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comunicazione eventi di Musica Arte e Teatro

Venerdì 15 dicembre a Padova Summertime Choir e Medici con l’Africa Cuamm contro la mortalità infantile e la distruzione dell’ambiente


Il rosso e il verde, i tradizionali colori del Natale, assumeranno nuovi importanti significati in occasione dell’atteso tradizionale appuntamento concerto organizzato dal Summertime Choir, venerdì 15 dicembre, alle ore 21.00 alla Kioene Arena di Padova.

Il rosso, il cuore, la solidarietà.
Anche quest’anno il ricavato del concerto sarà devoluto all’Associazione Medici con l’Africa Cuamm per il progetto “Prima le mamme e i bambini. 1.000 di questi giorni” che intende prendersi cura dei primi 1.000 giorni di vita del bambino, dal periodo che va dall’inizio della gravidanza fino ai suoi primi due anni di vita.
In Africa 1 bambino ogni 3, con meno di 5 anni d’età, è malnutrito e così anche 1 donna incinta ogni 3. L’obiettivo del programma di Medici con l’Africa Cuamm è quello di integrare l’accesso al parto sicuro con interventi nutrizionali efficaci.
L’intervento punta all’educazione alimentare sia durante la gravidanza che nel bambino appena nato, dando attenzione ad alcune malattie che pregiudicano lo sviluppo del feto, come l’ipertensione e garantendo interventi essenziali ed efficaci anche per la mamma.

«Mamme e bambini sono in Africa le categorie sociali più deboli e indifese – spiega don Dante Carraro, direttore del Cuamm – e noi abbiamo scelto di stare accanto a loro, garantendo i “mattoni” di un servizio sanitario: il parto sicuro, la vita del neonato, la lotta alla malnutrizione acuta che uccide e a quella cronica che abbruttisce. Questo è l’obiettivo del programma “Prima le mamme e i bambini. 1000 di questi giorni” che stiamo realizzando in 7 paesi africani a sud del Sahara. Siamo gente che si sporca le mani, sul posto, e per fare bene il nostro lavoro abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti. Per questo per noi è molto bello e importante l’appuntamento del concerto di Natale dei Summertime, ormai una tradizione per Padova. Ci aiuta ad aprirci alla città, a coinvolgere più persone nella nostra missione, anche con dei momenti di festa e condivisione, per dare voce, tutti insieme, all’Africa e alla sua gente».

Il verde, la Terra, l’Ambiente.
Quest’anno i Summertime vogliono anche farsi portavoce e cassa di risonanza di chi, studiando e conoscendo a fondo l’ambiente naturale attraverso la fotografia, intende tutelare e valorizzare la natura, l’ambiente e il paesaggio.
In collaborazione con Nico Zaramella ed alcuni dei più noti fotografi naturalisti del mondo, è nato quindi il progetto “Earth” che mira a sensibilizzare le persone verso un rapporto equilibrato tra l’attività umana e la natura.
Questo ha portato anche ad una scelta di repertorio che avrà anche cura dei temi legati alla salvaguardia dell’ambiente e che consentirà la proiezione di contributi video con fotografie scattate dai fotografi che saranno presenti in sala a promuovere l’evento.
Sarà inoltre valutato l’impatto ambientale del concerto e dell’attività associativa dell’anno, e per contrastare il consumo energetico verrà piantato un numero di alberi che consentano di coprire la quantità di anidride carbonica emessa per la realizzazione del concerto.

Per realizzare due progetti così ambiziosi i Summertime hanno riunito sul palco della Kioene Arena di Padova 40 cantanti, 22 orchestrali diretti dal M° Fabrizio Castania, 10 ballerini capitanati da Etienne Jean Marie, e 7 musicisti.
Parteciperanno inoltre grandi ospiti nazionali e internazionali che hanno rinunciato al loro cachet convinti dell’importanza di questi obbiettivi: Koryn Hawthorne, giovanissima finalista a The Voice USA; Jermaine Paul, vincitore di The Voice USA e candidato al Grammy con Alicia Keys; Tobias Hug, già beatboxer e basso del famoso gruppo a cappella “The swingle singers” e ora arrangiatore di successo nella serie-musical Glee; Peder Karlsson, mentore musicale e consigliere del gruppo vocale XXL Perpetuum Jazzile e fondatore del The real Group.
Peder, ospite perfetto per rappresentare il messaggio di “Earth”, fa anche parte della rete di attivisti End Ecocide Sweden, che collabora con l’avvocato inglese Polly Higgins,

Dall’Italia arrivano invece Aba, finalista di Xfactor 2013, promotrice dell’evento e da sempre legata alla famiglia Summertime nonostante abbia proseguito, dopo i programmi televisivi, con la propria carriera solista internazionale; e il Venice Vocal Jam (VVJ), gruppo vocale a cappella italiano, che spazia dal jazz al pop/rock alla musica spirituale, sia in lingua italiana che in dialetto Veneto.

«Puntiamo come sempre ad essere artisticamente innovativi – conclude Walter Ferrulli, Direttore Artistico del Summertime Choir – Con un coro sempre più energico e talentuoso ed un repertorio che partendo dal Gospel contemporaneo, attraverserà tutti i generi musicali per suscitare emozioni forti».

L’evento gode del patrocino della Provincia e del Comune di Padova ed è realizzato realizzato grazie alla partnership con Despar.
Partner dell’iniziativa sono: Fairness, Banca Mediolanum, O bag, Vergati.
È realizzato inoltre con il contributo di: Anaci, Avis Padova, Centro Infiniti Padova, Sticar.
Partner Tecnici: Organic Pure Care, Four Points by Sheraton Hotel, Kripa, Angoli di Mondo, Ettore Franceschi PH, Ninety9 Design Studio. Media Partner: Sgaialand, Radio Bella&Monella.

Per informazioni
Infoline: 349.355.01.94
Segreteria organizzativa:
info@summertimechoir.com
www.natalesummertime.com

Biglietti
Poltronissima Platea: 35€
Poltrona Platea: 30€
Platea numerata: 25€
Tribuna Aria (non numerata): 15€ – ridotto under 12: 10€
Tribuna Tribuna Fuoco numerata: 20€
Tribuna Acqua numerata: 25€
Tribuna Terra Premium numerata: 35€
Under 6: ingresso gratuito
Disabile e accompagnatore: ingresso gratuito previa prenotazione a biglietti@summertimechoir.com

I biglietti sono disponibili nei punti vendita Ticketone e online su ticketone.it
Oppure, senza diritti di prevendita scrivendo a biglietti@summertimechoir.com.
Biglietti disponibili anche presso la segreteria di Medici con l’Africa CUAMM, (Via San Francesco 126, Padova), Bar Patrizio, Via Kennedy, Campodarsego (PD)
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Summertime Choir
Dal 1991, anno di fondazione, il Summertime Choir ha viaggiato per l’Italia e l’Europa con i suoi concerti carichi di musica ed energia, coinvolgendo migliaia di spettatori in quello che ormai è diventato il secondo nome del coro, il “Treno dell’energia”.
Per 4 anni sono stati ospiti di Papa Giovanni Paolo II per il concerto di Natale in Vaticano, hanno partecipato a numerose altre trasmissioni televisive, tra le quali, l’Ice Christmas Gala, davanti a diecimila persone al Mediolanum Forum e milioni di telespettatori da casa (lo spettacolo è stato trasmesso su Canale 5) e la più recente apertura dell’ultima edizione di ITALIA’S GOT TALENT. Da diversi anni auto-organizzano il concerto di fine anno per regalare il ricavato ad associazioni onlus del territorio (importante è stata la collaborazione con Nuova Famiglia, ma anche Cuamm, Città della Speranza, Hospice Pediatrico di Padova, IOV, AISMME, AVO, Croce Verde, AISME Onlus, ecc.), con un crescente successo di pubblico.
La regia e la direzione artistica è affidata a Walter Ferrulli.

Walter Ferrulli
Walter Ferrulli entra nel coro nel 1991 come corista e dopo una rapida crescita come tastierista, pianista rapper e produttore artistico, diviene direttore artistico nel 2000.
Compositore di molti brani inediti del gruppo collabora col maestro Renato Serio per l’esecuzione del brano Say You Will che viene proposto in aula Nervi a Roma durante il concerto Natale in Vaticano in onda su Rai Uno in prima serata.
Nel tempo sviluppa l’idea di uno show che avvicini il coro e la band ad una orchestra classica e nel 2002 esordisce al teatro Verdi di Padova con il Christmas Gospel Show.
Il nuovo spettacolo cresce di anno in anno registrando il sold-out in molti teatri italiani e nel 2011 i Summertime, si esibiscono al PalaFabris di Padova davanti a 4500 persone in uno dei concerti più emozionanti della storia del gospel italiano divenendo a livello artistico uno dei cori gospel di riferimento per le nuove realtà corali nascenti in Italia ed in Europa, successo confermato con l’ultimo spettacolo del 2016, con ottimo riscontro di critica e pubblico.

Medici con l’Africa Cuamm
Nata nel 1950, Medici con l’Africa Cuamm è la prima Ong in campo sanitario riconosciuta in Italia e la più grande organizzazione italiana per la promozione e la tutela della salute delle popolazioni africane.
Realizza progetti a lungo termine in un’ottica di sviluppo.
A tale scopo si impegna nella formazione in Italia e in Africa delle risorse umane dedicate, nella ricerca e divulgazione scientifica e nell’affermazione del diritto fondamentale della salute per tutti. In oltre 65 anni di storia: 1.569 sono le persone inviate nei progetti: di queste 422 sono i ripartiti una o più volte; 5.021 gli anni di servizio effettuati, con una media di 3 anni per ciascuna persona inviata; 1.053 gli studenti ospitati nel collegio: di questi 688 italiani e 280 provenienti da 34 paesi diversi; 217 gli ospedali serviti; 41 i paesi d’intervento; 163 i programmi principali realizzati in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e varie agenzie internazionali.
Attualmente è presente con 180 operatori, impegnati in 42 progetti, in Angola, Etiopia, Mozambico, Sierra Leone, Sud Sudan, Tanzania, Uganda.
A livello nazionale e internazionale Medici con l’Africa Cuamm è membro di Medicus Mundi International, la federazione internazionale di organismi di cooperazione in campo sanitario.
È inoltre parte anche di Link 2007, associazione che riunisce undici delle principali Ong italiane.

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14 dicembre, 2017 Posted by | Agenda Eventi, Canto, Danza, Fotografia, Musica, Musica Jazz | , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Dal 14 dicembre 2017 al 7 gennaio 2018 Spazio Kromìa, in collaborazione con il Riot Laundry Bar, propone la mostra “Felici dentro: Maradona per Castanò”

Franco Castanò – Diego Armando Maradona – C.sy Kromìa e Archivio Pressphoto

Giovedì 14 dicembre 2017, alle ore 19.00, Kromìa è lieta di presentare, presso il Riot Laundry Bar (via Kerbaker, 19 – Napoli Vomero), “Felici dentro: Maradona per Castanò”, mostra personale di omaggio al fotoreporter Franco Castanò prematuramente scomparso nel 2014.

Nel corso della serata inaugurale, dj-set di Maradona Sound System.

In mostra, sei opere fotografiche di medio formato in bianco e nero di Franco Castanò, titolare per anni dell’agenzia fotogiornalistica Pressphoto attiva dagli anni ‘70, l’uno e l’altra tra i principali e più acuti testimoni della cronaca della città partenopea e della storia del Calcio Napoli.

In scatti indimenticabili, l’icona di Maradona si rivela persona e mito attraverso lo sguardo unico dell’autore.

Direzione Artistica: Donatella Saccani
A cura di: Diana Gianquitto

Al termine della mostra, le opere resteranno in vendita, oltre che presso Spazio Kromìa, anche presso Riot Laundry Bar.

L’evento si inserisce infatti nel progetto di collaborazione di Kromìa con Riot Laundry Bar, spazio di creatività e incontro trasversale in piena linea con la mission Kromìa di allargamento della fruizione artistica e dell’espressione fotografica.
La mostra è anche quindi occasione per Kromìa di arricchire, in espansione dell’attività della sua sede storica di via Diodato Lioy, il suo corner espositivo e di vendita – dedicato in particolare a opere di piccolo formato in gift box – presso Riot Laundry Bar.

Franco e Diego
(nota critica di Diana Gianquitto)

“Se non sono felice dentro, non riesco a essere un campione” (D. A. Maradona)

Ebbrezza.
La folla è un’arena, i cori un unico corpo. Il Divo Diego avanza, con fare quasi timido, subito sciolto in un abbraccio istintivo. Quello che non sai nemmeno perché, ma avvolge da subito le grandi storie d’amore, come l’immediato riconoscersi l’uno nell’altra del più vulcanico fantasista della storia con Partenope, che la fantasia ce l’ha da sempre avuta ogni giorno nel vivere e resistere, nonostante i suoi molteplici martirii. Così come ha bruciante, in quel caldo luglio del 1984 in cui Maradona viene presentato al San Paolo – ancora troppo vicino alle macerie del novembre di quattro anni prima – la voglia di risorgere alla dignità e alla gioia dopo il devastante terremoto. E la rinascita dell’orgoglio di un popolo può passare anche da un campo verde. Lo saluterà il giovane argentino, dopo l’emozione iniziale e alla fine di quel pomeriggio, riempiendolo di baci, e sapendo che la festa e l’amore sarebbero solo iniziati, in quel momento. E ne diventerà, di quel prato e di tutta la città che ogni domenica vi riversava il proprio pensiero, il simbolo, il terapeuta, il sogno di rialzarsi.

Dietro di lui c’è un fotografo, un testimone, un uomo, che guarda da uomo e da solo a solo – nell’anfiteatro incombente che di migliaia di corpi ne fa uno – quello che già era stato incoronato Re del calcio: Franco Castanò, titolare della storica agenzia fotogiornalistica Pressphoto, una delle più attive che Napoli e il Meridione abbiano mai avuto. Sceglie prospettive alle spalle, laterali, inaspettatamente intime, Castanò. Entra nelle pieghe di quegli occhi ancora fanciulli, e forse proprio per questo già ardenti, del campione che non ha mai dimenticato di voler essere, semplicemente, quel ragazzo che si diverte troppo a tirar calci e che un giorno era stato scoperto talento nella sua città natale. Il fotografo lo segue nelle esultazioni, bizzarrie, gestualità e sospensioni spontanee, cercando e trovando la persona nell’icona. E nel coglierne i capelli al vento, in un istintivo rovesciare la testa, lo staglia anche contro un background sfocato e abbacinato – quasi gotico sfondo sacrale fatto metà di cielo, metà di folla di tifosi/fedeli – rivelandone la doppia natura di uomo e di mito.

Perché Franco era così: solare e generoso, fotoreporter che non dimenticava mai, un po’ come l’asso argentino, che il suo lavoro l’aveva scelto perché lo rendeva felice, così come mai tralasciava di cercare, anche nei più scottanti fatti di cronaca, l’umanità – e non la strumentalizzazione morbosa – di una storia. E quella storia d’amore là, tra un ragazzo e il suo mare di sguardi, quel giorno e per molti anni ancora dopo, Castanò l’ha sempre guardata negli occhi, dalla sua camera, puntando l’obiettivo e il cuore verso Maradona come se fossero soli. Così come a ciascuno e uno a uno quel campione, che per tutti sarebbe diventato semplicemente Diego, tirava baci quel giorno.

Info:
Spazio Kromìa
Napoli, via Diodato Lioy 11 (piazza Monteoliveto)
08119569381
3315746966
info@kromia.net
www.kromia.net

Orari di apertura (verificare via telefono):
lun/merc/ven 10.30-13.30 e 16.30-19.30
mar/giov/sab 10.30-13.30

Riot Laundry Bar
Napoli, via Kerbaker 19 (Vomero)
08119578491
https://it-it.facebook.com/riotlaundrybarandclothes/

Orari di apertura Riot Laundry Bar:
lun-ven 10.00-14.00 e 16.00-2.00
sab 8.00-2.30
dom 18.00-2.00

8 dicembre, 2017 Posted by | Agenda Eventi, Campania, Fotografia, Italia, Napoli, Regioni | , , , , , , | Lascia un commento

Sabato 2 dicembre allo Spazio Kromìa inaugurazione della mostra “Far away from the eyes” di Salvatore Castaldo

Courtesy Kromia e l’Artista

Kromìa è lieta di presentare “Far away from the eyes”, personale dell’artista Salvatore Castaldo

In mostra quindici opere fotografiche di medio formato in bianco e nero dalla più recente ricerca dell’autore.
In continui slittamenti e riconoscimenti di senso, immagini di sculture divengono entità emozionali e verità riposte, in un allestimento a griglia che potenzia arditi tagli compositivi, accostamenti illuminanti e ritmica chiaroscurale.

Direzione Artistica: Donatella Saccani
A cura di: Diana Gianquitto

Lontano dagli occhi
(nota critica di Diana Gianquitto)

Fotosofia.
Ectoplasmi di luce nell’ombra, apparizioni galleggianti dal fondo. Lucidità inaspettata, rivelatrice. Indefinitezza sommessa di sfumati, pittorici come sussurri.
Il vedere fotografico di Salvatore Castaldo è conoscere. Sospeso tra brume sfocate che occultano il pedissequo dischiarando il senso emotivo, e inattesi tagli e dettagli arditi, abbacinanti come illuminazioni.
Memore della constatazione di Paul Valery, secondo il quale solo la fotografia era riuscita a svelare dinamiche – come il movimento – fino ad allora oscure, anche per Castaldo la camera apre un atto gnoseologico, e di sensazione corporea insieme, che ha a che fare con la conoscenza.
Ma il conoscere della poesia, diretto, immediato, spontaneo, intuitivo e non cerebrale.

In particolare, per il fotografo l’obiettivo è risveglio, capacità di andare oltre la visione, oltre la mera registrazione meccanica del reale, e verso piuttosto il valore che lo stesso Valery tributava all’emergere lento dell’immagine dal negativo fotografico, che diviene quasi alter ego dell’affiorare della memoria e della coscienza, fino a tangere la funzione rivelatrice dei lati riposti del reale che il poeta francese attribuiva alla letteratura.

Fotografia e letteratura. Castaldo inizia a fotografare, da scrittore, quando sente di aver bisogno di altra grammatica e dinamica espressiva.
Gli sfrangiamenti di luce e di ombra, le improvvise illuminazioni, il filtro della lente che interdice eppure disvela il contatto diretto con la natura divengono il suo nuovo tessuto linguistico: ulteriore dimensione per parole che chiedono di uscire sotto forma di visioni.

Semplici, ma potenti. «Ogni visionarietà è semplice» (cit. Salvatore Castaldo), scivola dalle parole degli occhi dell’artista, e trasforma ciascuna rivelazione in un’estasi, lontana da ogni onanismo.
«Non faccio fotografie, ma faccio “Della fotografia”». E ancora, «il mio lavoro non è uniforme, ma multi-forme»: come nelle parole dell’autore, il suo atto fotografico è un inseguimento, al di là della contingenza dello scatto, del senso stesso del medium e dell’essenza, seppur fugace, oltre il vedere superficiale indotto dall’odierna sovresposizione alle immagini.

Un’esperienza di intensità e profondità visiva catturata come radiazione luministica così pulsante che, non a caso, nella fruizione dell’arte di Castaldo si è inevitabilmente irretiti dal tessuto di ritmico cadenzamento di ombre liquide e improvvisi abbagliamenti di luce che sembrano imprimersi direttamente dall’energia del soggetto.
E di nuovo si torna al Valery ricordato da Vittorio Magrelli: «il privilegio della fotografia risiede infatti in un’immediata aderenza ai dati dell’oggetto ritratto: calco della luce, emulsione diretta dell’oggetto. (…) La sua superficie riproduce il reale come quella liquida riflette Narciso».
Ma anche, negli improvvisi raggrumamenti e vortici di pathos emergenti dal fondale oscuro, ai volti drammaticamente affioranti dal buio caravaggesco delle “Sette opere di Misericordia”, inevitabile sedimentazione nella memoria partenopea dell’autore.

Visi, sguardi, epidermidi intensamente teatrali, come quelli di marmo e bronzo nelle opere di Castaldo, per il quale in esse «ciò a cui si assiste è una tragedia greca», ricordando con Roland Barthes che «non è attraverso la Pittura che la fotografia perviene all’arte, bensì attraverso il teatro».
Ed ecco che le pietrificazioni narrative ed emotive di altri artisti del passato divengono nodi d’azione e pause sceniche di distensione, gesti, attimi, un punctum emozionale e filosofico tanto più vero quanto momentaneo ed evanescente, e quindi permanentemente autentico nel suo respirante vibrare e mutare.

E infatti, anche la griglia in cui Salvatore Castaldo formalizza le sue immagini è contrappunto ricco di pathos, appunto, caravaggesco e teatrale, un’architettura e stesura di note visive che ricerca direttrici compositive ampie e non globulari, secondo acute e audaci tensioni diagonali e concentrazioni drammatiche agli angoli, intervallate da panneggi barocchi di bianchi, depurate in intervalli di più classiche suggestioni, ed equilibrate al centro da assialità egittizzanti.

Scritture e teatri di luce e sofia fotografica, in una partitura di bianchi e neri potenziante rimbalzi e rimbombi interiori e sostenuta secondo una modulazione perpetua attorno a paradossi visivi e sensoriali, etica della bellezza ed emulsione energetica dal mondo.
Far away from the eyes, sulla strada della poesia.

Info:
08119569381
3315746966
info@kromia.net
www.kromia.net

Orari di apertura (verificare via telefono):
lun/merc/ven 10.30-13.30 e 16.30-19.30
mar/giov/sab 10.30-13.30

17 novembre, 2017 Posted by | Agenda Eventi, Campania, Fotografia, Italia, Napoli, Regioni | , , , | Lascia un commento

Venerdì 6 ottobre allo Spazio Kromìa inaugurazione della mostra “Concerto essenziale di terra e di cielo”, personale napoletana dell’artista e fotografo Marco Iannaccone/Scarlet Lovejoy

Courtesy Kromia e l’Artista

Kromìa è lieta di presentare “Concerto essenziale di terra e di cielo”, personale napoletana dell’artista e fotografo Marco Iannaccone/Scarlet Lovejoy.

In mostra, cinque opere fotografiche di medio formato dalla serie “Concerto essenziale di terra e di cielo”, scattate nella valle dell’Engadina in cui visse e creò, a fine Ottocento, il pittore divisionista Giovanni Segantini.
Distanti dall’essere mera fotografia di paesaggio, le visioni di Marco Iannaccone/Scarlet Lovejoy sono icastizzazione di un luogo e modalità dell’anima di riallineamento energetico, e al tempo stesso viaggio reale e metaforico alle fonti della creatività e del linguaggio non solo di Segantini ma dell’arte tutta, indagati attraverso un modulo formale ripetuto che da cornice si fa codice segnico, e contemporaneamente abbraccio emotivo.

Luci dei miei occhi
(nota critica di Diana Gianquitto)

Il culto della luce. Orchestrato nel tempio di una natura rigeneratrice. Attraverso la grammatica, oggi talora scandalosa, del bello e del sublime. Ma attraverso la ricostruzione, in senso letterale, di uno sguardo, che si fa interno ed esterno contemporaneamente.
La genesi degli scatti paesistici di Marco Iannaccone/Scarlet Lovejoy è indissolubilmente legata, in senso non aneddotico ma profondamente spirituale, all’intima dinamica estetica che li muove.
L’esigenza, improvvisamente percepita nella sua potenza in un momento di vissuto particolarmente intenso dell’artista, di un attimo di raccoglimento, di riallineamento energetico nel quale ritrovare identità e struttura delle proprie forze, viene risvegliata e al tempo stesso confortata dal contatto, durante un viaggio, con l’ammaliante natura rigeneratrice dell’Engadina, che già ospitò e nutrì la vicenda artistica di Giovanni Segantini.
Dimensione panica che però, nel caso di Iannaccone, viene assimilata attraverso un filtro intimamente percettivo, una camera oscura di silenzio, contemplazione, ascolto e riordinamento, che da mood atmosferico e creativo si fa vero e proprio modulo formale, fortemente caratterizzante l’intera serie, nell’ovale nero che incornicia le vedute.
Così, in un viaggio reale e – in continuo slittamento di livelli – metaforico, la ricerca delle fonti e dei luoghi della creatività del grande pittore divisionista diviene più intimamente accostamento alla sua forte energia e presenza spirituale, al suo timbro sacrale, al suo panteismo, necessari al momento biografico particolarmente incisivo dell’autore, ma in senso più allargato anche viatico di riflessione sul motore stesso di ogni fare ed essere arte.
Ed ecco dunque che i filamenti di luce aurea, i colori puri, cangianti, iridescenti, e le misteriose atmosfere luministiche della ricerca divisionista di Segantini – a loro volta modo per staccarsi dalla pedissequa rappresentazione di una natura di cui si vuole invece mostrare la profondità come allegoria e simbolo di vita, nascita, trasformazione e morte – divengono in Iannaccone riflessi dorati e contrasti mozzafiato di chiarore e oscurità, modulanti in un “Concerto essenziale di terra e di cielo”*, ora la maestosità di un infinito più vicino al sublime romantico, ora scorci di familiarità agreste più prossima.
Su tutto, l’aleggiare rassicurante e materno, pur nelle sue declinazioni più grandiose, dell’Alma Mater Natura, del legame profondo dell’uomo con essa, forza primigenia particolarmente amata e avvertita dall’artista, ancor più dopo gli esiziali avvenimenti dell’ultima e dolente attualità dell’area vesuviana. Ciò che abbiamo, e ciò che potremmo perdere.
Ed è appunto quasi in abbraccio protettivo di questo esterno – che di noi stessi è anche genitrice e culla – così come, contemporaneamente, di un’intimità necessitante di balsamo, che si curva la cornice attorno ai paesaggi: un nero che non è buio ma ristoro, e focalizzazione, presa di fiato; un ovale che si fa occhio, sguardo interno ed esterno contemporaneamente, bilanciamento di osservazione e premura interne, verso il sé, ed esterne, verso l’altro; un modulo gestaltico e insieme metalinguistico che inquadra l’oggetto d’interesse, esalta e coscientizza le composizioni prospettiche e direttrici lineari e unifica la diversità delle visioni, nel loro ritmo alternato di orizzonti infiniti spezzati da cunei montuosi; un oculo simbolo dell’atto del vedere e della camera fotografica, e al tempo stesso attribuente incredibile pittoricismo alle immagini; e infine, segno forte culturale attraverso la storia dell’arte di tutte le epoche, a partire dai ritratti di cubicula pompeiani inscritti in cerchi e dalle cornici istoriate delle miniature medievali, fino al michelangiolesco Tondo Doni, ai dipinti fiamminghi di Bruegel o Bosch e, più avanti, alle ellissi liberty, all’illustrazione, al rettangolo lobato di Segantini stesso in L’Angelo della Vita o al Luca Maria Patella di Rubedo a Montefolle.
Mille oculi/occhi d’arte per mille immagini di una sola natura; la stessa che nelle visioni di Marco Iannaccone, a umani assenti o solo evocati da panchine e vele timidamente sperdute, o affacciati come novelli viandanti friederichiani su infiniti mari di nebbia, vuol ricordare di ritrovarsi, e non rovinarsi, per i dirupi della propria immensità; la stessa che riluce dagli occhi dell’arte o dell’uomo in ogni sguardo autentico, verso il sé o verso l’altro.

(*) “Concerto essenziale di terra e di cielo” è felice espressione critica di Nino Barbantini sulla pittura di Segantini nel suo Giovanni Segantini, 1926.

Info:
08119569381
3315746966
info@kromia.net
www.kromia.net

Orari di apertura (verificare via telefono):
lun/merc/ven 10.30-13.30 e 16.30-19.30
mar/giov/sab 10.30-13.30

25 settembre, 2017 Posted by | Agenda Eventi, Arte, Campania, Fotografia, Italia, Napoli, Regioni | , , | Lascia un commento

Venerdì 23 giugno Spazio Kromìa, in collaborazione con Riot Laundry Bar, presenta il nuovo progetto del fotografo, compositore e musicista Fabio Orsi “Il ricordo improvviso dell’assoluto stupore”

Particolare del box set di Fabio Orsi – Courtesy Kromìa e l’artista

Kromìa è lieta di presentare il nuovo progetto del fotografo, compositore e musicista Fabio Orsi “Il ricordo improvviso dell’assoluto stupore”, in una serata speciale artistica e musicale, venerdì 23 giugno, alle ore 19.00, in collaborazione con Riot Laundry Bar (v. Kerbaker, 19 – Napoli Vomero), spazio polifunzionale dedicato a musica, arte, moda, food e lifestyle.

In mostra, una trentina di opere fotografiche di medio formato, tratte dalla nuova serie “Il ricordo improvviso dell’assoluto stupore” di Fabio Orsi, oltre al box set della serie completa, cofanetto in edizione limitata edito da Backwards, contenente libro fotografico e vinile musicale LP Picture Disc, inserto e cartolina.
Inoltre, nel corso della serata con aperitivo di inaugurazione, Fabio Orsi suonerà in una esibizione dal vivo dando voce, coi suoni ammalianti ed evocativi della sua musica, alle atmosfere sospese delle sue fotografie, ampia serie in bianco e nero dedicata alle sottili epifanie di bellezza nel quotidiano, e alle impalpabili, ma irretenti, spontaneità e illuminazioni emotive da esse spalancate.

Così descrive Backwards il fascino e la suggestione del lavoro:
“Il primo libro fotografico di Fabio Orsi! In uscita in abbinamento a un vinile, con un’unica e lunga traccia inedita, che è una sorta di ‘summa’ dell’universo musicale di Fabio Orsi: come i suoi primi lavori, “Il ricordo improvviso dell’assoluto stupore” è una traccia di ambient drone music profonda, con chitarre lontane e un afflato nostalgico. Ipnotica e melodica allo stesso tempo, perfettamente complementare e di completamento al suo lavoro fotografico.”

Dopo l’evento del 23 giugno, la opere in mostra resteranno in esposizione presso Riot Laundry Bar fino al 7.7.2017, e resteranno in vendita, oltre che presso Riot Laundry Bar, anche presso Spazio Kromìa.

L’evento sarà anche occasione per Kromìa di presentare, in espansione dell’attività della sua sede storica di via Diodato Lioy, il suo nuovo corner espositivo e di vendita – dedicato in particolare a opere di piccolo formato in gift box – presso Riot Laundry Bar, spazio di creatività e incontro trasversale in piena linea con la mission Kromìa di allargamento della fruizione artistica e dell’espressione fotografica.

(Comunicato a cura di Diana Gianquitto)


KROMÌA è una piattaforma italiana (in versione bilingue italiano-inglese) di vendita on-line (www.kromia.net) per collezionisti, interior designers, architetti, ed amanti dell’arte in cerca di stampe fotografiche d’autore di alta qualità.
E’ una galleria virtuale che raccoglie un’attenta selezione di autori contemporanei e non, che utilizzano come mezzo espressivo la fotografia.
La selezione è effettuata con un criterio curatoriale in quanto gli autori vengono valutati sulla base della loro professionalità, e della qualità e coerenza del lavoro svolto.
Tale scelta è effettuata, da parte dei fondatori di KROMÌA, mettendo in campo la loro esperienza pluriennale di collezionisti e direttori di una galleria d’arte contemporanea di ricerca, con una programmazione incentrata sulla fotografia e la videoarte.
Lavoriamo a stretto contatto con i nostri autori al fine di proporre un’offerta più ampia possibile in quanto a temi, stili e tecniche sempre nel rispetto dei più alti standard qualitativi.

Normalmente le Gallerie d’arte offrono a collezionisti, Istituzioni e Musei, pezzi unici o in tirature molto limitate con prezzi a 3 o 4 zeri.
In alternativa, esistono le edizioni di massa, rappresentate dalle riproduzioni di capolavori della Storia dell’Arte che si possono trovare generalmente nei negozi di poster o negli shop dei Musei.
Esiste dunque un gap di mercato che KROMÌA intende colmare offrendo ai propri clienti: 1) stampe fotografiche di altissima qualità, scelte secondo criteri curatoriali, ma a prezzi accessibili che possano allettare giovani collezionisti ed amanti della fotografia e dell’arte; 2) uno strumento professionale per gli interior designers e gli architetti tale da poter ampliare la possibilità di scelta in termini di qualità-prezzo dei propri clienti intenzionati ad acquistare opere d’arte per arredare la propria casa.
Le immagini poste in vendita da KROMÌA sono tutte edizioni limitate e firmate dall’autore.
L’acquisto delle stampe fotografiche può essere effettuato direttamente online secondo la procedura classica dell’e-commerce ponendo cioè l’articolo nel carrello, inserendo i dati per la fatturazione e la spedizione e poi pagando con carta di credito, Paypal o bonifico bancario.
La stampa è affidata a laboratori di indiscutibile esperienza e serietà o, nel caso delle stampe in bianco e nero ad ingranditore, ad artigiani seri ed affidabili che hanno saputo preservare con amore e passione le tecniche tradizionali di stampa.
Allo stesso modo le cornici vengono realizzate da professionisti del settore selezionati dalla nostra organizzazione per la loro esperienza pluridecennale.
KROMÌA pone inoltre la massima cura nell’imballaggio e nell’affidare la spedizione a corrieri di fiducia che assicurino standard elevati del servizio in termini di celerità ed accuratezza.

Info:
Spazio Kromìa
Napoli, via Diodato Lioy 11 (piazza Monteoliveto)
08119569381
3315746966
info@kromia.net
www.kromia.net

Orari di apertura (verificare via telefono):
lun/merc/ven 10.30-13.30 e 16.30-19.30
mar/giov/sab 10.30-13.30


Riot è una struttura polifunzionale che nasce nella ex sede della storica libreria “Loffredo”.
L’intero concept ruota attorno alla sostenibilità: dalla fornitura energetica, proveniente interamente da fonti rinnovabili agli arredi riciclati, passando per la commercializzazione e trasformazione di alimenti bio ed a Km Zero.
Riot si impegna infatti a scegliere accuratamente i propri fornitori in base alle loro politiche di produzione e nel pieno rispetto dell’ambiente.

Il “Brain Wave Store” si sviluppa su 3 livelli ed in 4 sezioni ispirate ai lavaggi del denim:

Level 0 / +1

Stone Washed
Il livello 0 ospita il Laundry Bar.
Wellness Bar diurno, dedicato al benessere, al relax, alla cura del corpo dove potrai gustare estratti, centrifughe, frullati, tisane, thè, con un unico comune denominatore: la salute.
American Bar di sera dove potrai provare cocktail, long drink, selezioni di birre e vini campani, tutto all’insegna del divertimento.
Tutti i prodotti, creati “ad hoc” e a Km0, sono scelti per la stagionalità e la denominazione controllata.

Raw Washed
Il livello +1 ospita la SpeackEasy Zone una sala dove potrai rilassarti su comodi divani e accoglienti poltrone, gustando un cocktail con amici o per una riunione di lavoro.

Bleached
Restando nel livello 0 e +1 c’è l’ Exhibit Space dove potrai godere di un’esposizione di opere proveniente da artisti emergenti del territorio Campano.

Level -1

Destroyed
Il cosiddetto “Basement” è dedicato al mondo dei Clothes con l’Apparel Shop, curato da London Vomero con i brand più giusti del momento sia street che glam e il nostro progetto cardine la Denim Factory dove potrai creare, customizzare i tuoi jeans, dalla scelta del denim, al fit, al lavaggio ed infine il trattamento di invecchiamento e usura. Insieme al nostro Denim Specialist, infatti, potrai personalizzare il tuo jeans utilizzando, esclusivamente, una linea di prodotti a zero impatto ambientale, la “GreenOfChange” dell’azienda leader del settore Garmon, partner del progetto.
Infine tutto quello che ruota attorno al Vinyl con il Record Shop interamente dedicato alla vendita di dischi da collezione o per la tua borsa da Dj.

Riot Laundry Bar
Napoli, via Kerbaker 19 (Vomero)
08119578491
https://it-it.facebook.com/riotlaundrybarandclothes/

Orari di apertura Riot Laundry Bar:
lun-sab 8.00-2.00
dom 18.00-2.00

12 giugno, 2017 Posted by | Agenda Eventi, Arte, Arte contemporanea, Campania, Fotografia, Italia, Musica, Napoli, Regioni | , , | Lascia un commento

Venerdì 17 marzo allo Spazio Kromìa di Napoli inaugurazione di “Noi Vivi” personale di Roberta Basile

Roberta Basile - Courtesy Kromìa e Kontrolab

Roberta Basile – Courtesy Kromìa e Kontrolab

Venerdì 17 marzo, alle ore 19.00, presso Spazio Kromìa (via Diodato Lioy 11, adiacenze piazza Monteoliveto – Napoli), inaugurazione di “Noi Vivi”, personale napoletana di Roberta Basile.

In mostra, cinque opere fotografiche di grande formato dalla sua nuova serie, premiata al Festival Corigliano Calabro 2016.

Un reportage di trascinante respiro su una Napoli ancora – e nonostante tutto, sempre di più – in vita e resiliente, innanzi alle grandi sfide della contemporaneità come integrazione, globalizzazione, fenomeni mediatici.
Forte del suo essere patria di deflagrante energia, salda memoria, rinnovato sogno.

Partènope (testo critico a cura di Diana Gianquitto)
“Irrituale, diretto”. Come il vivere.
Ma anche riordinato, focalizzato. Verso il cercare, per esso, un senso.
Se, come nel pensiero del teorico della comunicazione Franco Lever, talento del pioniere del fotogiornalismo Erich Salomon era proprio la capacità di saper riprendere al di là di ogni rito e stereotipo formale gli accadimenti, Roberta Basile va oltre. Verso la comprensione, l’interpretazione, l’arte.
Fotogiornalista è per certo, nel midollo, per il suo non risparmiarsi, abbandonandosi al vortice che la risucchia all’interno della situazione. E di movimenti a vortice, dall’alto, quasi mulinelli visivi di teste o braccia che dirigono veloci verso il focus dell’immagine, ve ne sono molti, nelle sue visioni. Così come di tagli accelerati, quasi chirurgia d’emergenza di diagonali anelanti di arrivare dritte al punto. Nel cuore del contenuto emotivo e fattuale dell’accadimento.
Tuttavia, innegabile è per la fotografa anche una particolare e innata abilità compositiva, che la induce a tirar fuori armonizzazioni, o meglio riordinamenti, dal caos. A “tentare di offrire per esso una interpretazione, di ordinare attraverso lo scatto”, come nelle sue stesse parole.
E così, la ripresa della folla in adorazione della diva e divina Sofia si può trasformare in orizzontale bipartizione tra una Terra affollata di ammiratori e un Cielo ideale da cui – quasi messia incarnato – è appena scesa l’attrice, mentre frattale centripeto di euritmica collettività culturale diviene il flash mob di musicisti, attorno al nucleo generativo del giovane artista nel mezzo. Felliniano onirico volo cinematografico di camera è la cattura dello stupore di una bimba al Carnevale nella Sanità, tanto quanto invece strong è l’inignorabile centralità scultorea del fist bump di un jewellery designer napoletano, ornato delle sue stesse creazioni, a metà tra cultura hip hop con citazioni Pop da Lichtenstein e assolutizzazione espressiva memore della mano guantata di Tiziano o autoritratta del Parmigianino. La stessa inaspettata focalizzazione che palesa l’intrinseca qualità informale, materica e segnica, di un muro graffito nel Tunnel Borbonico che dà nome alla mostra, denotandolo quasi come Scrittura-Pittura di Cy Twombly. O ancora, approfondendo l’analisi tra altre opere della serie, non in mostra ma in scuderia Kromìa, in struttura piramidale di muscolosa michelangiolesca sodezza e vittoriosa celebrazione si trasfigura l’abbraccio di due amanti al Mediterranean Pride, così come, nel vuoto tra i palazzi, imbuto ritmico che riporta alla terra come tamburi è la danza degli immigrati africani manifestanti con i disoccupati.
In fin dei conti, anche materna e profondamente femminile è questa abilità di Roberta Basile, unica fotogiornalista partenopea: trasformare in utero e camera gestazionale quello spazio riposto di buio e di vuoto che è l’obiettivo, quella pausa infinitesimale ma inevitabile che attraversa ogni immagine del reale prima di divenirne la fotografia; e, in quella presa di fiato, si costruisce il senso. Embrione che prende forma dall’amorevole accogliere in sé e nella propria attenzione l’energia genetica di un territorio – assurgente a dimensione esistenziale – percepito come microcosmo atomico, organismo vivente, Xàos etimologico, inteso come forza generatrice.
Ed ecco perché quelle di Roberta Basile non possono essere che storie non di Gomorra ma di una città figlia di una Sirena ammaliante scioltasi per amore, racconti di speranza, della sua resilienza, della sua vita, che graffia sulla pietra, partorendola all’arte con la fotografa, NOI VIVI.

Info:
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Orari di apertura (verificare via telefono):
lun/merc/ven 10.30-13.30 e 16.30-19.30
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2 marzo, 2017 Posted by | Agenda Eventi, Arte, Campania, Fotografia, Italia, Napoli, Regioni | , , , | Lascia un commento

Giovedì 1 dicembre allo Spazio Kromìa inaugurazione di “1 .”, prima personale napoletana del duo fotografico Latododici (Chiara Arturo e Cristina Cusani)

Courtesy Kromia e l'Artista

Courtesy Kromia e l’Artista

Kromìa è lieta di presentare “1 .”, la prima personale napoletana del duo fotografico Latododici (Chiara Arturo e Cristina Cusani).

In mostra, centoventi opere di piccolo formato incorniciate in una frame/installazione: un primo possibile punto che non chiuda, ma apra prospettive, sul primo anno del progetto di ricerca delle due giovani ma consapevoli artiste, unificato e sostanziato dalla convergenza di dimensioni (formato quadrato di dodici centimetri per lato), atmosfere estetiche ed emotive (distesi cromatismi e armonioso sentire), modalità operative (scatti essenziali da cellulare) e formalizzazione finale (curati packaging di qualità artigianale in materiali naturali).
Completano la mostra, oltre ad alcuni esempi dei diversi packaging finali delle opere, un pieghevole a fisarmonica con una serie inedita del duo su Napoli e un libro rilegato a mano con la totalità delle opere realizzate finora da Latododici.

La vita, d’un balzo
(nota critica di Diana Gianquitto)

La sostenibile profondità dell’essere.

Lieve non è necessariamente superficie. Ma, etimologicamente, è agile, rapido. Capace di saltare al di là, oltrepassare – nell’antica consapevolezza della sua radice sanscrita lagh – in un sol balzo leggero il feticismo cerebrale in cui troppo tristemente l’Occidente spesso, onanisticamente, si consola dalla sua paura di sentire.

Levità, non superficialità, sono le gocce di visione di Latododici: porzioni di tempo e di mondo, angoli di percezione rubati da cellulare, da uno sguardo di tecnologia ormai così intima e quotidiana da aver dimenticato da tanto vanaglorie futuristiche, per posarsi confidenziale e tenera come bruma sul mondo, impalpabile, discreta, e lasciarlo poi un po’ più personale di come lo si era trovato.

Recuperando autenticità e immediatezza, le apparizioni ottiche di Chiara Arturo e Cristina Cusani sono sintesi, appunti o, meglio, intuizioni pregne di potenzialità. Potenzialità, più che per futuri sviluppi progettuali, per aperture percettive. Non incompiuti abbozzi, ma nuclei energetici. Intuizioni bergsoniane o aristoteliche, modo di arrivare alle cose direttamente, senza passare attraverso una pedante o diacronica analisi. Partendo induttivamente dal basso di ogni giorno e ogni respiro, dalle myricae che sbocciano ogni istante negli occhi e nel cuore.

Naturalmente, per saperle cogliere e restituire senza farle sfiorire in banalità né appesantirle in leziosità, sono richieste sensibilità e cultura visiva, nonché consapevolezza e padronanza del linguaggio e dell’uso del mezzo, per quanto semplice. Le stesse che, nonostante la giovane età, nutrono la ricerca di entrambe le artiste, ciascuna nella sua unicità, pur nel raggiungimento di un sapore legante, quell’inconfondibile atmosfera rarefatta e serena che rende le loro opere immediatamente riconoscibili in forza, come nelle loro parole, “più che di un punto di vista, di un mood comune”.

Non vi verrà svelato da chi deriva l’uno o l’altro scatto, ma sarà solo pretesto per perdersi maggiormente nel sortilegio di un’eufonia riuscita il citarvi il vissuto del paesaggio di Chiara (inteso come frutto combinato di filtro personale, memoria e realtà), la sua ricerca sulla percezione e la sua sensibilità alla facies epidermica della foto (resa quasi bidimensionale pattern informale da un appiattimento luministico), il suo intimismo zen capace di cogliere l’attimo semplice, così come l’introspezione impavida di Cristina, la sua istintiva abilità nella metafora e nell’assonanza concettuale, la sua sperimentazione non virtuosistica ma profondamente metalinguistica tra analogico e digitale, il suo monocromo a colori addolcente la policromia in transizioni graduali e in un unificante effetto abbagliato. La componente relazionale processuale e operativa, insita nella volontà di essere duo e di incontrarsi in specifici momenti laboratoriali di scelta e di dialogo comuni, è spia del resto di un’attitude relazionale e integrante decisamente più ampia, di un olismo connaturato che si manifesta non solo nella sintonia corpo-anima, universale-particolare, quotidiano-esistenziale che pervade ogni scatto di Latododici, ma anche nella cura non feticistica ma amorevolmente sinestetica che incarna ogni loro opera in un oggetto-packaging artigianale in materiali naturali da accarezzare con tatto e sguardo, e non da ultimo nella tensione di incontro col fruitore che anima l’idea di promuovere una fruizione allargata e democratica della loro arte. Che ciascuno possa avere di essa non un feticcio, ma un oggetto-souvenir, memoria di un piccolo sogno più che di un gran viaggio pindarico, ma di un sogno da poter ripetere ogni giorno, in un’altra dimensione.

Ogni giorno, come il primo. Il primo del presente. Ed ecco quindi 1 .: non mettere un punto_dove finisce l’ora, ma fare un punto_finora. Abbracciando, non rinchiudendo, la caleidoscopica molteplicità delle centoventi opere a oggi nate in una cornice/installazione che come frame/gestalt permetta l’autocoscienza, consenta di imbibirsi nel midollo dell’esperienza di ricerca appena fatta rivedendovisi come in uno specchio, rendendola a sua volta nuovo elemento, modulo, mattoncino costruttivo, microcosmo per nuovi macrocosmi.

Del resto, di lievi, impalpabili, agili e incessantemente mobili atomi, da Democrito in poi, è composto in ogni sua profondità il mondo. Così come, da Dante in poi, “al vento nelle foglie lievi / si perdea la sentenza di Sibilla”.

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22 novembre, 2016 Posted by | Arte, Fotografia | , , , , | Lascia un commento

Venerdì 11 novembre allo Spazio Kromìa di Napoli inaugurazione di “Diamond Dogs – Officina post industriale”, nuova personale del fotografo Toty Ruggieri

Courtesy Kromia and the Artist

Courtesy Kromia and the Artist

Venerdì 11 novembre, alle ore 19.00, presso Spazio Kromìa (via Diodato Lioy 11, adiacenze piazza Monteoliveto – Napoli), inaugurazione della Mostra “Diamond Dogs – Officina post industriale”, nuova personale napoletana del fotografo Toty Ruggieri.

In mostra, quattro pannelli/poster fotografici di grande formato tratti dalla serie, recentemente confluita in progetto editoriale Yard Press appena presentato al Museo Madre, che l’artista ha dedicato al Diamond Dogs – Officina post industriale (così chiamato dal celebre brano di David Bowie), storico locale musicale e artistico che nella stagnante e martoriata Napoli degli anni immediatamente successivi al terremoto dell’Ottanta divenne luogo di sperimentazione e ritrovo per l’avanguardia giovanile punk e creativa dell’epoca, locale e internazionale, rendendosi motore di speranza e rinnovamento.

Folla.
Musica.
Oscurità.
Luce.

Taglienti come lame di riflettori nel buio, assertivi come banner di segnaletica culturale, gli scatti verticali di Toty Ruggieri aprono squarci, attraverso il tempo e il mito, sulla caverna-fucina dello storico Diamond Dogs.

Il sudore, la calca, il chiasso, il Punk. Ma anche inaspettate oasi di individui bloccati, più che isolati, dalla folla a conoscere se stessi. Quasi come se non potendo scappare al caos non restasse altra via che attendere, incontrando sé.

L’ormai mitologica stagione del leggendario locale musicale e artistico scavato nelle cave di tufo della Napoli post-terremoto, incunabolo dell’avanguardia giovanile che in quegli anni, come nella memoria dell’autore, “tra trasgressione e rivoluzione, sceglieva la terza via della creatività”, diviene nella scelta espositiva contemporaneamente simbolo e manifesto: simbolo, perché inaspettatamente essenzializzata nel rinvenimento degli archetipi di un contesto; manifesto, perché del simbolo non si fa astrazione cerebralizzante, ma comunicazione ancora e sempre rivivificata per parlare al presente, facendogli, per buona misura, assumere la forma quasi di poster, non in ammiccamento, ma in semantica aderenza al contenuto.

E così, in una prassi fotografica che si dipana nel raccogliere, più che ricercare, apparizioni – quasi demoni, spiriti, evocazioni – comparenti e catturate in condizioni estreme, sortilegi intrinseci di ferma padronanza artistica appaiono i bilanciamenti prospettici, gli equilibri dinamici compositivi, spesso incernierati su istantanee, spontanee sezioni auree, i composit di multipli patterns e superfici visivi inaspettatamente eufonici. Il tutto, in un monocromo che semplifica il più che variegato ed esuberante assunto contenutistico non per neutralizzarne, ma per renderne più diretta la dirompenza, riuscendo inoltre a coglierne la ribollente vitalità con un contrappunto di luci e ombre che, alternandosi e richiamandosi, si bilanciano in inattesa armonia, testimoniando il continuo movimento di una materia umana in costante trasformazione.

Ed ecco allora folla, come assembramenti di visi in una rembrandtiana Ronda di notte corale, atra, barocca; abbagliamenti o epifanie nel buio postsimboliste su singole deità musicali alla Moreau; stranianti visioni d’involontaria ironia e tenerezza rilucenti in un magma oscuro, ribollente, lucido, informe, di energie umane e sociali: stava prendendo forma la speranza di futuro, per una massa d’azione creativa che sceglieva rumorosamente di essere mai mandria.

(testo critico a cura di Diana Gianquitto)

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30 ottobre, 2016 Posted by | Agenda Eventi, Campania, Fotografia, Italia, Napoli, Regioni | , , | Lascia un commento

Venerdì 14 ottobre allo Spazio Kromìa di Napoli inaugurazione della mostra “I-Disclaim. Stolen Moments of Unconscious People” a cura di Vito Campanelli

cover by Guendalina-fazioli-2016-courtesy kromia-and-the-artist

Cover by Guendalina Fazioli 2016 – Courtesy Kromia and the Artist

Venerdì 14 ottobre, alle ore 19.00, presso Spazio Kromìa (via Diodato Lioy 11, adiacenze piazza Monteoliveto – Napoli), inaugurazione della Mostra “I-Disclaim. Stolen Moments of Unconscious People”, a cura di Vito Campanelli e in collaborazione con gli studenti del Corso di Teoria e Metodo dei Mass Media dell’Accademia di Belle Arti di Roma.

“I-Disclaim” è un progetto di ricerca che indaga il modo in cui strumenti digitali di cattura dell’immagine ormai pervasivamente penetrati nella vita quotidiana, quali smartphones e tablets, vengono percepiti in luoghi e contesti pubblici.
Partendo dal modello storico di “Esposizione in tempo reale numero 4.
Lascia una traccia fotografica del tuo passaggio”, l’operazione estetica di Franco Vaccari alla Biennale di Venezia del 1972 in cui l’artista, predisponendo una cabina fotografica automatica, esortava i visitatori a fotografare ed esporre la propria immagine, Vito Campanelli invita gli allievi del suo corso di Teoria e Metodo dei Mass Media presso l’Accademia di Belle Arti di Roma a registrare – con qualsivoglia strumento digitale a eccezione delle macchine fotografiche – immagini rubate al quotidiano in luoghi pubblici, col solo vincolo del monocromo b/n e col divieto di postproduzione, per “far emergere i contenuti dello strumento al posto di quelli dell’artista che tutto controlla”.
Il processo da lui così innescato, in tal modo, partendo dal concetto di inconscio tecnologico di Franco Vaccari, delinea una possibile riflessione sullo statuto contemporaneo dell’immagine e rinviene dinamiche e sensibilità sociologiche attuali relative al vissuto della tecnologia e dei mass media.
Innescando un dispositivo di ricerca sociale ed estetica che assurge a esperienza di format art, Vito Campanelli, con gli autori degli scatti, mostra come all’innalzarsi del livello di penetrazione della strumentazione tecnologica corrisponda una inversamente proporzionale diminuzione del nostro grado di consapevolezza a essa relativa e della possibilità di privacy, rivelando anche in che modo, infine, sia il processo e flow di incursione e ricognizione a creare senso.
Dal testo critico di Vito Campanelli (curatore della mostra, con la direzione artistica di Donatella Saccani): “Occorre […] accettare la casualità, occorre accettare i doni misteriosi della macchina fotografica (i particolari della fotografia sfuggiti al controllo dell’operatore), occorre soprattutto riconoscere che lo specifico della fotografia è dato dal fatto che l’apparato mette in forma ciò che il fotografo non ha neppure visto”.

In occasione della mostra sarà pubblicato il catalogo del progetto “I-Disclaim” realizzato dagli studenti del Corso di Teoria e Metodo dei Mass Media dell’Accademia di Belle Arti di Roma per Edizioni Mao.
La mostra e il catalogo sono coprodotti da Boundless Housing.

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7 ottobre, 2016 Posted by | Agenda Eventi, Campania, Fotografia, Italia, Napoli, Regioni | , , , , | Lascia un commento

Venerdì 20 maggio allo Spazio Kromìa di Napoli inaugurazione della mostra fotografica “Winter in America” di Nicolas Pascarel

Courtesy Kromìa e l'artista

Courtesy Kromìa e l’artista

Venerdì 20 maggio, alle ore 19.00, presso Spazio Kromìa (via Diodato Lioy 11, adiacenze piazza Monteoliveto – Napoli), inaugurazione della Mostra “Winter in America” di Nicolas Pascarel.

In mostra, due pannelli di grande formato dalle atmosfere intime e sospese, capaci di far dialogare arte fotografica e letteratura in sorprendente cortocircuito linguistico ed evocativo: opera tra le opere, un racconto scritto dal fotografo diviene parte integrante e deflagratore generativo del progetto espositivo.

Pas encore, ne plus
(nota di Diana Gianquitto)

Ottundimento. E vertigine.
Affacciati così da una finestra, protendendo le reni e l’attesa così forte da far male, acuendo sguardo e cuore, assordati dal vento di sale e dal suo sapore sulle labbra. Innanzi a noi, l’Oceano.
Osservazione e precipizio. Non è così di tutti il vivere, almeno in qualche rivolo, tensione di procacciamento e struggimento degli infiniti non ancora, o non più, di cui son fatte le imperfette finestre temporali ed esistenziali delle nostre vite?
Come per l’inquieto e nostalgico amante proteso “comme un condor” nel racconto di Nicolas Pascarel dalla finestra della sua torre sull’Oceano, a scorgere l’arrivo incompiuto dell’amata, o per il passeggero sulla vettura dello scatto in mostra, affacciato a un finestrino che solo gli consente di vedere un’inesatta porzione di reale dalla centralità perduta e preclusa, perché troppo veloce, o troppo lenta, è andata la vita sulla strada della sua capacità di percezione.
Brivido libertà paura.
Affacciati a quelle finestre, mai perfettamente centrate con le nostre fami o esitazioni, solo in compagnia degli unici due infiniti capaci di puntellarne gli infissi: l’Oceano d’inconosciuto e possibile fuori di me, l’interminabile infilata di piani dell’arroccamento di torre dentro di me. Lì su quella torre. Che è la torre della distanza e del ritrovamento. Del perdere nello straniamento e nell’isolamento, ma anche dell’orientamento e del ritrovare.
Sé, casa, amore. Più che inevitabile difesa, unica ricostruzione possibile – nel marasma dei flutti continuamente mutanti – dell’unico luogo possibile inattaccabile, presenza interiorizzata di sensus sui ipsius e di tutto ciò che ci è stato levato.
O ancora non corrisposto a ciò che spetta.
Volutamente imprecisa e irrazionale, la finestra di sguardo fotografico ritagliata da Nicolas Pascarel risucchia, monopolizzante unica regina nel biancore della parete, sfonda come apertura ultradimensionale, disorienta, decolloca.
Per poi, solo apparentemente rassicurati, rimbalzare nello straniamento maggiore di un altro tessuto linguistico, non più visivo ma verbale, e straniero, quello del racconto in francese di Pascarel – lingua natale dell’autore, ma non del contesto di fruizione – generatore del progetto espositivo.
Non didascalia ma specularizzazione postconcettuale, traslazione interlinguistica quasi da Narrative art, costruzione, in ultima analisi, di quell’unico e terzo luogo in cui la narrazione del logos e l’altra dell’imago trovano integrazione, in sistemico accrescimento, nella nuova e terza entità della partecipazione interiore del fruitore.
A osservarla di sfuggita, quella veduta dal finestrino dai colori saturi e cupi eppure vibranti, metafisici, è solo errato spicchio di mondo, squilibrio di luci e tagli e dettagli negati, preclusi, appunto come se la macchina della vita si fosse avanzata o arrestata troppo velocemente, per poter inquadrare allo sguardo e alla conoscenza angolazioni centrate, o letture esatte.
Ma a ben vedere, una mirabile sapienza di sciatteria fenomenologica costruisce un perfetto cannocchiale ontologico di rettangoli degradanti: il perimetro dell’opera, poi il nero del finestrino, quindi la porzione di terreno e grattacielo insieme inquadranti lo specchio di cielo; finalmente, l’infinito, non più riassorbito da alcuna frazione di sguardo.
Molteplici finestrini in uno, quasi sovrapposizione sincronica della diacronica, dolorosa infilata di finestre degli immensi grattacieli emergenti, interminabili verso il cielo come ciascun giorno d’attesa, abbandonati e risorti come le speranze.
Assorbendo verso il basso e a sinistra nell’approssimarsi dal punto di fuga al punto di vista di chi scatta, il risucchio del cannocchiale segue l’iconografia della diagonale compositiva avvertita come “perdente” secondo la percezione umana (al contrario della diagonale puntante in alto e a destra, non a caso utilizzata in ogni ritratto a condottieri vittoriosi a cavallo), eppure arrivato al fondo incrocia i versi, con rimbalzante doppio movimento, verso l’alto e l’esterno, invertendo grazie alla scansione luministica – progressivamente crescente in alto e a destra – sensi emotivi e semantica compositiva.
Volutamente imprecisi e irrazionali, appunto, ma luminosi. Come l’amore.
E così, il mondo è lì e noi tirati indietro. Ma andiamo avanti. Come il protagonista del racconto tira avanti ad aspettare l’amata. Con determinazione e amorevole eterna dedizione, pazienza. Non snervata e ostile. Il perdono nella delusione e nell’attesa. Trasfigurando, novello D’Annunzio o Petrarca, in natura meravigliosa anche l’essenza dell’amata, o dell’attesa stessa.
E il disorientamento dell’immagine fotografica si specularizza, con la narrazione verbale, nella surrealtà e straniamento di una sospensione infinita alla Antonioni, macrocontenitore emotivo di riferimento, con il suo The Passenger, del blog fotoletterario di Pascarel da cui proviene il racconto in mostra, vera e propria opera tra le opere.
A veder bene, fotografia e testo dalla Rete in esposizione funzionano esattamente come reciproci dispositivi-interfaccia per attivarsi vicendevolmente, generando insieme, oltre alla già menzionata superiore dimensione di narratività e lirismo interiore nel fruitore, anche un ulteriore spazio integrato di immagine-testo-relazionalità comunicativa web, che dilata nel virtuale l’immaginario e qualifica il progetto di Pascarel come operazione intermediale e interlinguistica ad ampio raggio.
Per non parlare di un ulteriore rimando criptato tra linguaggi, quello del titolo della mostra in inglese – aggiuntivo straniamento – richiamante l’omonimo Winter in America (1974), morbido brano jazz-blues-soul dalla carezzevole nostalgia di testo e melodie di Gil Scott Heron, discusso e sovversivo personaggio anch’egli in perpetuo viaggio tra culture e generi.
Del resto, la perfetta fusione e funzionalità del marchingegno di funzionamento artistico del rimbalzo/specularizzazione tra imago e logos di Pascarel è tutta concentrata lì, proprio in quel “perché comme un condor” – dall’intraducibile idea di piegarsi arcuato, appostamento proteso e teso in scrutamento predatorio, come un condor tra cielo e rupi – che esprime esattamente in verbale maquette l’essenza della fotografia per lui: intraducibile osservazione, ma rapace presa sul reale.
Nostalgia e sehnsucht. Cercare una possibilità di osservazione, e all’osservazione stessa cercare un significato.
Per far acquisire senso a istanti indefinibili. L’unico senso possibile, quello dello spaesamento.
Un po’ come nel vivere dell’autore, straniero ovunque e cittadino dappertutto, trascinato e vissuto tra innumerevoli e forti luoghi di vita e d’animo differenti.
Non per nulla, nelle sue immagini l’artista lascia volutamente nell’ambiguità definizione e punti di riferimento del contesto geografico e situazionale, evocando ma mai suggerendo ipotesi, e lasciando nel disorientamento il fruitore, mai sicuro sulla cittadinanza di cui investire le atmosfere.
E il senso interiore, alla fine, la personale costruzione di una torre di significato, è e resterà l’unica cosa che vale.
Se l’incertezza è la maggior certezza che vi sia, tanto vale farne poesia.
Tentare è premio alla mia ricerca. E così anche baciare la finestra dell’attesa, come fosse il suo soddisfacimento.
In assenza e anelito di definizione, contatto, scambio. Nessun mare può avere onde se non trova coste a rimandarlo indietro, nutrendolo di limite forse, ma di eterno movimento.
E intanto, prenderci cura di noi – “prends soin de toi, Nico”. Coi liberi generi di conforto – “mon confort, pour ne pas dire ma tranchée” – che ciascuno riuscirà a portare su quella torre. Non serve e non piace ingannare l’attesa e se stessi, ma nutrirla e nutrirsi di sale e di baci all’Oceano.
E dell’unica, incommensurabile presenza interiore capace di sostenere le incessanti onde di quei non ancora, non più: la consapevolezza della possibilità e gratitudine di tutti i forse un giorno, però un tempo delle nostre vite.

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15 maggio, 2016 Posted by | Agenda Eventi, Arte, Campania, Fotografia, Italia, Napoli, Regioni | , , , | Lascia un commento