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Sabato 7 Aprile 2018, inaugurazione alla Galleria “Il Triangolo” di Cosenza la mostra CORRELAZIONI ASTRATTE con opere di tre artisti campani, a cura di Maurizio Vitiello

Sabato 7 Aprile 2018, alle ore 17, sarà inaugurata la mostra, curata da Maurizio Vitiello, “CORRELAZIONI ASTRATTE” con opere recenti di tre artisti aniconici dell’area campana: Eduardo FERRIGNO, Antonio IZZO, Gianni ROSSI, alla Galleria d’Arte “Il Triangolo”, Via degli Alimena, 31d, 87100 Cosenza (0984.73633 – http://www.galleriailtriangolo.com info@galleriailtriangolo.com), diretta da Enzo Le Pera.

L’esposizione resterà aperta sino al 20 aprile 2018; orario galleria: 10,30-13.00/16,30-20.00.

Catalogo in galleria.

Scheda della mostra dal catalogo a cura di Maurizio Vitiello:

CORRELAZIONI ASTRATTE

Eduardo Ferrigno Antonio Izzo Gianni Rossi

opere recenti

Da anni Eduardo Ferrigno, Antonio Izzo e Gianni Rossi saggiano i loro studi e i loro interventi in mostre di gruppo; hanno voglia di esprimersi, di “esserci”, di discutere.

E’ chiaro che la prospettiva del domani è nell’attualità dell’arte.

Il loro procedere è un gioco sottile di rimbalzi; orizzonti, profili, panorami s’interconnettono nelle frontiere comuni.

Oggi abbiamo bisogno di bellezza e di sogni; “La bellezza salverà il mondo” afferma il principe Miškin nell’Idiota di Dostoevskij e “Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni” scrive il grande drammaturgo seicentesco che fu Shakespeare, nella sua opera “La tempesta”.

Il loro cammino è accattivante, va verso il “bello” e il loro impegno è sincero; finitime sono le loro impostazioni, e, tra le loro opere, si colgono, si avvertono e si percepiscono “scambi di confine”, nell’alveo di produzioni serissime e nel concreto ventaglio di traguardi raggiunti, già, coerentemente, alle spalle.

 

Da anni Eduardo Ferrigno, Antonio Izzo e Gianni Rossi saggiano i loro studi e i loro interventi in mostre di gruppo; hanno voglia di esprimersi, di “esserci”, di discutere.

E’ chiaro che la prospettiva del domani è nell’attualità dell’arte.

Il loro procedere è un gioco sottile di rimbalzi; orizzonti, profili, panorami s’interconnettono nelle frontiere comuni.

Oggi abbiamo bisogno di bellezza e di sogni; “La bellezza salverà il mondo” afferma il principe Miškin nell’Idiota di Dostoevskij e “Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni” scrive il grande drammaturgo seicentesco che fu Shakespeare, nella sua opera “La tempesta”.

Il loro cammino è accattivante, va verso il “bello” e il loro impegno è sincero; finitime sono le loro impostazioni, e, tra le loro opere, si colgono, si avvertono e si percepiscono “scambi di confine”, nell’alveo di produzioni serissime e nel concreto ventaglio di traguardi raggiunti, già, coerentemente, alle spalle.

Eduardo Ferrigno con la sua pittura riesce a incardinare assi con giustapposizioni, che attirano interessi; insomma, verticalità dimensionano un “assett” centrale, chiaro e netto.

Con questi ultimi lavori distribuisce con acutezza impianti finemente investiti dalle qualità cromatiche dell’oro, sino a coinvolgere cromatismi forti, carichi.

I soggetti hanno voglia di conquistare lo spazio, anzi tentano di sedurlo e d’invaderlo, pienamente.

Questa costante si capta dalla dinamica, dichiarata ed estrema, di intriganti penetrazioni e incursioni, che intendono significare presenze.

Eduardo Ferrigno codifica la redazione delle sue opere con impasti cromatici solidi, convincenti e compatti, perché si riveli un misurato senso tattile, quasi di corporeità, e per favorire, al massimo, l’assunzione icastica della scena.

Nella discrezionalità rigorosa dell’impianto astratto, impostato e strutturato, si legge e si ricava la tendenziale idea di misurare lo spazio, ma, anche, di interpretarlo, integralmente, per possederlo e alla fine per conquistarlo con valenti e pregnanti pluridimensioni cromatiche.

Eduardo Ferrigno non ricorre a iconografie multimediali, ma a scandite estrapolazioni e a gettiti emotivi personali, ed è sempre in continua attività; impegnato, indubbiamente, a inquadrare azioni e a seminare gesti nuovi.

L’artista cerca di dare sostanza alle attese e coglie, nelle sue combinate plastico-pitture, certezze acute di soglie e di limiti, ma fa di tutto perché ci siano varchi, respiri, passaggi, insomma aperture.

Il suo intendimento indugia, con severa discrezione, sull’esterno del mondo e mantiene un giusto e pudico contatto con i sentieri del limite e dell’estremo, che non ravvede come soglie di preclusione, come stop.

Un sentimento di riappropriazione lo spinge a colmare la tela bianca e, allora, legge i sussulti quotidiani, mai pacifici, controllati ed esaminati grazie ad una profonda ed estesa presa di coscienza,  compiutamente corroborata anche dalla disamina di ciò che è stato sedimentato, e che regge,  elegantemente, quasi in decalcomania, “l’esprit du monde”.

Il “focus” dell’azione pittorica, che parte e prende spunto da vene intimistiche, cala, poi, il suo interesse sulla rappresentazione del reale, determinata dalla “comédie humaine”.

Eduardo Ferrigno con estrema sobrietà ha sempre cercato di esplicitare, estroflettere e condensare con un particolare codice linguistico un intenso carico di immagini vigorose, energiche e vivaci, in cui segmenti e cromie potenziano e consolidano visioni e osservazioni rilevanti e costanti.

Le sue opere riescono con l’affondo nella materia a confermare squarci di luci e di verità, spaccati filigranati e riassunti laceranti.

L’artista forma, con significativa abilità, spessori sulla tela per alimentare cromatismi decisi, perché palpitino equilibri di umori e s’inseguano sfere di sentimenti.

Si riesce, così, a captare la volontà dell’artista di significare, con tratti rinforzati ed esperti, agganciati a preposti vettori cromatici, determinati da gesti precisi, un calibrato ventaglio di motivi e di strutture visive.

Eduardo Ferrigno assegna a una scala polarizzata di sequenze di colori, regolata da reticoli di sezioni, che vibrano tra torsioni necessariamente dinamiche, concetti e pensieri alti, nonché istruite considerazioni.

Non solo le parole, ma anche i suoi variegati segni esprimono e dichiarano propositi, investigazioni e ci riassumono l’uomo che, seppur dominante con la tecnologia, riattraversa i miti per by-passare e oltrepassare la storia, ma, in definitiva, insegue libere fughe in avanti.

Il suo itinerario pittorico, sostanziato da suggestioni iconiche, è cadenzato da visioni aperte, nelle quali si percepiscono accadimenti possibili, tracciati da ombre oscillanti e da presenze mutevoli.

Eduardo Ferrigno raccoglie e assembla, seguendo palpitanti visioni, che ricontrolla con un esercizio cadenzato di spessori, tocchi cromatici e di precisazioni strutturali.

Le modulazioni dell’artista, lontane da congetture ipotetiche o da circuiti ingannatori, risultano franche, autentiche.

L’artista, con redazioni pittoriche caricate da tratti spezzati, riesce ad assumere una posizione propria, agganciata, comunque, ai solchi di ambiti di un singolare simbolismo astratto.

La sua pittura snoda sequenze e inquadrature di un universo, raccolto da risposte di uno specchio intimo, ma che guarda anche al mondo.

Oggi, in conclusione, le ultime opere dell’artista, risultano tangenti a una chiave più vicina all’astrazione,

Nella sequenza degli ultimi lavori si percepiscono significazioni ad alta incidenza astratta.

I colori sono stati gradualmente scelti, conquistati, presi, ripresi, verificati, sostanziati, calati, stesi, assunti e determinati.

Le nuove frontiere di un percorso sensibilmente astratto sagomano e profilano campi dell’origine per intercettare e meglio intendere il futuro.

Antonio Izzo continua a sviluppare programmi compositivi agili.

A memoria calma e raffreddata, possiamo sottolineare che la produzione artistica dell’artista deriva da seduzioni e articolati recuperi; da seduzioni perché ha sempre inseguito e sostanziato percorsi della sua ricerca tentando di indagare su vari, complessi e specificati tagli estetici e da recuperi, perché per lui nessun “materiale di risulta” può considerarsi tale, dato che potrebbe avere ancora in sé un lancio di sfida all’estetica.

In una complessa rete di riverberi di cuore e di segni rugosi, tutti tesi a pronunciare una storia di rimandi estremi, e in una sorta di affrancature emotive e di “scarabocchi”, che indugiano e indagano su variabili  “altre”, corrispondenze astratte declinano variegate sequenze immaginative di riscontri intuitivi.

Alcuni dipinti, come ad esempio, “Elemento organico su fondo rosa” (2016), “Verso il Golgota” (2016), “Mediterraneo” (2016), “Nello studio del pittore” (2017), deviano su incasellamenti ed effrazioni, che ricordano, lontanamente, in filigrana e come reliquato memoriale, la “scia” figurale di bimbi in gioco o impegnati nella disputa de “il gioco della settimana” – ma i ragazzini d’oggi sanno che cos’è? –  presente nella produzione di espressività gestuale di Elio Waschimps, dopo, e, prima, di Raffaele Lippi, che fece parte del “Gruppo Sud”, insieme ad Adriana Artiaco, Renato Barisani Raffaello Causa, Ezio De Felice, Renato De Fusco, Armando De Stefano, Vera De Veroli, Alfredo Florio, Vincenzo Montefusco, Federico Starnone, Mario Tarchetti, Guido Tatafiore.

Da non dimenticare che Elio Waschimps e Raffaele Lippi passarono, successivamente, per l’informale, come cita, tra gli altri, giustamente e pertinentemente, Renato De Fusco.

Izzo, ora, rientra con un certo carattere ed espone con una più determinata continuità, da solo e con questo gruppo di amici-artisti.

La voglia di segmentare e approfondire per accertare reali posizioni di giudizio combina un ductus, in cui viene tracciata la redazione di una scrittura da corsivo dinamico al posato manifesto.

Le sue opere meritano attenzione da parte della stampa e della critica, come le opere degli altri due amici artisti, Ferrigno e Rossi, perché incapsulano ardenti sommovimenti, utili frazioni di ricerca e un’incontrovertibile vertigine di riferimenti.

Con le ultime produzioni tende a esplorare, ulteriormente, i limiti e i confini di una diversa percezione dell’arte, il che non guasta.

Antonio Izzo non è, assolutamente, ancorato alla tradizione, né è allineato alle morbide posizioni di moda del momento, che nascono da interessi di mercato, ma spinge a una risemantizzazione del telescopico astratto-geometrico.

Antonio Izzo ha dalla sua differenziate esperienze e su queste ha sempre navigato consapevole per approdare a una “cifra” di lettura, che vede l´uomo e il suo desiderio di vita, convintamente, descritto in un accordo dai mille risvolti.

In tele e carte collega uomo e domani, in un divenire senza tempo.

La moderna tecnologia e il suo status avanzato sono controllati, esaminati  e rilanciati in uno scenario futuribile, tra rimandi e furbizie segniche.

La scienza sta progredendo a passi sostenuti e incontenibili e, talvolta, si sostituisce o s’integra nella potenza ambientale decretando problematiche, non effimere, e se l’artista rileva, dalle membrature della natura e, chiaramente, dalle sue trasformazioni, la ricaduta, in parallelo, geometricamente funzionale determina aggettivate elaborazioni di temperamento astratto.

La scena composta può sostanziare una rapida sintesi e l´artista appronta e contestualizza, con mano rapida e sicura, apparati e risultati in soluzioni grafico-pittoriche, che stringe su formulazioni inquiete.

Ma anche singolari associazioni intervengono in altre stesure.

Su dati aggregati, su bivalenze, su comparazioni si muove la pittura di Antonio Izzo, tutta tesa a sottolineare stime binarie, ricerche del doppio, strategie per multiversioni.

E negli assemblaggi di materiali di risulta combina ciò che è stato, anche, meccanicamente in azione, con elementi segnico-cromatici d´indubbia, invitante, lusinga estetica.

Tangibili pezzi vengono riproposti con abilità per ridisegnare possibili rinascite.

Da condizioni obsolete si passa a condizioni di vitalità visuale, suggerite da una creatività, e cosciente.

Se il sistema aliena, il potere dell’immaginazione può condurre altre verifiche e rinfrancare altre segnalazioni, sino a riabilitare e a ripristinare il già consumato per estendere una vita di fluttuanti segni , nonché addizionate campiture.

Un sottile “stupor mundi” pervade le opere di Antonio Izzo, che vengono fuori da un “mare magnum” di situazioni e circostanze visive e, certamente, si sollevano dall’anestesia etica collettiva e intendono significare, perché vogliono dire ancora qualcosa, scivolando in un codice eminente e franco.

Da equilibri sensibili a tecniche miste indicative, di uno spedito “melting pot” culturale, si sedimentano le dimensioni poetiche dell’artista impegnato a pedinare preziosi sogni fantasmatici, attraverso incredibili reliquati memoriali.

Queste opere di Antonio Izzo devono essere lette con attenzione, perché crediamo che nelle sue elaborazioni s’innalzi il cuore dell’arte, che inganna e rivolge a sé la ragione della ricerca.

Antonio Izzo misura il suo tempo con uno “screening” oculato, attento su tutto ciò che trova e che può riabilitare.

In conclusione, possiamo segnalare che reintegra la percezione dell’occhio estetico e riporta, con candore, a vivificare il “fil rouge” dell’estrema esistenza di segni incisi, di meccanismi riabilitati e di oggettive incidenze astratte.

Insomma, converte, in un sistema coordinato di tagli e pressioni, dimensioni e dispositivi, perché vivano un seguito di un arco vitale.

Gianni Rossi, gioca, da sempre con titoli orientati, talvolta intriganti, insomma appassionanti, e puntualizza con precisa chiarezza la sua linea, sia grafica che pittorica, che ha avuto, serie dopo serie, passo dopo passo, momento dopo momento, enunciazioni chiare, esplicite, capaci, convinte e persuasive, senza inganno alcuno.

Con disegni e chine ha affrontato tesi e tematiche, indicate e registrate in libri e monografie esemplari.

Il vocabolario segnico-coloristico di Gianni Rossi invita a pensare a uno “screening” puramente giocato nello spazio dei contrappesi visivi, degli accordi cromatici e delle sintesi geometrico-compositive.

Ma il peso, il valore degli impasti è anche giocato, in maniera determinata con materie varie, che sceglie con argute risoluzioni.

Ma sotto c’è una mappatura metaforica e una geografia di combinazioni, puro traslato di immaginazioni, in parte, e di assensi strutturali reali, per l’altra buona metà; insomma, solo una lettura attenta, profonda, combinata riesce a cogliere quanto di vigilato è sui piani partecipi della sua pittura, che intende accogliere il mondo esterno, che filtra nella sua anima e nelle sue acquisizioni mentali.

Ciò che è fuori pareggia con l’intimo sentire.

Più volte, nel tempo, abbiamo scritto su e per Gianni Rossi – basta vedere le indicazioni bibliografiche dei suoi cataloghi – e sempre abbiamo posto l’accento sulla predominanza di una voluta disposizione geometrica di base, combinata ad accogliere un sostrato di matericità, nell’approccio con la tela e con altri supporti.

Ma abbiamo anche informato, i lettori di quotidiani e di riviste, su cui siamo intervenuti, che nell’esercizio pittorico di Gianni Rossi s’espande, sulle affinate e incidenti trame e sui dinamici e pulsanti orditi astratto-geometrici, un pregevole dettato segnico, supportato da una tensione poetica, che pone nel gioco compositivo allusioni di racconti, sottilmente e variegatamente affabulanti, per rendere sensi luministici.

La linea geometrica predominante s’imbeve di tessuti materici, di estensioni logico-spaziali armonizzate, amalgamate, connesse con spiriti di corporeità. Insomma, la linea virtuosa s’aggancia a infrazioni materiche, a palpitanti campiture, a reti ben impastate, dove s’estendono motivazioni di ricerca sul senso della vita e sulla stessa pittura.

Crediamo, che, man mano, i suoi lavori saranno sempre più apprezzati dal mondo della critica e ogni opportuna occasione espositiva permetterà una sempre migliore acquisizione del tracciato segnico-pittorico-poetico che valida un percorso di attenzioni massime al mondo.

L’ attuale tracciato dall’artista Gianni Rossi posiziona commenti e aperture. L’artista si sofferma, in modo esteso, a contenere gli imbarazzi contemporanei e a rilanciare possibili visioni di concordia.

Per l’artista ogni mostra è: “ … Una raccolta di opere poste in sequenza, come un divenire di tempi e realtà, di distanze e luoghi, con un costante approccio al territorio, alla geografia di luoghi, alle luci e alle cromie della realtà vissuta. …”.

Le sue tele si inseriscono nel filone dell’astrattismo contemporaneo in cui a prevalere sono linee segmentate e colori volutamente accesi, brillanti e squillanti, attraverso l’uso di acrilici, collages, impasti di polvere di marmo e di carta, e non solo.

Semplicemente, Gianni Rossi percorre le strade dell’astrattismo di matrice lirica, in cui eleganze curvilinee, fraseggi pittorici, ribattute articolazioni e consistenze materiche sottolineano campiture gravide di umori e di verità, mentre segni, segnacoli e segnali intercettano effetti ludici e sorreggono i tagli più squisitamente geometrici in chiave astratta.

Gianni Rossi sa bene come portare avanti la sua personale, garbata descrizione astratto-lirico-geometrica all’interno delle ricerche delle numerose onde astratto-informali, tanto da essere un punto di riferimento per le nuove leve e motivo di studio per giovani studenti universitari.

Ovviamente, è riuscito a determinare e a definire una sua cifra di riconoscibilità, il che non è poco; anzi, è quel molto che lo potrà sempre decisamente contraddistinguere, ma non solo nella sua terra d’origine.

Chi studia l’astratto-lirico-geometrico deve sapere che questo codice interpretativo è stato investigato e reso da artisti di varie latitudini.

Gianni Rossi regola memoria e maniera, riclassifica le tonalità dei colori, rimedia il senso del taglio per agevolare aperture e uncinare valenze certe, in cui spessori rendono profondità reali e, altre volte, cosmiche.

Riuscire, dopo tanti anni di integra ed esperta carriera, a essere riconosciuto come valido interprete di un segmento qualificato, che fa combaciare le estremità dell’astrattismo lirico e dell’astrattismo geometrico, depone tutto a suo favore.

Oggi, Gianni Rossi nella continuità di una linea raffinata dell’arte si pone nella folta schiera delle firme, accorsate e serie.

Il merito principale dell’artista è di aver raccolto e riattivato le sue prese di coscienza in sviluppi vitali con un esercizio quotidiano, di respiro e di metodo, che non lo stanca.

Oggi, più di ieri, prosegue nell’elaborare un circolo di riconsegne estetiche, consistenti e condivise.

Maurizio Vitiello

Napoli, 2018

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4 aprile, 2018 Posted by | Agenda Eventi, Art, Arte, Arte contemporanea, Calabria, Cosenza, Cultura, Italia, Mostre, Pittori e pittrici, Pittura, Regioni, Spazio arte | , , , , | Lascia un commento

Italian Art Fair Dubai 2015. L’Inaugurazione alla Gallery of Light del prestigioso Ductac sabato 5 dicembre 2015 alle ore 19.00

Locandina Italian Art Fair A3.smallIl progetto Italian Art Fair vuole essere una più valida ed adeguata proposta di visibilità e promozione dell’arte italiana nel mondo.

Con la curatela affidata alla dott.ssa Gina Affinito e con gli auspici dell’Istituzione italiana Camera di Commercio Italiana in UAE, è un progetto atteso e richiesto, visto il fiorire prepotente di nuove frontiere dell’arte proprio negli Emirati.

Italian Art Fair prevede la partecipazione gallerie d’arte, studi d’arte e singoli artisti (Solo Art) che operano in Italia. Le sezioni comprendono:

. pittura

. fotografia

. scultura

. installazione

Date

Italian Art Fair si svilupperà in 7 giorni di esposizione in un periodo compreso tra il 

05 ed il 12 dicembre 2015  (sabato 12 è previsto l’incontro con possibili acquirenti ed il disallestimento nel pomeriggio)

L’esposizione sarà visitabile dal pubblico da sabato 5 a venerdì 11 dicembre nei seguenti orari del DUCTAC: 

dal sabato al giovedì h 9.00/22.00

solo il venerdì h 14.00/22.00 

La Location

Dubai Community Theatre & Arts Centre (DUCTAC) si propone di contribuire allo sviluppo creativo e culturale di Dubai presentando e ospitando un programma di eventi e di attività partecipative per molte comunità multi-nazionali di Dubai. DUCTAC ospita e produce una grande varietà di spettacoli, eventi, mostre, workshop e corsi, abbracciando quasi tutti i generi creativi.

Situato al piano due del Mall of the Emirates, la sede comprende: un teatro da 543 posti; un laboratorio teatrale; una galleria di arti visive; uno studio d’arte, laboratori e aule, tra cui una fabbrica di ceramiche, scultura e laboratorio di mosaici.

Il centro è anche sede di un Arts Material Shop e The Old Library. www.ductac.org

Gallery of light

La Gallery of Light, all’interno del Ductac, è un moderno spazio d’arte, situato in una posizione strategica e privilegiata a Dubai. La galleria è curata dall’artista inglese Simon Coates ed ospita tutti i generi dell’arte contemporanea come la pittura, la fotografia, l’arte digitale, cinema sperimentale e video, sound art, scultura ed il lavoro di progettazione.

Saranno in Esposizione

  • Chie Art Gallery |Milano

Adriana Inverni, Alberto Besson, Angelo De Francisco, Anna Maria Artegiani, Ciro Di Fiore, Ivano Emilio Zanetti, Keisuke Nomura, Louis Magro, Lucilla Restelli, Luisa Caeroni, Mana Kishiya, Mojgan Askari, Silvia Casilli, Silvia Battisti, Fausta Dossi.

  • Gallery Accorsi Arte | Torino

Piera Bessone (BessPierre), Carla Castaldo, Alessandro Cinardo, Stefania D’Elia, Maxo Della Rocca, Dolores Filippo, Maria Luisa Fontana, Liliana Mascio, Luciano Meraviglia, Elvino Motti, Francesca Paltera, Edy Snir,  Stefano Torrielli, Michela Valenti.

  • CCA Art Gallery | Roma

Laura Bruno – Concetta Carleo, Marina Del Giudice, Shakar Galajian, Laura Longhitano, Gabriella Lusignani,  Concetta Masciullo, Salvatore Morgante, Simona Moroni, Flora Palumbo, Ivan Pili, Simone Rosti, Marcello Silvestre, Marina Taroni, Alessandro Togni.

  • Primo Piano Livin Gallery| Lecce

Lara Androvandi, Mattia Casagrande, Astolfo Funes, Kristina Garon, Asli Kutluay, Maurizio Muscettola, Gunilla Oldenburg,  Mario Rossi,  Rien Vorgers, Nel Ten Wolde.

  • Solo Art

Laura Colantonio, Antonina Foderà, Mauro Fornasero, Antonella Guarano, Osvaldo Petricciuolo, Michelangelo Lacagnina, Andrea La Casa, Serenella Marsala, Letizia Lo Monaco, Giovanna Magugliani, Tina Marzo, Antonello Sanna, Pasquale Sorrentino, Pamela Squarta, Antonio Sanna, Stefania Sergi, Vanessa Pia Turco, Maika Zanetto.

 Curatela: Gina Affinito

Organizzazione generale: Ivan Pili

Ufficio stampa: Tania Sabatino

Grafica: Mariano Cervone

 

Rif telefonici: Italia +39 327.3463882 – +39 380.2640841

Emirati Arabi Uniti +971 55.4732207

E-mail: iafdubai@gmail.com – gina.affinito@gmail.com

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18 novembre, 2015 Posted by | Agenda Eventi, Art, Arte, Arte contemporanea, Cultura, Cultura, Fotografia, Pittura, Scultura, Spazio arte | , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Napoli Photo Project

Spazio Arte di Claudia Campagnano


Comunicato Stampa

Venerdì 17 ottobre alle ore 19 a Sottopalco cafè, al Teatro Bellini di Napoli, per il vernissage Napoli Photo Project, la mostra fotografica di Giuseppe Divaio.
Ad Aprile 2013 Giuseppe Divaio lancia Napoli Photo Project. Progetto fotografico nato con un concept ben definito, mostrare a più persone possibile Napoli, quella reale, quella della sua gente, quella che fa innamorare chiunque abbia la possibilità di visitarla e che i media non mostrano quasi mai. A giugno 2013 Instagram piattaforma scelta per lanciare il progetto, nota le sue foto ed inserisce, per quindici giorni, Napoli Photo Project tra i “Suggested User” , scegliendolo tra 150 milioni di contatti da tutto il Mondo, definendo le foto “fantastiche” e l’account “da prendere come modello su instagram”. Attualmente Napoli Photo Project è seguito, con interesse, da migliaia di followers da tutto il Mondo.
Grazie e saluti,
Gabriella Galbiati
Napoli Photo Project 3

 

Napoli Photo Project 1

 

 

Napoli Photo Project 5

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15 ottobre, 2014 Posted by | Agenda Eventi, Art, Arte, Arte contemporanea, Campania, Claudia Campagnano, Fotografia, Giornalisti, Napoli, Spazio arte, Uncategorized | , , , , , | Lascia un commento

Mostra di Maria Pia Daidone con “OROROSSORAME” dal 24 aprile al 13 maggio 2014 a Benevento

6X - Foto Maurizio Vitiello - Maria Pia Daidone, 2011, Fiori dorati, tecnica mista su cartone, cm. 40x40x12, part. - GDSCF4358Mostra di Maria Pia Daidone

con “OROROSSORAME”,

a cura di Maurizio Vitiello,

all’Arte/Studio-Gallery, Benevento

dal 24 aprile al 13 maggio 2014.

Giovedì 24 Aprile 2014, alle ore 19, all’Arte/Studio-Gallery, Via Sant’Agostino, 15, 82100 Benevento, sarà inaugurata la mostra, curata dal sociologo e critico d’arte Maurizio Vitiello, intitolata “OROROSSORAME”, con opere recenti dell’artista napoletana Maria Pia Daidone.
Alle ore 19.30 interventi, moderati da Maurizio Vitiello, di: Antonio Sposito, Presidente dell’Associazione Nazionale Sociologi – Dipartimento Campania, Pino Cotarelli, critico teatrale, e Mario Lansione, direttore artistico di ArteStudio-Gallery.

Orario: aperto il martedì e giovedì, dalle 17 alle 19, e su appuntamento – per qualsiasi ora e giorno da concordare – telefonare al 333.924.20.84.

L’esposizione resterà aperta sino a martedì 13 Maggio 2014.

Scheda della mostra, a cura di Maurizio Vitiello.
Maria Pia Daidone precisa: “Ho privilegiato, ultimamente, il rame, il cartone, il plexiglas. Il primo perché è duttile nella lavorazione, ricorda la sacralità, dà energia e ha la luminosità accesa dell’oro; il secondo con un’adeguata lavorazione perde totalmente la propria identità e diventa altro; il plexiglas usato come rivestimento esalta i materiali e li cristallizza in un’atmosfera senza tempo.” L’artista napoletana crea maglie di ritagliate e brevi tessere di fogli di rame; usa anche fogli di cartone, pressati, ricoperti di cromatismi rossi, dorati e ramati, in parte aggettanti e in parte ricoperti da trasparenze, che predispongono e programmano morbide, intriganti, piacevoli seduzioni di senso. Il rame con la sua calda venatura riesce a stendere temprate superfici. Le ultime redazioni pittoriche e plastiche dell’artista accolgono accostamenti di sacro e profano, comprendono gli stordimenti e le vertigini del nostro tempo e ci rimandano alle dimensioni mitiche di tempi antichi. Le metabolizzate, significative, leggere tessere di rame s’interpolano come elementi preziosi, perché, segnico-simbolici di interpretazione e di comunicazione sociale. La “texture” di ogni riquadro ramato è un sottile ricalco arricciato, increspato, mosso, sbalzato, ondulato su cui scivolano motivi ritmati e strette pressioni, mentre i bordi si solleticano e si sfiorano, limitati e ristretti, in una raffinata disposizione, che assicura una maglia, abbigliata lusinga, o un accurato mantello, appropriato richiamo per un fantasmatico corpo. Un mantello di tessere di rame, ultimamente prodotto, sembrerebbe tendere verso la pronuncia di un’overdose estetica, ma, a ben guardare, risulta, poi, essere cortina di un’essenza calamitante, dall’indubbio influsso e fascino pervasivo, che prende l’animo e la mente in modo completo. Non mancano di stupire i quadrati di cartone pressato punteggiati di inserti dorati, nonché ramati, e di finezze disegnative e di minuzie ben calcolate e di sottigliezze ponderate.

L’opera “Fil rouge su tessere oro”, presente nella mostra “OROROSSORAME”, merita particolare attenzione: l’impianto compositivo prende spunto ed è sostenuto dall’ultima produzione dell’artista che ha investito nelle qualità cromatiche del rame, dell’oro, del rosso e del nero. “Fil rouge su tessere oro” è impostato a continuare la produzione ultima che accoglie, su uno sfondo lattiginoso e frastagliato, battenti tessere d’oro attraversate da un filo rosso, indirizzato a continuare un sentiero palpitante, a richiamo di vita in una luce divina. La recentissima redazione pittorica dell’artista accoglie accostamenti di sacro e profano; si comprendono le vertigini del nostro tempo e, nel contempo, tutto è rimandato alle dimensioni mitiche di tempi antichi. Le metabolizzate, significative, leggere tessere dorate formano una “texture”, su cui scivola un ritmico rosso sentiero, che esplicita un’essenza calamitante.

Scheda biografica di Maria Pia Daidone
a cura di Maurizio Vitiello

4X - Foto Maurizio Vitiello - Maria Pia DaidoneMaria Pia Daidone è nata a Napoli e opera nello studio di Piazza IV Giornate, 64 – Vomero – 80128 Napoli (081.05.02.188 – 339.695.03.02). Ha frequentato l’Istituto Statale d’Arte “Filippo Palizzi”. Conclusa la maturità artistica, incomincia subito ad insegnare. Dopo alcuni anni di frequenza a scenografia, ritorna negli anni Novanta, all’Accademia di Belle Arti di Napoli, diretta da Gianni Pisani, e segue i corsi di pittura di Carmine Di Ruggiero. Si diploma nel 1996 con la tesi “L’idea del volo nella poetica visiva di Paul Klee” per la cattedra di Storia dell’Arte, tenuta da Aurora Spinosa. Si è sempre interessata di pittura, oltre a comporre plastici, sezioni minime di architettura e scenografie presepiali. Dall’ ’89 all’inizio del ’95, privilegiando valenze simboliche in una trattazione materica, ha sottolineato un’allegorica linea pittorica. Dalla prima metà del ’95 ha maturato un registro informale rilasciando e siglando una molteplicità di emozioni. Lieviti ed orizzonti, segni e miti, campiture di luce e sottili presenze ludiche hanno informato un’attendibile ricerca. Nel ’96 sintetizza una visibilità dei contrassegni e degli umori materici definendo la prima serie di “Cerchi Graffiti”. Effetti segnici, prodotti da graffi, mentre solchi, segmenti e tracciati cromatici determinano un dettato dinamico e il definito anello visivo è corroso e striato. Quest’indagine è stata proseguita, con il conforto e il consenso critico, e ha evidenziato una raggiunta “cifra” pittorica, resa con asciutta misura dall’artista. Maria Pia Daidone ha registrato e determinato, rilanciato e siglato un ventaglio di emozioni approdando a una selezione di lavori, intitolata “Nonsolocerchi”, sviluppata tra il ’97 e il ’98. Negli ultimissimi mesi del ’98 ha preparato visioni ironiche, dai risvolti “pop” e senza dubbio originali, utilizzando i grattini del parcheggio, foglietti con le caselle argentate e ispirandosi alle figure degli “accertatori”, che spesso in coppia, o in gruppi di tre, vagano per i parcheggi col blocchetto delle multe per punire i trasgressori. Questa serie è stata intitolata “Accertamenti Metropolitani”. Da ricordare, in ultimo, che da sempre lavora con la carta. Dal 1995 ha intensificato quest’attività affrontando vari temi. Ha fissato, tra il 1998 e il 2000, con il più diverso materiale cartaceo, scene primarie che ancora oggi elabora e varia. Questi collages raccontano fabulisticamente o penetrano negli spaccati del nostro quotidiano. Dopo la fortunata e apprezzata serie “Accertamenti Metropolitani”, molto apprezzata da Ela Caroli, e le numerose variazioni sui collages, ha impostato un nuovo ciclo, realizzato in tecnica mista, che ha intitolato “Dame a Palazzo”, che ha presentato, in prima istanza, nella sede dell’Associazione Culturale “Passaggio Bianco”, allocata nel Cortile d’Onore di Palazzo Serra di Cassano di Napoli. In strette bacheche di plexiglas, sono raccolte su tele dal fondo nero o azzurro-blu, in una misurata sequenza di silenzi, successioni epocali di volti femminili con singolari copricapi, che ci rimandano, in particolare, preziosità rinascimentali, tracce settecentesche e riflessi di attraversamenti contemporanei. I raffinati risultati, tra il pop e l’aristocratico, esplicitano ritratti carichi di metafore in cadenze mute. Dal 2001 al 2002, lavorando con colori e carte su tele, realizza la serie “Birilli”, che dal 2002 al 2006 sostanzia e sintetizza, anche su supporti lignei, con la conseguente serie “Sagome”. Nel 2007 e nel 2008 ha condensato, su vari supporti, il mondo umano e il mondo animale con le sequenze “Macrostampelle”, “Valigie” e “Zoophantasy”. Da ricordare che partecipa, dall’agosto 2005, all’attività espositiva del “Movimento Iperspazialista”. Di prestigio le seguenti esposizioni al “Museo Mineralogico Campano – Fondazione Discepolo”, di Vico Equense (Na), nel 2003, con la personale “Sagome per un Trittico”; al Museo Archeologico “Silio Italico”, sempre a Vico Equense (Na), nel 2004-5, con la personale “Sagome Mediterranee”; al “Museo dei Tarocchi”, di Riola di Vergato (Bo), nel 2007, con la partecipazione alla rassegna “22 Artisti per 22 Arcani”; all’illustre sede universitaria del “Museo Zoologico”, di Napoli, nel 2008-9, con la personale “Zoophantasy”; al PAN (Palazzo delle Arti Napoli) con la personale “Oronerorame”, a febbraio 2011; alla Biblioteca Comunale di Cameri (NO) con la collettiva “Arcaicità e Futuro Ecosostenibile”, a settembre-ottobre 2011; al Palazzo degli Alessandri, a Viterbo, per il Padiglione Italia della 54^ edizione de “La Biennale” di Venezia, che per volontà di Vittorio Sgarbi è intitolato “L’Arte non è Cosa Nostra”, a novembre-dicembre 2011. Da tenere in considerazione anche le recenti esposizioni: allo “Studio Arte Fuori Centro” di Roma, dal 21.02. al 09.03.2012, con la personale “Rossorame”, curata da Loredana Rea, con l’organizzazione di Teresa Pollidori; alla “Casetta della Musica” di Latina, dal 25.02 al 13.04.2012, con la partecipazione alla Mostra Internazionale di Arte Contemporanea “33 Donne Amorose. Terza edizione”, curata da Emanuela Bianchi e Massimo Pompeo; al “Lavatoio Contumaciale” di Roma, dal 23 al 30.06.2012, con la partecipazione alla mostra “Eduardo Palumbo e Gli Amici”, curata da Leonardo Faccioli, Bianca Menna, Mssimo Pompeo; alla “Saletta dell’Asilo Comunale” di Cantalupo nel Sannio (IS), dal 22 al 28.07.2012, con la partecipazione alla mostra “Controventi Mediterranei”, curata da Maurizio Vitiello; al Fortino di Sant’Antonio Abate di Bari, dall’11 al 21.11.2012, con la partecipazione alla mostra “Contropiani Mediterranei”, curata da Maurizio Vitiello; al Castel dell’Ovo di Napoli, dal 1° al 15.12.2012, con la partecipazione alla mostra “Biennale del Libro d’Artista” II^ Edizione, curata da Giovanna Donnarumma e Gennaro Ippolito; al PAN (Palazzo delle Arti Napoli), dal 18 al 20.06.2013 con la partecipazione alla mostra-asta “Incendium” per la ricostruzione di Città della Scienza, curata da Clorinda Irace, Rosa Romano, con il coordinamento organizzativo di Alexandra Abbate, Anna di Prisco,Tina Ferrara, Tiziana Gelsomino, Clorinda Irace, Susie Romano; alla “Saletta dell’Asilo Comunale” di Cantalupo nel Sannio (IS), dal 03 all’11.08.07.2013, con la partecipazione alla mostra “Controventi Mediterranei 2”, curata da Maurizio Vitiello; al Castel dell’Ovo di Napoli, dal 25.10. al 10.11.2013, con la partecipazione alla mostra di arte contemporanea, elettronica e digitale Vuotociclo IV “Sankta Sango”, ideata da Agata Chiusano, nata dal Laboratorio di Videoarte dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli; a “Intragallery” di Napoli, dal 15.12.2013 al 31.01.2014, con la partecipazione alla mostra “Palle d’Autore”, curata da Anna Maria De Fanis e Anna Rossi Scialò; al nuovo ”Open Space” di Cantalupo nel Sannio (IS), dal 21.12.2013 al 06.01.2014, con la partecipazione alla mostra “Radici e Novità”, curata da Marisa Rizzato, Maurizio Vitiello; a “Il Ramo d’Oro”, dall’08 al 23.02.2014, con la partecipazione alla mostra “Fuori dalla crisi”, curata da Maurizio Vitiello, con l’organizzazione di Vincenzo Montella; al Centro Culturale “L’approdo” di Avellino, dal 12.04. al 12.05.2014, con la partecipazione alla mostra “Cavalcando la coda della crisi“, curata da Maurizio Vitiello, con l’organizzazione di Elide Rusolo; all’ ArteStudio-Gallery di Benevento, dal 24.04. al 13.05.2014, con la personale “Ororossorame”, curata da Maurizio Vitiello, con l’organizzazione di Mario Lansione.

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23 aprile, 2014 Posted by | Agenda Eventi, Art, Arte, Arte contemporanea, Benevento, Campania, Italia, Mostre, Regioni, Spazio arte | , , , , , , , | Lascia un commento

Insegne in francese a Napoli, la mostra del concorso fino al 19 luglio

Spazio Arte di Claudia Campagnano


La Francia e Napoli, due realtà legate a doppio filo, la dominazione francese a Napoli, con gli  Angioini prima ed il decennio francese poi, episodi storici che hanno lasciato tracce indissolubili, penetrate nel profondo della napoletanità, che hanno influenzato l’architettura, i modi e la lingua. Dalle famose e semplici buatte allo charcutière di totò, passando per le varie boulangerie e patisserie.

Alessandro Gattuso

Alessandro Gattuso

Un mondo che riemerge nella scelta dei nomi delle insegne dei nostri negozianti, e che rivive in questa mostra concorso. Dal momento dell’uscita del bando, che richiedeva agli autori un massimo di cinque scatti che avessero per soggetto insegne scritte in francese o di marche francesi a Napoli, al momento della selezione, sono arrivate più di 300 fotografie. Le 30 migliori, scelte da un’attenta giuria, presieduta da Mimmo Jodice e da Pascale Giffard, direttrice delle mostre del festival Incontri di fotografia di Arles, sono adesso in mostra. Tra queste durante l’inaugurazione saranno assegnati i quattro premi in palio. Per scoprire a chi andrà l’ambito soggiorno ad Arles per la settimana del festival bisogna essere presenti la sera di venerdì 24 maggio alle 19 all’Institut français Napoli (via Crispi 86).

Michele Di Lillo

Michele Di Lillo

Per chi invece fosse interessato al risvolto sociologico è consigliata la partecipazione alle 18 all’incontro con il Professor Pecchinenda, preside della facoltà di Sociologia della Federico II, che  ha firmato l’introduzione in catalogo.

188 è il numero di insegne che sono state fotografate tra Napoli e provincia, il che ha consentito una prima mappatura della Francia in Campania. Ma le insegne ed i richiami alla Francia, sono molti di più e per rendersene conto basterà adesso alzare lo sguardo per esserne sommersi!

Insegne in francese a Napoli

24 maggio – 19 luglio

Dal lunedì al venerdì 10 – 19.

Institut français Napoli

Via Crispi 86

www.napoliinstitutfrancais-napoli.com

(c.cam.)

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24 Mag, 2013 Posted by | Agenda Eventi, Art, Arte, Arte contemporanea, Campania, Claudia Campagnano, Fotografia, Giornalisti, Napoli, Spazio arte, Uncategorized | , , , , , , | Lascia un commento

SHADOWS – THE DAYS OF SILENT

Spazio Arte di Claudia Campagnano


Comunicato Stampa

TEATRO INSTABILE NAPOLI

dal 25 al 28 aprile – ore 21 (domenica, ore 18.30)

DISSOLVENZE

presenta

SHADOWS – THE DAYS OF SILENT

con Francesca Romana Bergamo, Anna Cioffi, Gennaro Di Micco,

Giuseppe Fiscariello, Emanuela Futia, Carmela Gragnaniello,

Vito Marotta, Sara Saccone, Marco Serra, Dario Tucci

costumi – MaD

supporto tecnico – Marcello Cozzolino

assistente regia – Anna Cioffi

progetto e regia – Vittorio Adinolfi

904357_10151554779034726_1978290276_oSiamo negli anni ’20, nel periodo precedente all’avvento del sonoro nel cinema, che gli storici della settima arte indicano come silent era. Ci troviamo in uno spettacolo di vaudeville itinerante, dove si alternano varie forme di spettacolo. Il pubblico si accomoda in una “sala”, va e viene tra i vari spazi dove sono allestiti le performance. Nell’intervallo tra i vari numeri di vaudeville, viene preparato un schermo per la proiezione di un film. Il film proiettato è Nosferatu di Murnau. Il finale di questo film fa da prologo allo spettacolo: 1838. Ellen apprende che l’unica strada per sconfiggere il conte-vampiro Orlok e la sua epidemia è quella di esporlo alla luce del sole, e per raggiungere questo obiettivo si sacrifica dissetandolo del suo sangue fino ad alba inoltrata. Ma 80 anni dopo…

La vicenda continua proprio durante il vaudeville, ed in particolare durante uno spettacolo circense: improvvisamente, entra in scena, inaspettato, il vampiro Orlok, attratto dalla presenza tra il pubblico della nipote di Ellen, di nome Mary. Mary riesce a fuggire inseguita dal conte vampiro… La fuga della donna, diventa un viaggio attraverso i “generi” del cinema muto.

La messa in scena è totalmente muta. La tecnica di recitazione, come all’epoca del muto, è caratterizzata da enfasi mimica, esagerando l’espressività facciale e l’azione corporea. In realtà i film dell’epoca non erano del tutto “muti”, quantomeno la fruizione: era infatti costume, dal grande teatro di città a quello di periferia, accompagnare le proiezioni con la musica, che fungeva da colonna sonora, e cosi accade in questo spettacolo.

Teatro Instabile Napoli – Vico Fico Purgatorio ad Arco, 38 (nei pressi di via Tribunali) – Napoli

Ufficio Stampa: Iride Comunicazione (iride.comunicazione@libero.it)

Info e prenotazioni: shadows2013@libero.it – 3476965152

pagina facebook: http://www.facebook.com/ShadowsTheDaysOfSilent

blog: shadows.bloog.it

 

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25 aprile, 2013 Posted by | Agenda Eventi, Arte, Campania, Claudia Campagnano, Giornalisti, Napoli, Spazio arte, Teatro, Uncategorized | | Lascia un commento

Urban Stories, nuova mostra di Mary Cinque, al Marte di Cava de’ Tirreni

Spazio Arte di Claudia Campagnano


Urban Stories – Mary Cinque
a cura di Ada Patrizia Fiorillo, con Linda Gezzi e Maria Letizia Paiato

Marte – Mediateca Arte Eventi

Corso Umberto I, 137 Cava de’Tirreni (SA)

Inaugurazione 9 febbraio ore 19

Fino al 3 marzo

martedì – domenica 17 – 20 (o su appuntamento)

http://www.marteonline.com

tobrooklynrmx

To Brooklyn RMX

Urban stories, storie di città, storie di tutti i giorni, indifferentemente di oggetti, di paesaggi, di persone, perché le città sono questo, un accumulo di cose, un’intrecciarsi di relazioni.

Trenta opere in mostra, tele e disegni su carta, che appartengono a cicli diversi e che sono riunite qui a raccontarci i diversi aspetti della metropoli.

Display è il primo corpo di lavori che si incontra, tele di piccole dimensioni raffiguranti oggetti diversi, medicinali, giocattoli, mobili, figure bidimensionali tratte dall’osservazione del quotidiano e del nuovo design, esaltate in chiave pop.

Lifelines paesaggi solo accennati, come impressi nella memoria e rievocati dal tratto del pennarello, senza un vero spessore ma incofutabilmente là, appartenenti a qualcosa che è passato sotto gli occhi dell’artista.

Titled

Titled

Lifelines

Lifelines

Il riferimento alla metropoli si fa più esplicito in Titled e poi in Berlin. Nel primo ciclo il protagonista è un palazzo, simile a tanti, anonimo come tanti, visto da diverse angolazioni come diverse sono le vite che si svolgono al suo interno, mentre nel secondo il richiamo è chiaramente alla moderna Berlino.

Più propriamente di storie si può parlare nei due cicli che chiudono la mostra Little Italy e To Brooklyn RMX, reminiscenze di un viaggio importante, dove con uno stile più fumettistico Mary racconta con tratto veloce aneddoti, impressioni e sensazioni.

Claudia Campagnano

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8 febbraio, 2013 Posted by | Agenda Eventi, Art, Arte, Arte contemporanea, Campania, Claudia Campagnano, Giornalisti, Napoli, Spazio arte, Uncategorized | , , , , , , , , , | Lascia un commento

Manigrasso al Blu di Prussia

Spazio Arte di Claudia Campagnano


Comunicato Stampa

Manigrasso

a cura di Diana Gianquitto

Vernissage 9 gennaio 2013 ore 17.30 – 20.30
Blu di Prussia – via Filangieri 42 Napoli

A un anno dalla sua ultima personale, Giuseppe Manigrasso torna Al Blu di Prussia – lo spazio multidisciplinare di Giuseppe Mannajuolo diretto da Mario Pellegrino dove sarà protagonista con una nuova personale. In esposizione, un cospicuo corpus di lavori di nuova produzione: 185 tecniche miste di piccolo formato, tutte di nuova produzione, nelle quali coniuga segni e residui di materia. Un ciclo che, nell’incontro della grafica con l’assemblage, per inserimento di materiali e oggetti quotidiani naturali e artificiali, rappresenta un ulteriore step della ricerca di Manigrasso: una ripresa della grafica che aveva già trattato negli anni degli inizi. Naturalmente con una consapevolezza e intensità differente dato che, in questo accostarsi alla dimensione del “foglio”, egli fa confluire tutta l’esperienza e le sfide accumulate in un quarantennio di ricerca ed esperienze artistiche e umane.

Orari della mostra: mar-ven 16.30-20; sabato 10.30-13 e 16.30-20.

Ingresso libero. Brochure della mostra in galleria.

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9 gennaio, 2013 Posted by | Agenda Eventi, Art, Arte, Arte contemporanea, Campania, Claudia Campagnano, Giornalisti, Napoli, Spazio arte, Uncategorized | , , | Lascia un commento

Napoli le forme di un paesaggio

Spazio Arte di Claudia Campagnano


 

Comunicato stampa

Napoli le forme di un paesaggio

a cura di Stefania Martirano

Mercoledì 19 dicembre ore 17:00 – Castel dell’ Ovo, Sala delle Carceri

Il confine inteso come marginalità, come esistenza periferica, costituisce il campo d’interesse della ricerca artistica di Salvatore Esposito (1956; vive e lavora a Napoli), in mostra da mercoledì 19 Dicembre 2012 presso gli spazi espositivi di Castel dell’Ovo con un nuovo progetto intitolato Napoli le forme di un paesaggio.

Nel 2009 il fotografo napoletano aveva presentato un lavoro sul travestitismo, documentando quella femminilità liberata come questione sociale e senza scadere in risvolti psicologici o intimistici – proprio come, agli albori degli anni Settanta, aveva insegnato la genovese Lisetta Carmi. Bagnoli,Italsider

Per la mostra nelle Sale delle Carceri di Castel dell’Ovo, da sociale il margine diventa geografico: protagonisti, negli scatti del napoletano, sono pudichi paesaggi che si concedono solo allo sguardo di frequentatori abituali e occasionali delle strade ferrate, quelli che sopravvivono a un passo dai porti maleodoranti della periferia affacciata sul golfo, coricati dietro impianti industriali in rovina.

L’idea è quella di cercare, nella mestizia del loro essere dimenticati, le relazioni che intrattengono con le abitudini di un’umanità meno chiacchierata, più periferica eppure ricca di potenza e coscienza.

Si tratta anche di un aggiornamento del repertorio visivo delle rappresentazioni mitizzanti o eccessivamente fustiganti che la storia dell’immagine italiana ha conosciuto nei secoli, in continuità con  le ricerche che furono di Walker Evans e le sperimentazioni sul paesaggio raccolte in Viaggio in Italia di Luigi Ghirri.

 

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17 dicembre, 2012 Posted by | Agenda Eventi, Art, Arte, Arte contemporanea, Campania, Claudia Campagnano, Fotografia, Giornalisti, Napoli, Spazio arte, Uncategorized | , , , , , | Lascia un commento

Limen. Al Salotto Antichità Scippa fino al 31 ottobre

Spazio Arte di Claudia Campagnano

Limen

Fotografie di Luca Canzanella

3 ottobre ore 18 – Salotto Antichità Scippa

 

Terzo appuntamento della rassegna fotografica Cum Finis presso il Salotto Antichità Scippa, il 3 ottobre alle 18 inaugura la personale di Luca Canzanella, dal titolo Limen.

In latino LIMEN è soglia, ingresso ma anche confine. Un punto di passaggio tra due luoghi fisici, ma anche tra due fasi di un percorso.

In una Napoli territorio di confine tra scempio e bellezza, gli scatti di Luca Canzanella sembrano alimentarsi dei simboli portanti della città, che attraverso il suo occhio attento, lasciano in mostra quanto di bello e di poetico resta da osservare.

Tre i lavori esposti, che rappresentano una Napoli vista per frammenti, luoghi comuni del passaggio quotidiano, ripetitivi come ripetitivo è lo schema mentale di ognuno di noi, e ripetitivo è quel fastidioso luogo comune che infesta la città.

Una nota di speranza è data dallo sconvolgimento dello schema formale dell’ultima immagine, che sta li a suggerirci la possibilità di un cambiamento.

Il superamento di un confine mentale che, se riconosciuto, può essere abbattuto in qualunque momento.

 

Serata inaugurale in presenza del fotografo: mercoledì 3 ottobre ore 18

Interverranno Mario Scippa, curatore

Pompeo Paparo, editore

 

Antichità Scippa

via Vannella Gaetani 20,

fino al 31 ottobre, lun-sab 10-13 e 15-19.

 

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27 settembre, 2012 Posted by | Agenda Eventi, Art, Arte, Arte contemporanea, Campania, Claudia Campagnano, Fotografia, Giornalisti, Napoli, Spazio arte, Uncategorized | , , , , | Lascia un commento

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