stringe su formulazioni inquiete.

Ma anche singolari associazioni intervengono in altre stesure.

Su dati aggregati, su bivalenze, su comparazioni si muove la pittura di Antonio Izzo, tutta tesa a sottolineare stime binarie, ricerche del doppio, strategie per multiversioni.

E negli assemblaggi di materiali di risulta combina ciò che è stato, anche, meccanicamente in azione, con elementi segnico-cromatici d´indubbia, invitante, lusinga estetica.

Tangibili pezzi vengono riproposti con abilità per ridisegnare possibili rinascite.

Da condizioni obsolete si passa a condizioni di vitalità visuale, suggerite da una creatività, e cosciente.

Se il sistema aliena, il potere dell’immaginazione può condurre altre verifiche e rinfrancare altre segnalazioni, sino a riabilitare e a ripristinare il già consumato per estendere una vita di fluttuanti segni , nonché addizionate campiture.

Un sottile “stupor mundi” pervade le opere di Antonio Izzo, che vengono fuori da un “mare magnum” di situazioni e circostanze visive e, certamente, si sollevano dall’anestesia etica collettiva e intendono significare, perché vogliono dire ancora qualcosa, scivolando in un codice eminente e franco.

Da equilibri sensibili a tecniche miste indicative, di uno spedito “melting pot” culturale, si sedimentano le dimensioni poetiche dell’artista impegnato a pedinare preziosi sogni fantasmatici, attraverso incredibili reliquati memoriali.

Queste opere di Antonio Izzo devono essere lette con attenzione, perché crediamo che nelle sue elaborazioni s’innalzi il cuore dell’arte, che inganna e rivolge a sé la ragione della ricerca.

Antonio Izzo misura il suo tempo con uno “screening” oculato, attento su tutto ciò che trova e che può riabilitare.

In conclusione, possiamo segnalare che reintegra la percezione dell’occhio estetico e riporta, con candore, a vivificare il “fil rouge” dell’estrema esistenza di segni incisi, di meccanismi riabilitati e di oggettive incidenze astratte.

Insomma, converte, in un sistema coordinato di tagli e pressioni, dimensioni e dispositivi, perché vivano un seguito di un arco vitale.

Gianni Rossi, gioca, da sempre con titoli orientati, talvolta intriganti, insomma appassionanti, e puntualizza con precisa chiarezza la sua linea, sia grafica che pittorica, che ha avuto, serie dopo serie, passo dopo passo, momento dopo momento, enunciazioni chiare, esplicite, capaci, convinte e persuasive, senza inganno alcuno.

Con disegni e chine ha affrontato tesi e tematiche, indicate e registrate in libri e monografie esemplari.

Il vocabolario segnico-coloristico di Gianni Rossi invita a pensare a uno “screening” puramente giocato nello spazio dei contrappesi visivi, degli accordi cromatici e delle sintesi geometrico-compositive.

Ma il peso, il valore degli impasti è anche giocato, in maniera determinata con materie varie, che sceglie con argute risoluzioni.

Ma sotto c’è una mappatura metaforica e una geografia di combinazioni, puro traslato di immaginazioni, in parte, e di assensi strutturali reali, per l’altra buona metà; insomma, solo una lettura attenta, profonda, combinata riesce a cogliere quanto di vigilato è sui piani partecipi della sua pittura, che intende accogliere il mondo esterno, che filtra nella sua anima e nelle sue acquisizioni mentali.

Ciò che è fuori pareggia con l’intimo sentire.

Più volte, nel tempo, abbiamo scritto su e per Gianni Rossi – basta vedere le indicazioni bibliografiche dei suoi cataloghi – e sempre abbiamo posto l’accento sulla predominanza di una voluta disposizione geometrica di base, combinata ad accogliere un sostrato di matericità, nell’approccio con la tela e con altri supporti.

Ma abbiamo anche informato, i lettori di quotidiani e di riviste, su cui siamo intervenuti, che nell’esercizio pittorico di Gianni Rossi s’espande, sulle affinate e incidenti trame e sui dinamici e pulsanti orditi astratto-geometrici, un pregevole dettato segnico, supportato da una tensione poetica, che pone nel gioco compositivo allusioni di racconti, sottilmente e variegatamente affabulanti, per rendere sensi luministici.

La linea geometrica predominante s’imbeve di tessuti materici, di estensioni logico-spaziali armonizzate, amalgamate, connesse con spiriti di corporeità. Insomma, la linea virtuosa s’aggancia a infrazioni materiche, a palpitanti campiture, a reti ben impastate, dove s’estendono motivazioni di ricerca sul senso della vita e sulla stessa pittura.

Crediamo, che, man mano, i suoi lavori saranno sempre più apprezzati dal mondo della critica e ogni opportuna occasione espositiva permetterà una sempre migliore acquisizione del tracciato segnico-pittorico-poetico che valida un percorso di attenzioni massime al mondo.

L’ attuale tracciato dall’artista Gianni Rossi posiziona commenti e aperture. L’artista si sofferma, in modo esteso, a contenere gli imbarazzi contemporanei e a rilanciare possibili visioni di concordia.

Per l’artista ogni mostra è: “ … Una raccolta di opere poste in sequenza, come un divenire di tempi e realtà, di distanze e luoghi, con un costante approccio al territorio, alla geografia di luoghi, alle luci e alle cromie della realtà vissuta. …”.

Le sue tele si inseriscono nel filone dell’astrattismo contemporaneo in cui a prevalere sono linee segmentate e colori volutamente accesi, brillanti e squillanti, attraverso l’uso di acrilici, collages, impasti di polvere di marmo e di carta, e non solo.

Semplicemente, Gianni Rossi percorre le strade dell’astrattismo di matrice lirica, in cui eleganze curvilinee, fraseggi pittorici, ribattute articolazioni e consistenze materiche sottolineano campiture gravide di umori e di verità, mentre segni, segnacoli e segnali intercettano effetti ludici e sorreggono i tagli più squisitamente geometrici in chiave astratta.

Gianni Rossi sa bene come portare avanti la sua personale, garbata descrizione astratto-lirico-geometrica all’interno delle ricerche delle numerose onde astratto-informali, tanto da essere un punto di riferimento per le nuove leve e motivo di studio per giovani studenti universitari.

Ovviamente, è riuscito a determinare e a definire una sua cifra di riconoscibilità, il che non è poco; anzi, è quel molto che lo potrà sempre decisamente contraddistinguere, ma non solo nella sua terra d’origine.

Chi studia l’astratto-lirico-geometrico deve sapere che questo codice interpretativo è stato investigato e reso da artisti di varie latitudini.

Gianni Rossi regola memoria e maniera, riclassifica le tonalità dei colori, rimedia il senso del taglio per agevolare aperture e uncinare valenze certe, in cui spessori rendono profondità reali e, altre volte, cosmiche.

Riuscire, dopo tanti anni di integra ed esperta carriera, a essere riconosciuto come valido interprete di un segmento qualificato, che fa combaciare le estremità dell’astrattismo lirico e dell’astrattismo geometrico, depone tutto a suo favore.

Oggi, Gianni Rossi nella continuità di una linea raffinata dell’arte si pone nella folta schiera delle firme, accorsate e serie.

Il merito principale dell’artista è di aver raccolto e riattivato le sue prese di coscienza in sviluppi vitali con un esercizio quotidiano, di respiro e di metodo, che non lo stanca.

Oggi, più di ieri, prosegue nell’elaborare un circolo di riconsegne estetiche, consistenti e condivise.

Maurizio Vitiello

Napoli, 2018

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4 aprile, 2018 Posted by | Agenda Eventi, Art, Arte, Arte contemporanea, Calabria, Cosenza, Cultura, Italia, Mostre, Pittori e pittrici, Pittura, Regioni, Spazio arte | , , , , | Lascia un commento

Il 9, 10 e 11 gennaio Mariano Rigillo in scena al Teatro Mercadante con “Il mio cuore è nel Sud”, ballata in versi e prosa di Giuseppe Patroni Griffi con le musiche originali di Bruno Maderna

Mariano Rigillo
Venerdì 9, alle 21.00, sabato 10, alle 19.00 e domenica 11 gennaio, alle 18.00, al Teatro Mercadante andrà in scena Il mio cuore è nel Sud, con la regia di Mariano Rigillo, che ne è anche interprete insieme a Anna Teresa Rossini, Ruben Rigillo, Silvia Siravo, Antonio Izzo, con l’Orchestra del Teatro di San Carlo diretta da Maurizio Agostini, e le voci soliste Elsa Ascione e Antonella Cozzolino.
Lo spettacolo, qui al suo debutto nazionale, è il secondo appuntamento con il progetto Storie naturali e strafottenti: dalle opere di Giuseppe Patroni Griffi, che lo Stabile dedica questa Stagione al grande scrittore, drammaturgo, sceneggiatore e regista napoletano nel decennale della sua scomparsa.
Le scene sono di Luigi Ferrigno, i costumi di Zaira de Vincentiis, il disegno luci di Gigi Saccomandi.
La produzione è del Teatro Stabile di Napoli e Teatro di San Carlo.

Radiodramma in versi e prosa di Patroni Griffi con musiche originali di Bruno Maderna, trasmesso dalla Rai nel marzo del 1950, vincitore nello stesso anno del premio Il microfono d’argento, Il mio cuore è nel Sud è ambientato in una immaginaria città del sud, povera, degradata e popolata di vite disperate.
In questo contesto si cala la vicenda della graduale discesa nella follia di una giovane madre, attratta da un fischio misterioso e incessante proveniente dalle finestre di un carcere: il canto di uno sconosciuto di cui la donna si innamora.

“…Ora, un nostro giovane scrittore, intelligente funzionario del nostro Ufficio Prosa, mi traccia brevemente un soggetto per cui chiede una musica d’un clima assai particolare in quanto presuppone l’uso d’un complesso jazzistico e, probabilmente, di espressioni jazzistiche in un clima d’arte necessariamente discosto da quello comune ad una musica di jazz. Penso che tu potresti ricavarne un problema sonoro di linguaggio e di timbro; e potresti farlo con la perizia che ti è particolare in quanto tu sei musicista di ricerca e non hai né limiti né esclusioni…”
«Questo – scrive Mariano Rigillo nelle note allo spettacolo – è un brano della lettera inviata da Alessandro Piovesan, lungimirante dirigente Rai degli anni ’50, al M° Bruno Maderna il 15 febbraio 1949, in cui, esponendo l’interesse per la creazione di un nuovo genere radiofonico e, anticipando gli aspetti salienti del lavoro di Patroni Griffi, fa anche riferimento alle caratteristiche che avrebbe dovuto presentare la composizione musicale. Il lavoro riflette le tendenze e le discussioni che animavano il panorama culturale italiano nell’immediato dopoguerra. Dal punto di vista drammatico il testo evidenzia l’interesse verso la dimensione sociale del racconto e gli strati più emarginati della società. Lo sguardo dell’autore sul dramma che si compie evita la compassione e l’identificazione dei personaggi e mostra tracce di una concezione straniante del racconto, trascurando i moti interiori della psiche, mettendo invece in risalto le implicazioni sociali della patologia mentale».

Teatro Mercadante
Napoli, Piazza Municipio
Info: tel. 081.5524214
e-mail: info@teatrostabilenapoli.it
www.teatrostabilenapoli.it

Biglietteria: tel. 081.5513396
e-mail: biglietteria @teatrostabilenapoli.it

Ufficio Stampa Teatro Stabile di Napoli
Sergio Marra
tel.+39 081.5524214 int.103
mob.+39 335.1215079
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8 gennaio, 2015 Posted by | Agenda Eventi, Campania, Italia, Musica, Napoli, Regioni, Teatro | , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

   

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