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Parte la Rassegna “I Concerti del Conservatorio” S.Pietro a Majella di Napoli, tutti alle 18,00 – Sala Scarlatti

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I Concerti del Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli 2018

Il Conservatorio di musica “San Pietro a Majella” di Napoli, diretto dal M° Carmine Santaniello, apre le porte alla città presentando una ricca produzione concertistica.

In programma ben 27 appuntamenti musicali, con cadenza settimanale, a partire dal 6 di aprile, con il concerto inaugurale dell’orchestra del Conservatorio diretta dal M° Francesco Vizioli ed il M° Francesco Nicolosi al pianoforte, fino al 22 di novembre con la “Festa per Santa Cecilia”, che concluderà la rassegna, animata da giovani solisti, compositori e direttori d’orchestra del Conservatorio, a cura del M° Mariano Patti.

Tutti gli appuntamenti, che vedono alla ribalta docenti ed allievi di elevato spessore, si presentano singolarmente ben caratterizzati e di grande interesse, spaziando dal repertorio più classico, ad importanti pagine del ‘900, dall’omaggio a Claude Debussy nel centenario della morte, al Jazz. Di particolare rilievo risulta inoltre il concerto del 18 maggio “Il Maestro Michele Campanella torna a San Pietro a Majella”, un regalo che il grande pianista ha inteso offrire all’Istituto dove si è formato sotto la guida del M° Vincenzo Vitale.

Una programmazione dunque di grande qualità, che dà campo anche a specifiche rilevanze tematiche, riuscendo a soddisfare, grazie ad un variegato affresco sonoro, le diverse sensibilità del vasto pubblico. Il tutto, secondo le intenzioni del Direttore M° Carmine Santaniello, viene finalizzato alla divulgazione della grande musica e a sottolineare con forza la volontà del Conservatorio ad essere una presenza culturale ben rilevante ed attiva per la città di Napoli,

Il “San Pietro a Majella” inizia così un lungo itinerario sonoro che accompagnerà il pubblico fra autori, forme e repertori di epoche diverse , con brani che di diritto si iscrivono nella grande parabola della storia della musica.

 

INGRESSO LIBERO FINO AD ESAURIMENTO POSTI

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5 aprile, 2018 Posted by | Agenda Eventi, Arte, Campania, Cantanti, Canto, Cinema, Compositori, Concerti, Conservatori di Musica, Conservatorio "S.Pietro a Majella", Coristi, Cortometraggio, Critica Classica, Direttori d'orchestra, Musica, Musica classica, Musica corale, Musica da camera, Musica Jazz, Musica Lirica, musica sinfonica, Napoli, Prima del concerto, Rassegne | , , | Lascia un commento

Taccuino personale di Francesco Canessa:MUSICA IN CRISI PER UNA POSTILLA

Musica in crisi per una postilla

Da Repubblica/Napoli del 22/02/2012

Una crisi nella crisi s’è aperta con l’anno nuovo nella vita musicale di Napoli e della regione, non quella degli sporadici <eventi> assai presenziati, ma spesso effimeri, bensì quella più nascosta e intensa delle piccole Società di concerto che fanno musica negli spazi anche impropri disseminati sul territorio. Crisi nella crisi perché alla metodica riduzione dei contributi pubblici s’è aggiunta l’entrata in vigore di una legge del 2010 che vieta ai dipendenti delle Fondazioni liriche di svolgere occasionale attività professionale altrove. E poiché solisti e formazioni di musica da camera e anche le piccole orchestre che quella attività alimentano si reggono in buona parte su musicisti che suonano o cantano nelle Fondazioni Liriche, concerti su concerti sono stati da un giorno all’altro cancellati. Non è accaduto solo da noi, ma in tutta Italia e voci autorevoli si sono levate – specie sul web – in difesa della musica per tutti, ora ristretta nelle <cattedrali> da cui i suoi sacerdoti non possono più allontanarsi. Qualcuno, in un eccesso di retorica o per deficienza di informazione, ha gridato allo scandalo e tuonato contro il legislatore che ancora una volta calpesta i valori dell’Arte e della Cultura. Nè è stato risparmiato il Ministero per una circolare applicativa di quell’articolo di legge e i sovrintendenti delle Fondazioni che, San Carlo compreso, l’hanno applicato. Cosa è accaduto? In uno degli innumerevoli tentativi di riforma o quanto meno di correzione del sistema-musica – la legge n° 100 del 29 giugno 2010 – venne fatto salvo il vecchio, permissivo criterio secondo cui il dipendente può “svolgere previo autorizzazione del sovrintendente attività di lavoro autonomo per prestazioni di alto valore artistico” sempre che restino “nei limiti e con le modalità previste dal Contratto nazionale di lavoro”. All’epoca della legge, esso era scaduto e si stava trattando per rinnovarlo. Fu quindi aggiunto al disposto una postilla: “Nelle more della sottoscrizione del Contratto, sono vietate tutte le prestazioni autonome a decorrere dal 1 gennaio 2012”. Un anno e mezzo di tempo per chiudere un accordo e stabilire le conseguenze economiche dei <permessi artistici> fin qui del tutto ignorate, così che il dipendente che avuta l’autorizzazione svolgeva lavoro autonomo per un’altra piccola o grande istituzione, conservava il suo compenso e ne maturava un secondo. E quasi sempre, attraverso il finanziamento diretto o un contributo, era lo Stato a pagare doppio. Quel termine del 1 gennaio 2012 è arrivato, ma non il nuovo contratto, di qui la circolare ministeriale che richiama, come atto dovuto, l’entrata in vigore del decreto. Due le considerazioni: forse l’occasione è giusta per le piccole società di concerto di dedicarsi al lancio di musicisti giovani, lasciando <spalle> e primi strumenti dinanzi ai loro leggii. Per stare alla Campania, qui abbiamo 4 Conservatori, ricchi di studenti e di diplomati pieni di talento che trovano difficoltà enormi ad inserirsi nel lavoro e che potrebbero portare una ventata di freschezza e di entusiasmo in una attività che rischia altrimenti di sclerotizzarsi nel manierismo o nella ricerca velleitaria di una irraggiungibile qualità. La seconda riguarda il sistema-musica nel suo complesso e nella sua storia. Esso nasce in pieno clima del ’68, risalendo la legge che lo disegna – la cosiddetta Legge Corona – alla vigilia del Ferragosto del 1967. E’ arrivata sino a noi pasticciata da una serie infinita di interventi piccoli e grandi che non ne hanno modificato affatto lo spirito e l’ossatura, partita male già ai suoi tempi e proseguita peggio in quelli successivi. Oggi è come una maionese impazzita. Noi che siamo tutti gourmet grazie alle cento trasmissioni di cucina che ci raggiungono dall’etere, sappiamo bene che quando fa così non c’è rimedio, non serve a nulla aggiungere uova, sostituire olio o cambiare recipiente, bisogna soltanto buttarla e rifarla da capo.

Francesco Canessa

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Titolo : “Musica in crisi per una postilla” ( Da Repubblica/Napoli del 22/02/2012 )

22 febbraio, 2012 Posted by | Art, Arte, Conservatori di Musica, Francesco Canessa, Giornalismo, Giornalisti, Italia, Music, Musica, Musica classica, musica sinfonica, Opera, Teatri, Teatro San Carlo | , , , | Lascia un commento

Il 12 ed il 19 ottobre seminario di Marco del Vaglio su “La critica musicale ai tempi del web” al Conservatorio di Benevento

Il 12 e il 19 ottobre, dalle ore 10.30 alle ore 16.00, presso il Conservatorio “Nicola Sala” di Benevento, il giornalista Marco del Vaglio terrà un seminario sull’informazione musicale affidata alle nuove tecnologie della durata complessiva di n. 10 ore, aperto a tutti gli allievi dell’istituzione e agli esterni interessati al mondo della critica musicale.

Il seminario si prefigge di fornire, innanzitutto, una panoramica relativa alle attuali problematiche della critica musicale, la cui presenza nell’ambito della carta stampata negli ultimi anni sta diminuendo progressivamente.
Tale vuoto comincia ad essere colmato dalla sempre maggiore diffusione, sul web, di riviste informatiche dedicate specificatamente al settore che, con i loro contributi, riescono in parte a sopperire alle lacune dei giornali.

Attivo dal 1994 nell’ambiente giornalistico, Marco del Vaglio (nella foto) descriverà i pregi ed i limiti dell’informazione presente sulla rete, passando anche in rassegna alcuni dei principali siti italiani e stranieri dedicati alle recensioni musicali, procedendo infine ad una parte pratica, con la collaborazione degli studenti, dedicata alla redazione di un comunicato stampa e di una recensione.

Per tutti coloro che, esterni all’istituzione, vorranno partecipare al seminario, diviso in quattro moduli, ciascuno della durata di 150 minuti, è previsto un contributo di €30,00 da versare sul c/c postale n. 13352828, intestato al Conservatorio Statale di Musica “Nicola Sala” di Benevento.

Per l’iscrizione inviare una mail entro lunedì 10 ottobre al seguente indirizzo: didattica@conservatoriomusicabenevento.com o un fax al n. 0824.50355.

Il modello di iscrizione è scaricabile dal sito www.conservatorionicolasala.eu.

Si fa presente che al termine del seminario sarà rilasciato un attestato di frequenza spendibile per i fini consentiti dalla legge.

(Comunicato a cura di Filomena Formato, studente del Biennio specialistico in Chitarra, indirizzo interpretativo-compositivo, collaboratrice Ufficio Comunicazione)

Per ulteriori informazioni

Conservatorio Statale di Musica “Nicola Sala”
Via Mario La Vipera, 1 – 82100 Benevento
Tel. 0824.21102
fax 0824.50355
sito web: www.conservatorionicolasala.eu

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27 settembre, 2011 Posted by | Agenda Eventi, Arte, Benevento, Campania, Conservatori di Musica, Conservatorio "Nicola Sala" di Benevento, Critica Classica, Giornalismo, Giornalisti, Italia, Marco Del Vaglio, Musica, Musica classica, Musica Lirica, musica sinfonica | Lascia un commento

Taccuino personale di Francesco Canessa:L’UNIVERSALITA’ DELLA MONNEZZA

RADIO3 è una radio di nicchia, autentica oasi nell’etere arroventato dai suoni scatenati di improbabili dj, barzellettieri e intervistatori telefonici.

La costruì per la Rai di Ettore Bernabei un figlio d’arte musicale, Paolo Donati – la mamma era la napoletana Maria Caniglia, storica voce della lirica – ora è retta da un vivacissimo uomo di lettere, Marino Sinibaldi. Propone trasmissioni di musica, letteratura, cinema senza che la forma o il linguaggio appesantiscano i contenuti. Per i suoi ascoltatori più mattinieri, il programma-cult s’intitola “Qui comincia”, ha inizio alle sei e alterna musica a racconti d’esiti d’arte, una mostra, un libro, riuniti sotto un comune denominatore. La sequenza della scorsa settimana comprendeva tra l’altro, “Leonard Bernstein, vita politica di un musicista americano”, “L’educazione all’ascolto”, “L’energia del vuoto”, “Traduzione, trasformazione, metamorfosi”. E tanto per stare nell’attualità, “Autoritratto dell’immondizia”.

Lo spunto veniva dal titolo di un libro che racconta del rapporto tra l’umanità e i propri rifiuti in tempi e luoghi diversi. L’autore è Lorenzo Pinna e ha in copertina una fotografia di una spiaggia dell’isola di Layson nelle Hawaii disseminata di rifiuti. Anzi, ha precisato la conduttrice Anna Minichetti, di “monnezza”. E l’uso del termine non deve meravigliare, visto che il vocabolo ha acquisito valenza universale, parte da Napoli, ma sta bene anche per le isole del Pacifico. Il discorso faceva da prologo all’ascolto dell’ouverture del “Barbiere di Siviglia” di Paisiello, e il nesso è assai opinabile, un po’ meno per la musica che seguiva e che con Napoli nulla aveva a che fare, una nenia popolare della Malesia e i “Canti della terra” di Mahler che un certo richiamo ambientalista contengono. Ma forse conviene considerare – sia pure per mera consolazione – che l’autorappresentazione è una costante storica di questa città che esaspera e mette a modello le proprie disgrazie con una teatralità che si rinnova col mutare dei tempi sul palcoscenico del mondo. Così anche per la presente sciagura, che ha ribattezzato in “monnezza” i rifiuti di quattro continenti. Fossi stato un fotografo d’agenzia, avrei fatto uno scatto milionario in piazza del Plebiscito, giorni fa all’imbrunire: qualcuno per protesta accatastava sacchetti, altri tentavano di incendiarli, altri ancora gridavano, mentre poco distante un ragazzino con la maglia azzurra targata Lavezzi sfidava imperturbabile ai calci di rigore un signore adulto, forse il papà, che stava in porta, situata contro una cancellata del Palazzo Reale con le statue di Carlo d’Angiò e Alfonso d’Aragona a fare da pali. In un’unica inquadratura sarebbero entrate miseria, passione e storia di una città che non ha alcuna voglia di diventare normale.

Francesco Canessa

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1 luglio, 2011 Posted by | Cantanti, Canto, Francesco Canessa, Giornalismo, Giornalisti, Musica, Musica Lirica | , , , , , , | 1 commento

Taccuino personale di Francesco Canessa:NAPOLI A SALISBURGO 2011/2

NAPOLI A SALISBURGO 2011/2
da Repubblica Napoli del 15/06/2011

La festa musicale napoletana di Salisburgo si è chiusa fra applausi, rimpianti e consuntivi numerici da capogiro – biglietti venduti in 30 paesi, negli Stati Uniti come in Estonia, 65 giornalisti accreditati, arrivati anche dall’Oriente – e i negozianti di Hafnergasse intenzionati a riprendere pur se a tempo scaduto la spassosa trasformazione della loro stradina in un vicolo di Napoli. Era la quinta ed ultima edizione del progetto realizzato per il Festival di Pentecoste da Riccardo Muti , centrata sulla riproposta di un’opera scritta in Spagna da Saverio Mercadante intorno al 1826. Era di moda nell’ormai declinante panorama dell’opera buffa napoletana il sequel delle Nozze di Figaro, dopo che Paisiello e Rossini ne avevano curato il prequel con i loro Barbiere di Siviglia. Così tra un Figaro falso e uno raddoppiato, ne avevano o ne avrebbero scritto Luigi e Federico Ricci, Giovanni Panizza, Antonio Speranza ed altri minori. E anche Mercadante, benché accreditato come autore di drammoni tutti lagrime e sangue, ci provò con un titolo inequivocabile, “I due Figaro” che nella interpretazione rivitalizzante di un Muti in gran forma ha rivelato come fossero in circolo nella scuola di Napoli gli stilemi della commedia di carattere che arriverà di lì a poco, specie con Donizetti o i ritmi di danza dell’operetta e trattandosi di un lavoro scritto per Madrid, della zarzuela, sua variante spagnola. Come già accaduto nelle precedenti edizioni, anche per questo <gran finale> non era presente soltanto Muti sui palcoscenici di Salisburgo, ma anche uno dei massimi specialisti della musica barocca, il belga René Jacobs (nella foto) alla guida di un gruppo mitico di strumenti antichi, l’Akademie fur Alte Musik Berlin. Che al pari del nostro direttore hanno fatto saltare l’applausometro nella sala gremita della Haus fur Mozart con “Aci Galatea e Polifemo” una <Serenata a tre voci> di Georg Friedrich Handel. Anche questo gigante della musica europea, tedesco naturalizzato inglese ha trascorsi napoletani, essendo venuto nel 1708 a studiare con Nicola Porpora, così come farà in seguito  Haydn. La storia della cantata è esemplare per scoprire quanto fosse ricco il costume musicale a Napoli già prima della costituzione del regno, durante il vicereame austriaco. A commissionarla fu una nobile talent-scout, la duchessa Aurora Sanseverino di Bisignano, che a un musicista di casa, Nicola Fago designato per una prima cantata, “E’più caro il piacer” affiancò per la seconda, tratta dal tredicesimo libro delle Metamorfosi di Ovidio, il ventitreenne studente di Amburgo, malgrado le perplessità del marito, Nicola Gaetano d’Aragona, duca di Laurenzano. Le due composizioni erano destinate a riempire la parte profana dei festeggiamenti per le nozze della nipote Beatrice Tocco di Montemiletto, principessa di Acaja con Tolomeo Saverio Gallio, duca di Alvito. Se quella di Fago finì lì, così non fu per quella di Handel, ripetuta per altre nozze aristocratiche, puntualmente segnalate nel saggio di Dirk Moeller, professore di Storia della Musica al Conservatorio Brahms di Amburgo, che il Festival di Salisburgo ha pubblicato in tre lingue. Quanto all’applausometro cui si è fatto cenno, esso è salito così in alto per “Aci,Galatea e Polifemo” che Jacobs ha dovuto concedere il bis del lietissimo finale. Il che, per un concerto di musica barocca, è davvero un record.

Francesco Canessa

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25 giugno, 2011 Posted by | Art, Arte, Austria, Concerti, Direttori d'orchestra, Festival, Francesco Canessa, Giornalismo, Giornalisti, Music, Musica, Musica classica, Musica Lirica, Opera, Riccardo Muti, Salisburgo, Salzburger Festspiele | , , , , , | 1 commento

Taccuino personale di Francesco Canessa:NAPOLI A SALISBURGO 2011 /1

NAPOLI A SALISBURGO 2011 /1 da Repubblica/Napoli del 9/06/2011

“Gran Finale” recita la scritta che quest’anno si aggiunge a “Neapel Metropole der Erinnerung” (Napoli capitale della memoria) che dal 2007 dà nome alla fetta del Festival di Salisurgo che si fa a Pentecoste, sin dai tempi di Karajan destinata a spettatori più raffinati di quelli irreggimentati – anche il turismo culturale può diventare di massa – che arrivano d’estate nella città di Mozart. E’ infatti l’ultimo anno della più importante rassegna organica che mai abbia avuto la musica di Scuola napoletana dopo il tramonto del ruolo di protagonista in Europa, vissuto nel secolo dell’Illuminismo e sino agli inizi dell’Ottocento. Manifestazione pensata, voluta e diretta da Riccardo Muti (nella foto) che subito ruppe gli argini della comprensibile prudenza degli organizzatori, allungando la sua durata da tre a cinque anni. Nel bilancio che se ne può trarre oggi, molte sono le note positive: lo straordinario successo di pubblico, l’interesse della critica, la rivelazione di capolavori provenienti dalle Biblioteche di San Pietro a Majella e dei Gerolamini di Scarlatti, Hasse, Paisiello, Cimarosa, Jommelli, Leo. E i molti spettacoli replicati all’estero, da Parigi a Madrid. E i convegni musicologici sui rapporti fra Mozart e i Napoletani organizzati dalla Mozart Society, la stupefacente Mostra di vedute di Napoli, dalle guaches alle fotografie raccolte da un collezionista viennese, la pubblicazione in lingua tedesca della Storia della Musica e dello Spettacolo a Napoli nel Settecento edita dalla Pietà dei Turchini. Ma un altro aspetto è da sottolineare: la presenza affettuosa e spontanea della città di Salisburgo alle giornate napoletane. Hafnergasse, la stradina più caratteristica ed elegante del Centro antico, ha steso da un balcone all’altro fili di panni al sole, gustosamente scenografati, un abito del Settecento accanto alla maglietta di Maradona, mentre sfilavano modelle con le collezioni-mare divise per gruppi ciascuno accompagnato da un cartello: Posillipo, Mergellina, Capri, Sorrento. A questa che è stata la manifestazione più costante, altre se ne sono aggiunte di volta in volta: il parallelo e meno impegnato Berg Festival, che si tiene nelle suggestive grotte del massiccio che cinge la città, si è adeguato con “ ‘O sole mio, Neapoletanische Nacht” E il cinema del centro ha proiettato “Napoli è una canzone” lo straordinario film muto del 1927 con Leda Gys protagonista. Quattro edizioni in cui la Napoli ufficiale si è tenuta a distanza, ignorandone il significato complessivo di grande rivincita in tempi in cui circolava – come  tuttora circola – l’immagine più retriva della città. Il che ha addolorato assai, com’era naturale, il maestro Muti ma anche lasciati perplessi il management del Festival e lo sponsor svizzero della Manifestazione.  Ora siamo al “Gran Finale”, che avvicina un napoletano all’estero, Mercadante a Madrid con “I due Figaro” direttore Riccardo Muti con l’Orchestra Cherubini. E uno straniero a Napoli, Haendel e la cantata “Aci, Galatea e Polifemo” composta per le nozze del duca Gennaro d’Alvito affidata allo specialista René Jacobs e l’Akademie fur Alte Musik Berlin. Con la speranza che il nuovo Sindaco giri pagina anche su questo, mandando finalmente un segnale giusto a Salisburgo.

Francesco Canessa

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17 giugno, 2011 Posted by | Centro di musica antica "Pietà dei turchini", Concerti, Conservatori di Musica, Conservatorio "S.Pietro a Majella", Direttori d'orchestra, Festival, Francesco Canessa, Giornalismo, Giornalisti, Herbert von Karajan, Music, Musica, Musica classica, musica sinfonica, Riccardo Muti, Salzburger Festspiele | , , , , | Lascia un commento

n. 9 Donne in musica:GRAZYNA BACEWICZ

Grazyna Bacewicz di Marco del Vaglio

Grazyna Bacewicz (1909-1969), nacque a Lodz in una famiglia di grandi tradizioni artistiche.
Infatti, i fratelli maggiori Witold e Kiejstut erano entrambi musicisti, mentre la sorella minore, Wanda, sarebbe diventata scrittrice e poetessa.
Fu il padre, professore di musica lituano che gli trasmise le prime nozioni di violino, pianoforte e teoria musicale, quando Grazyna aveva appena 5 anni.
La Bacewicz iniziò la carriera concertistica all’età di 7 anni, a 13 compose il suo primo brano e a 19 si iscrisse al Conservatorio di Varsavia, studiando con Sikorski (composizione), Jarzebski (violino) e Turczynski (pianoforte).
Contemporaneamente frequentava la facoltà di Filosofia dell’ Università della capitale polacca e scriveva anche apprezzate novelle.
Dopo essersi laureata brillantemente in violino e composizione nel 1932, proseguì i suoi studi a Parigi con Nadia Boulanger e André Touret.
Nel 1936 sposò lo scienziato Andrzej Biernacki e la coppia ebbe nel 1942 la loro unica figlia, Alina, affermatasi come pittrice.
Sempre nel 1936, la Bacewicz fu chiamata da Grzegorz Fitelberg, direttore dell’ Orchestra della Radio Polacca, per ricoprire il ruolo di primo violino, posizione mantenuta fino a metà degli anni ‘50, a parte un’interruzione causata dagli eventi bellici.
In un primo tempo l’artista polacca alternò l’attività di solista con quella di compositrice, con un successo testimoniato da premi conseguiti in patria e all’estero.
Gli ultimi tre lustri furono invece dedicati soprattutto alla composizione e, talora, alla partecipazione a prestigiose competizioni internazionali in qualità di giurata.
La sua produzione, comprendente sinfonie, concerti per strumento solista e orchestra, musica da camera, balletti e musica vocale, supera i duecento brani.
Molti critici sono soliti dividerla in tre periodi ben identificati corrispondenti ad altrettanti stili, ma ciò appare riduttivo in quanto lo stile della Bacewicz era caratterizzato da incessanti cambiamenti.
Basti pensare che, partendo dalla musica del connazionale Szymanowski, approdò, dopo un periodo bartokiano, ad un personale sperimentalismo.
Va sottolineato, inoltre, che molti pezzi degli anni ‘50 rientravano in un tipo di musica avversata dal regime stalinista, ma ciò non preoccupò mai la musicista, dotata di una personalità molto decisa.
In definitiva Grazyna Bacewicz può essere considerata una figura di primo piano della musica polacca del Novecento ed un punto di riferimento per le generazioni successive, nonostante uno stile difficilmente riproducibile.

Marco del Vaglio

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23 Mag, 2011 Posted by | Arte, Compositori, Donne in musica, Giornalismo, Giornalisti, Marco Del Vaglio, Musica, Musica classica, Musica da camera, musica sinfonica | , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Taccuino personale di Francesco Canessa:IL SUPERCOMPLEANNO DI MAGDA OLIVERO

Il supercompleanno di Magda Olivero
di Francesco Canessa

“Pronto, è la signora Magda Olivero al telefono?”“Sì, sono io. Chi parla?” – “Sono Francesco Canessa. Si ricorda?” – “Certo che mi ricordo! Un vecchio amico come lei! Ho piacere di sentirla.” – “ Volevo farle gli auguri per il compleanno!” – “Grazie, com’è gentile!” – “Forse la disturbo? Sento che ha gente. ” – “Sì, ho qui con me un’allieva, ma avevamo finito. Bellissima voce ed ha voglia di studiare, il che è una rarità tra i giovani d’oggi.

Il suo è un supercompleanno. L’anno scorso i cento li aveva festeggiati cantando in casa per gli amici un brano della Francesca da Rimini di Zandonai, “Paolo, datemi pace!” Era un bis dell’anno prima, quando per i 99 aveva cantanto lo stesso pezzo in pubblico, a  Milano ( Vedere per credere):

Stavolta il tris non c’è stato. “Le birichinate non si possono ripetere tre volte! Piuttosto, mi racconti di Napoli, come va il San Carlo? ” – “La città è sempre in emergenza, il San Carlo comincia ad uscirne.” – “Ma l’emergenza è una condizione stimolante per lo spirito e Napoli è ben allenata. S’è trovata in difficoltà tantissime volte e ne è sempre uscita! Quando ho debuttato al San Carlo era il 1938 poi sono tornata nel ’40 e nel ’41 vi feci la mia prima Adriana Lecouvreur, che mi insegnò personalmente l’autore, il maestro Cilea che aveva lasciato la direzione del Conservatorio, ma ancora viveva a Napoli. Era tempo di guerra, e tutte le notti arrivavano gli aeroplani inglesi a bombardare. Quella sì che era emergenza! Eppure la gente restava propositiva, creativa. In quegli anni ho conosciuto persone eccellenti, ho costruito le amicizie migliori” Raggiunto il successo, nel pieno della carriera, la Olivero si ritirò dalle scene. “ Sì, quando mi sposai decisi di cambiar vita perché mia intenzione era di fare la mamma a tempo pieno, ma purtroppo i figli non vennero. Mi tenni da parte per quasi dieci anni, senza però lasciare il pianoforte e i miei vocalizzi mattutini. Così quando decisi di rientrare ero abbastanza in forma. Il sovrintendente Di Costanzo aveva sempre insistito per riavermi al San Carlo e così nel febbraio del 1951 vi debuttai una seconda volta.”

La consuetudine continuò con il teatro e la città, ove aveva molte famiglie amiche di cui abitualmente era ospite, oltre che ammiratori. Titoli del grande repertorio, Bohéme, Butterfly, Tosca, Fanciulla del west, Fedora, ma anche opere nuove, come La Guerra di Rossellini, La Visita della vecchia signora di Von Einem e concerti al Teatrino di Corte, al Conservatorio, alla Rai. Ma la sua apparizione più clamorosa fu ancora con l’Adriana Lecouvreur. Era il 1959 e il Teatro aveva in programma l’opera per l’apertura di stagione con Renata Tebaldi protagonista, Mario Rossi direttore e un cast stellare, Franco Corelli e Giulietta Simionato. Ma il giorno prima della prova generale, la Tebaldi si ammalò. Di Costanzo, mitico sovrintendente del tempo, chiamò la Olivero che stava a Torino chiedendole di correre a Napoli e salvare la prima. Lei non avrebbe dovuto, era appena uscita da una clinica ove aveva subito un intervento chirurgico, ma già la notte viaggiava in vagone letto e il giorno dopo provava la generale. Fu una prima trionfale.

“Sì, fu un bel successo. Il maestro Cilea era scomparso, ma alla prima c’era la vedova che mi abbracciò e piangendo mi disse: <Grazie anche a nome di Francesco>. Poi sono venuta ancora tante volte al San Carlo, al Teatrino di Corte, alla sede Rai ed anche in vacanza per far visita agli amici. L’ultima volta mi invitò lei nel 1999 insieme a Renata Tebaldi per quella manifestazione nel Ridotto del Teatro.”

Fu una serata in onore delle due primedonne storiche del San Carlo. Il pubblico fece gran festa ad entrambe. Entrarono tenendosi per mano, come per darsi forza. “Si fu emozionante. Anche se il ricordo a me procura tristezza, per la Renata che non c’è più!”

E’ vero, la Tebaldi è scomparsa. Ma la Olivero c’è, attiva, lucida, gentile. Ha compiuto 101 anni. Buon compleanno signora Magda!

Francesco Canessa

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18 aprile, 2011 Posted by | Arte, Cantanti, Canto, Compositori, Francesco Canessa, Giornalismo, Giornalisti, Musica, Musica Lirica, Opera | | Lascia un commento

Taccuino personale di Francesco Canessa: QUEI MANIFESTI OLTRE BERSANI

Quei manifesti oltre Bersani
(da REPUBBLICA del 29/III/2011 ed.Napoli)

 

SONO apparsi anche a Napoli i maxi-manifesti dell’ultima campagna pubblicitaria del Partito Democratico, dominati dalla figura di un Bersani protagonista semi-sorridente in camicia con le maniche arrotolate.

In coerenza con la precedente campagna, che esplicitamente ammoniva: “Rimbocchiamoci le maniche!”. L’immagine è in bianco e nero ed è sovrastata da una scritta principale che proclama: “oltre”. Il seguito è in carattere più piccolo e di volta in volta diverso: “oltre… le divisioni, c’è l’Italia unita” oppure “oltre… la crisi, c’è il coraggio delle imprese”, “oltre… la precarietà, c’è la forza del lavoro”, “oltre l’egoismo… c’è una mano tesa”.

L’anima della sinistra ne è rimasta piuttosto turbata sia per i contenuti che per la forma e sul web si è scatenata una polemica, ove tra blog e forum si leggono interventi a ripetizione di militanti, simpatizzanti ed anche esperti in comunicazione: “Campagna epitafficae tombale.E Bersani sembra il caro estinto” sentenzia ad esempio Oliviero Toscani. E Claudio Velardi: “Il Pd non ne azzecca una, scimmiotta Berlusconi, il risultato è pessimo”. E c’è chi ricorda che “Oltre” è anche il titolo di un episodio del film di Giovanni Veronesi “Manuale d’amore 3”, in cui un De Niro settantenne ha un infarto mentre fa l’amore con la bellissima Monica Bellucci.

Alla funerea obbiezione di Toscano replica Salvatore Scibilia, uno dei due “creativi” dell’Agenzia Abc che ha curato la campagna: “Bersani è solido, materico, simpatico e soprattutto eroticamente composto”. Di natura più tecnica è la discussione sulla mancanza del colore. Dice la sua anche il professor Giovanni Scibilia (stesso cognome del precedente) che si qualifica filosofo, categoria che un tempo si interrogava sulla Critica della ragion pura, ed oggi disquisisce sulla percezione emotiva del Marketing dei colori “…sempre più allusivi e intangibili rispetto ai prodotti, sempre più incuneati nei meandri psichici del soggetto, fino a pornograficamente sfiorare – senza alcun pudore, senza nessuna mediazione – il suo fondo pulsionale più nascosto, la sua natura perversa e polimorfa”.

A chi redige questa nota, appassionato melomane, vien da commentare come fa Marcello nella Bohème “Dio, che concetti rari!…”, dichiarandosi subito dopo incompetente a prendere nella diatriba una qualsiasi posizione. Ma non può fare a meno di notare che almeno uno dei contestati manifesti, incuneandosi nei meandri psichici di chi lo guarda, una qualche perplessità la lascia. È quello che dice “Oltre l’egoismo c’è una mano tesa”. Perché nella gigantografia di Bersani le mani non ci sono, le tiene in tasca.

Francesco Canessa

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6 aprile, 2011 Posted by | Francesco Canessa, Giornalismo, Giornalisti | , , , , , | Lascia un commento

Taccuino personale di Francesco Canessa:NON SOLTANTO VA PENSIERO-BELLINI ANTICIPÒ VERDI

Non soltanto Va Pensiero-Bellini anticipò Verdi
( Da Repubblica-Ediz.Napoli del 15/3/2011 )

 

Non solo Verdi e non solo <Va pensiero!> L’anniversario dell’Unità è l’occasione per dare uno sguardo più attento al rapporto che ci fu tra la musica del Melodramma italiano e lo spirito del Risorgimento, tradizionalmente rappresentato dal famoso coro del Nabucco, da qualcuno proposto addirittura come inno nazionale. Idea che vede tra gli oppositori più motivati Riccardo Muti, che sa esaltarne al massimo i valori, come ha appena confermato dirigendolo all’Opera di Roma, ma che ad ogni occasione ricorda come il testo e il suo andamento musicale non richiamino riscossa e amor di patria, ma rappresentino  <la preghiera dolorosa di un popolo smarrito ed oppresso>. Esso va bene piuttosto, per l’uso provocatorio che ne fa la Lega nei suoi raduni in camicia verde, sostituendo l’oppressione di Roma Ladrona a quella che i milanesi del 1842 soffrivano negli anni più bui della dominazione austro-ungarica,  cui fece da specchio l’allusiva, rassegnata sofferenza del popolo ebraico. In realtà il contributo di Verdi fu in massima parte altrove e si espresse tutto insieme nella specchiata italianità di artista, ma i veri e propri spunti musicali che accendevano l’animo degli irredentisti e il desiderio di riscossa della società italiana cominciarono prima e ne fu protagonista un compositore – non se ne spiacciano i leghisti –  meridionale, catanese di nascita e napoletano di formazione, Vincenzo Bellini. Celebrato per il suo sublime melodismo e lo straordinario apporto al belcantismo tipicamente italiano, è stato per quell’aspetto sopraffatto dalla storicizzazione del fenomeno Verdi. Il canto irredentista che era risuonato nelle orecchie e nei cuori dei patrioti nel decennio precedente la prima del Nabucco, era suo, il <Guerra, guerra!> della Norma data alla Scala nel 1831. Era l’anno dei primi moti rivoluzionari di Modena e Bologna ispirati da Ciro Menotti e diffusisi in Lombardia, soffocati dall’esercito austriaco, mentre in Emilia falliva l’utopico tentativo delle Province Unite. <Guerra,guerra, le galliche selve quanto han querce producon guerrier!> fu adottato da Mazzini, che nello stesso 1831 aveva costituito La Giovane Italia e se ne esaltarono i patrioti del 1833 e del 1834 durante i moti nella Savoia, a Genova, in Piemonte e anche nel Lombardo Veneto. Non per nulla la censura austriaca ne aveva intuito il senso, bloccato il testo ancor più violento di quello che conosciamo e costretto il librettista Felice Romani a modificarlo. Ma Bellini fu ancora più scoperto ne <I Puritani>composto e rappresentato a Parigi nel 1835. E’ il celebre duetto basso-baritono: <Suoni la tromba e intrepido, io pugnerò da forte, bello è affrontar la morte, gridando libertà!> A Parigi, il compositore frequentava Cristina Trivulzio principessa di Belgioioso, che fu tra i protagonisti dell’azione culturale e patriottica del Risorgimento. Oltre a ricevere letterati e musicisti, raccoglieva nel suo salotto di Montparnasse il fior fiore dei liberali italiani esuli in Francia, Poerio, Gioberti, Tommaseo, Mamiani e il conte Carlo Pepoli, che aveva partecipato ai moti di Bologna del 1831 e collaborato con Mazzini alla formazione de La Giovane Italia. Fu in quell’ambiente che nacque la collaborazione tra Bellini e Pepoli per l’opera destinata al Theatre des Italiens. E quel duetto opportunamente situato al finale d’atto su suggerimento di  Rossini, che dirigeva il Teatro parigino, entusiasmò spettatori e patrioti e restò il più esplicito tra le musiche risorgimentali di quegli anni. Per superarlo dovranno passare 14 anni, quando nel 1849 sull’entusiasmo per la Repubblica romana appena costituita, all’Argentina di Roma si rappresentò La Battaglia di Legnano, musica di  Verdi su libretto del poeta del Teatro San Carlo Salvatore Cammarano in cui si canta:” Viva Italia, sacro un patto, tutti stringe i figli tuoi, Viva Italia forte e una con la spada e col pensier…” Il giornale <Il Pallante> ne raccontò la prima con queste parole: “..Le signore dai palchi agitavano fazzoletti tricolori, dalla platea si gridava <Viva l’Italia> e ad ogni giunger degli autori sulla scena era un delirio: il Lombardo e il Napoletano uniti insieme in un solo trionfo nella città eterna italiana”.

Francesco Canessa

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17 marzo, 2011 Posted by | Francesco Canessa, Giornalismo, Giornalisti, Musica, Musica Lirica, Opera, Riccardo Muti, Teatri, Teatro San Carlo | , | Lascia un commento

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