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Taccuino personale di Francesco Canessa: LE PRIME ALLA SCALA DEL QUARTETTO CETRA

Le prime alla Scala del quartetto cetra

Editoriale di Opera Click (www.operaclick.com) del 10 dicembre 2011.

“In un vecchio palco della Scala/nel gennaio del ‘93/ spettacolo di gala/ signore in decolletee/ discese da un romantico coupé/ Quanta e quanta gente nella sala/c’è tutta Milano in gran soiree/ per ascoltar Tamagno/la Bellingioni Stagno….” E’ una canzone di Garinei e Giovannini, musica di Gorni Kramer, che il Quartetto Cetra portò al successo negli anni felici del boom economico. La seconda strofa comincia eguale, tranne che per la data (il ’93 era quello dell’Ottocento, naturalmente!) e per il mezzo di trasporto: “ In un vecchio palco della Scala, nel gennaio del ‘53/ signore in decolletee, scese da un moderno cabriolè…” Anche il seguito è lo stesso, a parte la sostituzione di Tamagno e della Bellingioni Stagno con imprecisati e improbabili “autori audaci e innovatori”  che aggiornando la canzone diventerebbero i registi, che tali sono per davvero. Ma siamo ormai avanti di oltre mezzo secolo e una terza strofa ci starebbe proprio male, col boom che è diventato default e tanti poveri cristi esplicitamente chiamati a versare lagrime e sangue. Dopo l’ultimo 7 dicembre s’è letta qualche polemica oltre che sullo spettacolo, anche sugli spettatori: troppo lusso, troppi smoking, a cominciare dal Presidente della Repubblica e dal Primo Ministro, troppe toilettes, troppi brindisi sullo sfondo delle inquadrature televisive. Meritavano d’essere di più e più accese, queste polemiche, ma sulla maggior parte dei giornali hanno prevalso i comunicati stampa che insistevano su una “austerità” che in realtà non c’è stata. Bisognerebbe interrogarsi partendo da più lontano, se l’inizio delle rappresentazioni stagionali di un teatro lirico debbano al giorno d’oggi ancora considerarsi occasione privilegiata d’incontro mondano e classista o soltanto la prima di una serie di serate di musica offerta a chiunque ne senta il richiamo culturale o più semplicemente ne provi diletto. In quest’ultimo modo avviene ormai in tutta Europa, ove far musica è considerata l’attività ordinaria dei Teatri e la <serata di gala> s’incontra di tanto in tanto più avanti, con motivazioni diverse, dalla beneficenza a un’assemblea di sponsors, o altre occasioni anche di calendario, come il Carnevale. Ma la cadenza assai spesso quotidiana della produzione musicale è uniforme, non c’è dal punto di vista sociologico alcuna differenza tra la prima e l’ultima rappresentazione. Anni addietro l’autore di questa nota incappò in un infortunio, presentandosi in smoking all’Opéra di Parigi per lo spettacolo d’apertura. Fui rimandato precipitosamente in albergo da Massimo Bongiankino, che ne era il sovrintendente, perché mi cambiassi d’abito. Offrendomi la sua macchina perché facessi presto, mi ammonì dicendo: “Così ti prenderebbero per un cameriere!”L’usanza che credevo attuale era invece scomparsa e del tutto dimenticata.

Mi pare che anche nei Teatri italiani un po’ alla volta l’abito da sera sia caduto in desuetudine. Non tanto per mancanza di eleganza o poco rispetto della circostanza, ma piuttosto per il lento convincimento che all’opera non si va più per apparire, ma per vedere ed ascoltare. Una tendenza cui farebbe bene ad adeguarsi il primo dei nostri Teatri, anche perchè  più degli altri riceve dai cittadini – tramite lo Stato – parte di quelle lagrime e di quel sangue.

Francesco Canessa

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15 dicembre, 2011 Posted by | Francesco Canessa, Giornalisti, Milano, Musica, Musica classica, Musica Lirica, Opera, Teatri, Teatro alla Scala | , , | 1 commento

Taccuino personale di Francesco Canessa:LA FICTION SUL TENORE:MA CARUSO FU DAVVERO FISCHIATO AL SAN CARLO?

LA FICTION SUL TENORE: MA CARUSO FU DAVVERO FISCHIATO AL SAN CARLO?

da Repubblica Napoli del 5/x/11

La vita di Enrico Caruso diventa una fiction, protagonista un disinvolto tenore d’oggi e tre belle attrici che interpretano le sue donne, le sorelle Giachetti, entrambe compagne d’arte, Ada (la moglie) e Rina (l’amante) e Dorothy, sposata poi in America. Le riprese sono in corso in questi giorni a Napoli e le cronache hanno raccontato di capannelli di curiosi e di traffico in difficoltà dinanzi al San Carlo ove si ricostruiva nel suo set naturale la scena dei fischi presi dal tenore al debutto nel teatro della sua città, nel dicembre 1901. Caruso aveva 28 anni e pur avendo già cantato alla Scala, ancora vedeva nella ribalta del San Carlo il raggiungimento di un sogno nato nell’adolescenza, quando cantava da posteggiatore nelle trattorie di Santa Lucia ed a sera tornava al vicolo San Giovanniello agli Ottocalli, dove abitava. L’opera era” L’Elisir d’amore” di Donizetti e la tradizione vuole che la serata tanto attesa si risolvesse in un fiasco. La cosa certa è che Caruso non cantò più a Napoli, ove pure ogni estate tornava dall’America, allorchè la gloria l’ebbe definitivamente baciato. Episodio irrinunciabile per una fiction, la cui drammaturgia trova nel miscuglio di amore e odio per la propria terra d’origine un ingrediente perfetto. Ma Caruso fu veramente fischiato quella sera al San Carlo? O si tratta piuttosto di una leggenda, tra le tante fiorite in ogni tempo nel mondo della lirica? Per togliersi la curiosità basta sfogliare i giornali di allora ed a Napoli è impresa facile, con l’efficientissima Emeroteca Tucci che sta alla Posta Centrale, a disposizione di tutti. Si chieda la collezione del Pungolo, il quotidiano che più degli altri seguiva la vita teatrale della città e si consultino i numeri del 31/12/ 1901 e 5/1/1902. Nel primo si leggerà un articolo di Saverio Procida, il mammasantissima della critica del tempo, per metà cronaca e per metà commento. “ Il fortunato giovane tenore mi parve nel primo atto atterrito dalla sua stessa fama, se ne risentì persino il buon metallo della sua voce. Più tardi, gli applausi amabili rinfrancarono l’artista, venne richiesto il bis del duetto finale del primo atto e un cordiale saluto rassicurò il tenore sulle intenzioni favorevolissime del pubblico.” E più avanti :” Il Caruso dà colore e fiamma alla sua voce, non ancora levigata e domata, con un accento profondo, impetuoso di stupenda passionalità. Accento che gli valse un gran successo dopo la celeberrima bissata dal Caruso a furor di popolo.” Applausi amabili, il duetto ripetuto, il gran successo della romanza bissata , sono l’esatto contrario dei fischi. Nel giornale del 5/1 si legge poi un trafiletto anonimo in cui si parla di una replica dell’Elisir: “ Ieri sera Caruso cantò meravigliosamente quella patetica melodia. La progressione di voce onde compie il passaggio dalla prima alla seconda parte della romanza è davvero degna di un grande cantante, di un grande artista.Il pubblico ne restò entusiasta.” Quindi niente fiasco manco alle repliche. Ma allora, se è solo una leggenda, perché Caruso non volle più cantare a Napoli? Per l’esattezza, non cantò più né a Napoli né in Italia, da quando il successo di New York indorò la sua ugola e ne fece il più amato, il più pagato dei tenori, protagonista di un grande buisiness, la nascente industria discografica. L’aveva turbato, è vero, il contenuto critico di quello scritto di Saverio Procida ed ancor più di uno successivo, sul Pungolo del 15/1/1902 relativo alla “Manon” di Massenet, che aveva interpretato al San Carlo dopo l’ ”Elisir”. Gli si rimproverava la scelta di un repertorio troppo leggero, rispetto alle sue possibilità vocali e interpretative. Caruso conservò il suo rammarico, ma i fatti finirono per dare ragione al critico, se la lunga, straordinaria carriera americana si realizzò proprio grazie al genere che Procida suggeriva in alternativa, i personaggi di Verdi e quelli ancora più drammatici dei compositori veristi, sino al prediletto Leoncavallo de “I Pagliacci” che rimase il suo best seller per tutta la vita.

Francesco Canessa

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6 novembre, 2011 Posted by | Art, Arte, Cantanti, Canto, Cinema, Francesco Canessa, Giornalisti, Music, Musica, Musica classica, Musica da camera, Musica Lirica, Opera, Teatri, Teatro alla Scala, Teatro S. Carlo, Teatro San Carlo | , , | Lascia un commento

Sabato 8 ottobre la chitarrista Sharon Isbin ed il direttore Muhai Tang per la prima volta a Napoli nell’ambito della stagione sinfonica del Teatro di San Carlo

Critica Classica di Marco del Vaglio:

Sabato 8 ottobre, alle ore 20.30 (con replica domenica 9 ottobre, alle 18.00), secondo appuntamento della Stagione Sinfonica 2011-12 del Teatro di San Carlo.
Per la prima volta sul palcoscenico del Lirico di Napoli, due figure di spicco del mondo classico: la chitarrista Sharon Isbin e il direttore Muhai Tang, che eseguiranno con l’Orchestra del San Carlo il “Concerto per chitarra e orchestra”.
Composto proprio per la chitarrista statunitense nel 1996 da Tan Dun (premio Oscar per la colonna sonora del film “La Tigre e il Dragone”), il brano è inserito nel disco con cui il duo Isbin-Tang ha conquistato nel 2002 il prestigioso Grammy Award e l’Echo Klassik Award.
L’opera di Dun mescola la tradizione cinese con quella occidentale, e la partitura consente alla chitarra della Isbin di spaziare dalle sonorità che evocano il suono della p’i-p’a (l’antico liuto cinese) a quelle del flamenco.
La seconda parte del concerto vede protagonisti Tang e la compagine sancarliana, con due pagine sinfoniche che richiamano in parte la tradizione popolare dei paesi dell’est europeo: l’ouverture da “Ruslan e Lyudmila” di Mikhail Glinka e la “Sinfonia n. 8 in sol maggiore op. 88” di Antonín Dvořák.
Tecnica raffinata, lirismo elegante ed estrema versatilità sono le caratteristiche del successo della Isbin, ribattezzata dalla critica “il Monet della chitarra classica”, autrice di oltre trenta incisioni discografiche che spaziano dal barocco al jazz-fusion insieme con virtuosi della classica e artisti del rock come Steve Vai, vincitrice di due Grammy, solista per 160 tra le orchestre più prestigiose al mondo, ed infine interprete per la quale sono stati scritti ben 9 concerti. Il concerto al San Carlo segna il suo ritorno in Campania dopo il recital per l’Associazione Scarlatti del 2001 e l’esibizione al Ravello Festival del 2007.
Debutto a Napoli, invece, per Muhai Tang, direttore principale dell’Orchestra da Camera di Zurigo, la cui carriera internazionale iniziò con l’invito da parte di Herbert von Karajan a dirigere i Berliner Philharmoniker. Principalmente impegnato nella lirica, il maestro di Shangai è stato il primo a dirigere in Cina un’opera di Wagner, “L’Olandese volante”.
Dal 1984 Tang è costantemente sul podio delle principali orchestre europee ed asiatiche. Ha collaborato con solisti di pregio, tra cui Pierre Fournier, Mstislav Rostropovich, Itzak Rampal e Martha Argerich.

Prossimo appuntamento al San Carlo con la Sinfonica 2011-12, lunedì 17 ottobre alle ore 20.30, con il recital del soprano Mariella Devia, accompagnata al pianoforte da Erica Ciccarelli in un programma dedicato a Maurice Ravel, Franz Liszt e Fryderyk Chopin.

Biglietti: a partire da 35 euro

Biglietteria del Teatro di San Carlo
Infoline: 081.7972331-412-468
email: biglietteria@teatrosancarlo.it

Ufficio Stampa Teatro di San Carlo
tel. 081.7972301-202
email: ufficiostampa@teatrosancarlo.it
sito web: www.teatrosancarlo.it

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7 ottobre, 2011 Posted by | Agenda Eventi, Musica, Musica classica, musica sinfonica, Napoli, Teatro alla Scala | , , , , , , | Lascia un commento

Taccuino personale di Francesco Canessa:HAI UN CONTO A NAPOLI? VAI A TEATRO A MILANO

Hai un conto a Napoli? Vai a teatro a Milano
(da REPUBBLICA del 2/IV/2011 ed.Napoli)

 

 

LE GENERAZIONI nuove, meno nuove e anche quelle un po’ stantie navigano ormai con perizia sul web e sanno scoprirne i vantaggi. Uno di questi è quello di portarsi la propria banca in casa e farci le operazioni senza mettere il piede fuori della porta. Il suo uso è semplice, pur se blindato da password e chiavi elettroniche, e perciò assai diffuso. La prima pagina che compare dopo le cliccate d’obbligo si chiama in gergo telematico Home Page ed è una specie di copertina che raccoglie il sommario di quel che c’ è dentro, consigli sui servizi bancari, promozioni e réclame. Gradevole e funzionale è quella del Banco di Napoli, colorata, animata da un caleidoscopio di slogan e di immagini. A noi napoletani fa piacere, quella che si mostra così ben ammodernata è la nostra banca per antonomasia, per il nome che porta, la storia, la presenza radicata nella tradizione popolare, allusivamente ricordata addirittura in proverbi e canzoni, il che le dà un singolare, ma significativo primato. È ‘ o Banco ‘ e Napule, insomma! Girata pagina ed entrato nello spazio a lui riservato, il cliente trova accanto alle indicazioni necessarie per le operazioni un vistoso e cortese invito: “Le abbiamo riservato un posto a teatro…”. Che gentile pensiero! Ma quale teatro? Ci si aspetterebbe il San Carlo, storica gloria napoletana al pari del Banco, con cui è stretto da un legame plurisecolare certificato dai preziosi documenti conservati nel suo Archivio Storico, il contratto di Barbaja a Rossini, le ricevute dei compensi della Malibran, la fede di credito di Verdi. Invece no, il posto riservato è in un altro teatro, è alla Scala di Milano. In verità l’ invito è fatto in nome e per conto della capofila del gruppo cui il Banco appartiene, l’ Intesa San Paolo che, come si legge “…sostiene il Teatro alla Scala da oltre 10 anni in un riuscito connubio tra due grandi istituzioni. Il rapporto con il Teatro alla Scala sottolinea l’ impegno della Banca nella promozione e diffusione dell’ Arte e della Cultura in Italia e all’ Estero”. Complimenti! Ma con tutto il rispetto della capogruppo, il Banco di Napoli il connubio con chi ce l’ ha? Nelle pubblicazioni del San Carlo il suo nome compare tra gli «sponsor ufficiali e soci sostenitori» accanto ad altri quattordici, tra cui è meritoriamente anche l’ azienda di famiglia del suo attuale presidente, Enzo Giustino, appassionato frequentatore del teatro. Posizione ben diversa da quella che nella Scala ha l’ Intesa San Paolo che siede in consiglio di amministrazione come socio fondatore e che al teatro assicura un apporto finanziario assai più alto del suo omologo sostenitore napoletano. Connubio proprio no, o almeno non ancora. L’ ora della ricostituzione del consiglio di amministrazione del San Carlo si avvicina, e allora chi sa, il Banco potrebbe raccogliere l’ esempio della capogruppo e posizionarsi diversamente nel teatro più bello del mondo, che ha tutti i numeri per contribuire anch’ esso alla promozione e diffusione dell’ Arte e della Cultura in Italia e all’ estero. Ma intanto, parrebbe opportuno che esprimesse il sostegno che l’ attuale rapporto gli consente riservando ai clienti della sua Home Bank un posto al San Carlo, piuttosto che alla Scala. Oppure, se proprio non se ne può fare a meno, a tutti e due.

Francesco Canessa

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il Video Ufficiale dal CD
NEFELI di Susanna Canessa:

CALEB MEYER
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6 aprile, 2011 Posted by | Arte, Cultura, Italia, Musica, Napoli, Teatri, Teatro alla Scala, Teatro San Carlo | , , , , , , , , | Lascia un commento

Taccuino personale di Francesco Canessa:IL CALCIO E L’OPERA/2

Il calcio e l’opera (Seconda puntata)
da l’Editoriale di Opera click del 22/2/11

 

 

Milàn l’è un gran Milàn e tutto si esalta intorno alla Madunina. Superati i tempi del Vecchio Palco della Scala e dell’Arena Garibaldi, ove musica e calcio, tra Gigli e la Caniglia da una parte e Meazza e Ferrari dall’altra, pure se la cavavano, ora la Scala – propriamente detta – e San Siro, che l’orgoglio meneghino ha ribattezzato La Scala del Calcio, sono in gara tra loro a chi meglio interpreta la sopraggiunta civiltà della globalizzazione.

Fra le due squadre che si dividono l’uso dello stadio, il Milan ha 15 stranieri su 32, l’Inter, fedele al nome che porta e che è l’abbreviativo di Internazionale, ne conta 20 su 26. I numeri sono quelli dell’organico, quando è il momento di andare in campo e in panchina i prescelti sono sempre loro, gli stranieri. E’ difficile tenergli testa, ma “La Scala” ci prova e lo fa alla grande.

L’ultima sua Tosca, di cui OperaClick fornisce una approfondita recensione, vince il campionato del settore, battendo la Forza del Destino parmigiana citata nella prima puntata di Calcio & Opera: in locandina Floria Tosca era affidata a Oksana Dyka, ma la prima l’ha fatta Sondra Radvanoskij (nella foto). Cavaradossi avrebbe dovuto essere Jonas Kaufmann, ma è stato sostituito da Aleksandr Antonenko. Quanto a Scarpia, ammalatosi Bryn Terfel, è stato Zelico Lucic ad interpretare l’odioso ruolo del barone-poliziotto. Angelotti, appena fuggito da Castel Sant’Angelo e prestissimo mandato a nascondersi nel pozzo del giardino, era Deyan Vatchkiv. Lui non s’era ammalato, ma se lo fosse stato, era pronto a sostituirlo Alexander Tsymbalyuk. A difendere il bel canto italiano, la retroguardia comprimariale: Spoletta, Sciarrone e il Carceriere.

Fa sorridere il critico del Corriere della Sera che, commentando favorevolmente l’esecuzione, lamenta la dizione non esemplare della protagonista Radvanovskij. Oh, che sorpresa!

Quanto agli altri artefici di questa Tosca scaligera, israeliano il direttore (Omer Meir Wellber), francesi regista e scenografo (Luc Bondy e Richard Peduzzi) tedesco il creatore luci (Michael Bauer). Italiana però la costumista (Milena Canonero). Autore del casting, il sovrintendente-direttore artistico Stefane Lissner. Un francese, of course!

Francesco Canessa

Leggi su Opera click:http://www.operaclick.com/pagpn/vrec.php?id=4173

Leggi la prima puntata:https://musicarteatro.wordpress.com/2011/02/05/taccuino-personale-di-francesco-canessail-calcio-e-lopera/

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24 febbraio, 2011 Posted by | Cantanti, Canto, Francesco Canessa, Giornalisti, Musica, Musica Lirica, Opera, Teatri, Teatro alla Scala | , , , , , , , , | Lascia un commento

   

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