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Sabato 16 luglio la 68ª Settimana Musicale Senese chiude con Goran Bregovic

Critica Classica di Marco del Vaglio:

La 68ª Settimana Musicale Senese si chiude con l’atteso concerto dal titolo Champagne for Gypsies che vedrà sul palco Goran Bregovic e la sua Wedding and Funeral Band, sabato 16 luglio, alle ore 21.15 in piazza Jacopo della Quercia a Siena.
Folk balcanico ed elettronica, temi sacri e ritmi sfrenati: questi gli ingredienti del singolare successo del musicista di Sarajevo venuto alla ribalta grazie alle colonne sonore dei film di Kusturica.
È lo stesso Bregovic a definire la sua musica come una “miscela” assolutamente unica che nasce da una frontiera, come quella balcanica, in cui si incrociano la cultura ortodossa, cattolica e musulmana.

Nato a Sarajevo da madre bosniaca e padre croato, Goran Bregovic è infatti il frutto di un mélange di differenti tradizioni, a partire dalla scelta della compagine di musicisti con i quali si presenta al concerto che conclude la 68ª edizione della Settimana Musicale Senese, la Wedding and Funeral Band, come dire festa e lutto, o gioie e dolori della vita.
È l’orchestra formata da una banda gitana di fiati e di ottoni zingara (formata da grancassa, trombe, sax, clarinetto e Glockenspiel), cui si aggiunge una polivocalità bulgara con le voci di Ludmilla Radkova Trajkova e Daniela Radkova Aleksandrova, le percussioni tradizionali, la chitarra elettrica (il suo passato rock mai rinnegato), archi, canti della Chiesa Ortodossa e Cattolica e invocazioni Musulmane.
Talento istrionico, artista dalle molte vite, Bregovic ha saputo ben sintetizzare e stilizzare le espressioni musicali che popolano i Balcani, connettendole e proiettandole nell’ampio scenario della musica internazionale.
L’incontro-scontro fra elementi della tradizione serba, bulgara, albanese, zigana, turca, con strumenti e stilemi del rock e del pop internazionale ha generato un sound originale che è un vero e proprio prototipo della world music.
Non solo: con la sua Wedding Funeral Band, Bregovic rielabora tratti musicali anche molto lontani dai Balcani, come quelli provenienti da Centro e Sud America, ad esempio reggae, rumba, tango.
L’incontro tra Bregovic e il regista Emir Kusturica ha infine prodotto nella carriera artistica del musicista di Sarajevo un binomio esplosivo, alimentato dalla forza propulsiva della cultura zigana, e racchiuso in una trilogia: Il tempo dei gitani (1988), Arizona Dream (1993) e Underground (1995).
Sulla scia del particolare successo di quest’ultimo film e della sua musica, Bregovic è divenuto il punto di riferimento sonoro del crogiolo della ex Jugoslavia, contribuendo ad abbattere quella invisibile barriera linguistica, culturale e sonora, che separa la penisola balcanica dal resto d’Europa, grazie al mirabolante mix di suoni e immagini che ha travolto gli spettatori internazionali.
Oltre alla collaborazione con Kusturica, Bregovic ha scritto musiche per numerosi altri film, tra questi anche per I giorni dell’abbandono di Roberto Faenza (2005) del quale è stato per di più attore.
La sua produzione musicale comprende anche molte musiche di scena per il teatro.
Con il suo ultimo lavoro discografico, Alkohol, Bregovic è tornato ad occuparsi di un progetto esclusivamente musicale, articolato in due distinti dischi.
Il primo, del 2008, è intitolato Sljivovica & Champagne, mentre il secondo è uscito quest’anno con il titolo di Champagne for Gypsies e dà anche il titolo al concerto di sabato 16 luglio.

Info:
tel. 0577-22091, www.chigiana.it
Biglietti: 25 e 18 euro (ridotto 8 euro)
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Nato a Sarajevo nel 1950 da madre bosniaca e padre croato, Goran Bregovic crea i suoi primi gruppi rock a sedici anni (“Il rock aveva all’epoca un ruolo fondamentale nella nostra vita. Era l’unica possibilità per poter esprimere pubblicamente il nostro malcontento senza rischiare di finire in galera, o quasi”).
Per far piacere ai suoi genitori, Goran si impegna a proseguire i suoi studi di filosofia e sociologia che lo avrebbero portato ad insegnare, se l’enorme successo del suo primo disco non avesse deciso altrimenti.
Seguono quindici anni con il suo gruppo White Button e tredici album venduti in 6 milioni di copie.
Tour interminabili in cui Goran diventerà l’idolo della gioventù jugoslava. Alla fine degli anni ‘80, Bregovic si libera del suo ruolo sfibrante di “star” e si isola in un “ritiro dorato” in una piccola casa sulla costa adriatica, un vecchio sogno d’infanzia.
Qui compone le musiche del terzo film di Emir Kusturica Il Tempo dei Gitani.
Ma ben presto scoppiano i primi disordini in Jugoslavia e i due amici sono costretti ad abbandonare tutto e trasferirsi a Parigi.
Alla sua origine già mista, Goran ha aggiunto una moglie musulmana, ma i tempi non sono propizi per questa allegra e stimolante mescolanza.
Bregovic è impegnato anche nella composizione di musiche per il cinema (si citano Arizona Dream e Underground sempre di Kusturica) e per il teatro (Trieste, Palermo, Amburgo, Sarajevo).
Dal giugno 1997, Goran inanella trionfali tournées per tutta l’Europa alla testa della sua Wedding and Funeral Orchestra, presentando tutti i suoi brani più belli, dall’ormai celebre “Ederlezi” (Il Tempo dei Gitani) a “In the Death Car” (Arizona Dream) passando per il vigoroso “Kalashnikov” (Underground) avviato in coro da un pubblico in delirio con il grido “Juris” (All’attacco!!!).
Il numero crescente degli spettatori per concerto, come in un recente concerto del 1° maggio a Roma in Piazza S. Giovanni davanti a 500.000 persone, confermano che la sua musica ha un reale impatto sul piano internazionale e che la giovane rock-star degli anni ‘70-‘80 si è affermato come un compositore maturo per il successo internazionale.

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15 luglio, 2011 Posted by | Agenda Eventi, Folk music, Musica | , , , , , | Lascia un commento

Venerdì 15 luglio debutta a Siena la Camerata Salzburg diretta da Philipp von Steinäcker

Critica Classica di Marco del Vaglio:

Debutta a Siena per la 68ª Settimana Musicale Senese uno dei più prestigiosi complessi europei, la Camerata Salzburg, diretta da Philipp von Steinäcker, in concerto venerdì 15 luglio, alle ore 21.15, al Teatro dei Rinnovati.
Prossimo a festeggiare nel 2012 i sessanta anni di attività, il complesso salisburghese è uno dei più rinomati nel panorama musicale internazionale e per il suo debutto senese presenta un programma che abbraccia oltre due secoli di storia della musica, dal sontuoso stile dei balletti di Jean-Philippe Rameau (l’opéra-ballet Les Fêtes d’Hébé risale al 1739) alle Danses concertantes di Igor Stravinskij, passando per la giovanile Serenata n. 1 di Johannes Brahms.

Les Fêtes d’Hébé ou Les Talents lyriques è un’ opéra-ballet di Jean-Philippe Rameau su libretto di Antoine-César Gautier de Montdorge, rappresentata il 25 marzo del 1739.
La Suite orchestrale che qui viene presentata nasce da una sapiente scelta di danze, numerose e varie.
Ci si concentra così su quanto di più interessante – anche secondo il giudizio dei contemporanei – conteneva questo sterminato spettacolo in un Prologo e tre Entrées, che da subito piacque moltissimo al pubblico parigino tanto da essere presentato per ben 80 volte già nel 1739 e per gli anni a seguire.

Le Danses concertantes vennero commissionate a Stravinskij quando si trovava negli Stati Uniti nel 1941 da Werner Janssen, direttore della Janssen Symphony Orchestra di Los Angeles e vennero eseguite per la prima volta a Los Angeles l’8 febbraio 1942.
In questa partitura confluiscono – facilmente ravvisabili – temi, ritmi e soprattutto scelte ‘stilistiche’ (di gusto e di valore), che ci riportano ad altre partiture famose del musicista russo come l’Histoire du soldat e il balletto Pulcinella, caratterizzate dalla presenza della componente ironica nella vicenda creativa di Stravinskij, che si compiace di ridicolizzare l’idea stessa di “musica colta” con i modi della banda e – nella componente visiva presente fin dai tempi di Pulcinella – con lo scombinato puzzle della commedia dell’arte.

Chiude il programma la Serenata op. 11 di Brahms, opera giovanile composta all’età di 25 anni, quando il musicista era al suo primo incarico di maestro di musica per la corte di Detmold, dove soggiornerà per i mesi autunnali dal 1857 al 1859.
Composta per un piccolo organico cameristico (1 flauto, 1 corno, 2 clarinetti, 1 fagotto e quartetto d’archi), la Sinfonia è formata da sei movimenti dal tono sereno e gioioso, con forti richiami ad altre composizioni di Haydn (Sinfonia London) e Beethoven (Sinfonia Pastorale, Seconda Sinfonia) e l’Ottetto di Mendelssohn

Info: tel. 0577-22091, tutto il programma su www.chigiana.it
Biglietti: 25 e 18 euro (ridotto 8 euro).

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Cogliere la nota esatta è fondamentale per ogni oratore, ma per i musicisti è essenziale. L’arte, la sfida, l’essenza sono da ricercare oltre l’interpretazione di ciò che è “visibile”, scritto nella partitura. Qui è dove inizia la realtà della musica”.
È stato questo il principio guida che il leggendario violinista Sandor Vegh ha voluto dare all’ensemble Camerata Salzburg (originariamente fondato nel 1952 da Bernhard Paumgartner): principio che ha modellato l’identità stilistica della Camerata dal 1978 fino al 1997, anno della morte di Vegh.
A lui è succeduto Roger Norrington, Direttore Principale dal 1997 fino al 2006 e, in seguito, Leonidas Kavakos che nell’agosto 2006 è stato nominato Direttore Artistico della Camerata Salzburg, posizione che ha ricoperto fino al 2009.
Roger Norrington è comunque rimasto in stretto contatto con l’orchestra in veste di Conductor Laureate.
Dopo sessant’anni di storia, la Camerata Salzburg è divenuta a pieno titolo un’orchestra da camera della miglior tradizione.
Oggi consiste in una formazione di giovani e motivati musicisti i quali “suonano con un trasporto ed una gioia che è quasi contagiosa”.
Molti sono i solisti con cui la Camerata si è esibita; fra i più recenti Louis Langrée, Jonathan Biss, Elisabeth Leonskaja, Stefan Vladar, Anne-Sophie Mutter, Victoria Mullova, Hilary Hahn, Jian-Wang, Matthias Goerne, Emmanuel Pahud, Hakan Hardenberger e molti altri.
Le esibizioni hanno avuto luogo ad Aix-en-Provence, in Slovenia, in Olanda, in Italia, in Germania, in Grecia e in Asia.
La Camerata Salzburg viene regolarmente invitata al Festival Carinthischer Sommer, così come alla Mozartwoche di Salisburgo; questi eventi si aggiungono al proprio Festival “Begegnung”, della durata di tre giorni, nella città natale dell’Orchestra. Altre manifestazioni ormai consolidate sono il Festspiele di Salisburgo e una serie di concerti alla Konzerthaus a Vienna.

Il direttore Philipp von Steinäcker ha vinto il concorso di direzione Melgaard OAE Young Conductor Auditions a Londra ed è stato l’assistente dell’Orchestra of the Age of Enlightenment per un anno lavorando con direttori come Sir Simon Rattle, Vladimir Jurowski, Sir Roger Norrington.
Ha preparato l’Orchestra of the Age of Enlightenment per Vladimir Jurowski, la Symphonica Toscanini per Lorin Maazel, la Trondheim Symphony Orchestra per Daniel Harding ed ha assistito lo stesso Harding all’Orchestra della Radio Svedese di Stoccolma ed alla London Symphony Orchestra.
È stato l’assistente di Sir John Eliot Gardiner per la sua produzione di Pelléas e Mélisande all’Opéra Comique a Parigi.
Ad ottobre 2010 ha diretto il concerto finale dell’Orchestra dell’Accademia Gustav Mahler a Bolzano.
Nel 2011 Philipp von Steinäcker assisterà Sir John Eliot Gardiner per Der Freischütz all’Opéra Comique a Parigi e dirigerà una produzione de La Bohème a Londra e ai festival di Mentone e St. Raphael.
È fondatore e direttore dell’orchestra Musica Saeculorum in Alto Adige.
Con questo gruppo ha debuttato alle Settimane Mahleriane 2008 a Dobbiaco proseguendo negli anni successivi in un’impegnativa attività.
Steinäcker è cresciuto ad Amburgo ed ha iniziato i suoi studi presso la Musikhochschule di Lubecca.
Durante il liceo ha fatto il suo debutto alla Musikhalle di Amburgo come violoncellista ed è stato membro sia dell’Orchestra Giovanile Tedesca sia della Gustav Mahler Jugendorchester.
Dopo la maturità ha studiato presso la Musikhochschule di Vienna e soprattutto presso la Juilliard School di New York con Harvey Shapiro, dove ha compiuto gli studi con il titolo di Master of Music.
In seguito ha studiato il violoncello barocco presso il CNSM a Parigi nella classe di Christophe Coin.
Di recente ha compiuto i suoi studi di direzione d’orchestra con Mark Stringer e Yuchi Yoasa presso l’Università di Musica di Vienna.

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14 luglio, 2011 Posted by | Agenda Eventi, Musica classica, musica sinfonica, Prima del concerto | , , , , , , | Lascia un commento

Giovedì 14 luglio Alexander Lonquich pianista e direttore dell’Orchestra da Camera di Mantova nell’ambito della 68ª Settimana Musicale Senese

Critica Classica di Marco del Vaglio:

Atteso ritorno a Siena, per la 68ª Settimana Musicale Senese giovedì 14 luglio (ore 21.15) al Teatro dei Rinnovati, per Alexander Lonquich, figura di spicco del pianismo internazionale, nella doppia veste di pianista e direttore dell’Orchestra da Camera di Mantova.
Dopo il successo dell’anno scorso con l’esecuzione in una sola giornata dei cinque concerti per pianoforte di Beethoven, quest’anno sarà la volta di Chopin: in programma i due famosi Concerti per pianoforte e orchestra, il n. 1 in mi minore op. 11 e il n. 2 in fa minore op. 21.
Composto tra la primavera e l’estate del 1830, il Concerto in mi minore op. 11 venne pubblicato a Parigi nel 1833.
Divenne così il Primo Concerto, pur essendo stato composto dopo il suo gemello, il Concerto in fa minore op. 21 che dovette aspettare fino al 1836 pur essendo stato scritto tra il 1828 e il 1830.
La natura di queste due amatissime partiture, che da subito ottennero grande successo di pubblico, è caratterizzata da una scrittura decisamente orientata verso il protagonismo del pianoforte, a cui l’orchestra faceva da semplice supporto: per il giovane Chopin, appena ventenne, significava avvicinarsi ai gusti del pubblico in vista di un’importante tournée, nella quale avrebbe presentato i suoi lavori con orchestra, evidenziandone la sua straordinaria versatilità pianistica, prima a Breslavia, quindi a Vienna e poi a Monaco.

Info: tel. 0577-22091, tutto il programma su www.chigiana.it
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Fra i più importanti pianisti di oggi, Alexander Lonquich ha suonato in Giappone, Stati Uniti e nei principali centri musicali europei.
La sua attività lo vede impegnato con direttori d’orchestra quali Claudio Abbado, Ton Koopman, Heinz Holliger, etc. Particolare in tal senso è stato il rapporto mantenuto con Sandor Vègh e la Camerata Salzburg, di cui è tuttora regolare ospite nella veste di direttore-solista.
Un importante ruolo svolge inoltre la sua attività nell’ambito della musica da camera, che lo ha portato a collaborare fra gli altri con Heinrich Schiff, Heinz Holliger e Frank Peter Zimmermann, con cui ha ottenuto numerosi riconoscimenti dalla critica internazionale quali il Diapason d’Or 1992, il Premio Abbiati nel 1993 e il Premio Edison in Olanda nel 1994. Il suo repertorio spazia da Bach a Schumann e Chopin. Nel ruolo di direttore-solista collabora stabilmente con l’Orchestra da Camera di Mantova, e, tra le altre, con l’Orchestra della Radio di Francoforte, la Royal Philharmonic Orchestra, la Deutsche Kammerphilarmonie, la Camerata Salzburg, la Mahler Chamber Orchestra, l’Orchestre des Champs Elysées e la Filarmonica della Scala di Milano.
Ha inciso per la EMI e la ECM. Ai numerosi impegni concertistici Lonquich ha affiancato negli anni un intenso lavoro in campo didattico tenendo masterclass in Europa, Stati Uniti ed Australia.
Particolarmente attivo per la didattica, Lonquich si è dedicato intensamente nella conduzione di laboratori teatrali-musicali avvalendosi della collaborazione di artisti provenienti da linguaggi artistici diversi.
Tra le altre, particolarmente cara gli è stata l’esperienza del laboratorio Kinderszenen dedicato all’infanzia.

L’Orchestra da Camera di Mantova, che quest’anno ha il piacere di festeggiare i trent’anni di attività, si è imposta sin dal suo esordio all’attenzione del pubblico e della critica per brillantezza tecnica, assidua ricerca della qualità sonora, sensibilità ai problemi stilistici.
Vincitore nel 1997 del prestigioso Premio Abbiati quale miglior complesso da camera, nel corso della trentennale vita artistica l’orchestra ha collaborato con direttori e solisti di livello internazionale tra cui Kremer, Mintz, Accardo, Benedetti Michelangeli, Carmignola, Ughi, Maisky, Dindo, Brunello, Lonquich, Canino, Katia e Marielle Labeque, Lucchesini, oltre a Piazzolla e a Gazzelloni.
Protagonista di innumerevoli concerti in Italia e all’estero, si è esibita in teatri e sale da concerto della maggior parte dei paesi europei, Stati Uniti, Centro e Sud America, Asia. Nell’ultimo decennio l’attività nazionale e internazionale dell’orchestra si è incentrata sull’ideazione e realizzazione di importanti cicli monografici, tra i quali, innanzitutto, il “Progetto Beethoven” (2002-2004): diretta da Benedetti Michelangeli e affiancata da alcuni tra i più rinomati solisti italiani; il progetto nel 2004-05 con Alexander Lonquich, dedicato ai Concerti per pianoforte di Mozart; dal 2004 al 2007, di nuovo sotto la guida di Benedetti Michelangeli, ha intrapreso un ciclo incentrato sulla produzione sacra di Mozart.
In occasione del bicentenario della morte di Haydn, ha dato vita a un progetto triennale, intitolato “Haydn l’europeo che amava l’Italia”, attraverso il quale ha proposto un’ampia selezione dell’imponente produzione sinfonica, sacra e cameristica del genio di Rohrau. Nel 2010, bicentenario della nascita di Schumann, ha affrontato l’integrale delle Sinfonie del musicista tedesco, cogliendo riconoscimenti unanimi di pubblico e critica.
Ha effettuato registrazioni televisive e radiofoniche (Rai, Bayerischer Rundfunk, Rsti).
Nel settembre 2009 ha inciso, su commissione della rivista “Amadeus”, tre Sinfonie di Haydn.
Recentemente, per l’etichetta Hyperion, nell’ambito di un progetto discografico dedicato a Mozart, ha inciso con Angela Hewitt i primi tre Concerti per pianoforte e orchestra.

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13 luglio, 2011 Posted by | Agenda Eventi, Concerti, Musica classica, Pianisti | , , , , , | Lascia un commento

Martedì 12 e mercoledì 13 luglio, a Siena la prima ripresa italiana in tempi moderni de “La fede ne’ tradimenti” di Attilio Ariosti

Critica Classica di Marco del Vaglio:

Da sempre attenta al teatro musicale barocco e alle riscoperte, l’Accademia Musicale Chigiana presenta una rarità per la 68ª edizione della Settimana Musicale Senese martedì 12 luglio (replica il 13) al Teatro dei Rozzi (ore 20.30), con la prima ripresa italiana in tempi moderni de La fede ne’ tradimenti dramma per musica in tre atti del 1701 di Attilio Ariosti su libretto di Girolamo Gigli, affidata a uno dei principali e più apprezzati complessi barocchi italiani, già ospite della Chigiana nelle edizioni passate: Europa Galante e il suo direttore Fabio Biondi.
Gradito ritorno anche per Denis Krief che firma regia, scene e costumi e che si avvale di un cast internazionale con le voci dei soprani Roberta Invernizzi (Anagilda) e Lucia Cirillo (Elvira), il mezzosoprano Marianne Beate Kielland (Fernando) e il basso Johannes Weisser (Garzia).
L’opera sarà registrata da Rai Radio Tre per successive trasmissioni.

La fede ne’ tradimenti venne eseguita per la prima volta a Berlino l’11 luglio 1701 in occasione del compleanno di Federico I di Prussia presso la corte di Sofia Carlotta elettrice di Brandeburgo.
Rappresenta la prima vera opera di Ariosti composta secondo lo stile musicale dell’epoca e si avvale della scrittura mordace e satirica del commediografo e letterato senese Girolamo Gigli, i cui scritti si caratterizzarono per una lingua assai diretta, una comicità vivace e spontanea nello stile della commedia dell’arte.
Nel pieno rispetto dello stile satirico e corrosivo del Gigli, La fede ne’ tradimenti appare una parodia del dramma cavalleresco di foggia spagnoleggiante, con le sue nobili figure e i suoi eroici ideali.
Gigli non eresse a nobile ideale la guerra tra il re Fernando di Castiglia e il re Sancio di Navarra, che comunque fa da imprescindibile sfondo storico, ma si concentrò su un’azione secondaria: l’opposta relazione amorosa tra Fernando (un potenziale eroe, che sulla scena il Gigli fa apparire in tutt’altro modo…) e la figlia di Sancio, Sancia, qui chiamata Anagilda.
È proprio la protagonista femminile la vera eroina dell’opera: iperattiva nelle parole e nei fatti, non ha la minima paura del sangue (a differenza degli uomini), ella stessa ne perde a litri senza batter ciglio, porta Fernando dalle catene alla libertà, amoreggia con Elvira come se fosse un uomo e da sola porta l’opera al lieto fine.

Sull’Ariosti ci introduce Fabio Biondi, violinista e direttore cui si deve la ripresa in tempi moderni di quest’opera: “Singolare destino quello di Attilio Ariosti, compositore stimato e oggetto di persecuzione a causa di una speciale tendenza a un comportamento del tutto inusuale per un musicista dell’epoca: la ricerca di una libertà comportamentale che ci fa pensare al nostro grande Mozart piuttosto che ad un prete bisognoso, come plausibilmente qualunque musicista, di un impiego stabile. L’amicizia, la protezione, la stima del grande Händel durante gli anni finali della sua vita non hanno permesso a tutt’oggi di intervenire per una “riabilitazione” completa nel panorama concertistico, eccezion fatta per la produzione particolare dedicata alla letteratura per viola d’amore. L’incontro con le sue partiture però lascia a bocca aperta… e rilancia quel tipico sgomento che tra noi interpreti si diffonde quando, di fronte a musica così profondamente ispirata, ci si domanda le ragioni dell’oblio. Ariosti nasce da una cultura musicale fatta di un linguaggio che tra Sei e Settecento prediligeva una scrittura articolata nei contenuti, ma povera di combinazioni strumentali e soprattutto legata ad una formula che definirei “ipnotica” soprattutto nella musica vocale”.

Musicista molto conosciuto all’epoca, Attilio Ariosti nacque a Bologna nel 1666 e morì probabilmente nel 1729 in Inghilterra, dove si era trasferito per coprire l’incarico di compositore alla Royal Academy of Music di Londra.
Una vita turbolenta ne caratterizzò l’esistenza: fu monaco appartenente all’ordine dei Servi, virtuoso di viola d’amore, diplomatico imperiale, compositore e uomo di mondo. Viaggiò molto in tutta Europa (Londra, Berlino, Vienna e Parigi), ma venne poi bandito dallo Stato pontificio per “cattiva condotta”.
Oltre che di cantate, oratori e serenate, il suo catalogo si compone soprattutto di opere teatrali, che ebbero notevole successo all’epoca.

Finissimo letterato, allegro fustigatore dei costumi della sua epoca, Girolamo Gigli, autore del libretto dell’opera, fu una personalità di spicco della seconda metà del Seicento.
Nato a Siena nel 1660, Gigli si dimostrò una figura controversa, sfuggente alle facili classificazioni, aliena ai compromessi ma al contempo capace di imprevisti cambi di rotta, con una non comune tendenza ad andare contro le regole costituite, a volte con modi di fare ed essere assolutamente plateali.
Nei suoi lavori teatrali (molti furono rielaborazioni di opere francesi), Gigli trasferì le vicende dall’ambiente metropolitano parigino a quello provinciale toscano, piegando il fine moralismo dei modelli verso il grottesco, allo scopo di rafforzare il legame teatro-realtà; accentuò inoltre le situazioni ridicole mediante il gusto per il gioco linguistico, l’uso della parola colorita o del detto scherzoso, fornendo, in definitiva, un rilevante contributo al rinnovamento del teatro italiano, che culminò nella riforma goldoniana.
Gigli crebbe alla scuola dei Gesuiti, di cui ne rinnegò presto i dettami con taglienti apostrofazioni, fino a ritrovarseli proprio in casa, essendo due suoi figli entrati nell’ordine.
Divenne antiaccademico sviscerato proprio nei tempi dell’insegnamento all’università: prima a Pavia, poi nella natìa Siena.
Puntuale nel lanciare strali contro gli uomini di chiesa, egli fu tuttavia attento e partecipe membro di confraternite religiose senesi.
La sua educazione fu caratterizzata da molteplici interessi (grammatica, eloquenza, giurisprudenza, etc.), svolse un’ampia attività letteraria, che comprese ricerche storiche e filologiche e che toccò anche l’oratorio sacro, il dramma per musica e la commedia; fu perfino autore di una quarantina di componimenti musicali.
Erudito riconosciuto, non fece mancare la propria vis polemica non disgiunta da naturale senso dell’umorismo neppure in ambito linguistico: sin dagli esordi mostrò una forte avversione alla politica dell’Accademia della Crusca – di cui faceva parte -, in un momento in cui la rivendicazione linguistica della tradizione senese si era ormai attenuata.
Egli ipotizzò nel 1707, senza però riuscire a realizzarla, una collezione di volumi comprendente le opere edite e inedite di tutti gli scrittori senesi, che si sarebbe dovuta intitolare Accademia Sanese.
Riprese più tardi l’idea limitandola però alle sole Opere di Caterina da Siena (Siena-Lucca 1707-21) e di Celso Cittadini (Roma 1721), nell’intento di legittimarle quali testi di lingua nel canone della Crusca.
Successivamente, e sempre mosso da aspro spirito polemico, avviò la pubblicazione del Vocabolario cateriniano, libello lessicografico inizialmente ideato quale illustrazione dei vocaboli senesi, che gli valse l’espulsione definitiva dall’Accademia che lo ha riabilitato, ma solo in tempi recenti, ristampando il suo Vocabolario.
Fra i suoi lavori, il Don Pilone, ovvero Il bacchettone falso (Lucca 1711), commedia tratta dal Tartuffe (1664) di Molière, costituisce il momento di maggiore equilibrio compositivo e di maggior successo della produzione teatrale del Gigli, che partecipò come protagonista alla sua prima rappresentazione, nel teatro Grande di Siena, probabilmente nel 1706 o 1707.
Nel 1708, in seguito allo scalpore suscitato dal Don Pilone, il Gigli fu costretto a lasciare Siena.
Si trasferì a Roma, dove fu precettore in casa Ruspoli e dove fu introdotto nell’ambiente culturale della città, entrando poi nell’Arcadia con il nome di Amaranto Sciaditico. Nonostante le esperienze negative, lo spirito polemico del Gigli non si placò e, quando compose, a nome di alcuni Arcadi, un’invettiva contro Crescimbeni, fu espulso da Roma e dalla Toscana, oltre che, ovviamente, dall’Arcadia.
Rifugiatosi a Viterbo, scrisse una pubblica ritrattazione inviandola al granduca e a monsignor Alessandro Falconieri, governatore di Roma, ottenendo infine il perdono.
Conoscendo il personaggio, non è da sorprendersi, dunque, dell’estremo atto compiuto dal non troppo anziano letterato, il quale, rientrato a Siena da Roma, e avendo trovato il patrimonio familiare in completo dissesto a causa dell’incuria della moglie, fece di nuovo fagotto e tornò nella Città Eterna, per morire, nel 1722, accolto nel materno seno dei tanto vituperati Gesuiti.

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11 luglio, 2011 Posted by | Agenda Eventi, Musica, Musica classica, Opera | , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Domenica 10 e lunedì 11 luglio due nuovi appuntamenti con la 68a Settimana Musicale Senese

Critica Classica di Marco del Vaglio:

Il secondo appuntamento della 68ª Settimana Musicale Senese si terrà domenica 10 luglio alla Chiesa di Sant’Agostino, alle ore 21.15 con il concerto barocco dell’Accademia Bizantina diretta da Ottavio Dantone.
Händel e Bach sono gli autori scelti per questo appuntamento della Settimana che ospita uno dei più raffinati e vivaci complessi italiani di musica antica, fra i migliori ensemble presenti oggi sulla scena internazionale per questo repertorio: lo studio della prassi esecutiva su strumenti originali, insieme a un’attenta e rispettosa lettura della partitura, ha infatti decretato il successo internazionale dell’attività ormai quasi trentennale dell’Accademia Bizantina.
Il programma della serata si apre con la celeberrima Sinfonia “L’arrivo della Regina di Saba” tratta da Solomon di Händel e prosegue, dello stesso autore, con tre Concerti, vere e proprie “meraviglie strumentali” del Settecento: il Concerto in si bemolle maggiore op. 4 n. 2 per organo e orchestra, il Concerto grosso in sol maggiore op. 6 n. 1 e il Concerto in fa maggiore op. 4 n. 5 per organo e orchestra.
La seconda parte del programma si apre con Bach e la sua Sinfonia dalla Cantata n. 42 BWV 42; a seguire di nuovo Händel con il Concerto in fa maggiore op. 4 n. 4 per organo e orchestra e il Concerto grosso in si bemolle maggiore op. 6 n. 7.

Ottavio Dantone

L’Accademia Bizantina nasce a Ravenna nel 1983, con l’intento di fare musica “come un grande quartetto d’archi”.
Oggi come allora, il gruppo è interamente gestito dai propri componenti, che assieme ne stabiliscono obiettivi e linee guida.
Dal 1996 Ottavio Dantone e Stefano Montanari collaborano in piena sintonia alla gestione musicale dell’ensemble, ricoprendo rispettivamente i ruoli di direttore musicale e di primo violino concertatore e fondendo insieme il meglio delle loro qualità umane e artistiche.
L’intento comune, in ogni fase del lavoro, è quello di coniugare ricerca filologica e studio della prassi esecutiva su strumenti originali, con un’attenta e rispettosa lettura della partitura, come nella più nobile tradizione cameristica italiana.
Rigore e raffinatezza di Dantone, energia ed estro di Montanari, entusiasmo e complicità da parte di ogni singolo strumentista, si fondono insieme come le tessere di un mosaico bizantino, rendendo l’Accademia uno dei più raffinati e vivaci ensemble di musica antica presenti oggi sulla scena internazionale.
Numerose le incisioni per Decca, l’Oiseau-Lyre, Harmonia Mundi, Naïve, Arts, Denon, Amadeus (premiate da riconoscimenti come Diapason d’Or e Midem), le partecipazioni a trasmissioni e dirette radiofoniche (Radio France, Rai Radio Tre, RSI, WDR) e i concerti nelle più prestigiose stagioni e sale di tutta Europa, Israele, Giappone, Messico, Stati Uniti e America del Sud.

La Settimana prosegue lunedì 11 luglio, alle 21.15, al Teatro dei Rinnovati, con l’attesa prima esecuzione assoluta, commissionata dall’Accademia Musicale Chigiana, di Faust, tragedia soggettiva con musica di Silvia Colasanti su testo di Fernando Pessoa, progetto nato da una idea di Francesco Frongia e Silvia Colasanti.
Scritta per attore, soprano ed ensemble, l’opera si presenta come una riflessione sul Faust in chiave contemporanea.

Silvia Colasanti

Così parla del suo nuovo lavoro la compositrice romana: “Cosa ne è stato del Faust illuminista che trova la salvezza nella conquista del Paradiso? In cosa si è trasformato l’ideale goethiano della conoscenza? Quale la sua evoluzione novecentesca? Il poema di Pessoa si presenta come il dramma di un’anima, bloccata nel suo nichilismo, nella sua incapacità di amare. Ci rispecchia talmente, Faust: denuncia un uomo contemporaneo preda della sua strapotente cerebralità, schiavo della superbia dell’intelligenza, incapace di ‘sentire’ ciò che non riesce a ‘comprendere’”.
Racconta il regista Francesco Frongia: “In 18 scene vogliamo rendere la complessità dell’opera di Pessoa attraversando e accompagnando il solitario protagonista nella sua lotta tra l’intelligenza e la Vita. In questo Faust immaginiamo un uomo solo con le sue ombre evocate attraverso video che lo circondano e che rendono reali i suoi incontri e i suoi incubi. Insieme a lui in scena una cantante darà voce e farà da contrappunto al suo monologare. La parola sarà incastonata nella musica, sia nei momenti del canto sia in quelli recitati; saranno a tratti i soli suoni a restituire allo spettatore la tragedia interiore di Faust”
.
Faust sarà interpretato dall’attore Ferdinando Bruni, sulla scena insieme al soprano Laura Catrani; l’Icarus Ensemble è diretto da Gabriele Bonolis; regia di Francesco Frongia; scene e luci di Nando Frigerio; impianto scenografico e realizzazione tecnica del Teatro Elfo Puccini.

Silvia Colasanti, classe 1975, è stata allieva chigiana ed è oggi una delle migliori e promettenti compositrici italiane, vincitrice di prestigiosi premi e riconoscimenti internazionali che l’hanno portata a collaborare con le principali istituzioni concertistiche italiane ed estere, dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia al Théâtre des Champs-Élysées di Parigi; a maggio scorso è stata nuovamente invitata alla Konzerthaus di Berlino dove è stato eseguito un suo nuovo lavoro per orchestra d’archi.

Info: tel. 0577-22091, www.chigiana.it

Biglietti: 25 e 18 euro (ridotto 8 euro).

Ufficio stampa Settimana Musicale Senese 2011
Anna Dal ponte
cell. 346 0620710; 331 1835467
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9 luglio, 2011 Posted by | Agenda Eventi, Musica, Musica classica | , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Sabato 9 luglio inaugurazione della 68ª Settimana Musicale Senese con il Requiem tedesco di Brahms

Critica Classica di Marco del Vaglio:

L’Orchestre des Champs Elysées diretta da Philippe Herreweghe, insieme al Collegium Vocale Gent e Accademia Chigiana Siena inaugurano la 68ª Settimana Musicale Senese, sabato 9 luglio, al Teatro dei Rinnovati.
Il concerto, che sarà registrato da Rai Radio Tre, è dedicato a Johannes Brahms con l’esecuzione della più monumentale delle sue opere per coro e orchestra, Ein deutsches Requiem (Un Requiem tedesco) op. 45, preceduto da altre due pagine per coro e orchestra: Schicksalslied (Il canto del destino) op. 54 su testo di Friedrich Hölderlin e Begräbnisgesang (Canto funebre) op. 13 su testo di Michael Weiße.
L’esecuzione si avvale di due voci soliste di grande spicco nel panorama internazionale, il soprano Ilse Eerens e il baritono Andrew Foster-Williams.
Eseguito per la prima volta nel duomo di Brema nel 1868, Un Requiem tedesco è fra le composizioni più imponenti scritte da Brahms, che proprio grazie a questo lavoro ottiene fama europea e diventa musicista di riferimento nella seconda metà dell’Ottocento.
Strutturato in sette sezioni, su testi tratti dalla Bibbia, il lavoro alterna momenti di forte drammaticità al lirismo più intimo.
In apertura di concerto Schicksalslied (Il canto del destino) op. 54 che Brahms porta a termine nel 1871, tre anni dopo il successo di Un Requiem tedesco.
Composta su testo di Friedrich Hölderlin, la partitura rappresenta forse il momento più alto dell’esperienza sinfonico-corale di Brahms: riferimento poetico è la poesia altissima e visionaria di Hölderlin, attraverso l’impiego di un testo con un contenuto spirituale decisamente forte ma anche sostanzialmente laico e pessimistico.
A seguire il Begräbnisgesang (Canto funebre) op. 13, sicuramente uno dei frutti più belli della giovinezza di Brahms, evidente premessa di quel Requiem che sarebbe rimasta la sua creazione più significativa e popolare in questo campo.
Con questo concerto, Philippe Herreweghe torna a Siena per la terza volta nell’ambito della Settimana Musicale Senese, con il Collegium Vocale Gent e Accademia Chigiana Siena, ensemble corale nato tre anni fa da una importante collaborazione fra il direttore belga e l’Accademia Musicale Chigiana, che si è imposto nel giro di pochi anni come una delle più interessanti formazioni corali in ambito internazionale.
Il Coro è il risultato della fusione paritetica fra le due illustri istituzioni: il Collegium Vocale Gent, fondato nel 1970 e interprete storico della musica barocca, e l’Accademia Chigiana, depositaria di antiche e moderne tradizioni.
Animatore del Coro è Philippe Herreweghe, che nel 1970 fondò l’ensemble Collegium Vocale Gent dedicandosi soprattutto al repertorio barocco, e nel 1991 l’Orchestre des Champs Elysées. Nikolaus Harnoncourt e Gustav Leonhardt si accorsero subito della straordinaria personalità del maestro e lo invitarono a partecipare al progetto di registrazione di tutte le Cantate di Bach.
Il modo vitale e autentico con cui Herreweghe dirigeva ricevette ben presto l’entusiasmo della critica.
Da allora, instancabile è l’attività che lo ha portato a dirigere i suoi complessi in numerosissime tournée e incisioni discografiche.
Nel 1993 Herreweghe e il Collegium Vocale Gent sono stati nominati “Ambasciatori culturali delle Fiandre”.
L’anno successivo ha ottenuto l’Ordine belga di Officier des Arts et Lettres e nel 1997 la laurea “honoris causa” dall’Università di Lovanio.
Nel 2003 il Governo francese gli ha attribuito la “Légion d’Honneur”.
L’Orchestre des Champs Elysées si dedica all’interpretazione di un repertorio che spazia dalla metà del XVIII agli inizi del XX secolo (da Haydn a Mahler), utilizzando strumenti dell’epoca del repertorio eseguito. La fondazione del gruppo è avvenuta nel 1991 grazie all’iniziativa comune di Alain Durel, direttore del Teatro degli Champs-Élysées, e di Philippe Herreweghe. L’Orchestra degli Champs-Elysées è stata per numerosi anni “orchestra in residence” al Teatro degli Champs-Elysées a Parigi e al Palazzo delle Belle Arti di Bruxelles, esibendosi nelle più rinomate sale da concerto: il Musikverein di Vienna, il Concertgebouw di Amsterdam, il Barbican Centre di Londra, le filarmoniche di Monaco, di Berlino e di Colonia, l’Alte Oper di Francoforte, la Filarmonica di Berlino e Monaco, il Gewandhaus di Lipsia, il Lincoln Center di New York, il Parco della Musica a Roma e negli Auditorium di Lucerna e di Digione.

La 68ª Settimana Musicale Senese, organizzata dall’Accademia Musicale Chigiana con il sostegno finanziario e la collaborazione della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Regione Toscana, proseguirà fino a sabato 16 luglio ospitando come di consueto artisti e complessi di fama internazionale.
Haendel e Bach sono gli autori scelti per il concerto, domenica 10 luglio alla Chiesa Sant’Agostino, di uno dei più raffinati e vivaci complessi italiani di musica antica di oggi: l’Accademia Bizantina e il suo direttore Ottavio Dantone.
L’attività artistica quasi trentennale dell’ensemble ha visto coniugare con successo lo studio della prassi esecutiva su strumenti originali con un’attenta e rispettosa lettura della partitura, decretando il successo internazionale di questo complesso barocco.
Lunedì 11 luglio la prima novità della Settimana Musicale Senese, sempre attenta al teatro musicale contemporaneo: al Teatro dei Rinnovati la prima esecuzione assoluta, commissione dell’Accademia Musicale Chigiana, di Faust, tragedia soggettiva con musica di Silvia Colasanti su testo di Fernando Pessoa.
Scritta per attore, soprano ed ensemble, l’opera si presenta come una riflessione sul Faust in chiave contemporanea.
Così parla del suo nuovo lavoro la compositrice romana: “Cosa ne è stato del Faust illuminista che trova la salvezza nella conquista del Paradiso? In cosa si è trasformato l’ideale goethiano della conoscenza? Quale la sua evoluzione novecentesca? Il poema di Pessoa si presenta come il dramma di un’anima, bloccata nel suo nichilismo, nella sua incapacità di amare. Faust ci rispecchia: denuncia un uomo contemporaneo preda della sua strapotente cerebralità, schiavo della superbia dell’intelligenza, incapace di ‘sentire’ ciò che non riesce a ‘comprendere’”.
Scritta in 18 scene, l’opera attraversa e accompagna il solitario protagonista nell’eterna lotta tra l’Intelligenza e la Vita.
Faust è l’attore Ferdinando Bruni, sulla scena insieme al soprano Laura Catrani; l’Icarus Ensemble è diretto da Gabriele Bonolis; regia di Francesco Frongia, allestimento Compagnia Teatro dell’Elfo.
Silvia Colasanti, classe 1975, è oggi una delle migliori e promettenti compositrici italiane, vincitrice di prestigiosi premi e riconoscimenti internazionali che l’hanno portata a collaborare con le principali istituzioni concertistiche italiane ed estere, dall’Accademia Nazionale di Santa Cecilia al Théâtre des Champs-Élysées di Parigi; a maggio è tornata alla Konzerthaus di Berlino con un nuovo lavoro per orchestra d’archi.
Martedì 12 e mercoledì 13 luglio toccherà a un altro importante complesso barocco italiano, già ospite della Chigiana nelle edizioni passate: Europa Galante e il suo direttore Fabio Biondi presentano al Teatro dei Rozzi in prima ripresa italiana in tempi moderni La fede ne’ tradimenti, dramma per musica in tre atti di Attilio Ariosti su libretto di Girolamo Gigli.
Firma la regia Denis Krief, che si avvale di un cast internazionale con le voci di Roberta Invernizzi e Lucia Cirillo (soprani), Marianne Beate Kielland (mezzosoprano) e Johannes Weisser (basso).
Musicista molto conosciuto all’epoca, Ariosti nacque a Bologna nel 1666 e morì probabilmente nel 1729 in Inghilterra, dove si era trasferito per coprire l’incarico di compositore alla Royal Academy of Music di Londra.
Una vita turbolenta ne caratterizzò l’esistenza: fu monaco appartenente all’ordine dei Servi, virtuoso di viola d’amore, diplomatico imperiale, compositore e uomo di mondo.
Viaggiò molto in tutta Europa (Londra, Berlino, Vienna e Parigi), ma venne poi bandito dallo Stato pontificio per “cattiva condotta”.
Oltre che di cantate, oratori e serenate, il suo catalogo si compone soprattutto di opere teatrali, che ebbero notevole successo all’epoca.
La fede ne’ tradimenti venne eseguita per la prima volta a Berlino l’11 luglio 1701 in occasione del compleanno di Federico I di Prussia presso la corte di Sofia Carlotta elettrice di Brandeburgo.
Rappresenta la prima vera opera di Ariosti, composta secondo lo stile musicale dell’epoca; è su libretto del commediografo e satirico senese Girolamo Gigli, i cui scritti si caratterizzarono per una lingua assai diretta, una comicità vivace e spontanea nello stile della commedia dell’arte, spesso attraverso scherni mordaci.
Nel pieno rispetto dello stile corrosivo del Gigli, La fede ne’ tradimenti appare una parodia del dramma cavalleresco di foggia spagnoleggiante.
Gigli non eresse a nobile ideale la guerra tra il re Fernando di Castiglia e il re Sancio di Navarra, che comunque fa da imprescindibile sfondo storico, ma si concentrò su un’azione secondaria: l’opposta relazione amorosa tra Fernando e la figlia di Sancio, Sancia, qui chiamata Anagilda.
È proprio la protagonista femminile la vera eroina dell’opera: con le parole e con i fatti, è lei che porta Fernando dalle catene alla libertà e da sola porta l’opera a un lieto fine.
Gradito ritorno a Siena giovedì 14 luglio al Teatro dei Rinnovati anche per Alexander Lonquich, figura di spicco del pianismo internazionale, nella doppia veste di pianista e direttore dell’Orchestra da camera di Mantova.
Dopo il successo dell’anno scorso con l’esecuzione in una sola giornata dei cinque concerti per pianoforte di Beethoven, quest’anno sarà la volta di Chopin: in programma i due Concerti per pianoforte e orchestra.
Nuovo appuntamento al Teatro dei Rinnovati venerdì 15 luglio con la Camerata Salzburg diretta da Philipp von Steinäcker; prossimo a festeggiare nel 2012 i sessant’anni di attività, il complesso salisburghese è uno dei più rinomati nel panorama musicale internazionale.
Per il suo concerto a Siena presenta un programma con musiche di Stravinskij, Rameau e Brahms.
L’ultimo appuntamento della Settimana Senese sarà con Goran Bregovic sabato 16 luglio in piazza Jacopo della Quercia.
Con la Wedding and Funeral Band Bregovic presenta il suo ultimo album Champagne for Gypsies.
Folk balcanico ed elettronica, temi sacri e ritmi sfrenati: questi gli ingredienti del singolare successo del musicista di Sarajevo venuto alla ribalta grazie alle colonne sonore dei film di Kusturica.
È lo stesso Bregovic a definire la sua musica come una “miscela” assolutamente unica che nasce da una frontiera, come quella balcanica, in cui si incrociano la cultura ortodossa, cattolica e musulmana.
Completano il programma due eventi straordinari al Teatro dei Rinnovati: martedì 9 agosto torna il recital pianistico di Maurizio Pollini, un appuntamento che per i senesi si ripete ormai da molti anni e che segna il particolare legame del grande maestro con la città di Siena.
Il concerto quest’anno sarà dedicato a Beethoven con l’esecuzione di quattro sonate (l’op. 54, l’op. 53 Aurora o Waldstein, l’op. 78 e l’op. 57 Appassionata).
Martedì 6 settembre altro straordinario appuntamento con il concerto dell’Orchestra Filarmonica della Scala diretta da Daniel Barenboim: il grande maestro argentino-israeliano, che è stato un giovanissimo allievo dei corsi di perfezionamento della Chigiana, torna dopo tanti anni a Siena per dirigere il suo primo concerto nella città toscana.
Programma classico con Rossini, Mozart e Beethoven.

Info: tel. 0577-22091, www.chigiana.it

Biglietti: 25 e 18 euro (ridotto 8 euro).
Concerti straordinari del 9 agosto e 6 settembre 50 e 30 euro (ridotto 15 euro).

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7 luglio, 2011 Posted by | Agenda Eventi, Canto, Concerti, Musica, Musica classica | , , , , , , , | Lascia un commento

   

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