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Taccuino personale di Francesco Canessa:VIENNA E VENEZIA,IL MODELLO E LA COPIA

Vienna e Venezia, il modello e la copia
Editoriale di Opera Click  (http://operaclick.com)

Da un Capodanno all’altro si fa sempre più difficile comprendere i motivi o le speranze per cui la Rai nella tradizionale diretta del 1 gennaio continua a sacrificare il famoso e festoso Concerto dei Wiener Philharmoniker a Vienna per dar spazio alla malinconica imitazione che ne fa a Venezia La Fenice. E’ questo un programma ingessato in un che non gli appartiene, disegnato sul modello dell’altro – i fiori, gli auguri alla voce, ballerini che danzano sulle scale e nei saloni di palazzi d’epoca – e che non decolla né potrà decollare perché non esprime la particolarità di un impegno che sta alla base del successo planetario del modello, la musica dei ballabili dei Caffè e delle feste popolari che una volta l’anno finisce sui leggii dei Wiener, che della musica colta sono lo storico, glorioso specchio internazionale. Una festa di musica, un gioco nel trasformare la consueta seriosità in una ironica presa in giro di se stessi, purché lo spirito di una grande capitale di musica si riveli tutto insieme, colto o popolare, il fascino della loro Vienna resta eguale. Non si riesce a trovare analogo senso nel pastiche veneziano che in un meccanismo identico sostituisce i valzer e le polke della Famiglia Strauss con “E lucean le stelle”, doloroso preludio alla morte per fucilazione del cavalier Cavaradossi, o il sognante “Ah non credea mirarti” della sonnambula Amina in pericolo tra le pale del mulino. O tanto meno eseguire come bis d’obbligo al posto del Bel Danubio blu e alla Marcia di Radetzky, il Va Pensiero e il Brindisi della Traviata. Oltre alla rinuncia di originalità nella forma, non c’è nella sostanza quel cambio di atmosfera dall’ordinario di un Teatro d’opera allo straordinario di Capodanno, manca dunque il sale dell’eccezionalità a dar sapore all’evento. Ciò malgrado gli sforzi evidenti della Direzione Artistica, che riesce a convincere alla causa direttori di valore e cantanti interessanti, ma dall’immagine di una copia sbiadita non riesce ad uscire. Anche la ripresa Rai in questa ultima edizione ci ha messo del suo, con l’affidarsi lacopiaper gli annunci ad una voce fuori campo – sempre ad imitazione di Vienna – fornita però d’un testo banale ed anche imbarazzante in certe magnificanti iperbole sul valore dei cantanti e nel concludere con un “Canta…” rimasto necessariamente monco la presentazione de La Danza delle Ore.

Francesco Canessa

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8 gennaio, 2012 Posted by | Art, Arte, Concerti, Direttori d'orchestra, Francesco Canessa, Giornalisti, Music, Musica, musica sinfonica, Opera | , , , , , , | Lascia un commento

Taccuino personale di Francesco Canessa: TANTI APPLAUSI PER NAPOLITANO E I NAPOLETANI

Tanti applausi per Napolitano e i napoletani

da Repubblica/Napoli del 22-XI-011

La Sala Santa Cecilia, la maggiore delle tre creature di Renzo Piano che formano il Parco della Musica di Roma, domenica era stracolma, così come lo era la pedana, già di suo troppo stretta – anche i grandi architetti possono sbagliare! – figurarsi per tenere due orchestre in una, più il coro, più i solisti, più un enorme schermo sul fondo.. Era per l’happening musical-cinematografico dell’anno, il primo concertone del progetto itinerante di Claudio Abbado dedicato ai due grandi compositori russi che hanno scritto musica per film, Prokofiev e Sciostakovich. Qui si celebrava il secondo, con la colonna sonora per Re Lear di Kozingev (1970) con l’Orchestra Mozart, formata e curata da Abbado, fusa con quella di Santa Cecilia. Per l’altro toccherà in primavera a Napoli (Alexander Nevskij, 1938 e Ivan il Terribile, 1944 entrambi di Eizenstein) con l’Orchestra del San Carlo insieme con la Mozart. Sala gremita scattata in piedi per dare il benvenuto a Giorgio Napolitano (nella foto), che non ha smesso da Presidente di frequentare le sale da concerto – la musica è sua vecchia passione – cercando di non dare nell’occhio, entrando magari all’ultimo istante ed a luci abbassate. Ma stavolta non c’è riuscito e si è preso una standing ovation da record, cinque minuti ininterrotti, che come battimani sono una eternità. E coda di applausi anche per Paola Severino, neo ministro della Giustizia e Ignazio Visco, nuovo governatore della Banca d’Italia, presenti tra gli altri vip di varia estrazione, da Mario Draghi a Eugenio Scalfari, da Roberto Benigni a Renata Scotto. Evento singolarissimo di musica, con le immagini del film che scorrevano sullo schermo, l’orchestra in penombra, quando non al buio e una luce tenue ad illuminare il direttore, la sua figura minuta e quel braccio che chiede musica stupendamente da sempre, ma ora è come se esprimesse la poesia che vi sta dentro, innanzitutto.

Per Abbado feste a non finire – con il Presidente che va fin sotto il proscenio ad applaudirlo – e lui che condivide il successo con i musicisti ceciliani che gli stanno davanti ai primi leggii, stringendo la mano a David Romano il violino, a Raffaele Mallozzi la viola, a Diego Romano il violoncello. E poi al maestro del Coro, Ciro Visco che ha messo al suo battaglione di cantanti una squisita sordina, per cantare con un emozionante pianissimo i lamenti di Lear.

Perché aggiungere questi particolari un po’ inusitati per una nota destinata a una straordinaria serata d’arte e di musica? Perché oltre che Napolitano, tra i destinatari degli applausi al di qua e al di là della ribalta, i nomi citati sono tutti di napoletani: i due Visco, l’uno banchiere, l’altro maestro del coro, e la Severino, il violino, la viola, il violoncello. E l’orgoglio partenopeo, una volta tanto, poteva innalzare il gran pavese per cosa diversa dal gol di un bomber d’importazione in maglia azzurra.

Francesco Canessa

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30 novembre, 2011 Posted by | Auditorium Parco della musica Roma, Canto, Claudio Abbado, Concerti, Coristi, Direttori d'orchestra, Formia, Francesco Canessa, Giornalisti, Italia, Lazio, Musica, Musica classica, Musica Lirica, musica sinfonica, Regioni, Sale da concerto | , , , , , , , , , , , , | 2 commenti

Taccuino personale di Francesco Canessa:NAPOLI A SALISBURGO 2011/2

NAPOLI A SALISBURGO 2011/2
da Repubblica Napoli del 15/06/2011

La festa musicale napoletana di Salisburgo si è chiusa fra applausi, rimpianti e consuntivi numerici da capogiro – biglietti venduti in 30 paesi, negli Stati Uniti come in Estonia, 65 giornalisti accreditati, arrivati anche dall’Oriente – e i negozianti di Hafnergasse intenzionati a riprendere pur se a tempo scaduto la spassosa trasformazione della loro stradina in un vicolo di Napoli. Era la quinta ed ultima edizione del progetto realizzato per il Festival di Pentecoste da Riccardo Muti , centrata sulla riproposta di un’opera scritta in Spagna da Saverio Mercadante intorno al 1826. Era di moda nell’ormai declinante panorama dell’opera buffa napoletana il sequel delle Nozze di Figaro, dopo che Paisiello e Rossini ne avevano curato il prequel con i loro Barbiere di Siviglia. Così tra un Figaro falso e uno raddoppiato, ne avevano o ne avrebbero scritto Luigi e Federico Ricci, Giovanni Panizza, Antonio Speranza ed altri minori. E anche Mercadante, benché accreditato come autore di drammoni tutti lagrime e sangue, ci provò con un titolo inequivocabile, “I due Figaro” che nella interpretazione rivitalizzante di un Muti in gran forma ha rivelato come fossero in circolo nella scuola di Napoli gli stilemi della commedia di carattere che arriverà di lì a poco, specie con Donizetti o i ritmi di danza dell’operetta e trattandosi di un lavoro scritto per Madrid, della zarzuela, sua variante spagnola. Come già accaduto nelle precedenti edizioni, anche per questo <gran finale> non era presente soltanto Muti sui palcoscenici di Salisburgo, ma anche uno dei massimi specialisti della musica barocca, il belga René Jacobs (nella foto) alla guida di un gruppo mitico di strumenti antichi, l’Akademie fur Alte Musik Berlin. Che al pari del nostro direttore hanno fatto saltare l’applausometro nella sala gremita della Haus fur Mozart con “Aci Galatea e Polifemo” una <Serenata a tre voci> di Georg Friedrich Handel. Anche questo gigante della musica europea, tedesco naturalizzato inglese ha trascorsi napoletani, essendo venuto nel 1708 a studiare con Nicola Porpora, così come farà in seguito  Haydn. La storia della cantata è esemplare per scoprire quanto fosse ricco il costume musicale a Napoli già prima della costituzione del regno, durante il vicereame austriaco. A commissionarla fu una nobile talent-scout, la duchessa Aurora Sanseverino di Bisignano, che a un musicista di casa, Nicola Fago designato per una prima cantata, “E’più caro il piacer” affiancò per la seconda, tratta dal tredicesimo libro delle Metamorfosi di Ovidio, il ventitreenne studente di Amburgo, malgrado le perplessità del marito, Nicola Gaetano d’Aragona, duca di Laurenzano. Le due composizioni erano destinate a riempire la parte profana dei festeggiamenti per le nozze della nipote Beatrice Tocco di Montemiletto, principessa di Acaja con Tolomeo Saverio Gallio, duca di Alvito. Se quella di Fago finì lì, così non fu per quella di Handel, ripetuta per altre nozze aristocratiche, puntualmente segnalate nel saggio di Dirk Moeller, professore di Storia della Musica al Conservatorio Brahms di Amburgo, che il Festival di Salisburgo ha pubblicato in tre lingue. Quanto all’applausometro cui si è fatto cenno, esso è salito così in alto per “Aci,Galatea e Polifemo” che Jacobs ha dovuto concedere il bis del lietissimo finale. Il che, per un concerto di musica barocca, è davvero un record.

Francesco Canessa

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25 giugno, 2011 Posted by | Art, Arte, Austria, Concerti, Direttori d'orchestra, Festival, Francesco Canessa, Giornalismo, Giornalisti, Music, Musica, Musica classica, Musica Lirica, Opera, Riccardo Muti, Salisburgo, Salzburger Festspiele | , , , , , | 1 commento

Taccuino personale di Francesco Canessa:NAPOLI A SALISBURGO 2011 /1

NAPOLI A SALISBURGO 2011 /1 da Repubblica/Napoli del 9/06/2011

“Gran Finale” recita la scritta che quest’anno si aggiunge a “Neapel Metropole der Erinnerung” (Napoli capitale della memoria) che dal 2007 dà nome alla fetta del Festival di Salisurgo che si fa a Pentecoste, sin dai tempi di Karajan destinata a spettatori più raffinati di quelli irreggimentati – anche il turismo culturale può diventare di massa – che arrivano d’estate nella città di Mozart. E’ infatti l’ultimo anno della più importante rassegna organica che mai abbia avuto la musica di Scuola napoletana dopo il tramonto del ruolo di protagonista in Europa, vissuto nel secolo dell’Illuminismo e sino agli inizi dell’Ottocento. Manifestazione pensata, voluta e diretta da Riccardo Muti (nella foto) che subito ruppe gli argini della comprensibile prudenza degli organizzatori, allungando la sua durata da tre a cinque anni. Nel bilancio che se ne può trarre oggi, molte sono le note positive: lo straordinario successo di pubblico, l’interesse della critica, la rivelazione di capolavori provenienti dalle Biblioteche di San Pietro a Majella e dei Gerolamini di Scarlatti, Hasse, Paisiello, Cimarosa, Jommelli, Leo. E i molti spettacoli replicati all’estero, da Parigi a Madrid. E i convegni musicologici sui rapporti fra Mozart e i Napoletani organizzati dalla Mozart Society, la stupefacente Mostra di vedute di Napoli, dalle guaches alle fotografie raccolte da un collezionista viennese, la pubblicazione in lingua tedesca della Storia della Musica e dello Spettacolo a Napoli nel Settecento edita dalla Pietà dei Turchini. Ma un altro aspetto è da sottolineare: la presenza affettuosa e spontanea della città di Salisburgo alle giornate napoletane. Hafnergasse, la stradina più caratteristica ed elegante del Centro antico, ha steso da un balcone all’altro fili di panni al sole, gustosamente scenografati, un abito del Settecento accanto alla maglietta di Maradona, mentre sfilavano modelle con le collezioni-mare divise per gruppi ciascuno accompagnato da un cartello: Posillipo, Mergellina, Capri, Sorrento. A questa che è stata la manifestazione più costante, altre se ne sono aggiunte di volta in volta: il parallelo e meno impegnato Berg Festival, che si tiene nelle suggestive grotte del massiccio che cinge la città, si è adeguato con “ ‘O sole mio, Neapoletanische Nacht” E il cinema del centro ha proiettato “Napoli è una canzone” lo straordinario film muto del 1927 con Leda Gys protagonista. Quattro edizioni in cui la Napoli ufficiale si è tenuta a distanza, ignorandone il significato complessivo di grande rivincita in tempi in cui circolava – come  tuttora circola – l’immagine più retriva della città. Il che ha addolorato assai, com’era naturale, il maestro Muti ma anche lasciati perplessi il management del Festival e lo sponsor svizzero della Manifestazione.  Ora siamo al “Gran Finale”, che avvicina un napoletano all’estero, Mercadante a Madrid con “I due Figaro” direttore Riccardo Muti con l’Orchestra Cherubini. E uno straniero a Napoli, Haendel e la cantata “Aci, Galatea e Polifemo” composta per le nozze del duca Gennaro d’Alvito affidata allo specialista René Jacobs e l’Akademie fur Alte Musik Berlin. Con la speranza che il nuovo Sindaco giri pagina anche su questo, mandando finalmente un segnale giusto a Salisburgo.

Francesco Canessa

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17 giugno, 2011 Posted by | Centro di musica antica "Pietà dei turchini", Concerti, Conservatori di Musica, Conservatorio "S.Pietro a Majella", Direttori d'orchestra, Festival, Francesco Canessa, Giornalismo, Giornalisti, Herbert von Karajan, Music, Musica, Musica classica, musica sinfonica, Riccardo Muti, Salzburger Festspiele | , , , , | Lascia un commento

Muti dirige La Stagione Armonica a Salisburgo

Lunedì 13 giugno alle ore 11 presso la Felsenreitschule di Salisburgo La Stagione Armonica parteciperà all’esecuzione del Requiem in do minore di Luigi Cherubini nell’ambito del Festival di Pentecoste, insieme con l’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, sotto la direzione del maestro Riccardo Muti.

«Sarà questa un’occasione irripetibile perascoltare un’importante pagina di musica – precisa il maestro Sergio Balestracci – in cui l’interpretazione magistrale del maestro Muti mette in evidenza al più alto grado la qualità di base della Stagione Armonica, la chiarezza delle linee e la forza commossa dell’interpretazione».

La Stagione Armonica, ensemble vocale padovano specializzato nel repertorio rinascimentale barocco, nei suoi venti anni diattività ha partecipato ai più importanti festival e rassegne in Italia e all’estero. Oltre che del proprio gruppo vocale e strumentale, l’Ensemble si avvale della collaborazione di cantanti solisti e strumentisti tra i più rinomati specialisti del repertorio barocco. Dal 1996, è diretta e preparata da Sergio Balestracci che ne ha assunto la direzione artistica.
Il complesso padovano torna sul palco del Festival di Pentecoste salisburghese due anni dopo la sua prima collaborazione che li vide presentare un Requiem di Paisiello, illustre rappresentante della scuola napoletana cui per cinque anni il Festival di Salisburgo è stato dedicato.

Insieme all’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini e sotto la direzione del maestro Riccardo Muti, La Stagione Armonica si cimenterà nel Requiem in do minore di Cherubini, uno dei vertici della musica sacra di tutti i tempi, al centro delle celebrazioni di quest’anno. Composto a Parigi nel 1815, fu eseguito per la prima volta nella cattedrale di Saint Denis per celebrare Luigi XVI giustiziato ventitre anni prima dalla rivoluzione francese.

La collaborazione con Muti non terminerà con questo Festival, ma proseguirà nel mese di luglio (6 luglio, Teatro Municipale di Piacenza; 7 luglio, Pala De André di Ravenna; 9 luglio, Nairobi per ‘Le vie dell’Amicizia Ravenna-Nairobi’) con un programma dedicato alle principali arie tratte dal repertorio operistico italiano
Ufficio stampa
Studio Pierrepi
Alessandra Canella
Via del Vescovado 79
35141  Padova
049-8753166
canella@studiopierrepi.it

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7 giugno, 2011 Posted by | Agenda Eventi, Austria, Concerti, Coristi, Direttori d'orchestra, Ensemble vocali, Festival, Music, Musica, Musica classica, musica sinfonica, Riccardo Muti, Salisburgo | , , , , , | Lascia un commento

“Il Profilo della vita e della fede attraverso le note”concerto al Teatro Mediterraneo

Domenica 27 marzo ore 19,00
Teatro Mediterraneo
Viale Kennedy, 54 – 80125
Naples, Italy

Mario Jazzetti (1915-1986)
“Il Profilo della vita e della fede attraverso le note”
Concerto per pianoforte, soli, coro e orchestra
(revisione e nuova orchestrazione di K.Goodman)

Valentina Ambrosanio, pianoforte.
Clelia Montagnaro, soprano
Rino Carannante, baritono
Coro Flegreo (M° del coro Nicola Capano)
Orchestra Accademia San Giovanni
Keith Goodman, direttore
(ingresso libero)

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24 marzo, 2011 Posted by | Agenda Eventi, Concerti, Direttori d'orchestra, Musica, Musica classica, Pianisti | , , , , , | Lascia un commento

Taccuino personale di Francesco Canessa:UN GRATTA E SUONA PER LA MUSICA IN CRISI

UN <GRATTA & SUONA>PER LA MUSICA IN CRISI
(da REPUBBLICA del 22/III/2011 ed.Napoli)

LE NUBI di guerra preoccupano anche il mondo della musica e affievoliscono le speranze di recuperare i finanziamenti perduti, fondate sulla enigmatica frase “Venni, vidi, capii!…” pronunciata all’ Opera di Roma dal ministro Tremonti, commosso dal “Va pensiero…” del Nabucco. E sollecitato dalle perorazioni del maestro Muti. In men che non si dica ecco porsi in concorrenza il bilancio della Difesa, che pure abbisogna di recuperare tagli per allestire basi e muovere navi e aeroplani, esigenza obbiettivamente più urgente che non portare in scena opere e concerti. Eppure, assicurare l’ ossigeno alla vita musicale in cronica asfissia resta una esigenza e tale resterà, pure se il ministro tirerà fuori un qualche palliativo, tanto per non perdere la faccia. Occorrerà per forza che Scala, San Carlo, Santa Cecilia e tutti gli altri cerchino diversità di sostegno, magari facendo ricorso a quella “finanza creativa” la cui filosofia fu attribuita,a torto o a ragione, proprio a Giulio Tremonti. Ne anticipò una in tempi remoti l’ impresario più famoso della storia del melodramma, Domenico Barbaja milanese napoletanizzatosi al punto che la targhetta sottostante il suo ritratto nel Museo Teatrale della Scala lo dà per nato a Napoli ove è invece soltanto vissuto e vi morì nel 1841, in una villa di Posillipo che ancora porta il suo nome. Era il 1805 quando nella Milano governata dai napoleonici, chiese ed ottenne di affiancarsi all’ impresario della Scala e sperimentare nel ridotto del Teatro, ove già i palchettisti s’ intrattenevano giocando al Faraone, un nuovo gioco importato dalla Francia, la roulette. Quattro anni dopo ottenne l’ appalto del San Carlo da Gioacchino Murat, che nel 1908 era diventato re di Napoli e subito vi impiantò il diabolico piatto rotante con pallina, numeri rossi e numeri neri. Glielo consentiva il contratto controfirmato dal ministro degli Interni, che concedeva all’ impresa del Teatro “… la privativa de’ giochi d’ azzardo di carte, palle e numeri.” Con i proventi dei giochi, alla cui gestione cointeressò Gioacchino Rossini che lo affiancava come “direttore della musica”, Barbaja fece del San Carlo il primo teatro d’ Europa, con orchestra, ballerine e cantanti d’ eccellenza, costruendo un primato durato sino al 1840 quando si ammalò e l’ anno successivo morì. Perché ricordarlo? Perché oggi, con lo Stato che taglia e ritaglia i finnziamenti, si potrebbe sopperire tornando in qualche modo all’ antico. Non certo mettendo nel San Carlo o nella Scala un casinò, ma percorrendo la strada ormai dilagante dei giochi e delle lotterie che lo Stato affida per la gestione alle sue concessionarie Lottomatica e Sisal: Lotto (tre estrazioni la settimana) Enalotto, Superenalotto, Totocalcio, Totogol, Totosì, Gratta e vinci, Win for life, Free roll, Bingo, Skill games, elenco approssimato per difetto e senza contare le lotterie ormai desuete e le sempre vive scommesse sportive, corse di cavalli, d’ auto, di moto. Inventarsene un’ altra non sarebbe poi così difficile, un “gratta & suona” o un “Win for music” che destini gli introiti al sistema musica. Nei Consigli di amministrazione di teatri e istituzioni concertistiche potrebbero entrare i rappresentanti della Società di gestione, il che è conciliabile con l’attuale ordinamento delle Fondazioni. Una proposta che in altri tempi sarebbe sembrata una provocazione, oggi appare come una vera e propria idea, e neanche tanto cattiva.

Francesco Canessa

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23 marzo, 2011 Posted by | Direttori d'orchestra, Riccardo Muti, Teatri, Teatro San Carlo | , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Taccuino personale di Francesco Canessa:NON SOLTANTO VA PENSIERO-BELLINI ANTICIPÒ VERDI

Non soltanto Va Pensiero-Bellini anticipò Verdi
( Da Repubblica-Ediz.Napoli del 15/3/2011 )

 

Non solo Verdi e non solo <Va pensiero!> L’anniversario dell’Unità è l’occasione per dare uno sguardo più attento al rapporto che ci fu tra la musica del Melodramma italiano e lo spirito del Risorgimento, tradizionalmente rappresentato dal famoso coro del Nabucco, da qualcuno proposto addirittura come inno nazionale. Idea che vede tra gli oppositori più motivati Riccardo Muti, che sa esaltarne al massimo i valori, come ha appena confermato dirigendolo all’Opera di Roma, ma che ad ogni occasione ricorda come il testo e il suo andamento musicale non richiamino riscossa e amor di patria, ma rappresentino  <la preghiera dolorosa di un popolo smarrito ed oppresso>. Esso va bene piuttosto, per l’uso provocatorio che ne fa la Lega nei suoi raduni in camicia verde, sostituendo l’oppressione di Roma Ladrona a quella che i milanesi del 1842 soffrivano negli anni più bui della dominazione austro-ungarica,  cui fece da specchio l’allusiva, rassegnata sofferenza del popolo ebraico. In realtà il contributo di Verdi fu in massima parte altrove e si espresse tutto insieme nella specchiata italianità di artista, ma i veri e propri spunti musicali che accendevano l’animo degli irredentisti e il desiderio di riscossa della società italiana cominciarono prima e ne fu protagonista un compositore – non se ne spiacciano i leghisti –  meridionale, catanese di nascita e napoletano di formazione, Vincenzo Bellini. Celebrato per il suo sublime melodismo e lo straordinario apporto al belcantismo tipicamente italiano, è stato per quell’aspetto sopraffatto dalla storicizzazione del fenomeno Verdi. Il canto irredentista che era risuonato nelle orecchie e nei cuori dei patrioti nel decennio precedente la prima del Nabucco, era suo, il <Guerra, guerra!> della Norma data alla Scala nel 1831. Era l’anno dei primi moti rivoluzionari di Modena e Bologna ispirati da Ciro Menotti e diffusisi in Lombardia, soffocati dall’esercito austriaco, mentre in Emilia falliva l’utopico tentativo delle Province Unite. <Guerra,guerra, le galliche selve quanto han querce producon guerrier!> fu adottato da Mazzini, che nello stesso 1831 aveva costituito La Giovane Italia e se ne esaltarono i patrioti del 1833 e del 1834 durante i moti nella Savoia, a Genova, in Piemonte e anche nel Lombardo Veneto. Non per nulla la censura austriaca ne aveva intuito il senso, bloccato il testo ancor più violento di quello che conosciamo e costretto il librettista Felice Romani a modificarlo. Ma Bellini fu ancora più scoperto ne <I Puritani>composto e rappresentato a Parigi nel 1835. E’ il celebre duetto basso-baritono: <Suoni la tromba e intrepido, io pugnerò da forte, bello è affrontar la morte, gridando libertà!> A Parigi, il compositore frequentava Cristina Trivulzio principessa di Belgioioso, che fu tra i protagonisti dell’azione culturale e patriottica del Risorgimento. Oltre a ricevere letterati e musicisti, raccoglieva nel suo salotto di Montparnasse il fior fiore dei liberali italiani esuli in Francia, Poerio, Gioberti, Tommaseo, Mamiani e il conte Carlo Pepoli, che aveva partecipato ai moti di Bologna del 1831 e collaborato con Mazzini alla formazione de La Giovane Italia. Fu in quell’ambiente che nacque la collaborazione tra Bellini e Pepoli per l’opera destinata al Theatre des Italiens. E quel duetto opportunamente situato al finale d’atto su suggerimento di  Rossini, che dirigeva il Teatro parigino, entusiasmò spettatori e patrioti e restò il più esplicito tra le musiche risorgimentali di quegli anni. Per superarlo dovranno passare 14 anni, quando nel 1849 sull’entusiasmo per la Repubblica romana appena costituita, all’Argentina di Roma si rappresentò La Battaglia di Legnano, musica di  Verdi su libretto del poeta del Teatro San Carlo Salvatore Cammarano in cui si canta:” Viva Italia, sacro un patto, tutti stringe i figli tuoi, Viva Italia forte e una con la spada e col pensier…” Il giornale <Il Pallante> ne raccontò la prima con queste parole: “..Le signore dai palchi agitavano fazzoletti tricolori, dalla platea si gridava <Viva l’Italia> e ad ogni giunger degli autori sulla scena era un delirio: il Lombardo e il Napoletano uniti insieme in un solo trionfo nella città eterna italiana”.

Francesco Canessa

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17 marzo, 2011 Posted by | Francesco Canessa, Giornalismo, Giornalisti, Musica, Musica Lirica, Opera, Riccardo Muti, Teatri, Teatro San Carlo | , | Lascia un commento

A Milano Concerto benefico di Lv Wei per il Capodanno cinese

Concerto benefico di Lv Wei per il Capodanno cinese

6 febbraio 2011 ore 21.30

Teatro degli Arcimboldi di Milano




Concerto benefico, in occasione del Capodanno Cinese, in cui si esibirà Lv Wei (nella foto), una delle cantanti più importanti in Cina, diretta dal celebre Maestro Lu Jia.
Organizzato dalla China International Culture and Arts Company di Pechino e lo Studio Lentati di Milano, con il sostegno del Comune di Milano – Assessorato alla Cultura, settore Spettacolo, il concerto si terrà il 6 febbraio 2011 al Teatro degli Arcimboldi di Milano alle ore 21.30 e il ricavato sarà devoluto all’Ospedale San Raffaele di Milano.
Parteciperanno David Righeschi e Gaetano Del Vecchio e il quartetto Andrea Tosoni, Fabrizio Rispoli, Marco Gallo e Tony Guerrieri
L’Evento è un’occasione di confronto tra la musica italiana e la musica cinese. Saranno eseguiti brani musicali cinesi tradizionali e moderni, alternati ad alcune delle più famose arie e canzoni della musica lirica italiana, oltre ad alcuni brani tratti dal repertorio classico napoletano. Nella prima parte dello spettacolo Lv Wei canterà alcune canzoni tradizionali cinesi, accompagnata dall’Orchestra sinfonica e dal coro del celebre Maestro Lü Jia.
Il soprano duetterà con il tenore Gaetano Del Vecchio (“Torna a Surriento”) e con il quartetto vocale Four Four canterà “Funiculi Funicula”. Quest’ultimo concluderà questa prima parte eseguendo alcune delle più celebri canzoni tradizionali napoletane (O sole mio).

Dopo un breve intervallo Lv Wei eseguirà alcuni brani tratti dal repertorio lirico italiano, da sola (O mio babbino caro di Giacomo Puccini) o in duetto con il tenore David Righeschi (Brindisi della Traviata di Verdi).

Il tenore canterà inoltre la celebre romanza Nessun Dorma di Giacomo Puccini.

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3 febbraio, 2011 Posted by | Agenda Eventi, Art, Arte, Cantanti, Canto, Concerti, Direttori d'orchestra, Italia, Music, Musica, Musica Lirica, Opera, Regioni | , , , , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Taccuino personale di Francesco Canessa:L’ORGOGLIO DEI PANNI STESI

L’ORGOGLIO DEI PANNI STESI di Francesco Canessa
da “La Repubblica” – Napoli  del 7/12/2010

 

Via della Spiga a Milano si vestirà a festa per somigliare nei giorni del Natale a un vicolo di Napoli, no festoni qualunque, ma composizioni luminose d’autore che rifanno i panni stesi da un balcone all’altro, disegni multicolori e luccicanti di camice e lenzuola, magliette e calzini. E’ una via che fa da lato maggiore al rettangolo del grande shopping, in parallelo con la via Montenapoleone e tra le due si snodano le vie Borgospesso, Santo Spirito, Gesù. Il massimo del massimo della sciccheria lombarda. Qualcuno ha storto il muso, qui da noi, qualche altro s’è percosso il petto, piagnucolando sull’ingiustizia del mondo ribaldo che di Napoli vede ed amplifica solo i segni negativi. Codesti napoletani afflitti da complesso di inferiorità, cui ha dato anche voce un foglio cittadino, sarebbero oggi risanati se negli anni passati avessero fatto un viaggetto a Salisburgo in occasione di una qualsiasi puntata del Festival di Pentecoste dedicato alla Musica di Scuola Napoletana, che Riccardo Muti ha progettato e dirige da quattro anni. Lì a trasformarsi in un vicolo di Napoli è stata fin dal 2007 Haffnergasse, una delle stradine più caratteristiche del borgo antico ed anche la più elegante per le botteghe griffate che vi si affacciano. Panni stesi da un lato all’altro, rifatti dagli scenografi del Festival: una crinolina settecentesca accanto a un jeans, una palandrana scura e scialli variopinti e persino la maglia azzurra con il 10 di Maradona. Un patchwork allusivo al tempo che scorre e alla tradizione che resta, col tema arcaico di “Jesce sole!” diffuso dagli altoparlanti.  Nel sole che  la dugentesca sequenza musicale  invoca non c’è soltanto la speranza di un popolo – spiegava una nota esposta all’inizio della strada – ma la chiarezza della sua filosofia, la luce che sta negli occhi dei Pastori da Presepe del Sammartino o del Gori, nelle gouaches o nelle pitture della Scuola di Posillipo  o nella combinazione armonica della <settima napoletana> che tutti i grandi compositori hanno adoperato e adoperano,  oppure nel meccanismo dell’Opera buffa, punto di riferimento di tutte le scuole locali europee. Quei napoletani afflitti avrebbero trovato l’antidoto nell’entusiasmo dei visitatori d’ogni paese – Salisburgo è un terminale del turismo culturale internazionale – che fuori degli orari di opera e concerto affollavano Haffnergasse, fotografavano, ripiegavano i depliants e spendevano felici nei negozi, ciascuno dei quali, intorno al mezzogiorno faceva sfilare le proprie modelle sul red carpet piazzato al centro del vicolo. Molti, troppi napoletani non sanno quanto la città oggi precipitata anche per colpa loro all’ultimo posto nella classifica di vivibilità, sia ancora considerata sponda ideale da culture diverse o lontane: durante il Festival di quest’anno il cinema principale di Salisburgo proiettava “Napoli è una canzone” un <muto> del 1927 protagonista la diva del tempo Leda Gys girato sulle pendici del Vesuvio, con la vecchia funicolare ancora operante, e intorno a una Capri semplice e verde. Film anche drammaturgicamente coinvolgente, scelto dal filmologo viennese Wilbirg Brainin-Donnenberg e per l’occasione arricchito dalla musica elettronica composta ed eseguita dal vivo dal trio del Klangforum Wien un tedesco, un austriaco e una messicana. Questo avveniva intorno alla Haus fur Mozart e alla Felsenreitschule ove Muti alternava la direzione della Betulia Liberata del salisburghese Mozart a quella dell’aversano Jommelli, e alla Sala Grande del Mozarteum, ove Fabio Biondi e i suoi strumentisti di Europa Galante eseguivano un oratorio di Adolph Hasse, il <sassone-napoletano>. Così come negli appuntamenti precedenti della Pentecoste salisburghese, chi scrive questa nota e i pochi concittadini arrivati ai piedi della rocca del principe-arivescovo Coloredo, provarono passeggiando sotto i panni stesi di Haffner gasse un sentimento inconsueto e piacevolissimo: l’orgoglio d’essere napoletani.

Francesco Canessa

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13 dicembre, 2010 Posted by | Arte, Austria, Direttori d'orchestra, Francesco Canessa, Giornalisti, Letteratura, Musica, Musica Lirica, Opera, Riccardo Muti, Salisburgo, Salzburger Festspiele | , , , , , , , | Lascia un commento

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