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Il Conservatorio Cimarosa di Avellino a sostegno della cultura italiana nel mondo

Logo Conservatorio AvellinoSaranno a Vienna il 27 settembre prossimo i docenti del Conservatorio di Avellino per dare un sostegno concreto alle attività dell’Istituto Italiano di Cultura, con una serata dal titolo Vienna e Napoli: contaminazioni musicali tra ‘700 e ‘800.
Il concerto, che verrà eseguito dai maestri Roberto Maggio (flauto), Stefano Magliaro (chitarra) e Rosario Totaro (tenore) si articolerà intorno al rapporto culturale che nei secoli è perdurato tra le due città e in programma ci sono opere di illustri compositori, ma anche composizioni contemporanee di docenti e allievi del Conservatorio di Avellino: quindi il trio presenterà brani di Mauro Giuliani, Domenico Cimarosa, Giacomo G. Ferrari, Claudio Perugini, Barbara Magnoni e Maria Scala.
Il professor Paologiovanni Maione relazionerà sui rapporti musicali che, durante la dominazione austroungarica prima e borbonica dopo, il regno di Napoli ebbe con Vienna.
“Gli intensi rapporti epistolari tra Maria Teresa di Borbone, trasferitasi a Vienna dopo il matrimonio con l’Arciduca Francesco d’Austria, e la corte di Napoli – ci spiega il professor Maionegiocarono un ruolo importante nella comunicazione delle novità musicali e alcune pagine del “Flauto magico” di Mozart furono addirittura eseguite in contemporanea a Napoli e a Vienna nel 1791, annullando lo spazio e i tempi di attesa propri della trasmissione in altri campi”.

Il sostegno dimostrato dal Conservatorio nei confronti di un’istituzione culturale quale l’Istituto Italiano di Cultura testimonia una precisa volontà di continuare il rapporto che nel tempo, come sarà messo in luce durante l’incontro, è stato sempre vivace, improntato allo scambio di esperienze musicali di alto livello, ieri come oggi.
L’Istituto Italiano di Cultura ha sedi nelle principali città dei cinque continenti.
Luogo d’incontro ideale e di dialogo per gli intellettuali, artisti e altri rappresentanti del mondo della cultura, l’Istituto non è solo una vetrina per l’Italia, ma promotore di iniziative di cooperazione, in particolare volte alla promozione interculturale sulla base dei principi di democrazia, di dialogo e di solidarietà internazionale.

Per info
Ufficio Stampa
3935837525

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15 settembre, 2013 Posted by | Agenda Eventi, Austria, Avellino, Campania, Concerti, Conservatori di Musica, Conservatorio "D. Cimarosa", Italia, Musica, Musica classica, Musica da camera, Regioni | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Taccuino personale di Francesco Canessa:NAPOLI A SALISBURGO 2011/2

NAPOLI A SALISBURGO 2011/2
da Repubblica Napoli del 15/06/2011

La festa musicale napoletana di Salisburgo si è chiusa fra applausi, rimpianti e consuntivi numerici da capogiro – biglietti venduti in 30 paesi, negli Stati Uniti come in Estonia, 65 giornalisti accreditati, arrivati anche dall’Oriente – e i negozianti di Hafnergasse intenzionati a riprendere pur se a tempo scaduto la spassosa trasformazione della loro stradina in un vicolo di Napoli. Era la quinta ed ultima edizione del progetto realizzato per il Festival di Pentecoste da Riccardo Muti , centrata sulla riproposta di un’opera scritta in Spagna da Saverio Mercadante intorno al 1826. Era di moda nell’ormai declinante panorama dell’opera buffa napoletana il sequel delle Nozze di Figaro, dopo che Paisiello e Rossini ne avevano curato il prequel con i loro Barbiere di Siviglia. Così tra un Figaro falso e uno raddoppiato, ne avevano o ne avrebbero scritto Luigi e Federico Ricci, Giovanni Panizza, Antonio Speranza ed altri minori. E anche Mercadante, benché accreditato come autore di drammoni tutti lagrime e sangue, ci provò con un titolo inequivocabile, “I due Figaro” che nella interpretazione rivitalizzante di un Muti in gran forma ha rivelato come fossero in circolo nella scuola di Napoli gli stilemi della commedia di carattere che arriverà di lì a poco, specie con Donizetti o i ritmi di danza dell’operetta e trattandosi di un lavoro scritto per Madrid, della zarzuela, sua variante spagnola. Come già accaduto nelle precedenti edizioni, anche per questo <gran finale> non era presente soltanto Muti sui palcoscenici di Salisburgo, ma anche uno dei massimi specialisti della musica barocca, il belga René Jacobs (nella foto) alla guida di un gruppo mitico di strumenti antichi, l’Akademie fur Alte Musik Berlin. Che al pari del nostro direttore hanno fatto saltare l’applausometro nella sala gremita della Haus fur Mozart con “Aci Galatea e Polifemo” una <Serenata a tre voci> di Georg Friedrich Handel. Anche questo gigante della musica europea, tedesco naturalizzato inglese ha trascorsi napoletani, essendo venuto nel 1708 a studiare con Nicola Porpora, così come farà in seguito  Haydn. La storia della cantata è esemplare per scoprire quanto fosse ricco il costume musicale a Napoli già prima della costituzione del regno, durante il vicereame austriaco. A commissionarla fu una nobile talent-scout, la duchessa Aurora Sanseverino di Bisignano, che a un musicista di casa, Nicola Fago designato per una prima cantata, “E’più caro il piacer” affiancò per la seconda, tratta dal tredicesimo libro delle Metamorfosi di Ovidio, il ventitreenne studente di Amburgo, malgrado le perplessità del marito, Nicola Gaetano d’Aragona, duca di Laurenzano. Le due composizioni erano destinate a riempire la parte profana dei festeggiamenti per le nozze della nipote Beatrice Tocco di Montemiletto, principessa di Acaja con Tolomeo Saverio Gallio, duca di Alvito. Se quella di Fago finì lì, così non fu per quella di Handel, ripetuta per altre nozze aristocratiche, puntualmente segnalate nel saggio di Dirk Moeller, professore di Storia della Musica al Conservatorio Brahms di Amburgo, che il Festival di Salisburgo ha pubblicato in tre lingue. Quanto all’applausometro cui si è fatto cenno, esso è salito così in alto per “Aci,Galatea e Polifemo” che Jacobs ha dovuto concedere il bis del lietissimo finale. Il che, per un concerto di musica barocca, è davvero un record.

Francesco Canessa

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25 giugno, 2011 Posted by | Art, Arte, Austria, Concerti, Direttori d'orchestra, Festival, Francesco Canessa, Giornalismo, Giornalisti, Music, Musica, Musica classica, Musica Lirica, Opera, Riccardo Muti, Salisburgo, Salzburger Festspiele | , , , , , | 1 commento

Muti dirige La Stagione Armonica a Salisburgo

Lunedì 13 giugno alle ore 11 presso la Felsenreitschule di Salisburgo La Stagione Armonica parteciperà all’esecuzione del Requiem in do minore di Luigi Cherubini nell’ambito del Festival di Pentecoste, insieme con l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, sotto la direzione del maestro Riccardo Muti.

«Sarà questa un’occasione irripetibile perascoltare un’importante pagina di musica – precisa il maestro Sergio Balestracci – in cui l’interpretazione magistrale del maestro Muti mette in evidenza al più alto grado la qualità di base della Stagione Armonica, la chiarezza delle linee e la forza commossa dell’interpretazione».

La Stagione Armonica, ensemble vocale padovano specializzato nel repertorio rinascimentale barocco, nei suoi venti anni diattività ha partecipato ai più importanti festival e rassegne in Italia e all’estero. Oltre che del proprio gruppo vocale e strumentale, l’Ensemble si avvale della collaborazione di cantanti solisti e strumentisti tra i più rinomati specialisti del repertorio barocco. Dal 1996, è diretta e preparata da Sergio Balestracci che ne ha assunto la direzione artistica.
Il complesso padovano torna sul palco del Festival di Pentecoste salisburghese due anni dopo la sua prima collaborazione che li vide presentare un Requiem di Paisiello, illustre rappresentante della scuola napoletana cui per cinque anni il Festival di Salisburgo è stato dedicato.

Insieme all’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini e sotto la direzione del maestro Riccardo Muti, La Stagione Armonica si cimenterà nel Requiem in do minore di Cherubini, uno dei vertici della musica sacra di tutti i tempi, al centro delle celebrazioni di quest’anno. Composto a Parigi nel 1815, fu eseguito per la prima volta nella cattedrale di Saint Denis per celebrare Luigi XVI giustiziato ventitre anni prima dalla rivoluzione francese.

La collaborazione con Muti non terminerà con questo Festival, ma proseguirà nel mese di luglio (6 luglio, Teatro Municipale di Piacenza; 7 luglio, Pala De André di Ravenna; 9 luglio, Nairobi per ‘Le vie dell’Amicizia Ravenna-Nairobi’) con un programma dedicato alle principali arie tratte dal repertorio operistico italiano
Ufficio stampa
Studio Pierrepi
Alessandra Canella
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7 giugno, 2011 Posted by | Agenda Eventi, Austria, Concerti, Coristi, Direttori d'orchestra, Ensemble vocali, Festival, Music, Musica, Musica classica, musica sinfonica, Riccardo Muti, Salisburgo | , , , , , | Lascia un commento

Taccuino personale di Francesco Canessa:L’ORGOGLIO DEI PANNI STESI

L’ORGOGLIO DEI PANNI STESI di Francesco Canessa
da “La Repubblica” – Napoli  del 7/12/2010

 

Via della Spiga a Milano si vestirà a festa per somigliare nei giorni del Natale a un vicolo di Napoli, no festoni qualunque, ma composizioni luminose d’autore che rifanno i panni stesi da un balcone all’altro, disegni multicolori e luccicanti di camice e lenzuola, magliette e calzini. E’ una via che fa da lato maggiore al rettangolo del grande shopping, in parallelo con la via Montenapoleone e tra le due si snodano le vie Borgospesso, Santo Spirito, Gesù. Il massimo del massimo della sciccheria lombarda. Qualcuno ha storto il muso, qui da noi, qualche altro s’è percosso il petto, piagnucolando sull’ingiustizia del mondo ribaldo che di Napoli vede ed amplifica solo i segni negativi. Codesti napoletani afflitti da complesso di inferiorità, cui ha dato anche voce un foglio cittadino, sarebbero oggi risanati se negli anni passati avessero fatto un viaggetto a Salisburgo in occasione di una qualsiasi puntata del Festival di Pentecoste dedicato alla Musica di Scuola Napoletana, che Riccardo Muti ha progettato e dirige da quattro anni. Lì a trasformarsi in un vicolo di Napoli è stata fin dal 2007 Haffnergasse, una delle stradine più caratteristiche del borgo antico ed anche la più elegante per le botteghe griffate che vi si affacciano. Panni stesi da un lato all’altro, rifatti dagli scenografi del Festival: una crinolina settecentesca accanto a un jeans, una palandrana scura e scialli variopinti e persino la maglia azzurra con il 10 di Maradona. Un patchwork allusivo al tempo che scorre e alla tradizione che resta, col tema arcaico di “Jesce sole!” diffuso dagli altoparlanti.  Nel sole che  la dugentesca sequenza musicale  invoca non c’è soltanto la speranza di un popolo – spiegava una nota esposta all’inizio della strada – ma la chiarezza della sua filosofia, la luce che sta negli occhi dei Pastori da Presepe del Sammartino o del Gori, nelle gouaches o nelle pitture della Scuola di Posillipo  o nella combinazione armonica della <settima napoletana> che tutti i grandi compositori hanno adoperato e adoperano,  oppure nel meccanismo dell’Opera buffa, punto di riferimento di tutte le scuole locali europee. Quei napoletani afflitti avrebbero trovato l’antidoto nell’entusiasmo dei visitatori d’ogni paese – Salisburgo è un terminale del turismo culturale internazionale – che fuori degli orari di opera e concerto affollavano Haffnergasse, fotografavano, ripiegavano i depliants e spendevano felici nei negozi, ciascuno dei quali, intorno al mezzogiorno faceva sfilare le proprie modelle sul red carpet piazzato al centro del vicolo. Molti, troppi napoletani non sanno quanto la città oggi precipitata anche per colpa loro all’ultimo posto nella classifica di vivibilità, sia ancora considerata sponda ideale da culture diverse o lontane: durante il Festival di quest’anno il cinema principale di Salisburgo proiettava “Napoli è una canzone” un <muto> del 1927 protagonista la diva del tempo Leda Gys girato sulle pendici del Vesuvio, con la vecchia funicolare ancora operante, e intorno a una Capri semplice e verde. Film anche drammaturgicamente coinvolgente, scelto dal filmologo viennese Wilbirg Brainin-Donnenberg e per l’occasione arricchito dalla musica elettronica composta ed eseguita dal vivo dal trio del Klangforum Wien un tedesco, un austriaco e una messicana. Questo avveniva intorno alla Haus fur Mozart e alla Felsenreitschule ove Muti alternava la direzione della Betulia Liberata del salisburghese Mozart a quella dell’aversano Jommelli, e alla Sala Grande del Mozarteum, ove Fabio Biondi e i suoi strumentisti di Europa Galante eseguivano un oratorio di Adolph Hasse, il <sassone-napoletano>. Così come negli appuntamenti precedenti della Pentecoste salisburghese, chi scrive questa nota e i pochi concittadini arrivati ai piedi della rocca del principe-arivescovo Coloredo, provarono passeggiando sotto i panni stesi di Haffner gasse un sentimento inconsueto e piacevolissimo: l’orgoglio d’essere napoletani.

Francesco Canessa

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Clicca anche su:http://napoli.repubblica.it/cronaca/2010/12/06/news/l_orgoglio_dei_panni_stesi-9904702/

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13 dicembre, 2010 Posted by | Arte, Austria, Direttori d'orchestra, Francesco Canessa, Giornalisti, Letteratura, Musica, Musica Lirica, Opera, Riccardo Muti, Salisburgo, Salzburger Festspiele | , , , , , , , | Lascia un commento

Taccuino personale di Francesco Canessa: MOZART ARRIVA COI BAMBINI

MOZART ARRIVA COI BAMBINI

L’autostrada viene giù dal Brennero e s’infila nella Valle dell’Inn, il fiume che scorre tra Germania e Austria, a sinistra le Alpi Bavaresi, a destra l’altra faccia delle Dolomiti, di un verde intenso e rassicurante, quanto rocciosa ed aspra è la nostra. I boschi secolari scendono da una parte e dall’altra, castelli e campanili fanno capolino, ogni tanto, dando coerenza al paesaggio del Tirolo, fermo nel tempo. Fin quando, passato Kufstein e avvicinandosi Erl, non appare una strana costruzione di cemento bianco a forma di vela, che sembra gonfiata tra gli alberi e si proietta verso la riva del fiume, tra una legnaia e un pascolo di mucche.

E’ un luogo di musica, vi si tiene d’estate un Festival ed accostandosi ci si domanda dove trovi il suo pubblico, visto che il centro abitato più vicino, che è appunto Erl, è fatto d’una chiesa, quattro case e una pompa di benzina. Ma quando c’è concerto o spettacolo, la risposta viene dalle colonne d’auto e pullman, in ordinatissimo avvicinamento da Innsbruck, da Kufstein, da Rosenheim, da Monaco,da Salisburgo. Il parcheggio obbligato – non c’è deroga manco per gli addetti ai lavori – è piuttosto lontano e se piove, il che accade assai spesso, è possibile ritirare al volo un ombrello in prestito da hostess bionde e sorridenti.

Il Festival si chiama Tirolerfestspiele e la vela nel bosco è il suo festspielehaus. La sala in declivio, d’aspetto spartano ma funzionale, è vastissima, sui suoi sedili si accomodano quasi duemila spettatori. Niente sipario, lo spazio scenico è a vista, la ribalta arriva a mezzo metro dalla prima fila, ed è quella su cui si fa spettacolo, l’orchestra è più indietro, distribuita su una tribuna che parte dall’alto e fa da fondale a quel che succede davanti, appena sfumata dietro un velatino trasparente di cangiante colore. In una tale situazione, la forma rappresentativa dovrebbe essere il demi-stage, ma il “demi” s’è subito consumato in favore d’un teatro tutto intero, cui lo scambio di posizioni nulla toglie alle sue capacità narrative, diventa anzi singolare ed efficace con gli attori-cantanti che recitano quasi tra le braccia del pubblico.

Il Tirolerfestspiele l’ha inventato dodici anni fa Gustav Kuhn (nella foto), che pur essendo salisburghese ha casa da quelle parti e vi si prodiga nel doppio ruolo di direttore d’orchestra e di regista. E che ha raccolto un successo crescente, tanto che si parla – fatto salvo Salisburgo – del Festival numero uno in terra d’Austria. Wagner per il teatro, Bruckner per il concerto e Richard Strauss a far da contorno per l’uno e per l’altro, sono gli autori prediletti che danno carattere e continuità ai programmi. Soltanto quest’anno è arrivato Mozart, tenuto in disparte anche per rispetto della casa madre Salisburgo, che è lì a due passi e che Wolfango se lo cucina a colazione, pranzo e cena.

Ma l’attesa è ripagata: l’opera è Il Flauto Magico, posta al centro di una operazione che disegna un modello di civiltà musicale talmente distante dalle nostre miserie, da destare meraviglia, oltre che ammirazione. I bambini delle scuole di prima fascia dell’intero Land del Tirolo hanno partecipato a un concorso che chiedeva di disegnare i personaggi del Flauto Magico così come essi li immaginavano. Ne sono arrivati a centinaia, tra Papagheni, Regine della notte, Sarastri e tutti gli altri e sono esposti in mostra lungo le pareti della sala. Scelti e accorpati i migliori e più coerenti, regista e costumista hanno realizzato lo spettacolo così come suggeriva la fantasia degli scolari. Una cinquantina dei quali –vincitori e non vincitori – sono stati chiamati a parteciparvi: infilati nelle loro tutine nere facevano da “servi di scena” portando ciascuno un pezzo di un gioco di costruzioni, una specie di “lego” in formato gigante, con cui costruivano quadro dopo quadro gli elementi delle scene.

E prendevano parte anche all’azione: buttati in terra l’uno sull’altro mimavano il drago che spaventa Tamino, più avanti gli animali della foresta richiamati dalla musica del flauto e prendevano in giro Monostato, danzando con lui al suono del glockenspiel. E ancora circondavano Tamino con le torce accese o con le brocche d’acqua per accompagnarlo nelle fatidiche prove. Fino a partecipare, anche se muovendo soltanto le labbra, al coro finale di letizia, seduti con le gambe penzoloni alla ribalta, dinanzi al pubblico.

Spettacolo tenero, coinvolgente con Kuhn regista degno dell’alloro per l’idea e per la sua realizzazione. Ed anche per la bacchetta, con cui riaffermava l’antica specializzazione mozartiana, riposta ma non deposta dinanzi agli ormai prediletti clangori wagneriani e postwagneriani. Tra i cantanti spiccava una Regina della Notte assolutamente strepitosa, il cui nome so scrivere, ma solo copiandolo con attenzione: Cigdem Soyarslan.

Francesco Canessa

Vedi quest’articolo anche su: http://lirica-parma.blogautore.repubblica.it/2010/08/04/al-tirolerfestspiele-mozart-arriva-coi-bambini/

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21 agosto, 2010 Posted by | Art, Arte, Austria, Cantanti, Canto, Cultura, Direttori d'orchestra, Francesco Canessa, Giornalisti, Gustav Kuhn, Music, Musica, Salisburgo, Tirolerfestspiele | , , | Lascia un commento

Taccuino personale di Francesco Canessa:IL REGISTA SCOPRI’ CHE GIUDA ERA GAY

Passione secondo Matteo a Salisburgo

E il regista scoprì che Giuda era gay

Mentre tra i cultori di musica lirica si continua a discutere sulla validità delle regie che rileggono in chiave di attualità i capolavori del passato, i top-men del <Teatro di regia> non solo vanno avanti, ma riescono addirittura a sconfinare dai palcoscenici d’opera alle pedane da concerto. Uno dei più celebrati  tra costoro, l’americano Peter Sellars, (nella foto)  segnalatosi per aver attualizzato la Trilogia Mozart-Da Ponte  ambientando il Così fan tutte in un bordello di provincia, il don Giovanni tra i derelitti dei Bronx e Le Nozze di Figaro tra i clienti di un albergo di lusso a Manhattan, ha ora messo il suo genio di teatrante a servizio della Passione secondo Matteo, la più pregnante ed intensa, ma anche la più compostamente luterana, tra le composizioni sacre di Johann Sebastian Bach. Scritta per la Chiesa di San Tommaso a Lipsia, vi fu eseguita una sola volta, il venerdì santo del 1729 per rimanere sepolta negli archivi cent’anni esatti fin quando il ventenne Felix Mendelssohn non la riscoprì e la diresse, in uno storico concerto a Berlino nel 1829. A Sellars il compito di costruire una nuova prima volta  – infondo tra oratorio sacro e sacra rappresentazione il passo non è lungo – per una esecuzione già in partenza diversa da quelle correnti, al Festival di Pasqua di Salisburgo. Questa era infatti affidata ai Berliner Philharmonicher, l’orchestra dal suono più ricco, brillante e quindi moderno che ci sia in Europa, del tutto opposto alle sonorità che caratterizzano i gruppi specializzati nel barocco, cui la odierna pratica esecutiva affida di solito i capolavori bachiani   L’oratorio prevede doppia orchestra e doppio coro, un terzo gruppo di voci bianche, una schiera di solisti di canto e molteplici strumentisti impegnati sia nel “basso continuo” che in determinanti “solo”, due organi, un clavicembalo, viola da gamba, oboe d’amore, flauto, violino. Date le circostanze, la classica posizione fissa da concerto già subisce deroghe nelle occasioni normali, qui è del tutto rifiutata e sconvolta dal regista, che definisce il suo lavoro una semplice <ritualizzazione> della forma concertistica, non impone né scene, né costumi né riferimenti naturalistici, ma un anonimo camicione scuro a tutti, direttore, strumentisti, coristi, cantanti. E riempie l’enorme pedana della Grossefestspielehaus di piani rialzati, in prospettiva sfalsata e in forma di parallelepipedi che lasciano al centro uno spiazzo ove resterà l’Evangelista a raccontare, rivivere la tragedia che si compie girando e rigirando intorno a un simulacro di altare, su cui finirà disteso quale vittima sacrificale. Sui parallelepipedi salgono le due orchestre di dove si staccheranno e scenderanno  i solisti per accompagnare le arie alla ribalta e si sistemano i cori ben distinti e lontani, ma pronti a cambiar di posto, a mescolarsi, e cantare a memoria – visto che la <ritualizzazione> permette soltanto agli strumentisti di tenersi davanti la musica da leggere  – i 15 stupendi corali che sono la punta di diamante dei 78 pezzi ( più di tre ore di musica) di cui si compone la partitura. Altrove è situato il gruppo del Basso continuo, che include  liuto e tiorba affidati agli italiani Ivano Zanenghi ed Evangelina Mascardi e uno soltanto dei personaggi, piazzato in cima ad un cubo più alto di tutti, e qui resterà sino alla fine. E’ Gesù. Gli altri vanno e vengono tra i sentieri tracciati dalle pedane, oppure scompaiono, Maria di Magdala, la Figlia di Sion, Pietro, Giuda, Caifa, mentre Pilato non sta manco in palcoscenico, ma tra gli spettatori, accomodato in un palchetto, di dove canta quando gli tocca. Al centro della scena  c’è soltanto l’Evangelista, che la drammaturgia inventata da Sellars trasforma nel protagonista assoluto della Passione. Con i lunghi recitativi narra punto per punto gli eventi, L’Ultima Cena, Getsemani, la cattura e tutto il resto, immedesimandosi nella figura di Cristo sino a sostituirsi a lui nella finzione teatrale ed offrire il proprio corpo all’unzione della Maria di Magdala, al bacio di Giuda che – c’era da scommetterlo! – è un lungo bacio gay, alla flagellazione, al supplizio, mentre il Gesù bachiano canta la sua parte da puro spirito, lassù sul cubo, evidentemente assiso alla destra del Padre, che però non si vede. Non so se l’azione scenica abbia giovato alla miglior comprensione degli eventi, alla maggior efficacia emotiva dell’oratorio, se insomma la partecipazione di Sellars sia stata o meno utile alla causa della musica. Perché questa è stata talmente straordinaria da annullarne la presenza, a parte l’odioso ricordo del bacio-gay. Il direttore Simon Rattle  è riuscito infatti a trarre dai suoi Berliner un suono assai morbido e pertinente, anche con alcune soluzioni d’alta professionalità, come quella di raddoppiare il previsto oboe d’amore e il conseguente apporto del suo colore barocco in entrambe le orchestre. Ha poi tenuto costante l’intensità espressiva alla luce d’una musicalità d’eccellenza, e viva la concentrazione di tutti, anche nei momenti di maggior confusione imposti dall’azione teatrale. Dagli straordinari Berliner assemblati nelle due orchestre o distaccati come solisti, ai cantanti, tra cui le bravissime Magdalena Kozena e Camilla Tilling, l’Evangelista Mark Padmore, vero maratoneta del recitativo e il sempre stupefacente Thomas Quasthoff. E al magnifico Coro della Radio Berlinese, il più tartassato  dal regista. Al quale, al pari di moltissimi spettatori, chi scrive ha rivolto alla fine convinti e calorosissimi buuh!

Francesco Canessa

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17 aprile, 2010 Posted by | Agenda Eventi, Austria, Compositori, Festival, Francesco Canessa, Giornalisti, Musica, Registi, Salisburgo, Salzburger Festspiele | , , , , , , , , , | Lascia un commento

Taccuino personale di Francesco Canessa: SALISBURGO: BROGLI AL FESTIVAL DI PASQUA

SALISBURGO: BROGLI AL FESTIVAL DI PASQUA

( da Il Mattino del 24/2/2010 )

Indagini, brogli e miti che crollano: non è italiano il primato, come noi stessi ci affanniamo a proclamare con ipocrita amarezza. Anche tra i più irreprensibili vicini europei, la Procura bussa alla porta di chi mai lo si sarebbe immaginato. In Austria è la volta del Festival di Salisburgo, quello di Pasqua fondato da Karajan e affidato prima e dopo la sua morte alla più grande orchestra del mondo, i Filarmonici di Berlino ed ai direttori a lui succeduti,  Claudio Abbado a Simon Ratte.
“Destituito senza preavviso” e indagato dalla magistratura per consistenti reati è l’amministratore delegato Michael Dewitte, l’organizzazione del Festival, travolta dallo scandalo e senza un euro in cassa, è andata in tilt. Dalla Germania s’è fatta subito avanti Baden Baden – la storica stazione termale – per accaparrarselo con i suoi concerti, le sue opere e i suoi Berliner. Ipotesi appena scongiurata, come assicura una lettera in data 10 febbraio inviata dal Commissario straordinario Peter Raue ai soci della “Verein der Forderer der Osterfestspiele” l’Associazione dei Sostenitori che versano annualmente una ricca quota per assicurarsi la prelazione sui biglietti in vendita.  Molti sono in Italia, il loro numero è il più alto dopo Germania e Austria e prima di Stati Uniti e Gran Bretagna, così che la lettera è redatta anche in italiano. Essa spiega con chiarezza – e qui sta forse la differenza con i pasticci di casa nostra – “ le turbolenze che hanno investito il Festival di Pasqua di Salisburgo” e  racconta dell’intervento della Società di revisione Audit Services Austria, dell’allontanamento dell’amministratore Dewitte e della consegna dei libri al Tribunale. Il vanto di questo Festival era di vivere di suo, senza contributi pubblici, coprendo il budget per il 71% con quote associative e biglietti, 17% con gli sponsor ed il resto con l’apporto di Eliette von Karajan e della Fondazione intitolata al marito, destinataria dei tuttora ricchissimi diritti discografici. In conseguenza, il signor Dewitte ha gestito senza soverchi vincoli e con qualche liberalità ( “…in contrasto con i suoi doveri si era concesso pagamenti di somme notevolmente elevate.” ) fin quando indagini e intercettazioni – di cui la lettera non parla, ma ne hanno scritto i giornali – hanno portato alla sua incriminazione con conseguente fuga all’estero e alla nomina del Commissario. Ora per salvare il Festival e il suo inestimabile valore nell’economia della città, subentrano nella società Osterfestspiel GmbH Salzburg la Regione, il Municipio e il Fondo per il Turismo con il 25% ciascuno mentre il restante 25 % resta alla Fondazione Karajan. La cifra impegnata complessivamente dai tre enti è modesta, appena un milione di Euro, così che l’apporto dei Sostenitori resta essenziale, dovrà continuare allo stesso ritmo di prima, auspica in conclusione il Commissario. Il tutto a partire dal 2012. L’edizione del 2011 è probabile che salterà, quella di quest’anno è salva, forse con qualche costoso protagonista in meno. Comincia tra poco, il 27 marzo, i signori soci e spettatori ne sapranno di più – promette la lettera – a Salisburgo, tra la domenica delle Palme e quella di Pasqua.

Francesco Canessa

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7 marzo, 2010 Posted by | Art, Arte, Austria, Direttori d'orchestra, Festival, Herbert von Karajan, Music, Musica, Salisburgo, Salzburger Festspiele | , , | Lascia un commento

   

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