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Sabato 7 Aprile 2018, inaugurazione alla Galleria “Il Triangolo” di Cosenza la mostra CORRELAZIONI ASTRATTE con opere di tre artisti campani, a cura di Maurizio Vitiello

Sabato 7 Aprile 2018, alle ore 17, sarà inaugurata la mostra, curata da Maurizio Vitiello, “CORRELAZIONI ASTRATTE” con opere recenti di tre artisti aniconici dell’area campana: Eduardo FERRIGNO, Antonio IZZO, Gianni ROSSI, alla Galleria d’Arte “Il Triangolo”, Via degli Alimena, 31d, 87100 Cosenza (0984.73633 – http://www.galleriailtriangolo.com info@galleriailtriangolo.com), diretta da Enzo Le Pera.

L’esposizione resterà aperta sino al 20 aprile 2018; orario galleria: 10,30-13.00/16,30-20.00.

Catalogo in galleria.

Scheda della mostra dal catalogo a cura di Maurizio Vitiello:

CORRELAZIONI ASTRATTE

Eduardo Ferrigno Antonio Izzo Gianni Rossi

opere recenti

Da anni Eduardo Ferrigno, Antonio Izzo e Gianni Rossi saggiano i loro studi e i loro interventi in mostre di gruppo; hanno voglia di esprimersi, di “esserci”, di discutere.

E’ chiaro che la prospettiva del domani è nell’attualità dell’arte.

Il loro procedere è un gioco sottile di rimbalzi; orizzonti, profili, panorami s’interconnettono nelle frontiere comuni.

Oggi abbiamo bisogno di bellezza e di sogni; “La bellezza salverà il mondo” afferma il principe Miškin nell’Idiota di Dostoevskij e “Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni” scrive il grande drammaturgo seicentesco che fu Shakespeare, nella sua opera “La tempesta”.

Il loro cammino è accattivante, va verso il “bello” e il loro impegno è sincero; finitime sono le loro impostazioni, e, tra le loro opere, si colgono, si avvertono e si percepiscono “scambi di confine”, nell’alveo di produzioni serissime e nel concreto ventaglio di traguardi raggiunti, già, coerentemente, alle spalle.

 

Da anni Eduardo Ferrigno, Antonio Izzo e Gianni Rossi saggiano i loro studi e i loro interventi in mostre di gruppo; hanno voglia di esprimersi, di “esserci”, di discutere.

E’ chiaro che la prospettiva del domani è nell’attualità dell’arte.

Il loro procedere è un gioco sottile di rimbalzi; orizzonti, profili, panorami s’interconnettono nelle frontiere comuni.

Oggi abbiamo bisogno di bellezza e di sogni; “La bellezza salverà il mondo” afferma il principe Miškin nell’Idiota di Dostoevskij e “Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni” scrive il grande drammaturgo seicentesco che fu Shakespeare, nella sua opera “La tempesta”.

Il loro cammino è accattivante, va verso il “bello” e il loro impegno è sincero; finitime sono le loro impostazioni, e, tra le loro opere, si colgono, si avvertono e si percepiscono “scambi di confine”, nell’alveo di produzioni serissime e nel concreto ventaglio di traguardi raggiunti, già, coerentemente, alle spalle.

Eduardo Ferrigno con la sua pittura riesce a incardinare assi con giustapposizioni, che attirano interessi; insomma, verticalità dimensionano un “assett” centrale, chiaro e netto.

Con questi ultimi lavori distribuisce con acutezza impianti finemente investiti dalle qualità cromatiche dell’oro, sino a coinvolgere cromatismi forti, carichi.

I soggetti hanno voglia di conquistare lo spazio, anzi tentano di sedurlo e d’invaderlo, pienamente.

Questa costante si capta dalla dinamica, dichiarata ed estrema, di intriganti penetrazioni e incursioni, che intendono significare presenze.

Eduardo Ferrigno codifica la redazione delle sue opere con impasti cromatici solidi, convincenti e compatti, perché si riveli un misurato senso tattile, quasi di corporeità, e per favorire, al massimo, l’assunzione icastica della scena.

Nella discrezionalità rigorosa dell’impianto astratto, impostato e strutturato, si legge e si ricava la tendenziale idea di misurare lo spazio, ma, anche, di interpretarlo, integralmente, per possederlo e alla fine per conquistarlo con valenti e pregnanti pluridimensioni cromatiche.

Eduardo Ferrigno non ricorre a iconografie multimediali, ma a scandite estrapolazioni e a gettiti emotivi personali, ed è sempre in continua attività; impegnato, indubbiamente, a inquadrare azioni e a seminare gesti nuovi.

L’artista cerca di dare sostanza alle attese e coglie, nelle sue combinate plastico-pitture, certezze acute di soglie e di limiti, ma fa di tutto perché ci siano varchi, respiri, passaggi, insomma aperture.

Il suo intendimento indugia, con severa discrezione, sull’esterno del mondo e mantiene un giusto e pudico contatto con i sentieri del limite e dell’estremo, che non ravvede come soglie di preclusione, come stop.

Un sentimento di riappropriazione lo spinge a colmare la tela bianca e, allora, legge i sussulti quotidiani, mai pacifici, controllati ed esaminati grazie ad una profonda ed estesa presa di coscienza,  compiutamente corroborata anche dalla disamina di ciò che è stato sedimentato, e che regge,  elegantemente, quasi in decalcomania, “l’esprit du monde”.

Il “focus” dell’azione pittorica, che parte e prende spunto da vene intimistiche, cala, poi, il suo interesse sulla rappresentazione del reale, determinata dalla “comédie humaine”.

Eduardo Ferrigno con estrema sobrietà ha sempre cercato di esplicitare, estroflettere e condensare con un particolare codice linguistico un intenso carico di immagini vigorose, energiche e vivaci, in cui segmenti e cromie potenziano e consolidano visioni e osservazioni rilevanti e costanti.

Le sue opere riescono con l’affondo nella materia a confermare squarci di luci e di verità, spaccati filigranati e riassunti laceranti.

L’artista forma, con significativa abilità, spessori sulla tela per alimentare cromatismi decisi, perché palpitino equilibri di umori e s’inseguano sfere di sentimenti.

Si riesce, così, a captare la volontà dell’artista di significare, con tratti rinforzati ed esperti, agganciati a preposti vettori cromatici, determinati da gesti precisi, un calibrato ventaglio di motivi e di strutture visive.

Eduardo Ferrigno assegna a una scala polarizzata di sequenze di colori, regolata da reticoli di sezioni, che vibrano tra torsioni necessariamente dinamiche, concetti e pensieri alti, nonché istruite considerazioni.

Non solo le parole, ma anche i suoi variegati segni esprimono e dichiarano propositi, investigazioni e ci riassumono l’uomo che, seppur dominante con la tecnologia, riattraversa i miti per by-passare e oltrepassare la storia, ma, in definitiva, insegue libere fughe in avanti.

Il suo itinerario pittorico, sostanziato da suggestioni iconiche, è cadenzato da visioni aperte, nelle quali si percepiscono accadimenti possibili, tracciati da ombre oscillanti e da presenze mutevoli.

Eduardo Ferrigno raccoglie e assembla, seguendo palpitanti visioni, che ricontrolla con un esercizio cadenzato di spessori, tocchi cromatici e di precisazioni strutturali.

Le modulazioni dell’artista, lontane da congetture ipotetiche o da circuiti ingannatori, risultano franche, autentiche.

L’artista, con redazioni pittoriche caricate da tratti spezzati, riesce ad assumere una posizione propria, agganciata, comunque, ai solchi di ambiti di un singolare simbolismo astratto.

La sua pittura snoda sequenze e inquadrature di un universo, raccolto da risposte di uno specchio intimo, ma che guarda anche al mondo.

Oggi, in conclusione, le ultime opere dell’artista, risultano tangenti a una chiave più vicina all’astrazione,

Nella sequenza degli ultimi lavori si percepiscono significazioni ad alta incidenza astratta.

I colori sono stati gradualmente scelti, conquistati, presi, ripresi, verificati, sostanziati, calati, stesi, assunti e determinati.

Le nuove frontiere di un percorso sensibilmente astratto sagomano e profilano campi dell’origine per intercettare e meglio intendere il futuro.

Antonio Izzo continua a sviluppare programmi compositivi agili.

A memoria calma e raffreddata, possiamo sottolineare che la produzione artistica dell’artista deriva da seduzioni e articolati recuperi; da seduzioni perché ha sempre inseguito e sostanziato percorsi della sua ricerca tentando di indagare su vari, complessi e specificati tagli estetici e da recuperi, perché per lui nessun “materiale di risulta” può considerarsi tale, dato che potrebbe avere ancora in sé un lancio di sfida all’estetica.

In una complessa rete di riverberi di cuore e di segni rugosi, tutti tesi a pronunciare una storia di rimandi estremi, e in una sorta di affrancature emotive e di “scarabocchi”, che indugiano e indagano su variabili  “altre”, corrispondenze astratte declinano variegate sequenze immaginative di riscontri intuitivi.

Alcuni dipinti, come ad esempio, “Elemento organico su fondo rosa” (2016), “Verso il Golgota” (2016), “Mediterraneo” (2016), “Nello studio del pittore” (2017), deviano su incasellamenti ed effrazioni, che ricordano, lontanamente, in filigrana e come reliquato memoriale, la “scia” figurale di bimbi in gioco o impegnati nella disputa de “il gioco della settimana” – ma i ragazzini d’oggi sanno che cos’è? –  presente nella produzione di espressività gestuale di Elio Waschimps, dopo, e, prima, di Raffaele Lippi, che fece parte del “Gruppo Sud”, insieme ad Adriana Artiaco, Renato Barisani Raffaello Causa, Ezio De Felice, Renato De Fusco, Armando De Stefano, Vera De Veroli, Alfredo Florio, Vincenzo Montefusco, Federico Starnone, Mario Tarchetti, Guido Tatafiore.

Da non dimenticare che Elio Waschimps e Raffaele Lippi passarono, successivamente, per l’informale, come cita, tra gli altri, giustamente e pertinentemente, Renato De Fusco.

Izzo, ora, rientra con un certo carattere ed espone con una più determinata continuità, da solo e con questo gruppo di amici-artisti.

La voglia di segmentare e approfondire per accertare reali posizioni di giudizio combina un ductus, in cui viene tracciata la redazione di una scrittura da corsivo dinamico al posato manifesto.

Le sue opere meritano attenzione da parte della stampa e della critica, come le opere degli altri due amici artisti, Ferrigno e Rossi, perché incapsulano ardenti sommovimenti, utili frazioni di ricerca e un’incontrovertibile vertigine di riferimenti.

Con le ultime produzioni tende a esplorare, ulteriormente, i limiti e i confini di una diversa percezione dell’arte, il che non guasta.

Antonio Izzo non è, assolutamente, ancorato alla tradizione, né è allineato alle morbide posizioni di moda del momento, che nascono da interessi di mercato, ma spinge a una risemantizzazione del telescopico astratto-geometrico.

Antonio Izzo ha dalla sua differenziate esperienze e su queste ha sempre navigato consapevole per approdare a una “cifra” di lettura, che vede l´uomo e il suo desiderio di vita, convintamente, descritto in un accordo dai mille risvolti.

In tele e carte collega uomo e domani, in un divenire senza tempo.

La moderna tecnologia e il suo status avanzato sono controllati, esaminati  e rilanciati in uno scenario futuribile, tra rimandi e furbizie segniche.

La scienza sta progredendo a passi sostenuti e incontenibili e, talvolta, si sostituisce o s’integra nella potenza ambientale decretando problematiche, non effimere, e se l’artista rileva, dalle membrature della natura e, chiaramente, dalle sue trasformazioni, la ricaduta, in parallelo, geometricamente funzionale determina aggettivate elaborazioni di temperamento astratto.

La scena composta può sostanziare una rapida sintesi e l´artista appronta e contestualizza, con mano rapida e sicura, apparati e risultati in soluzioni grafico-pittoriche, che stringe su formulazioni inquiete.

Ma anche singolari associazioni intervengono in altre stesure.

Su dati aggregati, su bivalenze, su comparazioni si muove la pittura di Antonio Izzo, tutta tesa a sottolineare stime binarie, ricerche del doppio, strategie per multiversioni.

E negli assemblaggi di materiali di risulta combina ciò che è stato, anche, meccanicamente in azione, con elementi segnico-cromatici d´indubbia, invitante, lusinga estetica.

Tangibili pezzi vengono riproposti con abilità per ridisegnare possibili rinascite.

Da condizioni obsolete si passa a condizioni di vitalità visuale, suggerite da una creatività, e cosciente.

Se il sistema aliena, il potere dell’immaginazione può condurre altre verifiche e rinfrancare altre segnalazioni, sino a riabilitare e a ripristinare il già consumato per estendere una vita di fluttuanti segni , nonché addizionate campiture.

Un sottile “stupor mundi” pervade le opere di Antonio Izzo, che vengono fuori da un “mare magnum” di situazioni e circostanze visive e, certamente, si sollevano dall’anestesia etica collettiva e intendono significare, perché vogliono dire ancora qualcosa, scivolando in un codice eminente e franco.

Da equilibri sensibili a tecniche miste indicative, di uno spedito “melting pot” culturale, si sedimentano le dimensioni poetiche dell’artista impegnato a pedinare preziosi sogni fantasmatici, attraverso incredibili reliquati memoriali.

Queste opere di Antonio Izzo devono essere lette con attenzione, perché crediamo che nelle sue elaborazioni s’innalzi il cuore dell’arte, che inganna e rivolge a sé la ragione della ricerca.

Antonio Izzo misura il suo tempo con uno “screening” oculato, attento su tutto ciò che trova e che può riabilitare.

In conclusione, possiamo segnalare che reintegra la percezione dell’occhio estetico e riporta, con candore, a vivificare il “fil rouge” dell’estrema esistenza di segni incisi, di meccanismi riabilitati e di oggettive incidenze astratte.

Insomma, converte, in un sistema coordinato di tagli e pressioni, dimensioni e dispositivi, perché vivano un seguito di un arco vitale.

Gianni Rossi, gioca, da sempre con titoli orientati, talvolta intriganti, insomma appassionanti, e puntualizza con precisa chiarezza la sua linea, sia grafica che pittorica, che ha avuto, serie dopo serie, passo dopo passo, momento dopo momento, enunciazioni chiare, esplicite, capaci, convinte e persuasive, senza inganno alcuno.

Con disegni e chine ha affrontato tesi e tematiche, indicate e registrate in libri e monografie esemplari.

Il vocabolario segnico-coloristico di Gianni Rossi invita a pensare a uno “screening” puramente giocato nello spazio dei contrappesi visivi, degli accordi cromatici e delle sintesi geometrico-compositive.

Ma il peso, il valore degli impasti è anche giocato, in maniera determinata con materie varie, che sceglie con argute risoluzioni.

Ma sotto c’è una mappatura metaforica e una geografia di combinazioni, puro traslato di immaginazioni, in parte, e di assensi strutturali reali, per l’altra buona metà; insomma, solo una lettura attenta, profonda, combinata riesce a cogliere quanto di vigilato è sui piani partecipi della sua pittura, che intende accogliere il mondo esterno, che filtra nella sua anima e nelle sue acquisizioni mentali.

Ciò che è fuori pareggia con l’intimo sentire.

Più volte, nel tempo, abbiamo scritto su e per Gianni Rossi – basta vedere le indicazioni bibliografiche dei suoi cataloghi – e sempre abbiamo posto l’accento sulla predominanza di una voluta disposizione geometrica di base, combinata ad accogliere un sostrato di matericità, nell’approccio con la tela e con altri supporti.

Ma abbiamo anche informato, i lettori di quotidiani e di riviste, su cui siamo intervenuti, che nell’esercizio pittorico di Gianni Rossi s’espande, sulle affinate e incidenti trame e sui dinamici e pulsanti orditi astratto-geometrici, un pregevole dettato segnico, supportato da una tensione poetica, che pone nel gioco compositivo allusioni di racconti, sottilmente e variegatamente affabulanti, per rendere sensi luministici.

La linea geometrica predominante s’imbeve di tessuti materici, di estensioni logico-spaziali armonizzate, amalgamate, connesse con spiriti di corporeità. Insomma, la linea virtuosa s’aggancia a infrazioni materiche, a palpitanti campiture, a reti ben impastate, dove s’estendono motivazioni di ricerca sul senso della vita e sulla stessa pittura.

Crediamo, che, man mano, i suoi lavori saranno sempre più apprezzati dal mondo della critica e ogni opportuna occasione espositiva permetterà una sempre migliore acquisizione del tracciato segnico-pittorico-poetico che valida un percorso di attenzioni massime al mondo.

L’ attuale tracciato dall’artista Gianni Rossi posiziona commenti e aperture. L’artista si sofferma, in modo esteso, a contenere gli imbarazzi contemporanei e a rilanciare possibili visioni di concordia.

Per l’artista ogni mostra è: “ … Una raccolta di opere poste in sequenza, come un divenire di tempi e realtà, di distanze e luoghi, con un costante approccio al territorio, alla geografia di luoghi, alle luci e alle cromie della realtà vissuta. …”.

Le sue tele si inseriscono nel filone dell’astrattismo contemporaneo in cui a prevalere sono linee segmentate e colori volutamente accesi, brillanti e squillanti, attraverso l’uso di acrilici, collages, impasti di polvere di marmo e di carta, e non solo.

Semplicemente, Gianni Rossi percorre le strade dell’astrattismo di matrice lirica, in cui eleganze curvilinee, fraseggi pittorici, ribattute articolazioni e consistenze materiche sottolineano campiture gravide di umori e di verità, mentre segni, segnacoli e segnali intercettano effetti ludici e sorreggono i tagli più squisitamente geometrici in chiave astratta.

Gianni Rossi sa bene come portare avanti la sua personale, garbata descrizione astratto-lirico-geometrica all’interno delle ricerche delle numerose onde astratto-informali, tanto da essere un punto di riferimento per le nuove leve e motivo di studio per giovani studenti universitari.

Ovviamente, è riuscito a determinare e a definire una sua cifra di riconoscibilità, il che non è poco; anzi, è quel molto che lo potrà sempre decisamente contraddistinguere, ma non solo nella sua terra d’origine.

Chi studia l’astratto-lirico-geometrico deve sapere che questo codice interpretativo è stato investigato e reso da artisti di varie latitudini.

Gianni Rossi regola memoria e maniera, riclassifica le tonalità dei colori, rimedia il senso del taglio per agevolare aperture e uncinare valenze certe, in cui spessori rendono profondità reali e, altre volte, cosmiche.

Riuscire, dopo tanti anni di integra ed esperta carriera, a essere riconosciuto come valido interprete di un segmento qualificato, che fa combaciare le estremità dell’astrattismo lirico e dell’astrattismo geometrico, depone tutto a suo favore.

Oggi, Gianni Rossi nella continuità di una linea raffinata dell’arte si pone nella folta schiera delle firme, accorsate e serie.

Il merito principale dell’artista è di aver raccolto e riattivato le sue prese di coscienza in sviluppi vitali con un esercizio quotidiano, di respiro e di metodo, che non lo stanca.

Oggi, più di ieri, prosegue nell’elaborare un circolo di riconsegne estetiche, consistenti e condivise.

Maurizio Vitiello

Napoli, 2018

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4 aprile, 2018 Posted by | Agenda Eventi, Art, Arte, Arte contemporanea, Calabria, Cosenza, Cultura, Italia, Mostre, Pittori e pittrici, Pittura, Regioni, Spazio arte | , , , , | Lascia un commento

Sabato 25.03.2017 |Spazio 121 |Perugia |Mostra “Razionale e Irrazionale nelle Percezioni Visive”|a cura di Maurizio Vitiello

Sabato 25 marzo 2017, alle ore 17, presso lo “Spazio 121” Via A. Fedeli n. 121 Perugia, inaugurazione della mostra, a cura di Maurizio Vitiello, con il coordinamento di Pippo Cosenza, “Razionale e Irrazionale nelle Percezioni Visive”, con opere di Andrea Alfano, Angelisa Bertoloni, Pippo Cosenza, Carlo Cottone, Giuseppe Cotroneo, Maria Pia Daidone, Carlo Errico, Arnhild Kart, Mario Lanzione, Adele Lo Feudo, Luciana Mascia, Salvatore Oppido, Cecilia Piersigilli, Gustavo Pozzo, Myriam Risola, Antonio Salzano, inseriti nel volume “PERCORSI D’ARTE IN ITALIA 2016”.
Nell’occasione sarà presentato il libro “CONTRO OGNI REAZIONE Enrico Prampolini teorico e promotore artistico” di Andrea Baffoni, Edizioni Lantana Arte, e commentata la pubblicazione “PERCORSI D’ARTE IN ITALIA 2016”, a cura di Giorgio Di Genova ed Enzo Le Pera, Rubbettino Editore.
Modera il coordinatore Pippo Cosenza; interventi di Andrea Baffoni, critico d’arte, e Maurizio Vitiello, sociologo e critico d’arte.
La mostra resterà aperta sino a sabato 1° Aprile 2017, dalle ore 16 alle ore 19; visitabile anche su appuntamento telefonando al 3299833998.

 

Scheda editoriale su “Percorsi d’Arte in Italia 2016”:

Spesso l’arte contemporanea ci sembra un mondo chiuso e ripiegato sui suoi meccanismi, in tanti pensano che si tratti di sola speculazione, tuttavia, chi vi ha un po’ di dimestichezza sa che molte delle forme, dei metodi, dei codici con i quali si compone e si sostanzia, oggi, la nostra cultura nascono in quell’universo, saccheggiato più o meno consapevolmente da chiunque si occupi di comunicazione, sia essa visiva o che impegni altri schemi non convenzionali.
Resta il fatto che tale attività umana ha traghettato nel nuovo millennio l’eredità di molte conquiste, compiute nell’arco del XX secolo, con la volontà di proporle in assetti sempre nuovi. L’arte contemporanea consente di esprimere tematiche personali oppure sociali, di scivolare nella memoria così come nella protesta, di essere ancorata alle tecniche tradizionali o di prendere spunto dall’attivismo.
È difficile definire un settore che può essere un campo per la speculazione finanziaria così come per la speculazione filosofica.
Ma questa sua estrema libertà è la sua fascinosa malìa.
In “Percorsi d’Arte in Italia 2016”, dopo il successo delle edizioni del 2014 e 2015, prosegue la rilevazione d’interessanti artisti, italiani e stranieri, viventi o scomparsi, che oggi operano o hanno operato nella seconda metà del secolo scorso sul territorio nazionale.
Gli artisti presenti nel volume sono stati scelti da una commissione critica formata da: Gianluca Covelli, Giorgio Di Genova, Enzo Le Pera, Enzo Santese, Laura Turco Liveri, Mimma Sardella, Maurizio Vitiello.
Questa “bussola-guida” permette di conoscere i molteplici linguaggi visivi, odierni o di ieri, e permette di orientarsi nella complessa dialettica delle varie realtà artistiche ed è indirizzata a un vasto pubblico di artisti, collezionisti, critici d’arte, galleristi, addetti ai lavori o semplici amanti dell’arte.

12 marzo, 2017 Posted by | Agenda Eventi, Art, Arte, Arte contemporanea, Cultura, Italia, Libri, Mostre, Perugia, Pittura, Regioni, Scrittori, Umbria | , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Venerdì 27 marzo nella galleria “Al Blu di Prussia” inaugurazione della mostra “Acqua”, personale di Giuseppe Manigrasso

Locandina mostra Giuseppe Manigrasso
Venerdì 27 marzo, alle ore 18, negli spazi della galleria Al Blu di Prussia – lo spazio multidisciplinare di Giuseppe Mannajuolo diretto da Mario Pellegrino – inaugurazione della mostra “Acqua”, personale di Giuseppe Manigrasso a cura di Diana Gianquitto.
In esposizione, 40 sculture (tecniche miste in ceramica e terracotta con legno, vetro, plexiglass) e 20 disegni.
Opere recenti incentrate sul tema del perenne incontro del maschile e del femminile, in una scelta di Diana Gianquitto che le riunisce sotto il titolo di “Acqua” come liquido simbolo della maternità. Un corpus di lavoro che esprime la visione artistica e umana di Manigrasso, nella quale gli oggetti del quotidiano – mollette, sacchetti, forme da scarpe, bottiglie, recipienti, cellophane, ventole, macchinette per il caffè – vanno oltre la banalità dell’oggetto stesso che sono e assurgono ad archetipo dell’esistenza.

Giuseppe Manigrasso (Taranto 1946)
Napoletano di adozione, frequenta la Facoltà di Architettura di Napoli ma si laurea in Ingegneria e Architettura a Friburgo (Svizzera).
Con Franco Sossi, nel 1964, fonda a Taranto il “Gruppo dei 5” dando inizio ad un’intensa attività artistica che lo vede attivo in Italia e all’estero con mostre di Poesia e Visiva e di arte sperimentale.
Nel 1968, ospite della galleria “Lucio Amelio”, presenta “Environments”: opere di poesia sonora, progetto “Spazi elastici”, opere di “arte povera”.
Nel 1969, espone al Palazzo Strozzi di Firenze e al “Festival dei due Mondi” di Spoleto. Dagli anni ’70, spazia dal teatro al design per l’industria e l’architettura d’interni, alla letteratura. Intanto, in senso più strettamente artistico si muove tra scultura, Poesia Visiva, performance e happenings.
Negli anni ’80 dirige la Galleria d’Arte Contemporanea “N.7” di Napoli, collabora con articoli su riviste d’arte (Segno, Flash-Art, Giuliet), fonda la rivista d’Arte, Urbanistica e Architettura “AURA” e il Centro Studi Scienze Umane di Napoli, promuove e dirige rassegne e manifestazioni artistiche.
Negli anni ’90, dopo la direzione della galleria “Roma-Arte” di Roma, è protagonista di numerose personali a Napoli: “Acquerelli e sculture” presso Pick & Paik Club di Napoli (1995), presso la Galleria Ferrari, lo Showroom Novelli, il Teatro Mercadante, Citta della Scienza – “Futuro Remoto”.
Negli anni 2000 firma il progetto per la fontana delle antiche Terme Stabiane, quello della fontana del Comune di Gioi (Sa) e riprende un’intensa attività espositiva: Galleria Martina Franca (Ta), Convento di San Francesco di Gioi (Sa), Istituto Superiore di Design di Bruxelles, Pica Gallery Napoli, Galleria Catus di Bologna, Showroom Marinella di Milano, Galleria Dal Monte di Forio d’Ischia (Na), Galleria Dolcevita di Firenze.

Orari della mostra:
Sino al prossimo 24 aprile, martedì-sabato: 10.30-13.00 e 16.00-20.00
Ingresso libero.
Brochure della mostra in galleria, Paparo Edizioni
.

Per l’Ufficio Stampa Paola De Ciuceis
(348 2602421 – paoladeciuceis@gmail.com)

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25 marzo, 2015 Posted by | Agenda Eventi, al Blu di Prussia, Arte, Arte contemporanea, Mostre, Pittura | , , , | Lascia un commento

“La Bouganville”: un ottimo ed accogliente B&B per gli artisti in tournée a Napoli

IMG_3525Si chiama “La Bouganville”, il Bed & Breakfast di Giuliano Castaldo, sito in Via A. Manzoni 155 Napoli. In zona panoramica (la collina di posillipo), tranquilla e silenziosa.
Ideale per il “mordi e fuggi” di coloro che si trovano a Napoli per motivi artistici (Concerti, mostre, spettacoli teatrali). A pochi passi dalla funicolare di mergellina (buon collegamento con il centro della città). Prezzi ottimi e gestione familiare, camere confortevoli ed un grazioso terrazzo dove sostare per la colazione o un po’ di relax, immerso nel verde e sotto una fantastica bouganville (motivo della scelta del nome). Ma il punto forte è la gestione del suo proprietario, che con la sua esperienza, ormai decennale, offre una calda accoglienza mettendo a proprio agio la clientela non solo italiana ma anche internazionale… tutto a prezzi contenuti!
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15 luglio, 2014 Posted by | Art, Arte, Associazioni Musicali, Campania, Concerti, Italia, Mostre, Music, Musica, Napoli, Pittura, Regioni, Teatro | , , , , | Lascia un commento

Mostra di Maria Pia Daidone con “OROROSSORAME” dal 24 aprile al 13 maggio 2014 a Benevento

6X - Foto Maurizio Vitiello - Maria Pia Daidone, 2011, Fiori dorati, tecnica mista su cartone, cm. 40x40x12, part. - GDSCF4358Mostra di Maria Pia Daidone

con “OROROSSORAME”,

a cura di Maurizio Vitiello,

all’Arte/Studio-Gallery, Benevento

dal 24 aprile al 13 maggio 2014.

Giovedì 24 Aprile 2014, alle ore 19, all’Arte/Studio-Gallery, Via Sant’Agostino, 15, 82100 Benevento, sarà inaugurata la mostra, curata dal sociologo e critico d’arte Maurizio Vitiello, intitolata “OROROSSORAME”, con opere recenti dell’artista napoletana Maria Pia Daidone.
Alle ore 19.30 interventi, moderati da Maurizio Vitiello, di: Antonio Sposito, Presidente dell’Associazione Nazionale Sociologi – Dipartimento Campania, Pino Cotarelli, critico teatrale, e Mario Lansione, direttore artistico di ArteStudio-Gallery.

Orario: aperto il martedì e giovedì, dalle 17 alle 19, e su appuntamento – per qualsiasi ora e giorno da concordare – telefonare al 333.924.20.84.

L’esposizione resterà aperta sino a martedì 13 Maggio 2014.

Scheda della mostra, a cura di Maurizio Vitiello.
Maria Pia Daidone precisa: “Ho privilegiato, ultimamente, il rame, il cartone, il plexiglas. Il primo perché è duttile nella lavorazione, ricorda la sacralità, dà energia e ha la luminosità accesa dell’oro; il secondo con un’adeguata lavorazione perde totalmente la propria identità e diventa altro; il plexiglas usato come rivestimento esalta i materiali e li cristallizza in un’atmosfera senza tempo.” L’artista napoletana crea maglie di ritagliate e brevi tessere di fogli di rame; usa anche fogli di cartone, pressati, ricoperti di cromatismi rossi, dorati e ramati, in parte aggettanti e in parte ricoperti da trasparenze, che predispongono e programmano morbide, intriganti, piacevoli seduzioni di senso. Il rame con la sua calda venatura riesce a stendere temprate superfici. Le ultime redazioni pittoriche e plastiche dell’artista accolgono accostamenti di sacro e profano, comprendono gli stordimenti e le vertigini del nostro tempo e ci rimandano alle dimensioni mitiche di tempi antichi. Le metabolizzate, significative, leggere tessere di rame s’interpolano come elementi preziosi, perché, segnico-simbolici di interpretazione e di comunicazione sociale. La “texture” di ogni riquadro ramato è un sottile ricalco arricciato, increspato, mosso, sbalzato, ondulato su cui scivolano motivi ritmati e strette pressioni, mentre i bordi si solleticano e si sfiorano, limitati e ristretti, in una raffinata disposizione, che assicura una maglia, abbigliata lusinga, o un accurato mantello, appropriato richiamo per un fantasmatico corpo. Un mantello di tessere di rame, ultimamente prodotto, sembrerebbe tendere verso la pronuncia di un’overdose estetica, ma, a ben guardare, risulta, poi, essere cortina di un’essenza calamitante, dall’indubbio influsso e fascino pervasivo, che prende l’animo e la mente in modo completo. Non mancano di stupire i quadrati di cartone pressato punteggiati di inserti dorati, nonché ramati, e di finezze disegnative e di minuzie ben calcolate e di sottigliezze ponderate.

L’opera “Fil rouge su tessere oro”, presente nella mostra “OROROSSORAME”, merita particolare attenzione: l’impianto compositivo prende spunto ed è sostenuto dall’ultima produzione dell’artista che ha investito nelle qualità cromatiche del rame, dell’oro, del rosso e del nero. “Fil rouge su tessere oro” è impostato a continuare la produzione ultima che accoglie, su uno sfondo lattiginoso e frastagliato, battenti tessere d’oro attraversate da un filo rosso, indirizzato a continuare un sentiero palpitante, a richiamo di vita in una luce divina. La recentissima redazione pittorica dell’artista accoglie accostamenti di sacro e profano; si comprendono le vertigini del nostro tempo e, nel contempo, tutto è rimandato alle dimensioni mitiche di tempi antichi. Le metabolizzate, significative, leggere tessere dorate formano una “texture”, su cui scivola un ritmico rosso sentiero, che esplicita un’essenza calamitante.

Scheda biografica di Maria Pia Daidone
a cura di Maurizio Vitiello

4X - Foto Maurizio Vitiello - Maria Pia DaidoneMaria Pia Daidone è nata a Napoli e opera nello studio di Piazza IV Giornate, 64 – Vomero – 80128 Napoli (081.05.02.188 – 339.695.03.02). Ha frequentato l’Istituto Statale d’Arte “Filippo Palizzi”. Conclusa la maturità artistica, incomincia subito ad insegnare. Dopo alcuni anni di frequenza a scenografia, ritorna negli anni Novanta, all’Accademia di Belle Arti di Napoli, diretta da Gianni Pisani, e segue i corsi di pittura di Carmine Di Ruggiero. Si diploma nel 1996 con la tesi “L’idea del volo nella poetica visiva di Paul Klee” per la cattedra di Storia dell’Arte, tenuta da Aurora Spinosa. Si è sempre interessata di pittura, oltre a comporre plastici, sezioni minime di architettura e scenografie presepiali. Dall’ ’89 all’inizio del ’95, privilegiando valenze simboliche in una trattazione materica, ha sottolineato un’allegorica linea pittorica. Dalla prima metà del ’95 ha maturato un registro informale rilasciando e siglando una molteplicità di emozioni. Lieviti ed orizzonti, segni e miti, campiture di luce e sottili presenze ludiche hanno informato un’attendibile ricerca. Nel ’96 sintetizza una visibilità dei contrassegni e degli umori materici definendo la prima serie di “Cerchi Graffiti”. Effetti segnici, prodotti da graffi, mentre solchi, segmenti e tracciati cromatici determinano un dettato dinamico e il definito anello visivo è corroso e striato. Quest’indagine è stata proseguita, con il conforto e il consenso critico, e ha evidenziato una raggiunta “cifra” pittorica, resa con asciutta misura dall’artista. Maria Pia Daidone ha registrato e determinato, rilanciato e siglato un ventaglio di emozioni approdando a una selezione di lavori, intitolata “Nonsolocerchi”, sviluppata tra il ’97 e il ’98. Negli ultimissimi mesi del ’98 ha preparato visioni ironiche, dai risvolti “pop” e senza dubbio originali, utilizzando i grattini del parcheggio, foglietti con le caselle argentate e ispirandosi alle figure degli “accertatori”, che spesso in coppia, o in gruppi di tre, vagano per i parcheggi col blocchetto delle multe per punire i trasgressori. Questa serie è stata intitolata “Accertamenti Metropolitani”. Da ricordare, in ultimo, che da sempre lavora con la carta. Dal 1995 ha intensificato quest’attività affrontando vari temi. Ha fissato, tra il 1998 e il 2000, con il più diverso materiale cartaceo, scene primarie che ancora oggi elabora e varia. Questi collages raccontano fabulisticamente o penetrano negli spaccati del nostro quotidiano. Dopo la fortunata e apprezzata serie “Accertamenti Metropolitani”, molto apprezzata da Ela Caroli, e le numerose variazioni sui collages, ha impostato un nuovo ciclo, realizzato in tecnica mista, che ha intitolato “Dame a Palazzo”, che ha presentato, in prima istanza, nella sede dell’Associazione Culturale “Passaggio Bianco”, allocata nel Cortile d’Onore di Palazzo Serra di Cassano di Napoli. In strette bacheche di plexiglas, sono raccolte su tele dal fondo nero o azzurro-blu, in una misurata sequenza di silenzi, successioni epocali di volti femminili con singolari copricapi, che ci rimandano, in particolare, preziosità rinascimentali, tracce settecentesche e riflessi di attraversamenti contemporanei. I raffinati risultati, tra il pop e l’aristocratico, esplicitano ritratti carichi di metafore in cadenze mute. Dal 2001 al 2002, lavorando con colori e carte su tele, realizza la serie “Birilli”, che dal 2002 al 2006 sostanzia e sintetizza, anche su supporti lignei, con la conseguente serie “Sagome”. Nel 2007 e nel 2008 ha condensato, su vari supporti, il mondo umano e il mondo animale con le sequenze “Macrostampelle”, “Valigie” e “Zoophantasy”. Da ricordare che partecipa, dall’agosto 2005, all’attività espositiva del “Movimento Iperspazialista”. Di prestigio le seguenti esposizioni al “Museo Mineralogico Campano – Fondazione Discepolo”, di Vico Equense (Na), nel 2003, con la personale “Sagome per un Trittico”; al Museo Archeologico “Silio Italico”, sempre a Vico Equense (Na), nel 2004-5, con la personale “Sagome Mediterranee”; al “Museo dei Tarocchi”, di Riola di Vergato (Bo), nel 2007, con la partecipazione alla rassegna “22 Artisti per 22 Arcani”; all’illustre sede universitaria del “Museo Zoologico”, di Napoli, nel 2008-9, con la personale “Zoophantasy”; al PAN (Palazzo delle Arti Napoli) con la personale “Oronerorame”, a febbraio 2011; alla Biblioteca Comunale di Cameri (NO) con la collettiva “Arcaicità e Futuro Ecosostenibile”, a settembre-ottobre 2011; al Palazzo degli Alessandri, a Viterbo, per il Padiglione Italia della 54^ edizione de “La Biennale” di Venezia, che per volontà di Vittorio Sgarbi è intitolato “L’Arte non è Cosa Nostra”, a novembre-dicembre 2011. Da tenere in considerazione anche le recenti esposizioni: allo “Studio Arte Fuori Centro” di Roma, dal 21.02. al 09.03.2012, con la personale “Rossorame”, curata da Loredana Rea, con l’organizzazione di Teresa Pollidori; alla “Casetta della Musica” di Latina, dal 25.02 al 13.04.2012, con la partecipazione alla Mostra Internazionale di Arte Contemporanea “33 Donne Amorose. Terza edizione”, curata da Emanuela Bianchi e Massimo Pompeo; al “Lavatoio Contumaciale” di Roma, dal 23 al 30.06.2012, con la partecipazione alla mostra “Eduardo Palumbo e Gli Amici”, curata da Leonardo Faccioli, Bianca Menna, Mssimo Pompeo; alla “Saletta dell’Asilo Comunale” di Cantalupo nel Sannio (IS), dal 22 al 28.07.2012, con la partecipazione alla mostra “Controventi Mediterranei”, curata da Maurizio Vitiello; al Fortino di Sant’Antonio Abate di Bari, dall’11 al 21.11.2012, con la partecipazione alla mostra “Contropiani Mediterranei”, curata da Maurizio Vitiello; al Castel dell’Ovo di Napoli, dal 1° al 15.12.2012, con la partecipazione alla mostra “Biennale del Libro d’Artista” II^ Edizione, curata da Giovanna Donnarumma e Gennaro Ippolito; al PAN (Palazzo delle Arti Napoli), dal 18 al 20.06.2013 con la partecipazione alla mostra-asta “Incendium” per la ricostruzione di Città della Scienza, curata da Clorinda Irace, Rosa Romano, con il coordinamento organizzativo di Alexandra Abbate, Anna di Prisco,Tina Ferrara, Tiziana Gelsomino, Clorinda Irace, Susie Romano; alla “Saletta dell’Asilo Comunale” di Cantalupo nel Sannio (IS), dal 03 all’11.08.07.2013, con la partecipazione alla mostra “Controventi Mediterranei 2”, curata da Maurizio Vitiello; al Castel dell’Ovo di Napoli, dal 25.10. al 10.11.2013, con la partecipazione alla mostra di arte contemporanea, elettronica e digitale Vuotociclo IV “Sankta Sango”, ideata da Agata Chiusano, nata dal Laboratorio di Videoarte dell’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli; a “Intragallery” di Napoli, dal 15.12.2013 al 31.01.2014, con la partecipazione alla mostra “Palle d’Autore”, curata da Anna Maria De Fanis e Anna Rossi Scialò; al nuovo ”Open Space” di Cantalupo nel Sannio (IS), dal 21.12.2013 al 06.01.2014, con la partecipazione alla mostra “Radici e Novità”, curata da Marisa Rizzato, Maurizio Vitiello; a “Il Ramo d’Oro”, dall’08 al 23.02.2014, con la partecipazione alla mostra “Fuori dalla crisi”, curata da Maurizio Vitiello, con l’organizzazione di Vincenzo Montella; al Centro Culturale “L’approdo” di Avellino, dal 12.04. al 12.05.2014, con la partecipazione alla mostra “Cavalcando la coda della crisi“, curata da Maurizio Vitiello, con l’organizzazione di Elide Rusolo; all’ ArteStudio-Gallery di Benevento, dal 24.04. al 13.05.2014, con la personale “Ororossorame”, curata da Maurizio Vitiello, con l’organizzazione di Mario Lansione.

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23 aprile, 2014 Posted by | Agenda Eventi, Art, Arte, Arte contemporanea, Benevento, Campania, Italia, Mostre, Regioni, Spazio arte | , , , , , , , | Lascia un commento

I paesaggi idilliaci di Annie Lapin, fino al 30 novembre

Spazio Arte di Claudia Campagnano

Paesaggi fantastici, ideali e sublimi, che nascono dalla personalissima visione e sensibilità di Annie Lapin (Washington 1978), questo rappresentano le sette tele esposte alla Galleria Annarumma 404, fino al 30 novembre.
La prima personale europea dell’artista americana si intitola Ideal Idyl Idol, un titolo che ironizza e gioca sull’assonanza tra le parole ideale, idillio e idolo.

Annie Lapin

L’idolo non è altro che la pittura paesaggistica in senso classico, il paesaggio così di moda, quel soggetto tanto rappresentato nelle case dei collezionisti, fino a diventare appunto idolo, feticcio.
Dalla pittura di paesaggio e dalla sua rappresentazione romantica parte l’ultima ricerca di Annie Lapin che sfida, con le sue forme nebulose, maestri del sublime come Turner e Blake, costruendo e

Annie Lapin - BigDeep

demolendo paesaggi, persi tra le chiazze di colore fino ad arrivare ad una sorta d’astrazione,  specchio dell’ io, ma che per l’osservatore attento resta saldamente ancorata all’immagine reale, dove di tanto in tanto si scorgono elementi, laghi, riflessi, fogliame, vento…
Un mondo quasi fiabesco in cui la terza dimensione è suggerita dall’uso dei contrasti e da sprazzi di colore luminosi, che ci trasportano nell’universo dell’artista.
Un ritorno al sublime romantico in grado di scuotere gli animi per una pittura che lascia spazio alle emozioni di ciascuno.

Annarumma 404, Via Carlo Poerio 98
martedì – venerdì 16.00 – 19.30 e sabato 10.30 – 12.30
http://www.annarumma.net.

Claudia Campagnano

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21 ottobre, 2011 Posted by | Art, Arte, Campania, Claudia Campagnano, Italia, Mostre, Napoli, Pittura | , , , , | Lascia un commento

Novità in via Chiaia, apre Cellamare interno 56, fino al 29 ottobre

Spazio Arte di Claudia Campagnano

Aria di novità a via Chiaia, si è da poco aperta di fatti  una nuova galleria in una location d’eccezione, si chiama Cellammare interno 56 e trae il suo nome proprio dall’omonimo palazzo (via Chiaia 149), punto di forza dello spazio, che coniugherà così antico e contemporaneo, cosa di cui non fanno mistero i proprietari che vanno fieri della bella location; un luogo ricco di storia e di arte dove hanno soggiornato importanti personalità e che già di per se varrebbe una visita.

Peppe Cerillo - Finto Topo

L’avventura dei novelli galleristi, Fiorenzo d’Avino e Sabrina Vitiello, inizia con “Una sola moltitudine”, titolo della mostra inaugurale che prende le mosse da una frase di Pessoa “Sii  plurale come l’universo”.  Da questa base sono partiti cinque artisti lavorando ciascuno con i propri mezzi espressivi sull’ idea di molteplicità.

Si inizia dalla fotografia di Renata Cagno che in alcuni autoritratti reinterpreta le icone della società moderna, da Patti Smith a Madonna, passando per Frida Kahlo, donne forti che contrastano e sfidano l’idea della donna alla quale oggi siamo abituati. Sono invece delle xerografie i lavori di Peppe Cerillo che con ironia gioca a reinterpretare la società.
La pluralità di scatti sovrapposti su uno stesso fotogramma genera l’idea della molteplicità della vita cittadina all’interno del lavoro di Davide Bramante.

Costanza Costamagna - Senza Titolo

La pluralità dell’uomo è rappresentata in maniera più intimista da Costanza Costamagna che parte nell’esplorazione dei propri stati emotivi attraverso degli autoritratti, disegnati a carboncino su carta.
Ancora fotografia, ma in questo caso macro per aumentare a dismisura oggetti del quotidiano studiandone la ripetitività , con gli oggetti di Simon Page-Ritchie.

La mostra è aperta dal martedì al sabato dalle 16 alle 20 fino al 29 ottobre.

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14 ottobre, 2011 Posted by | Agenda Eventi, Art, Arte, Campania, Claudia Campagnano, Fotografia, Mostre, Napoli, Pittura | , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Spazio all’arte nell’ Art Hotel Gran Paradiso di Sorrento, fino al 31 ottobre

Spazio Arte di Claudia Campagnano

Pian piano si inizia ad andare verso l’autunno, ed anche qui in Campania non è più tempo di mare, una buona ragione però per recarsi a Sorrento ancora per questo mese di ottobre è la singolare esposizione “Osservazioni. 100 e uno modi di andare oltre. Guardare più in là!”, allestita negli ambienti del Art Hotel Gran Paradiso di Sorrento (V Catigliano, n. 9, 081 8073700, aperta fino al 31 ottobre tutti i giorni 10 – 19 e su appuntamento, ingresso libero, www.hotelgranparadiso.com).

Wang Du - The Buisness, 2003

Tra le stanze dell’hotel, nelle sale convegno, nella hall, nel bar, nella sala da pranzo, nella piscina sono esposte opere dei più famosi artisti contemporanei, appartenenti alla collezione privata di Mario Colonna, proprietario dell’albergo. Si va da Beuys con La rivoluzione siamo noi a Gilberto Zorio, da Arturo Martini a Luigi Ontani, al Wang Du di The Buisness, 2003, un grande foglio di giornale appallottolato e gettato via, quasi due metri di dimensione. Non ci si ferma naturalmente solo al contemporaneo, si risale attraverso la storia dell’arte, tra tele del ‘500 fino ad arrivare all’archeologia con uno splendido vaso greco a figure rosse, un vero e proprio excursus nelle vita e nei gusti del versatile collezionista.

La mostra curata dallo stesso Colonna e da Pietro Montone è solo la cornice di un progetto più ampio, che ha preso il via pochi mesi fa e che verrà poi riproposto di anno in anno. Artisti di fama internazionale, supportati dalle gallerie italiane e napoletane che hanno vivacemente contribuito alla nascita di questo progetto, sono stati invitati ad esporre, con opere già realizzate o progetti site-specific, per una grande collettiva proprio tra le stanze e gli spazi comuni dell’ hotel, affiancando così la collezione storica di Colonna, di mostra in mostra una commissione selezionerà un’opera che entrerà a far parte della raccolta.

Domenico Antonio Mancini - Untitled (do not disturb)

Diverse anche le opere site-specific realizzate per l’occasione, tra cui Costellazione di me di Bianco Valente (stanza 302), che si prefigge di indagare relazioni e differenze tra gli individui, esaltando la splendida unicità di ognuno di noi ed al contempo i legami che ci uniscono, e Untitled (do not disturb) di Domenico Antonio Mancini, che con la sottile ironia che lo contraddistingue ha messo l’accento su tre situazioni politiche drammatiche, giocando con  i cartellini do not disturb e clean the room che si usano sulle porte degli alberghi.

Uno sguardo al futuro poi è dato dalla volontà di lasciare l’ultima stanza vuota per ospitare di volta in volta artisti e curatori, invitati per un soggiorno in cui dedicarsi alla ricerca e alla sperimentazione.

Claudia Campagnano

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26 settembre, 2011 Posted by | Agenda Eventi, Art, Arte, Campania, Claudia Campagnano, Italia, Mostre, Napoli | , , , , , | Lascia un commento

Cameri (NO), 15 settembre inaugurazione della mostra “Arcaicità e Futuro ecosostenibile”

ARCAICITA’ e FUTURO ECOSOSTENIBILE

L’ Associazione Culturale IdeaVita p.p. Arte Contemporanea, nell’ambito della XXII rassegna I Territori dell’Arte ha organizzato la mostra “Arcaicità e Futuro ecosostenibile”, con inaugurazione giovedì 15 Settembre 2011, alle ore 18.30, nei seguenti luoghi: Biblioteca Civica di Cameri (NO); Piazza Dante Municipio di Cameri; Palazzo Natta, sede della Provincia di Novara.

15 Settembre – 18 ottobre 2011
da martedì a venerdì dalle 14.00 alle 18.00; sabato e domenica dalle 15.00 alle 18.00;  Biblioteca  Civica di Cameri  mostra in Biblioteca e installazione nel giardino P.zza Dante Municipio, installazioni site specific e performance.

08 – 29 Settembre 2011
da lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 19.00, sabato dalle 8.00 alle 12.00;
Palazzo Natta, sede della Provincia di Novara
, installazioni site specific.

Inaugurazione 15 Settembre 2011  ore 18.30

Espongono: sala personale: Sergio Alessio, Giannetto Bravi, Piero Ferrini; sala collettiva: Maria Pia Daidone, Dino De Simone, Nicola Evangelisti, Benedetta Galli, Anna Rosa Gavazzi, Pina Inferrera, Emilio Minoli, Carlo Piemonti, Edegildo Zava; piazza Dante Municipio di Cameri: Linda Carrara, Guido Nosari, Laura Patacchia; Palazzo Natta, della Provincia di Novara: Elena Redaelli  e Kabir Shafiqul.

Trattasi di una rassegna d’arte contemporanea, progetti di public art con interventi site specific e performance, realizzati in luoghi prescelti, convegni e iniziative culturali. Promozione e organizzazione: Associazione Culturale IdeaVita; Progettazione e coordinamento: Pina Inferrera; Curatela e testi critici:  Maurizio Vitiello; Realizzazione catalogo: Radu Dragomirescu – Edizioni: IdeaVita. L’Associazione Culturale IdeaVita p.p. Arte Contemporanea, in occasione della XXII rassegna  “Territori dell’Arte” per il tema “Arcaicità e Futuro Ecosostenibile” ha organizzato oltre alla mostra d’arte contemporanea anche un convegno sul rapporto arte e mondo del lavoro, dal titolo “Territorio, Arte, Impresa quale sviluppo ecosostenibile”.
Il convegno si svolgerà  nella Sala Teatro nel Comune di Cameri, giovedì 15 settembre, dalle ore 15 alle ore 18.00.

Programma dell’Associazione per l’anno 2011

27- 30 gennaio Bologna, Sal8 di Syusy Blady, ARTE FIERA ART FIRST

8 – 25 settembre Vercelli, Auditorium Santa Chiara
15 Settembre
Cameri, convegno e conferenza stampa
15 Settembre – 18 ottobre Cameri, Biblioteca Comune e Piazza comunale.
8-29 settembre Novara
, sede della Provincia
1°- 30 ottobre Vespolate
, Museo Malandra – Pieve di San Giovanni

Info:  www.ideavita.com   3475553301 – 3387194211

Scarica la Scheda della mostra “Arcaicità e Futuro ecosostenibile” di Maurizio Vitiello : Scheda della mostra

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11 settembre, 2011 Posted by | Agenda Eventi, Art, Arte, Italia, Mostre, Piemonte, Pittori e pittrici, Pittura, Regioni | , , , , | Lascia un commento

Napoli, Mostra su Sannazaro “e mi dipinse un volto in mezzo al core”

Mostra “e mi dipinse un volto in mezzo al core – omaggio a Jacopo Sannazaro”
Cripta della Chiesa di Santa Maria del Parto – Mergellina – Napoli
Inaugurazione:  Sabato 5 giugno 2010, alle ore 11.00.

Ricorrono 480 anni dalla morte del grande poeta e umanista Iacopo Sannazaro, che ha sepoltura rinascimentale nella storica Chiesa di Santa Maria del Parto a Mergellina, ai piedi di Posillipo.

Sabato 5 giugno 2010, alle ore 11.00, nella Cripta della Chiesa di Santa Maria del Parto in Mergellina
, sarà inaugurata una mostra di opere di artisti napoletani, liberamente ispirata sia al verso del Sannazaro “e mi dipinse un volto in mezzo al core”, sia al fascino del luogo che ospita la mostra, organizzata dal Club Unesco Napoli, dai Servi di Maria con il patrocinio morale del Comune di Napoli e della Regione Campania.

Interventi, alle ore 11.30, di padre Attilio Maria Carrella, di Fortunato Danise, di Franco Lista, di Salvatore Niccoli e di Umberto Santacroce; modera Maurizio Vitiello.

Il progetto critico è di Franco Lista e la cura e l’organizzazione sono di Padre Attilio Maria Carrella, Fortunato Danise e Umberto Santacroce.

In catalogo scritti di Padre Attilio Maria Carrella, Fortunato Danise, Franco Lista, Salvatore Niccoli, Maurizio Vitiello.

Espongono: Angelino, Balzerano, Bartoli, Buommino, Cassese, Colizzi, Daidone, Danise, L. Ferrigno, P. Ferrigno, Fogliano, Furiati, F. Iacente, R. Iacente , G. A. Leone,  Lista, Nastro, Niccoli, Piscopo, Ponticiello, Rango,  Sacerdoti, Santacroce, Spanò, Villani, Zoleo, Wolfler.

Previsti interventi musicali: Roberto Maria Desiato – Antonio Altieri; letture di brani di Sannazaro: Giovanni Maddaloni.

Sino a domenica 20 Giugno 2010.

1 giugno, 2010 Posted by | Agenda Eventi, Art, Arte, Campania, Cultura, Italia, Letteratura, Mostre, Musica, Napoli, Patrizia Balzerano, Pittori e pittrici, Pittura, Regioni | , , , , , , | Lascia un commento

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