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Sabato 26 maggio 2018, ultimo appuntamento della Rassegna “Le Armonie di Partenope”: MONOGRAFIE DEL ‘900, con i solisti della Wind Symphonietta diretti dal M° Gianni Mola

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SABATO 26 MAGGIO 2018 – ORE 20,30
Ultimo concerto della Rassegna “Le Armonie di Partenope” 2018

I SOLISTI DELLA WIND SYMPHONIETTA

DIRETTORE E ORCHESTRATORE
GIANNI MOLA

VOCE NARRANTE
CARMINE TREMOLATERRA

B. BARTOK Sette danze popolari rumene
D. SHOSTAKOVICH Valzer dalla “Jazz Suite”
E. GRIEG Danza norvegese n.2 in la maggiore
A. KHATCHATURIAN Valzer dal balletto “Masquerade
S. PROKOFIEV “Pierino e il lupo”, Fiaba sinfonica op.67
(Riduzione per 9 strumenti e voce narrante
di Gianni Mola)

I SOLISTI
Arturo Sica, Violino
Antonio Senatore, Flauto
Giuseppe Benedetto, Oboe
Gaetano Falzarano, Clarinetto
Filippo Azzaretto, Corno
Fabio Marone, Fagotto
Camillo Chianese, Contrabbasso
Luisa Esposito, Pianoforte
Paolo Cimmino, Percussioni
Damiano Santucci, Percussioni

PRODUZIONE E REALIZZAZIONE PARTENART
Info biglietti: Tel 081 342 5603 (Botteghino Domus Ars)
BIGLIETTO €.20
RIDOTTO BAMBINI FINO A 12 ANNI, €.10
infoeventi@domusars.it
infopartenart@libero.it

LA WIND SYMPHONIETTA E IL CONCERTO “MONOGRAFIE DEL ‘900”

Dopo il grande successo del concerto tutto dedicato ad Ennio Morricone, ritorna ancora una volta a Napoli, con i suoi validissimi solisti, per chiudere la fortunata rassegna concertistica “Le Armonie di Partenope” 2018, prodotta e realizzata dalla PartenArt, con “Monografie del ‘900”, un raffinato e speciale programma sulla musica del secolo scorso.
“Monografie del ‘900” rappresenta un viaggio tra alcune delle più significative opere che hanno caratterizzato la storia del ‘900 in Europa e nei Paesi dell’Est. Difatti, il concerto accompagnerà il pubblico in questo percorso epocale negli stili che hanno contraddistinto la musica di compositori del ‘900, come l’ungherese Bela Bartok per la musica contadina della Romania, Dmitri Shostakovich per la Russia, il norvegese Edward Grieg, per la cultura popolare nordica, e, inoltrandoci nella regione del Caucaso, fino ad arrivare all’Armenia di Aram Khachaturian. Il viaggio si concluderà con il ritorno in Russia, per entrare, per una quarantina di minuti, nel sognante mondo dei bambini al quale Sergej Prokofiev, tra varie altre composizioni infantili, ha voluto dedicare l’opera orchestrale, gradevole e deliziosa, di “Pierino e il lupo”, che per questa occasione viene presentata in una riduzione strumentale per 9 esecutori e voce narrante, ideata e realizzata da Gianni Mola, fondatore e direttore della Wind Symphonietta. Il ruolo di narratore è affidato a Carmine Tremolaterra, una delle voci più apprezzate della nuova generazione di doppiatori italiani.
La Wind Symphonietta svolge attività concertistica dal 1993.
Trovando la sua spinta vitale nella volontà di un solido gruppo di strumentisti, scelti tra i migliori esecutori provenienti da diverse città italiane, è pervenuto all’idea di creare un organico misto, poliedrico e diverso dalle tradizionali strutture strumentali, nell’intento precipuo di realizzare un originale mezzo divulgativo di espressione musicale che proponga percorsi culturali alternativi attraverso la produzione di eventi ispirati al criterio della qualità globale e dell’innovazione.
La Wind Symphonietta, nella sua attività concertistica in Festivals e rassegne, ha realizzato numerosi progetti musicali, tra cui “Il ‘900 francese” – “Metro Goldwin Music”, La musica nel cinema americano -“Leggende in musica: 40 anni di musiche da film di Ennio Morricone, riscuotendo ovunque calorosi successi di pubblico e di critica.
Il repertorio, molto vasto, spazia dalle pagine spesso rare della musica rinascimentale e barocca a quelle più famose della musica sinfonica, fino ad arrivare a quella contemporanea con una particolare predilezione per la musica del ‘900, quella di estrazione popolare di alcuni Paesi del mondo e per la musica da film.
La caratteristica vincente dell’Ensemble, dovuta alla professionalità e alla provata esperienza dei suoi musicisti, maturata in tutti i contesti musicali, permette di affrontare impegni anche molto complessi.

Vai all’evento facebook:
https://www.facebook.com/events/382567765546103/


 

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22 maggio, 2018 Posted by | Agenda Eventi, Art, Arte, Campania, Concerti, Cultura, Italia, Music, Musica, Napoli, Prima del concerto, Regioni | , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

IL CINQUETTO Comicità in frac, nuovo appuntamento della Rassegna “Le Armonie di Partenope” alla “Domus Ars”

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Sabato 14 aprile, alle 20,30 alla Domus Ars preparatevi al concerto più pazzo del mondo, non crederete ai vostri occhi e alle vostre orecchie! Un concerto dove virtuosismo e comicità raggiungono livelli estremi… preparatevi per un concerto divertente e incredibile!

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IL CINQUETTO “Comicità in frac”

Salvatore Lombardo, Giuseppe Carotenuto, Angelo Casoria, Nicola Marino, violini
Gianni Stocco, contrabbasso

Produzione e realizzazione PartenArt
Direzione artistica Gianni Mola
Sabato 14 aprile 2018 – ore 20,30 Domus Ars – Via Santa Chiara10/c – Napoli
Biglietto: €.15 Ridotto bambini fino a 12 anni: €.5
Vendita biglietti: Domus Ars Tel. 081 342 5603
infoeventi@domusars.it
infopartenart@libero.it
Evento Facebook: clicca qui

 

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11 aprile, 2018 Posted by | Agenda Eventi, Art, Arte, Campania, Concerti, Cultura, Italia, Jazz, Music, Musica, Musica classica, Musica da camera, Napoli, Prima del concerto, Regioni, Swing, Violinisti | , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Venerdì 6 aprile, primo appuntamento con “I Concerti del Conservatorio” S. Pietro a Majella con il pianista Francesco Nicolosi e l’Orchestra diretta da Francesco Vizioli

Concerto 6 aprile 2018

 

Venerdì 6 aprile 2018, alle ore 18,00 parte la Rassegna de “I Concerti del Conservatorio” S: Pietro a Majella di Napoli, nella Sala Scarlatti
Si esibiranno il Maestro Francesco Nicolosi e l’Orchestra del Conservatorio S. Pietro a Majella diretta dal Maestro Francesco Vizioli.

In programma musiche di Beethoven, Liszt-Busoni

Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.

 

PROGRAMMA

Ludwig van Beethoven

Ouverture da “Egmont” op.84

Franz Liszt

Rhapsodie Espagnole

Folies d’Espagne et Jota Aragonese

____________________

Ludwig van Beethoven

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 (1811-1812)

  • Allegro ma non troppo – Vivace
  • Allegretto
  • Presto – Assai meno presto
  • Scherzo Trio
  • Allegro con brio

Francesco Vizioli napoletano, ha compiuto gli studi musicali dapprima a Roma, dove si è diplomato in Pianoforte (con il massimo dei voti), Composizione e Direzione di Coro, poi a Napoli, dove, ultimo allievo di Franco Caracciolo, si è diplomato in Direzione d’Orchestra.
Si è perfezionato a Trier con Sergiu Celibidache, a Venezia con Franco Ferrara e all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, con Norbert Balatsch, in Direzione di Coro.
Esperto del teatro musicale da camera del Settecento e del Novecento, negli ultimi anni ha esteso il suo repertorio ai grandi capolavori dell’Ottocento (Brahms-integrale, Schumann-integrale, Schubert-integrale, Dvorak, Caikoskij, Franck, Mahler) e del Novecento storico (Bartok, Prokofiev, Stravinskij, Petrassi, Berio).                                         Attento da sempre all’aspetto della divulgazione della cultura musicale con la progettazione e realizzazione di centinaia di conferenze, lezioni-concerto, guide all’ascolto, nel 2002 è stato autore e protagonista per Gambero Rosso Channel (RAI SAT) della fortunata serie Banchetto Musicale.                                                                                        Ha curato l’edizione italiana del volume Music and Brain  (Piccin editore).                       Incisioni di opere da camera in CD:                                                                                         P.Arcà,  Il Carillon del Gesuita; M. A. Grétry, Denys le Tyran, Padre Martini, Don Chisciotte

 

Francesco Nicolosi 
Diplomatosi giovanissimo con il massimo dei voti, Francesco Nicolosi parte all’età di diciassette anni dalla sua Catania alla volta di Napoli dove incontra Vincenzo Vitale, riconosciuto didatta tra i migliori della tradizione pianistica italiana.

Ben presto ne diventa uno dei migliori allievi tanto da essere considerato a tutt’oggi uno dei massimi esponenti della scuola pianistica partenopea.  Il 1980 é un anno importante con due Premi che segneranno il suo destino artistico: quello al Concorso Pianistico Internazionale di Santander e – soprattutto – la vittoria al Concorso Internazionale d’Esecuzione Musicale di Ginevra che dà inizio a una carriera internazionale che lo consacra come uno dei pianisti più interessanti della sua generazione..

Si é esibito nelle più importanti sale da concerto del mondo, dalla Queen Elizabeth Hall alla Wigmore Hall di Londra, dalla Victoria Hall di Ginevra alla Radio Nacional di Madrid, e ancora la Salle Gaveau di Parigi, il Teatro alla Scala e la Sala Verdi di Milano, il Teatro dell’Opera e l’Accademia di Santa Cecilia di Roma, il Teatro di San Carlo di Napoli, l’Herkulessaal di Monaco, la Brahmssaal di Vienna, etc.

Oltre che in tutta Europa ha effettuato tournée in Islanda, Russia, Stati Uniti, Canada, Messico, Argentina, Singapore, Giappone e Cina ed è stato ospite dei più esclusivi festival quali: Festival dei Due Mondi di Spoleto, Rossini Opera Festival, Ravenna Festival, Festival di Ravello, Festival Pianistico di Brescia e Bergamo, Estate Musicale Sorrentina, Taormina Teatro Musica, Settimane Musicali di Stresa, Settembre Musica di Torino, Mittelfest,  Weimar Kunstfest, Budapest Liszt Festival, Emilia Romagna Festival, Festival Ljubjana, Vilnius Piano Festival e molti altri.

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5 aprile, 2018 Posted by | Agenda Eventi, Art, Arte, Arte contemporanea, Concerti, Conservatori di Musica, Conservatorio "S.Pietro a Majella", Cultura, Direttori d'orchestra, Music, Musica, Musica classica, musica sinfonica, Napoli | , , , , | Lascia un commento

Sabato 7 Aprile 2018, inaugurazione alla Galleria “Il Triangolo” di Cosenza la mostra CORRELAZIONI ASTRATTE con opere di tre artisti campani, a cura di Maurizio Vitiello

Sabato 7 Aprile 2018, alle ore 17, sarà inaugurata la mostra, curata da Maurizio Vitiello, “CORRELAZIONI ASTRATTE” con opere recenti di tre artisti aniconici dell’area campana: Eduardo FERRIGNO, Antonio IZZO, Gianni ROSSI, alla Galleria d’Arte “Il Triangolo”, Via degli Alimena, 31d, 87100 Cosenza (0984.73633 – http://www.galleriailtriangolo.com info@galleriailtriangolo.com), diretta da Enzo Le Pera.

L’esposizione resterà aperta sino al 20 aprile 2018; orario galleria: 10,30-13.00/16,30-20.00.

Catalogo in galleria.

Scheda della mostra dal catalogo a cura di Maurizio Vitiello:

CORRELAZIONI ASTRATTE

Eduardo Ferrigno Antonio Izzo Gianni Rossi

opere recenti

Da anni Eduardo Ferrigno, Antonio Izzo e Gianni Rossi saggiano i loro studi e i loro interventi in mostre di gruppo; hanno voglia di esprimersi, di “esserci”, di discutere.

E’ chiaro che la prospettiva del domani è nell’attualità dell’arte.

Il loro procedere è un gioco sottile di rimbalzi; orizzonti, profili, panorami s’interconnettono nelle frontiere comuni.

Oggi abbiamo bisogno di bellezza e di sogni; “La bellezza salverà il mondo” afferma il principe Miškin nell’Idiota di Dostoevskij e “Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni” scrive il grande drammaturgo seicentesco che fu Shakespeare, nella sua opera “La tempesta”.

Il loro cammino è accattivante, va verso il “bello” e il loro impegno è sincero; finitime sono le loro impostazioni, e, tra le loro opere, si colgono, si avvertono e si percepiscono “scambi di confine”, nell’alveo di produzioni serissime e nel concreto ventaglio di traguardi raggiunti, già, coerentemente, alle spalle.

 

Da anni Eduardo Ferrigno, Antonio Izzo e Gianni Rossi saggiano i loro studi e i loro interventi in mostre di gruppo; hanno voglia di esprimersi, di “esserci”, di discutere.

E’ chiaro che la prospettiva del domani è nell’attualità dell’arte.

Il loro procedere è un gioco sottile di rimbalzi; orizzonti, profili, panorami s’interconnettono nelle frontiere comuni.

Oggi abbiamo bisogno di bellezza e di sogni; “La bellezza salverà il mondo” afferma il principe Miškin nell’Idiota di Dostoevskij e “Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni” scrive il grande drammaturgo seicentesco che fu Shakespeare, nella sua opera “La tempesta”.

Il loro cammino è accattivante, va verso il “bello” e il loro impegno è sincero; finitime sono le loro impostazioni, e, tra le loro opere, si colgono, si avvertono e si percepiscono “scambi di confine”, nell’alveo di produzioni serissime e nel concreto ventaglio di traguardi raggiunti, già, coerentemente, alle spalle.

Eduardo Ferrigno con la sua pittura riesce a incardinare assi con giustapposizioni, che attirano interessi; insomma, verticalità dimensionano un “assett” centrale, chiaro e netto.

Con questi ultimi lavori distribuisce con acutezza impianti finemente investiti dalle qualità cromatiche dell’oro, sino a coinvolgere cromatismi forti, carichi.

I soggetti hanno voglia di conquistare lo spazio, anzi tentano di sedurlo e d’invaderlo, pienamente.

Questa costante si capta dalla dinamica, dichiarata ed estrema, di intriganti penetrazioni e incursioni, che intendono significare presenze.

Eduardo Ferrigno codifica la redazione delle sue opere con impasti cromatici solidi, convincenti e compatti, perché si riveli un misurato senso tattile, quasi di corporeità, e per favorire, al massimo, l’assunzione icastica della scena.

Nella discrezionalità rigorosa dell’impianto astratto, impostato e strutturato, si legge e si ricava la tendenziale idea di misurare lo spazio, ma, anche, di interpretarlo, integralmente, per possederlo e alla fine per conquistarlo con valenti e pregnanti pluridimensioni cromatiche.

Eduardo Ferrigno non ricorre a iconografie multimediali, ma a scandite estrapolazioni e a gettiti emotivi personali, ed è sempre in continua attività; impegnato, indubbiamente, a inquadrare azioni e a seminare gesti nuovi.

L’artista cerca di dare sostanza alle attese e coglie, nelle sue combinate plastico-pitture, certezze acute di soglie e di limiti, ma fa di tutto perché ci siano varchi, respiri, passaggi, insomma aperture.

Il suo intendimento indugia, con severa discrezione, sull’esterno del mondo e mantiene un giusto e pudico contatto con i sentieri del limite e dell’estremo, che non ravvede come soglie di preclusione, come stop.

Un sentimento di riappropriazione lo spinge a colmare la tela bianca e, allora, legge i sussulti quotidiani, mai pacifici, controllati ed esaminati grazie ad una profonda ed estesa presa di coscienza,  compiutamente corroborata anche dalla disamina di ciò che è stato sedimentato, e che regge,  elegantemente, quasi in decalcomania, “l’esprit du monde”.

Il “focus” dell’azione pittorica, che parte e prende spunto da vene intimistiche, cala, poi, il suo interesse sulla rappresentazione del reale, determinata dalla “comédie humaine”.

Eduardo Ferrigno con estrema sobrietà ha sempre cercato di esplicitare, estroflettere e condensare con un particolare codice linguistico un intenso carico di immagini vigorose, energiche e vivaci, in cui segmenti e cromie potenziano e consolidano visioni e osservazioni rilevanti e costanti.

Le sue opere riescono con l’affondo nella materia a confermare squarci di luci e di verità, spaccati filigranati e riassunti laceranti.

L’artista forma, con significativa abilità, spessori sulla tela per alimentare cromatismi decisi, perché palpitino equilibri di umori e s’inseguano sfere di sentimenti.

Si riesce, così, a captare la volontà dell’artista di significare, con tratti rinforzati ed esperti, agganciati a preposti vettori cromatici, determinati da gesti precisi, un calibrato ventaglio di motivi e di strutture visive.

Eduardo Ferrigno assegna a una scala polarizzata di sequenze di colori, regolata da reticoli di sezioni, che vibrano tra torsioni necessariamente dinamiche, concetti e pensieri alti, nonché istruite considerazioni.

Non solo le parole, ma anche i suoi variegati segni esprimono e dichiarano propositi, investigazioni e ci riassumono l’uomo che, seppur dominante con la tecnologia, riattraversa i miti per by-passare e oltrepassare la storia, ma, in definitiva, insegue libere fughe in avanti.

Il suo itinerario pittorico, sostanziato da suggestioni iconiche, è cadenzato da visioni aperte, nelle quali si percepiscono accadimenti possibili, tracciati da ombre oscillanti e da presenze mutevoli.

Eduardo Ferrigno raccoglie e assembla, seguendo palpitanti visioni, che ricontrolla con un esercizio cadenzato di spessori, tocchi cromatici e di precisazioni strutturali.

Le modulazioni dell’artista, lontane da congetture ipotetiche o da circuiti ingannatori, risultano franche, autentiche.

L’artista, con redazioni pittoriche caricate da tratti spezzati, riesce ad assumere una posizione propria, agganciata, comunque, ai solchi di ambiti di un singolare simbolismo astratto.

La sua pittura snoda sequenze e inquadrature di un universo, raccolto da risposte di uno specchio intimo, ma che guarda anche al mondo.

Oggi, in conclusione, le ultime opere dell’artista, risultano tangenti a una chiave più vicina all’astrazione,

Nella sequenza degli ultimi lavori si percepiscono significazioni ad alta incidenza astratta.

I colori sono stati gradualmente scelti, conquistati, presi, ripresi, verificati, sostanziati, calati, stesi, assunti e determinati.

Le nuove frontiere di un percorso sensibilmente astratto sagomano e profilano campi dell’origine per intercettare e meglio intendere il futuro.

Antonio Izzo continua a sviluppare programmi compositivi agili.

A memoria calma e raffreddata, possiamo sottolineare che la produzione artistica dell’artista deriva da seduzioni e articolati recuperi; da seduzioni perché ha sempre inseguito e sostanziato percorsi della sua ricerca tentando di indagare su vari, complessi e specificati tagli estetici e da recuperi, perché per lui nessun “materiale di risulta” può considerarsi tale, dato che potrebbe avere ancora in sé un lancio di sfida all’estetica.

In una complessa rete di riverberi di cuore e di segni rugosi, tutti tesi a pronunciare una storia di rimandi estremi, e in una sorta di affrancature emotive e di “scarabocchi”, che indugiano e indagano su variabili  “altre”, corrispondenze astratte declinano variegate sequenze immaginative di riscontri intuitivi.

Alcuni dipinti, come ad esempio, “Elemento organico su fondo rosa” (2016), “Verso il Golgota” (2016), “Mediterraneo” (2016), “Nello studio del pittore” (2017), deviano su incasellamenti ed effrazioni, che ricordano, lontanamente, in filigrana e come reliquato memoriale, la “scia” figurale di bimbi in gioco o impegnati nella disputa de “il gioco della settimana” – ma i ragazzini d’oggi sanno che cos’è? –  presente nella produzione di espressività gestuale di Elio Waschimps, dopo, e, prima, di Raffaele Lippi, che fece parte del “Gruppo Sud”, insieme ad Adriana Artiaco, Renato Barisani Raffaello Causa, Ezio De Felice, Renato De Fusco, Armando De Stefano, Vera De Veroli, Alfredo Florio, Vincenzo Montefusco, Federico Starnone, Mario Tarchetti, Guido Tatafiore.

Da non dimenticare che Elio Waschimps e Raffaele Lippi passarono, successivamente, per l’informale, come cita, tra gli altri, giustamente e pertinentemente, Renato De Fusco.

Izzo, ora, rientra con un certo carattere ed espone con una più determinata continuità, da solo e con questo gruppo di amici-artisti.

La voglia di segmentare e approfondire per accertare reali posizioni di giudizio combina un ductus, in cui viene tracciata la redazione di una scrittura da corsivo dinamico al posato manifesto.

Le sue opere meritano attenzione da parte della stampa e della critica, come le opere degli altri due amici artisti, Ferrigno e Rossi, perché incapsulano ardenti sommovimenti, utili frazioni di ricerca e un’incontrovertibile vertigine di riferimenti.

Con le ultime produzioni tende a esplorare, ulteriormente, i limiti e i confini di una diversa percezione dell’arte, il che non guasta.

Antonio Izzo non è, assolutamente, ancorato alla tradizione, né è allineato alle morbide posizioni di moda del momento, che nascono da interessi di mercato, ma spinge a una risemantizzazione del telescopico astratto-geometrico.

Antonio Izzo ha dalla sua differenziate esperienze e su queste ha sempre navigato consapevole per approdare a una “cifra” di lettura, che vede l´uomo e il suo desiderio di vita, convintamente, descritto in un accordo dai mille risvolti.

In tele e carte collega uomo e domani, in un divenire senza tempo.

La moderna tecnologia e il suo status avanzato sono controllati, esaminati  e rilanciati in uno scenario futuribile, tra rimandi e furbizie segniche.

La scienza sta progredendo a passi sostenuti e incontenibili e, talvolta, si sostituisce o s’integra nella potenza ambientale decretando problematiche, non effimere, e se l’artista rileva, dalle membrature della natura e, chiaramente, dalle sue trasformazioni, la ricaduta, in parallelo, geometricamente funzionale determina aggettivate elaborazioni di temperamento astratto.

La scena composta può sostanziare una rapida sintesi e l´artista appronta e contestualizza, con mano rapida e sicura, apparati e risultati in soluzioni grafico-pittoriche, che stringe su formulazioni inquiete.

Ma anche singolari associazioni intervengono in altre stesure.

Su dati aggregati, su bivalenze, su comparazioni si muove la pittura di Antonio Izzo, tutta tesa a sottolineare stime binarie, ricerche del doppio, strategie per multiversioni.

E negli assemblaggi di materiali di risulta combina ciò che è stato, anche, meccanicamente in azione, con elementi segnico-cromatici d´indubbia, invitante, lusinga estetica.

Tangibili pezzi vengono riproposti con abilità per ridisegnare possibili rinascite.

Da condizioni obsolete si passa a condizioni di vitalità visuale, suggerite da una creatività, e cosciente.

Se il sistema aliena, il potere dell’immaginazione può condurre altre verifiche e rinfrancare altre segnalazioni, sino a riabilitare e a ripristinare il già consumato per estendere una vita di fluttuanti segni , nonché addizionate campiture.

Un sottile “stupor mundi” pervade le opere di Antonio Izzo, che vengono fuori da un “mare magnum” di situazioni e circostanze visive e, certamente, si sollevano dall’anestesia etica collettiva e intendono significare, perché vogliono dire ancora qualcosa, scivolando in un codice eminente e franco.

Da equilibri sensibili a tecniche miste indicative, di uno spedito “melting pot” culturale, si sedimentano le dimensioni poetiche dell’artista impegnato a pedinare preziosi sogni fantasmatici, attraverso incredibili reliquati memoriali.

Queste opere di Antonio Izzo devono essere lette con attenzione, perché crediamo che nelle sue elaborazioni s’innalzi il cuore dell’arte, che inganna e rivolge a sé la ragione della ricerca.

Antonio Izzo misura il suo tempo con uno “screening” oculato, attento su tutto ciò che trova e che può riabilitare.

In conclusione, possiamo segnalare che reintegra la percezione dell’occhio estetico e riporta, con candore, a vivificare il “fil rouge” dell’estrema esistenza di segni incisi, di meccanismi riabilitati e di oggettive incidenze astratte.

Insomma, converte, in un sistema coordinato di tagli e pressioni, dimensioni e dispositivi, perché vivano un seguito di un arco vitale.

Gianni Rossi, gioca, da sempre con titoli orientati, talvolta intriganti, insomma appassionanti, e puntualizza con precisa chiarezza la sua linea, sia grafica che pittorica, che ha avuto, serie dopo serie, passo dopo passo, momento dopo momento, enunciazioni chiare, esplicite, capaci, convinte e persuasive, senza inganno alcuno.

Con disegni e chine ha affrontato tesi e tematiche, indicate e registrate in libri e monografie esemplari.

Il vocabolario segnico-coloristico di Gianni Rossi invita a pensare a uno “screening” puramente giocato nello spazio dei contrappesi visivi, degli accordi cromatici e delle sintesi geometrico-compositive.

Ma il peso, il valore degli impasti è anche giocato, in maniera determinata con materie varie, che sceglie con argute risoluzioni.

Ma sotto c’è una mappatura metaforica e una geografia di combinazioni, puro traslato di immaginazioni, in parte, e di assensi strutturali reali, per l’altra buona metà; insomma, solo una lettura attenta, profonda, combinata riesce a cogliere quanto di vigilato è sui piani partecipi della sua pittura, che intende accogliere il mondo esterno, che filtra nella sua anima e nelle sue acquisizioni mentali.

Ciò che è fuori pareggia con l’intimo sentire.

Più volte, nel tempo, abbiamo scritto su e per Gianni Rossi – basta vedere le indicazioni bibliografiche dei suoi cataloghi – e sempre abbiamo posto l’accento sulla predominanza di una voluta disposizione geometrica di base, combinata ad accogliere un sostrato di matericità, nell’approccio con la tela e con altri supporti.

Ma abbiamo anche informato, i lettori di quotidiani e di riviste, su cui siamo intervenuti, che nell’esercizio pittorico di Gianni Rossi s’espande, sulle affinate e incidenti trame e sui dinamici e pulsanti orditi astratto-geometrici, un pregevole dettato segnico, supportato da una tensione poetica, che pone nel gioco compositivo allusioni di racconti, sottilmente e variegatamente affabulanti, per rendere sensi luministici.

La linea geometrica predominante s’imbeve di tessuti materici, di estensioni logico-spaziali armonizzate, amalgamate, connesse con spiriti di corporeità. Insomma, la linea virtuosa s’aggancia a infrazioni materiche, a palpitanti campiture, a reti ben impastate, dove s’estendono motivazioni di ricerca sul senso della vita e sulla stessa pittura.

Crediamo, che, man mano, i suoi lavori saranno sempre più apprezzati dal mondo della critica e ogni opportuna occasione espositiva permetterà una sempre migliore acquisizione del tracciato segnico-pittorico-poetico che valida un percorso di attenzioni massime al mondo.

L’ attuale tracciato dall’artista Gianni Rossi posiziona commenti e aperture. L’artista si sofferma, in modo esteso, a contenere gli imbarazzi contemporanei e a rilanciare possibili visioni di concordia.

Per l’artista ogni mostra è: “ … Una raccolta di opere poste in sequenza, come un divenire di tempi e realtà, di distanze e luoghi, con un costante approccio al territorio, alla geografia di luoghi, alle luci e alle cromie della realtà vissuta. …”.

Le sue tele si inseriscono nel filone dell’astrattismo contemporaneo in cui a prevalere sono linee segmentate e colori volutamente accesi, brillanti e squillanti, attraverso l’uso di acrilici, collages, impasti di polvere di marmo e di carta, e non solo.

Semplicemente, Gianni Rossi percorre le strade dell’astrattismo di matrice lirica, in cui eleganze curvilinee, fraseggi pittorici, ribattute articolazioni e consistenze materiche sottolineano campiture gravide di umori e di verità, mentre segni, segnacoli e segnali intercettano effetti ludici e sorreggono i tagli più squisitamente geometrici in chiave astratta.

Gianni Rossi sa bene come portare avanti la sua personale, garbata descrizione astratto-lirico-geometrica all’interno delle ricerche delle numerose onde astratto-informali, tanto da essere un punto di riferimento per le nuove leve e motivo di studio per giovani studenti universitari.

Ovviamente, è riuscito a determinare e a definire una sua cifra di riconoscibilità, il che non è poco; anzi, è quel molto che lo potrà sempre decisamente contraddistinguere, ma non solo nella sua terra d’origine.

Chi studia l’astratto-lirico-geometrico deve sapere che questo codice interpretativo è stato investigato e reso da artisti di varie latitudini.

Gianni Rossi regola memoria e maniera, riclassifica le tonalità dei colori, rimedia il senso del taglio per agevolare aperture e uncinare valenze certe, in cui spessori rendono profondità reali e, altre volte, cosmiche.

Riuscire, dopo tanti anni di integra ed esperta carriera, a essere riconosciuto come valido interprete di un segmento qualificato, che fa combaciare le estremità dell’astrattismo lirico e dell’astrattismo geometrico, depone tutto a suo favore.

Oggi, Gianni Rossi nella continuità di una linea raffinata dell’arte si pone nella folta schiera delle firme, accorsate e serie.

Il merito principale dell’artista è di aver raccolto e riattivato le sue prese di coscienza in sviluppi vitali con un esercizio quotidiano, di respiro e di metodo, che non lo stanca.

Oggi, più di ieri, prosegue nell’elaborare un circolo di riconsegne estetiche, consistenti e condivise.

Maurizio Vitiello

Napoli, 2018

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4 aprile, 2018 Posted by | Agenda Eventi, Art, Arte, Arte contemporanea, Calabria, Cosenza, Cultura, Italia, Mostre, Pittori e pittrici, Pittura, Regioni, Spazio arte | , , , , | Lascia un commento

Un flash mob da record chiude il progetto My fair Lady sostenuto da Generali e dedicato agli studenti delle Scuole di tutta la regione

Un flash mob da record, ispirato al musical My Fair Lady, in scena in questi giorni con grande successo al Teatro di San Carlo, partirà domani martedì 13 febbraio alle ore 12 da Piazza del Plebiscito, sarà presente il sindaco e presidente della Fondazione Luigi de Magistris. Una performance da primato che vedrà protagonisti un’orchestra di oltre 600 elementi, composta di studenti dei licei musicali, un corpo di ballo composto da oltre 80 ballerini dei licei coreutici e un coro di oltre 800 allievi, tutti provenienti da scuole dell’intera regione. Numeri incredibili per un flash mob che sarà il punto di arrivo di un percorso formativo iniziato lo scorso settembre e che, con il sostegno di Generali Italia e grazie ad Alternanza Scuola /Lavoro, ha visto giovani studenti e ragazzi studiare musica insieme e avvicinarsi al processo di vera e propria “creazione” di uno spettacolo. Un’officina creativa dunque quella nata grazie al laboratorio My Fair Lady, in linea con la mission del progetto di accostare sempre più i giovani all’arte. “Siamo molto contenti di collaborare con il San Carlo su progetti educativi dedicati ai ragazzi, che danno valore all’esperienza Alternanza Scuola /Lavoro con occasioni concrete di apprendimento” ha commentato Lucia Sciacca, Direttore Communication and Social Responsibility di Generali Italia -. Con il Teatro San Carlo condividiamo il convincimento che creare occasioni formative e di coinvolgimento dei giovani nell’arte e nella cultura rappresenti un elemento di crescita dell’individuo e di conseguenza di sviluppo delle comunità”. Il progetto My Fair Lady è a cura della Direzione Affari Istituzionali e Marketing del Teatro di San Carlo.

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12 febbraio, 2018 Posted by | Agenda Eventi, Art, Arte, Canto, Concerti, Coreografi, Coristi, Cultura, Danza, Music, Musica, Musical, Napoli, Teatro San Carlo | , , , , , , | Lascia un commento

EMILIA ZAMUNER QUARTET “Omaggio a Pino Daniele”|Secondo appuntamento della Rassegna “Le Armonie di Partenope” alla “Domus Ars”

 

EMILIA ZAMUNER QUARTET
“Omaggio a Pino Daniele”
Direzione Artistica Gianni Mola
Produzione e realizzazione PartenArt
Sabato 10 febbraio 2018 – ore 18
Domus Ars – via Santa Chiara 10/C Napoli
Ticket €12

 

 

Dopo il successo del concerto inaugurale dei Meditamburi, la rassegna “Le Armonie di Partenope”, prodotta e realizzata dalla PartenArt, con la direzione artistica di Gianni Mola, continua con un’ospite di eccezione: Emilia Zamuner, l’astro nascente del canto jazz. Sarà, infatti, l’atteso concerto dell’artista napoletana a calamitare l’attenzione del pubblico in un appuntamento da non perdere.
La sua performance, che sarà arricchita dal prezioso contributo di Paolo Zamuner al pianoforte, Lorenzo Scipioni al contrabbasso e Massimo Del Pezzo alla batteria, darà vita ad una serata suggestiva, interamente dedicata al compianto Pino Daniele, nel terzo anniversario della sua scomparsa.
Una serata celebrativa in cui Emilia, rileggendo con il suo personalissimo stile vocale i capolavori di uno dei più grandi cantautori del nostro blues e del nostro pop, non mancherà certamente di regalarci un’atmosfera magica, pregnante di forti e vibranti emozioni.

 

 

Ticket €12
Per informazioni, acquisto abbonamento e/o biglietti
Tel. 0813425603
infoeventi@domusars.it
infopartenart@libero.it
Evento Facebook: clicca qui

 

 

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1 febbraio, 2018 Posted by | Agenda Eventi, Art, Arte, Campania, Cantanti, Canto, Concerti, Cultura, Italia, Jazz, Music, Musica, Musica Jazz, Napoli, Prima del concerto, Regioni, Swing | , , , , , , , , | Lascia un commento

13 gennaio 2018|Toscanini e il San Carlo|Conversazione di Francesco Canessa all’Opera Cafè del Teatro San Carlo

Sabato 13 gennaio 2018 alle ore 11,30 all’Opera Café del Teatro San Carlo di Napoli  Francesco Canessa terrà una conversazione sul tema “Toscanini e il San Carlo -Storia inedita di un amore mancato” a cura dell’Associazione “Amici del San Carlo”

Ingresso gratuito dai portici del Teatro o da Piazza San Ferdinando

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10 gennaio, 2018 Posted by | Agenda Eventi, Campania, Cultura, Francesco Canessa, Napoli, Teatro San Carlo | , , , , | Lascia un commento

Il 27 gennaio 2018 si inaugura la Rassegna “Le Armonie di Partenope” con i Meditamburi

Il 27 gennaio 2018, presso la Domus Ars – Centro d’Arte, Cultura e Musica (Via Santa Chiara 10/C – Napoli) si inaugura la Rassegna Concertistica “Le Armonie di Partenope” 2018, con l’atteso concerto degli straordinari MEDITAMBURI in “Antichi viaggiatori”…Il virtuosismo nelle percussioni.

MEDITAMBURI
“ANTICHI VIAGGIATORI”
Emidio Ausiello, percussioni
Gabriele Borrelli, percussioni
Michele Maione, percussioni e sequenze
Paolo Cimmino, voce e percussioni
Ashai Lombardo, coreografie


Direzione artistica, Gianni Mola
Progettazione e realizzazione, PartenArt
Tutti i concerti della Rassegna, si svolgeranno alle 20,30 alla Domus Ars – Centro d’Arte, Cultura e Musica (Via Santa Chiara 10/C – Napoli).
Ticket €.12
Per informazioni, acquisto abbonamento e biglietti,
Tel. 0813425603
infoeventi@domusars.it
infopartenart@libero.it
Evento Facebook: clicca qui

Con l’atteso concerto dei MEDITAMBURI, in “Antichi Viaggiatori”, prenderà il via la rassegna concertistica de’ “Le Armonie di Partenope”, con la direzione artistica e la realizzazione della PartenArt, associazione culturale operante a Napoli dal 2013 nella progettazione e realizzazione di eventi culturali e artistici.
Protagonista principale della serata è il tamburo, che deve raccontare, affascinare, emozionare.
Prima apparizione al Teatro Armida di Sorrento per il tributo Stinga”. L’ensemble si esibisce in importanti Festival avvalendosi di preziose collaborazioni con artisti Italiani e stranieri. Alla danza: Ashai Lombardo, presenza stabile e immancabile all’interno del gruppo, con partecipazioni a diversi Festival tra cui Negro Festival, Intricanti Festival Fiano Wine Festival, Nola International Percussion Festival Corti dell’Arte Festival, Villa Guariglia jazz Festival “Antichi Viaggiatori”. Nei brani proposti il viaggio musicale è accompagnato da un tempo esteriore e un tempo interiore. Un tempo percussivo, dinamico ed evocativo di atmosfere mediterranee come di terre lontane. Tempo come intervallo tra un prima e un dopo. Non una sospensione ma una durata che porta trasformazione. Cambiamento. Cambiamento che l’Ensemble auspica cantando contro le ecomafie (Balla sul tamburo), cantando l’ansia della precarietà (Ninna Nanna per Tamburello) e l’importanza del Rito come momento di integrazione sociale (Tammurrianti). Nelle melodie poi si raccolgono voci interiori, che diventano lingue comuni per individui, popoli e culture…
Nun è notte e nun juorno chist è tiempo ca se ferma…
È tempo di Antichi Viaggiatori…

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3 gennaio, 2018 Posted by | Agenda Eventi, Art, Arte, Concerti, Cultura, Music, Musica, Napoli, Prima del concerto | , , , , , | Lascia un commento

Venerdì 10 novembre Riccardo Canessa in The Opera Talk Show – “Cavalleria Rusticana & Pagliacci. Ovvero il non verismo della lirica” Live in Villa di Donato

Riccardo CanessaLive in Villa di Donato
presenta

Riccardo Canessa
in
The Opera Talk Show – “Cavalleria Rusticana & Pagliacci.
Ovvero il non verismo della lirica”

Venerdì 10 novembre 2017, ore 21
Villa di Donato – Piazza S. Eframo Vecchio, Napoli


Tornano gli appuntamenti con il bel Canto, o più precisamente, con i suoi “dietro le quinte”. Riccardo Canessa presenta anche in questa nuova Stagione di live in Villa di Donato il suo The opera Talk Show con “Cavalleria Rusticana & Pagliacci.
Ovvero il non verismo della lirica”.
Cavalleria Rusticana e Pagliacci sono considerati i due capolavori del Verismo musicale italiano, ma, in base a numerose analisi di autorevoli musicologi, tale movimento musicale in realtà non esiste. La fine dell’800, infatti, è ricca di composizioni operistiche molto differenti tra loro, basti pensare al magnifico Falstaff di Giuseppe Verdi, opera ironica e sorridente o alle prime produzioni Pucciniane dove la drammaturgia spesso cruenta (Tosca) tende all’ambientazione neoclassica. Essi sono due capolavori musicali e basta, opere di sconcertante bellezza specie se paragonate paradossalmente al resto della produzione sia di Mascagni sia di Leonvavallo, che non lascerà mai un segno significativo nella storia del Melodramma italiano del 900. Scopriremo assieme il perchè, prima nella Sicilia già descritta da Verga in Cavalleria e poi nel mondo della verità teatrale in Pagliacci.
Con Maurizio Iaccarino al pianoforte e Ilaria Tucci soprano.
Non poteva mancare un menù rigorosamente siciliano ad allietare il dopo-spettacolo dei nostri graditi ospiti: pasta incasciata alla Norma, Sfinciuni, Cannoli e insalata di arance caramellate.

Stagione 2017/18 di Live in Villa di Donato
Riccardo Canessa in The Opera Talk Show – “Cavalleria Rusticana & Pagliacci. Ovvero il non verismo della lirica”
Venerdì 10 novembre 2017, ore 21
Villa di Donato – Piazza S. Eframo Vecchio, Napoli

posto unico spettacolo + cena = 25 euro
Prenotazione obbligatoria – numero di posti limitato
Per prenotazioni:
prenotazioni@key-lab.net
Evento Facebook: clicca qui

NB Nella Piazza sant’Eframo vecchio, di fronte alla Villa trovate un Garage

Info e Contatti:
Villa di Donato – Piazza S. Eframo Vecchio, 80137, Napoli
info@villadidonato.it
www.villadidonato.it
https://www.facebook.com/villadidonato/?fref=ts
Instagram: Villa di Donato

Press e accrediti:
Chiara Reale | per Villa di Donato

5 novembre, 2017 Posted by | Agenda Eventi, Arte, Campania, Cultura | , , , , , , , , | Lascia un commento

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