MusicArTeatro

comunicazione eventi di Musica Arte e Teatro

Sabato 26 maggio 2018, ultimo appuntamento della Rassegna “Le Armonie di Partenope”: MONOGRAFIE DEL ‘900, con i solisti della Wind Symphonietta diretti dal M° Gianni Mola

30739788_588191548184919_3113090775021109470_n
SABATO 26 MAGGIO 2018 – ORE 20,30
Ultimo concerto della Rassegna “Le Armonie di Partenope” 2018

I SOLISTI DELLA WIND SYMPHONIETTA

DIRETTORE E ORCHESTRATORE
GIANNI MOLA

VOCE NARRANTE
CARMINE TREMOLATERRA

B. BARTOK Sette danze popolari rumene
D. SHOSTAKOVICH Valzer dalla “Jazz Suite”
E. GRIEG Danza norvegese n.2 in la maggiore
A. KHATCHATURIAN Valzer dal balletto “Masquerade
S. PROKOFIEV “Pierino e il lupo”, Fiaba sinfonica op.67
(Riduzione per 9 strumenti e voce narrante
di Gianni Mola)

I SOLISTI
Arturo Sica, Violino
Antonio Senatore, Flauto
Giuseppe Benedetto, Oboe
Gaetano Falzarano, Clarinetto
Filippo Azzaretto, Corno
Fabio Marone, Fagotto
Camillo Chianese, Contrabbasso
Luisa Esposito, Pianoforte
Paolo Cimmino, Percussioni
Damiano Santucci, Percussioni

PRODUZIONE E REALIZZAZIONE PARTENART
Info biglietti: Tel 081 342 5603 (Botteghino Domus Ars)
BIGLIETTO €.20
RIDOTTO BAMBINI FINO A 12 ANNI, €.10
infoeventi@domusars.it
infopartenart@libero.it

LA WIND SYMPHONIETTA E IL CONCERTO “MONOGRAFIE DEL ‘900”

Dopo il grande successo del concerto tutto dedicato ad Ennio Morricone, ritorna ancora una volta a Napoli, con i suoi validissimi solisti, per chiudere la fortunata rassegna concertistica “Le Armonie di Partenope” 2018, prodotta e realizzata dalla PartenArt, con “Monografie del ‘900”, un raffinato e speciale programma sulla musica del secolo scorso.
“Monografie del ‘900” rappresenta un viaggio tra alcune delle più significative opere che hanno caratterizzato la storia del ‘900 in Europa e nei Paesi dell’Est. Difatti, il concerto accompagnerà il pubblico in questo percorso epocale negli stili che hanno contraddistinto la musica di compositori del ‘900, come l’ungherese Bela Bartok per la musica contadina della Romania, Dmitri Shostakovich per la Russia, il norvegese Edward Grieg, per la cultura popolare nordica, e, inoltrandoci nella regione del Caucaso, fino ad arrivare all’Armenia di Aram Khachaturian. Il viaggio si concluderà con il ritorno in Russia, per entrare, per una quarantina di minuti, nel sognante mondo dei bambini al quale Sergej Prokofiev, tra varie altre composizioni infantili, ha voluto dedicare l’opera orchestrale, gradevole e deliziosa, di “Pierino e il lupo”, che per questa occasione viene presentata in una riduzione strumentale per 9 esecutori e voce narrante, ideata e realizzata da Gianni Mola, fondatore e direttore della Wind Symphonietta. Il ruolo di narratore è affidato a Carmine Tremolaterra, una delle voci più apprezzate della nuova generazione di doppiatori italiani.
La Wind Symphonietta svolge attività concertistica dal 1993.
Trovando la sua spinta vitale nella volontà di un solido gruppo di strumentisti, scelti tra i migliori esecutori provenienti da diverse città italiane, è pervenuto all’idea di creare un organico misto, poliedrico e diverso dalle tradizionali strutture strumentali, nell’intento precipuo di realizzare un originale mezzo divulgativo di espressione musicale che proponga percorsi culturali alternativi attraverso la produzione di eventi ispirati al criterio della qualità globale e dell’innovazione.
La Wind Symphonietta, nella sua attività concertistica in Festivals e rassegne, ha realizzato numerosi progetti musicali, tra cui “Il ‘900 francese” – “Metro Goldwin Music”, La musica nel cinema americano -“Leggende in musica: 40 anni di musiche da film di Ennio Morricone, riscuotendo ovunque calorosi successi di pubblico e di critica.
Il repertorio, molto vasto, spazia dalle pagine spesso rare della musica rinascimentale e barocca a quelle più famose della musica sinfonica, fino ad arrivare a quella contemporanea con una particolare predilezione per la musica del ‘900, quella di estrazione popolare di alcuni Paesi del mondo e per la musica da film.
La caratteristica vincente dell’Ensemble, dovuta alla professionalità e alla provata esperienza dei suoi musicisti, maturata in tutti i contesti musicali, permette di affrontare impegni anche molto complessi.

Vai all’evento facebook:
https://www.facebook.com/events/382567765546103/


 

*****************************************

Iscriviti al blog MusicArTeatro

Seguici su:
if_Chat_communication_facebook_line-icon_social_web_2903275
MusicArTeatro

if_Chat_communication_facebook_line-icon_social_web_2903275


MusicArTeatro Eventi a Napoli


@Music_Ar_Teatro

 

Annunci

22 maggio, 2018 Posted by | Agenda Eventi, Art, Arte, Campania, Concerti, Cultura, Italia, Music, Musica, Napoli, Prima del concerto, Regioni | , , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

IL CINQUETTO Comicità in frac, nuovo appuntamento della Rassegna “Le Armonie di Partenope” alla “Domus Ars”

30441036_10215637079911040_6952546995516997632_n (1)

Sabato 14 aprile, alle 20,30 alla Domus Ars preparatevi al concerto più pazzo del mondo, non crederete ai vostri occhi e alle vostre orecchie! Un concerto dove virtuosismo e comicità raggiungono livelli estremi… preparatevi per un concerto divertente e incredibile!

30571826_10215637078230998_8598091001183076352_n

IL CINQUETTO “Comicità in frac”

Salvatore Lombardo, Giuseppe Carotenuto, Angelo Casoria, Nicola Marino, violini
Gianni Stocco, contrabbasso

Produzione e realizzazione PartenArt
Direzione artistica Gianni Mola
Sabato 14 aprile 2018 – ore 20,30 Domus Ars – Via Santa Chiara10/c – Napoli
Biglietto: €.15 Ridotto bambini fino a 12 anni: €.5
Vendita biglietti: Domus Ars Tel. 081 342 5603
infoeventi@domusars.it
infopartenart@libero.it
Evento Facebook: clicca qui

 

*****************************************

Iscriviti al blog MusicArTeatro

Seguici su:
if_Chat_communication_facebook_line-icon_social_web_2903275
MusicArTeatro

if_Chat_communication_facebook_line-icon_social_web_2903275


MusicArTeatro Eventi a Napoli


@Music_Ar_Teatro

11 aprile, 2018 Posted by | Agenda Eventi, Art, Arte, Campania, Concerti, Cultura, Italia, Jazz, Music, Musica, Musica classica, Musica da camera, Napoli, Prima del concerto, Regioni, Swing, Violinisti | , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Miriàm. Storia laica di una nascita annunciata_venerdì 6 aprile 2018, ore 21_Villa di Donato

29512635_1621396977936286_1905136238709874126_n

MIRIÀM – Storia laica di una nascita annunciata

Voce recitante: Adriana Follieri
Musiche originali eseguite al violoncello: Pasquale Termini
Disegno Luci: Davide Scognamiglio

Testi liberamente tratti da Erri De Luca, Alda Merini, Pablo Neruda, Mariangela Gualtieri.

Nell’ambito di “A CENA CON…monologhi d’artista”, rassegna a cura di Anna Maria Ackermann dedicata al monologo come grande prova d’attore e come atto d’amore verso il pubblico, venerdì 6 aprile alle ore 21 sarà Adriana Follieri a salire sul palco di Villa di Donato in MIRIÀM – Storia laica di una nascita annunciata.

In un incastro tra narrazione e poesia, MIRIÀM – Storia laica di una nascita annunciata” è un elogio alla semplicità, il racconto universale della nascita e della morte, di una maternità profondamente laica che pure si riconosce nei nomi e nei luoghi di una fede nata senza il sospetto del proselitismo.
Storia di un Cristo nella pancia di sua madre, racconto intenso di nove mesi di paura, solitudine, incomprensione, stelle guida e stupore di fronte all’inatteso. La scena è quasi vuota, solo un luogo da riempire con voce accompagnata, presa per mano, da note, ritmo e melodia di viaggio, e poi tratti di pennello dipinti da corpi in stati tragici e incantevoli, che mostrano agli occhi i luoghi impossibili di una storia possibile.
“Io amo la vita/ perché se morissi/ non sopporterei il pianto di mia madre.”

A conclusione dello spettacolo teatrale, come consuetudine della casa, sarà servita una cena a tema, appositamente ideata dalla padrona di casa e realizzata dagli chef Gianluca e Tina Maggio.
Per l’occasione il MENU’ “LAICO” sarà composto da
Zeppolelle, Sformato di riso primavera, Casarecce alla Norma con la ricotta salata.
E per finire le …… Graffette calde.

Stagione 2017/18 di Live in Villa di Donato
posto unico + cena a tema = 25 euro
Prenotazione obbligatoria – numero di posti limitato
Per prenotazioni:
prenotazioni@key-lab.net

NB Nella Piazza sant’Eframo vecchio, di fronte alla Villa trovate un Garage

Info e Contatti:
Villa di Donato – Piazza S. Eframo Vecchio, 80137, Napoli
info@villadidonato.it
www.villadidonato.it
https://www.facebook.com/villadidonato/?fref=ts
Instagram: Villa di Donato

*****************************************

Seguici su:
if_Chat_communication_facebook_line-icon_social_web_2903275
MusicArTeatro

if_Chat_communication_facebook_line-icon_social_web_2903275


MusicArTeatro Eventi a Napoli


@Music_Ar_Teatro

5 aprile, 2018 Posted by | Agenda Eventi, Art, Arte, Attori e attrici, Campania, Italia, Letteratura, Music, Musica, Musica e Teatro, Napoli, Teatro, Violoncellisti | , , , , , , , | Lascia un commento

Michael Barenboim per la prima volta al San Carlo

Michael Barenboim

Michael Barenboim per la prima volta al San Carlo

Sabato 7 aprile alle ore 18.00 al Teatro di San Carlo Turno P / Turno M Concerti nuovo appuntamento della Stagione di concerti.

Protagonista il violinista Michael Barenboim, impegnato in un programma virtuosistico che accosta la Sonata per violino in sol minore “Il Trillo del diavolo” di Giuseppe Tartini e i Capricci per violino solo, Op. 1 di Niccolò Paganini, emblemi del violinismo tra Settecento e Ottocento, alle meditazioni novecentesche di Salvatore Sciarrino e Luciano Berio, i cui rispettivi brani in scaletta, Sei Capricci per violino solo e Sequenza VIII sono stati entrambi composti nel 1976.

Figlio d’arte, Michael Barenboim lascia che la musica parli da sé, attraverso il suo violino. Le sue esibizioni sono state definite dai critici “straordinarie”, “assolutamente persuasive e avvincenti”. La rivista Gramophone ha scritto di lui “L’interpretazione di Michael Barenboim trasuda vitalità e teatralità. L’anima di ogni pezzo prende vita e viene disvelata, ogni secondo racconta una storia, senza il minimo cedimento di intonazione o articolazione…si tratta senza dubbio di un’esecuzione emozionante all’interno di un programma indiscutibilmente interessante”.

Impegnato nel repertorio sia classico che romantico, si dedica anche a compositori del XX secolo e al repertorio contemporaneo. Michael Barenboim ha alle spalle una lunga storia di collaborazioni con il compianto Pierre Boulez, i cui pezzi esegue regolarmente in recital solistici e con il Boulez Ensemble. Recentemente ha registrato con l’etichetta Accentus Music Anthèmes 1 e Anthèmes 2. Il suo secondo album da solista, realizzato nel gennaio 2018 contiene invece lavori di Sciarrino, Tartini, Berio e Paganini. Nella stagione in corso ha debuttato con i Berliner Philharmoniker eseguendo il Concerto per violino di Shönberg diretto da Vasily Petrenko, programma che esegue con successo anche con i Wiener Philarmoniker, la Chicago Symphony e l’Israel Philharmonic.

PROGRAMMA

Giuseppe Tartini, Sonata per violino in sol minore “Il Trillo del diavolo”

Salvatore Sciarrino, Sei Capricci per violino solo

Luciano Berio, Sequenza VIII

Niccolò Paganini, Capricci per violino solo, Op. 1

michaelbarenboim2.jpegMichael Barenboim lascia che la musica parli da sé, attraverso il suo violino. Le sue esibizioni sono state definite dai critici “straordinarie”, “eccitanti”, “assolutamente persuasive e avvincenti”. Impegnato nel repertorio classico e romantico, è profondamente dedito e particolarmente riconosciuto per le sue interpretazioni dei compositori del XX secolo e per il repertorio contemporaneo. Michael Barenboim ha una lunga storia di collaborazione con il compianto Pierre Boulez, i cui pezzi esegue regolarmente in recital e con il Boulez Ensemble. Recentemente ha registrato con l’etichetta Accentus Music Anthèmes 1 e Anthèmes 2. Il suo secondo album da solista, realizzato nel gennaio 2012 contiene invece lavori di Sciarrino, Tartini, Berio e Paganini. Nella stagione in corso debutta con i Berliner Philharmoniker eseguendo il concerto per violino di Shönberg diretto da Vasily Petrenko, programma che esegue con successo anche con i Wiener Philarmoniker sotto la bacchetta di Daniel Barenboim, la Chicago Symphony con Asher Fisch, e l’Israel Philharmonic con Zubin Mehta. Altri impegni della stagione in corso includono il George Enescu Festival con la Philharmonia Orchestra e la direzione di Vladimir Ashkenazy, Den Norske Opera Orchestra con la direzione di Hindoyan, la Freiburg Philharmonic e sul podio il maestro Ballon, un tour con l’Orchestra giovanile italiana e alcuni recital alla Elbphilharmonie Hamburg, al Comunale di Bologna, e alla Kumho Art Hall di Seoul.  Nella stagione 2016 – 2017 debutta con la Gürzenich-Orchester Kölnper per il concerto inaugurale, poi con la BBC Philharmonic, la Philharmonia Orchestra, l’Orchestre philharmonique du Luxembourg, la Shanghai Symphony, la Guangzhou Symphony; ritorna alla Komische Oper Berlin, alla Deutsche Staatsphilharmonie alla Rheinland-Pfalz, e all’Orchestre philharmonique de Nice. Nelle scorse stagioni è apparso con la Munich Philharmonic, la Bavarian Radio Symphony, la hr-Sinfonieorchester, la Mahler Chamber Orchestra, l’Orchestra dell’Accademia Santa Cecilia e del Maggio Musicale Fiorentino, la Filarmonica della Scala, la Tonhalle-Orchester, l’Academy of St. Martin in the Fields, la Gulbenkian Orchestra, Sla panish National Orchestra, e con il Boulez Ensemble. È impegnato regolarmente in recital in prestigiose sale da concerto come Wigmore Hall, Barbican Centre, Carnegie Hall, Dortmund Konzerthaus, Pierre Boulez Saal, Melbourne Recital Centre, e presso la Sydney Opera. Molto attivo anche in ambito cameristico, è membro fondatore dell’Erlenbusch Quartet e regolarmente ospite in festival come Lucerne Festival, Verbier, Salzburg, Rheingau Musik Festival, Beethovenfest Bonn, Aix-en-Provence, Klavier-Festival Ruhr, Granada e Jerusalem International Chamber Music Festival. Collabora con la pianista Elena Bashkirova,sua madre, e con artisti come Frans Helmerson, Julian Steckel, Guy Braunstein, e András Schiff, tra gli altri. In questa stagione si esibirà in trio con il violoncellista Kian Soltani e Daniel Barenboim in una serie di concerti alla Pierre Boulez Saal.  Barenboim è anche primo violino della West-Eastern Divan Orchestra ed è impegnato in ambito accademico come titolare di cattedra di Musica da camera presso la Barenboim-Said Academy, oltre a tenere master classes in tutto il mondo.

Ufficio Stampa

Tel. +39 081-7972301 – 202
Fax +39 081-7972306
e-mail ufficiostampa@teatrosancarlo.it
www.teatrosancarlo.it

*****************************************

Seguici su:


MusicArTeatro


MusicArTeatro Eventi a Napoli


@Music_Ar_Teatro

5 aprile, 2018 Posted by | Agenda Eventi, Arte, Concerti, Musica, Musica classica, Napoli, Prima del concerto, Teatri, Teatro San Carlo, Violinisti | , , , , , | Lascia un commento

Dal 10 aprile al 6 maggio in scena al Teatro Bellini L’ULTIMO DECAMERONE di Stefano Massini dall’opera di Giovanni Boccaccio

L'Ultimo DecameroneMartedì 10 aprile (ore 21.00; repliche sino a domenica 6 maggio) al Teatro Bellini di Napoli debutta, in prima assoluta, una nuova produzione nata dalla collaborazione tra la Fondazione Teatro di San Carlo e la Fondazione Teatro di Napoli-Teatro Bellini:

L’ultimo Decamerone
di Stefano Massini dall’opera di Giovanni Boccaccio

regia Gabriele Russo

coreografia Edmondo Tucci

musiche Nello Mallardo

coproduzione

Fondazione Teatro di San Carlo, Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini

 

Interpreti

Angela De Matteo, Maria Laila Fernandez, Crescenza Guarnieri, Antonella Romano, Paola Sambo, Camilla Semino Favro, Chiara Stoppa

Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo

regia Gabriele Russo

coreografia originale Edmondo Tucci
eseguita dal Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo

musiche originali Nello Mallardo
arrangiamenti Ivano Leva

scene Roberto Crea
costumi Giusi Giustino
luci Fiammetta Baldiserri

foto di scena Mario Spada

Si comunica che lo spettacolo dedicato ai giornalisti è quello di venerdì 13 aprile alle ore 21,00

L’ultimo Decamerone questo il titolo dello spettacolo, puro esempio di teatro-danza, creato su testi di Stefano Massini che ha tratto il suo lavoro dal Decamerone di Giovanni Boccaccio e sulle coreografie originali di Edmondo Tucci. La regia è a firma di Gabriele Russo. Originali anche le musiche ad opera di Nello Mallardo (arrangiamenti di Ivano Leva).

Interpreti Angela De Matteo, Maria Laila Fernandez, Crescenza Guarnieri, Antonella Romano, Paola Sambo, Camilla Semino Favro, Chiara Stoppa e il Corpo di Ballo del Teatro di San Carlo diretto da Giuseppe Picone. Le scene sono di Roberto Crea, i costumi di Giusi Giustino, le luci di Fiammetta Baldiserri, le foto di Mario Spada

L'Ultimo Decamerone

Stefano Massini, uno degli autori teatrali più eclettici, prolifici e rappresentati in Italia, con L’ultimo Decamerone propone un riscrittura originale del Decameron. Toscano di nascita, Massini ha trovato nella lingua di Boccaccio terreno fertile per realizzare una rilettura completamente nuova, che si differenzia dalle tante rappresentazioni che l’hanno preceduta in primo luogo per la scelta di non affrontare solo alcune fra le cento novelle dell’opera, ma di contenerle tutte. Nelle mani di Massini, le 10 novelle narrate dai 10 protagonisti del Decameron diventano una sola novella: così, tradendo del tutto il testo originale, gli è rimasto più che mai fedele.

“A me premeva soprattutto indagare il formidabile valore di riflessione di Boccaccio, – sostiene Massini – antica e modernissima, sull’urgenza del narrare, sul ruolo del narrare e sui meccanismi del narrare. Oggi viviamo in una società che è continuamente bombardata di storie, pensiamo, per esempio, quanto il web e i social network entrino continuamente nella nostra vita, con un intrecciarsi di narrazioni multiple, narrazioni istantanee come le fotografie o narrazioni per immagini come i video. E noi, immersi in questo grande mare di storie superflue, molto spesso perdiamo il senso della narrazione. Il Decamerone, viceversa, parte proprio da questo punto: la salvezza, dentro una crisi, sta sempre nel racconto”.

L'Ultimo Decamerone

«Con Massini, fin dal nostro primo incontro – racconta il regista Gabriele Russo – siamo stati subito d’accordo nel non proporre una lettura in chiave filologica dell’opera, che oggi sarebbe risultata anacronistica o già vista e rivista, piuttosto ci siamo interrogati sul perchè all’epoca Boccaccio scrisse il Decameron e quali ragioni di allora possano essere ancora oggi valide. Perchè qualcuno dovrebbe chiudersi in un casolare di campagna e mettersi a raccontare favole? Da cosa fugge? All’epoca, dalla peste. E oggi? Vedremo».

 

Dal punto di vista progettuale è la prima volta in Italia che una Fondazione Lirica e un Teatro di Prosa condividano un impegno produttivo di tale entità, unico anche nella sua concezione: «Questa è un’occasione – prosegue Gabriele Russo – nata dalla nostra ormai persistente voglia di mettere insieme, sparigliare le carte, creare collaborazioni, ampliare gli orizzonti; una voglia che consideriamo la chiave di volta per creare qualcosa di nuovo, di bello. Abbiamo trovato nella direzione del Teatro di San Carlo disponibilità, apertura e curiosità, e, insieme, ci siamo augurati di dischiudere, con questo esperimento, nuovi scenari e nuove possibilità; di inaugurare, insomma, un nuovo meccanismo che potrebbe essere terreno fertile per l’intero sistema, e, soprattutto, che può diventare un’occasione per il pubblico di vedere in scena spettacoli importanti, che senza la volontà di collaborazione e il coraggio di innovare, sarebbero impossibili da realizzare».

*****************************************

Seguici su:
if_Chat_communication_facebook_line-icon_social_web_2903275
MusicArTeatro

if_Chat_communication_facebook_line-icon_social_web_2903275


MusicArTeatro Eventi a Napoli


@Music_Ar_Teatro

 

5 aprile, 2018 Posted by | Agenda Eventi, Art, Arte, Attori e attrici, Campania, Italia, Letteratura, Musica, Musica e Teatro, Napoli, Registi, Teatro, Teatro Bellini, Teatro San Carlo, W il Teatro! | , , , , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Venerdì 6 aprile, primo appuntamento con “I Concerti del Conservatorio” S. Pietro a Majella con il pianista Francesco Nicolosi e l’Orchestra diretta da Francesco Vizioli

Concerto 6 aprile 2018

 

Venerdì 6 aprile 2018, alle ore 18,00 parte la Rassegna de “I Concerti del Conservatorio” S: Pietro a Majella di Napoli, nella Sala Scarlatti
Si esibiranno il Maestro Francesco Nicolosi e l’Orchestra del Conservatorio S. Pietro a Majella diretta dal Maestro Francesco Vizioli.

In programma musiche di Beethoven, Liszt-Busoni

Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti.

 

PROGRAMMA

Ludwig van Beethoven

Ouverture da “Egmont” op.84

Franz Liszt

Rhapsodie Espagnole

Folies d’Espagne et Jota Aragonese

____________________

Ludwig van Beethoven

Sinfonia n. 7 in La maggiore op. 92 (1811-1812)

  • Allegro ma non troppo – Vivace
  • Allegretto
  • Presto – Assai meno presto
  • Scherzo Trio
  • Allegro con brio

Francesco Vizioli napoletano, ha compiuto gli studi musicali dapprima a Roma, dove si è diplomato in Pianoforte (con il massimo dei voti), Composizione e Direzione di Coro, poi a Napoli, dove, ultimo allievo di Franco Caracciolo, si è diplomato in Direzione d’Orchestra.
Si è perfezionato a Trier con Sergiu Celibidache, a Venezia con Franco Ferrara e all’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, con Norbert Balatsch, in Direzione di Coro.
Esperto del teatro musicale da camera del Settecento e del Novecento, negli ultimi anni ha esteso il suo repertorio ai grandi capolavori dell’Ottocento (Brahms-integrale, Schumann-integrale, Schubert-integrale, Dvorak, Caikoskij, Franck, Mahler) e del Novecento storico (Bartok, Prokofiev, Stravinskij, Petrassi, Berio).                                         Attento da sempre all’aspetto della divulgazione della cultura musicale con la progettazione e realizzazione di centinaia di conferenze, lezioni-concerto, guide all’ascolto, nel 2002 è stato autore e protagonista per Gambero Rosso Channel (RAI SAT) della fortunata serie Banchetto Musicale.                                                                                        Ha curato l’edizione italiana del volume Music and Brain  (Piccin editore).                       Incisioni di opere da camera in CD:                                                                                         P.Arcà,  Il Carillon del Gesuita; M. A. Grétry, Denys le Tyran, Padre Martini, Don Chisciotte

 

Francesco Nicolosi 
Diplomatosi giovanissimo con il massimo dei voti, Francesco Nicolosi parte all’età di diciassette anni dalla sua Catania alla volta di Napoli dove incontra Vincenzo Vitale, riconosciuto didatta tra i migliori della tradizione pianistica italiana.

Ben presto ne diventa uno dei migliori allievi tanto da essere considerato a tutt’oggi uno dei massimi esponenti della scuola pianistica partenopea.  Il 1980 é un anno importante con due Premi che segneranno il suo destino artistico: quello al Concorso Pianistico Internazionale di Santander e – soprattutto – la vittoria al Concorso Internazionale d’Esecuzione Musicale di Ginevra che dà inizio a una carriera internazionale che lo consacra come uno dei pianisti più interessanti della sua generazione..

Si é esibito nelle più importanti sale da concerto del mondo, dalla Queen Elizabeth Hall alla Wigmore Hall di Londra, dalla Victoria Hall di Ginevra alla Radio Nacional di Madrid, e ancora la Salle Gaveau di Parigi, il Teatro alla Scala e la Sala Verdi di Milano, il Teatro dell’Opera e l’Accademia di Santa Cecilia di Roma, il Teatro di San Carlo di Napoli, l’Herkulessaal di Monaco, la Brahmssaal di Vienna, etc.

Oltre che in tutta Europa ha effettuato tournée in Islanda, Russia, Stati Uniti, Canada, Messico, Argentina, Singapore, Giappone e Cina ed è stato ospite dei più esclusivi festival quali: Festival dei Due Mondi di Spoleto, Rossini Opera Festival, Ravenna Festival, Festival di Ravello, Festival Pianistico di Brescia e Bergamo, Estate Musicale Sorrentina, Taormina Teatro Musica, Settimane Musicali di Stresa, Settembre Musica di Torino, Mittelfest,  Weimar Kunstfest, Budapest Liszt Festival, Emilia Romagna Festival, Festival Ljubjana, Vilnius Piano Festival e molti altri.

*****************************************

Seguici su:
if_Chat_communication_facebook_line-icon_social_web_2903275
MusicArTeatro

if_Chat_communication_facebook_line-icon_social_web_2903275


MusicArTeatro Eventi a Napoli


@Music_Ar_Teatro

5 aprile, 2018 Posted by | Agenda Eventi, Art, Arte, Arte contemporanea, Concerti, Conservatori di Musica, Conservatorio "S.Pietro a Majella", Cultura, Direttori d'orchestra, Music, Musica, Musica classica, musica sinfonica, Napoli | , , , , | Lascia un commento

Parte la Rassegna “I Concerti del Conservatorio” S.Pietro a Majella di Napoli, tutti alle 18,00 – Sala Scarlatti

Layout 1

I Concerti del Conservatorio “San Pietro a Majella” di Napoli 2018

Il Conservatorio di musica “San Pietro a Majella” di Napoli, diretto dal M° Carmine Santaniello, apre le porte alla città presentando una ricca produzione concertistica.

In programma ben 27 appuntamenti musicali, con cadenza settimanale, a partire dal 6 di aprile, con il concerto inaugurale dell’orchestra del Conservatorio diretta dal M° Francesco Vizioli ed il M° Francesco Nicolosi al pianoforte, fino al 22 di novembre con la “Festa per Santa Cecilia”, che concluderà la rassegna, animata da giovani solisti, compositori e direttori d’orchestra del Conservatorio, a cura del M° Mariano Patti.

Tutti gli appuntamenti, che vedono alla ribalta docenti ed allievi di elevato spessore, si presentano singolarmente ben caratterizzati e di grande interesse, spaziando dal repertorio più classico, ad importanti pagine del ‘900, dall’omaggio a Claude Debussy nel centenario della morte, al Jazz. Di particolare rilievo risulta inoltre il concerto del 18 maggio “Il Maestro Michele Campanella torna a San Pietro a Majella”, un regalo che il grande pianista ha inteso offrire all’Istituto dove si è formato sotto la guida del M° Vincenzo Vitale.

Una programmazione dunque di grande qualità, che dà campo anche a specifiche rilevanze tematiche, riuscendo a soddisfare, grazie ad un variegato affresco sonoro, le diverse sensibilità del vasto pubblico. Il tutto, secondo le intenzioni del Direttore M° Carmine Santaniello, viene finalizzato alla divulgazione della grande musica e a sottolineare con forza la volontà del Conservatorio ad essere una presenza culturale ben rilevante ed attiva per la città di Napoli,

Il “San Pietro a Majella” inizia così un lungo itinerario sonoro che accompagnerà il pubblico fra autori, forme e repertori di epoche diverse , con brani che di diritto si iscrivono nella grande parabola della storia della musica.

 

INGRESSO LIBERO FINO AD ESAURIMENTO POSTI

*****************************************

Seguici su:
if_Chat_communication_facebook_line-icon_social_web_2903275
MusicArTeatro

if_Chat_communication_facebook_line-icon_social_web_2903275


MusicArTeatro Eventi a Napoli


@Music_Ar_Teatro

5 aprile, 2018 Posted by | Agenda Eventi, Arte, Campania, Cantanti, Canto, Cinema, Compositori, Concerti, Conservatori di Musica, Conservatorio "S.Pietro a Majella", Coristi, Cortometraggio, Critica Classica, Direttori d'orchestra, Musica, Musica classica, Musica corale, Musica da camera, Musica Jazz, Musica Lirica, musica sinfonica, Napoli, Prima del concerto, Rassegne | , , | Lascia un commento

Sabato 7 Aprile 2018, inaugurazione alla Galleria “Il Triangolo” di Cosenza la mostra CORRELAZIONI ASTRATTE con opere di tre artisti campani, a cura di Maurizio Vitiello

Sabato 7 Aprile 2018, alle ore 17, sarà inaugurata la mostra, curata da Maurizio Vitiello, “CORRELAZIONI ASTRATTE” con opere recenti di tre artisti aniconici dell’area campana: Eduardo FERRIGNO, Antonio IZZO, Gianni ROSSI, alla Galleria d’Arte “Il Triangolo”, Via degli Alimena, 31d, 87100 Cosenza (0984.73633 – http://www.galleriailtriangolo.com info@galleriailtriangolo.com), diretta da Enzo Le Pera.

L’esposizione resterà aperta sino al 20 aprile 2018; orario galleria: 10,30-13.00/16,30-20.00.

Catalogo in galleria.

Scheda della mostra dal catalogo a cura di Maurizio Vitiello:

CORRELAZIONI ASTRATTE

Eduardo Ferrigno Antonio Izzo Gianni Rossi

opere recenti

Da anni Eduardo Ferrigno, Antonio Izzo e Gianni Rossi saggiano i loro studi e i loro interventi in mostre di gruppo; hanno voglia di esprimersi, di “esserci”, di discutere.

E’ chiaro che la prospettiva del domani è nell’attualità dell’arte.

Il loro procedere è un gioco sottile di rimbalzi; orizzonti, profili, panorami s’interconnettono nelle frontiere comuni.

Oggi abbiamo bisogno di bellezza e di sogni; “La bellezza salverà il mondo” afferma il principe Miškin nell’Idiota di Dostoevskij e “Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni” scrive il grande drammaturgo seicentesco che fu Shakespeare, nella sua opera “La tempesta”.

Il loro cammino è accattivante, va verso il “bello” e il loro impegno è sincero; finitime sono le loro impostazioni, e, tra le loro opere, si colgono, si avvertono e si percepiscono “scambi di confine”, nell’alveo di produzioni serissime e nel concreto ventaglio di traguardi raggiunti, già, coerentemente, alle spalle.

 

Da anni Eduardo Ferrigno, Antonio Izzo e Gianni Rossi saggiano i loro studi e i loro interventi in mostre di gruppo; hanno voglia di esprimersi, di “esserci”, di discutere.

E’ chiaro che la prospettiva del domani è nell’attualità dell’arte.

Il loro procedere è un gioco sottile di rimbalzi; orizzonti, profili, panorami s’interconnettono nelle frontiere comuni.

Oggi abbiamo bisogno di bellezza e di sogni; “La bellezza salverà il mondo” afferma il principe Miškin nell’Idiota di Dostoevskij e “Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni” scrive il grande drammaturgo seicentesco che fu Shakespeare, nella sua opera “La tempesta”.

Il loro cammino è accattivante, va verso il “bello” e il loro impegno è sincero; finitime sono le loro impostazioni, e, tra le loro opere, si colgono, si avvertono e si percepiscono “scambi di confine”, nell’alveo di produzioni serissime e nel concreto ventaglio di traguardi raggiunti, già, coerentemente, alle spalle.

Eduardo Ferrigno con la sua pittura riesce a incardinare assi con giustapposizioni, che attirano interessi; insomma, verticalità dimensionano un “assett” centrale, chiaro e netto.

Con questi ultimi lavori distribuisce con acutezza impianti finemente investiti dalle qualità cromatiche dell’oro, sino a coinvolgere cromatismi forti, carichi.

I soggetti hanno voglia di conquistare lo spazio, anzi tentano di sedurlo e d’invaderlo, pienamente.

Questa costante si capta dalla dinamica, dichiarata ed estrema, di intriganti penetrazioni e incursioni, che intendono significare presenze.

Eduardo Ferrigno codifica la redazione delle sue opere con impasti cromatici solidi, convincenti e compatti, perché si riveli un misurato senso tattile, quasi di corporeità, e per favorire, al massimo, l’assunzione icastica della scena.

Nella discrezionalità rigorosa dell’impianto astratto, impostato e strutturato, si legge e si ricava la tendenziale idea di misurare lo spazio, ma, anche, di interpretarlo, integralmente, per possederlo e alla fine per conquistarlo con valenti e pregnanti pluridimensioni cromatiche.

Eduardo Ferrigno non ricorre a iconografie multimediali, ma a scandite estrapolazioni e a gettiti emotivi personali, ed è sempre in continua attività; impegnato, indubbiamente, a inquadrare azioni e a seminare gesti nuovi.

L’artista cerca di dare sostanza alle attese e coglie, nelle sue combinate plastico-pitture, certezze acute di soglie e di limiti, ma fa di tutto perché ci siano varchi, respiri, passaggi, insomma aperture.

Il suo intendimento indugia, con severa discrezione, sull’esterno del mondo e mantiene un giusto e pudico contatto con i sentieri del limite e dell’estremo, che non ravvede come soglie di preclusione, come stop.

Un sentimento di riappropriazione lo spinge a colmare la tela bianca e, allora, legge i sussulti quotidiani, mai pacifici, controllati ed esaminati grazie ad una profonda ed estesa presa di coscienza,  compiutamente corroborata anche dalla disamina di ciò che è stato sedimentato, e che regge,  elegantemente, quasi in decalcomania, “l’esprit du monde”.

Il “focus” dell’azione pittorica, che parte e prende spunto da vene intimistiche, cala, poi, il suo interesse sulla rappresentazione del reale, determinata dalla “comédie humaine”.

Eduardo Ferrigno con estrema sobrietà ha sempre cercato di esplicitare, estroflettere e condensare con un particolare codice linguistico un intenso carico di immagini vigorose, energiche e vivaci, in cui segmenti e cromie potenziano e consolidano visioni e osservazioni rilevanti e costanti.

Le sue opere riescono con l’affondo nella materia a confermare squarci di luci e di verità, spaccati filigranati e riassunti laceranti.

L’artista forma, con significativa abilità, spessori sulla tela per alimentare cromatismi decisi, perché palpitino equilibri di umori e s’inseguano sfere di sentimenti.

Si riesce, così, a captare la volontà dell’artista di significare, con tratti rinforzati ed esperti, agganciati a preposti vettori cromatici, determinati da gesti precisi, un calibrato ventaglio di motivi e di strutture visive.

Eduardo Ferrigno assegna a una scala polarizzata di sequenze di colori, regolata da reticoli di sezioni, che vibrano tra torsioni necessariamente dinamiche, concetti e pensieri alti, nonché istruite considerazioni.

Non solo le parole, ma anche i suoi variegati segni esprimono e dichiarano propositi, investigazioni e ci riassumono l’uomo che, seppur dominante con la tecnologia, riattraversa i miti per by-passare e oltrepassare la storia, ma, in definitiva, insegue libere fughe in avanti.

Il suo itinerario pittorico, sostanziato da suggestioni iconiche, è cadenzato da visioni aperte, nelle quali si percepiscono accadimenti possibili, tracciati da ombre oscillanti e da presenze mutevoli.

Eduardo Ferrigno raccoglie e assembla, seguendo palpitanti visioni, che ricontrolla con un esercizio cadenzato di spessori, tocchi cromatici e di precisazioni strutturali.

Le modulazioni dell’artista, lontane da congetture ipotetiche o da circuiti ingannatori, risultano franche, autentiche.

L’artista, con redazioni pittoriche caricate da tratti spezzati, riesce ad assumere una posizione propria, agganciata, comunque, ai solchi di ambiti di un singolare simbolismo astratto.

La sua pittura snoda sequenze e inquadrature di un universo, raccolto da risposte di uno specchio intimo, ma che guarda anche al mondo.

Oggi, in conclusione, le ultime opere dell’artista, risultano tangenti a una chiave più vicina all’astrazione,

Nella sequenza degli ultimi lavori si percepiscono significazioni ad alta incidenza astratta.

I colori sono stati gradualmente scelti, conquistati, presi, ripresi, verificati, sostanziati, calati, stesi, assunti e determinati.

Le nuove frontiere di un percorso sensibilmente astratto sagomano e profilano campi dell’origine per intercettare e meglio intendere il futuro.

Antonio Izzo continua a sviluppare programmi compositivi agili.

A memoria calma e raffreddata, possiamo sottolineare che la produzione artistica dell’artista deriva da seduzioni e articolati recuperi; da seduzioni perché ha sempre inseguito e sostanziato percorsi della sua ricerca tentando di indagare su vari, complessi e specificati tagli estetici e da recuperi, perché per lui nessun “materiale di risulta” può considerarsi tale, dato che potrebbe avere ancora in sé un lancio di sfida all’estetica.

In una complessa rete di riverberi di cuore e di segni rugosi, tutti tesi a pronunciare una storia di rimandi estremi, e in una sorta di affrancature emotive e di “scarabocchi”, che indugiano e indagano su variabili  “altre”, corrispondenze astratte declinano variegate sequenze immaginative di riscontri intuitivi.

Alcuni dipinti, come ad esempio, “Elemento organico su fondo rosa” (2016), “Verso il Golgota” (2016), “Mediterraneo” (2016), “Nello studio del pittore” (2017), deviano su incasellamenti ed effrazioni, che ricordano, lontanamente, in filigrana e come reliquato memoriale, la “scia” figurale di bimbi in gioco o impegnati nella disputa de “il gioco della settimana” – ma i ragazzini d’oggi sanno che cos’è? –  presente nella produzione di espressività gestuale di Elio Waschimps, dopo, e, prima, di Raffaele Lippi, che fece parte del “Gruppo Sud”, insieme ad Adriana Artiaco, Renato Barisani Raffaello Causa, Ezio De Felice, Renato De Fusco, Armando De Stefano, Vera De Veroli, Alfredo Florio, Vincenzo Montefusco, Federico Starnone, Mario Tarchetti, Guido Tatafiore.

Da non dimenticare che Elio Waschimps e Raffaele Lippi passarono, successivamente, per l’informale, come cita, tra gli altri, giustamente e pertinentemente, Renato De Fusco.

Izzo, ora, rientra con un certo carattere ed espone con una più determinata continuità, da solo e con questo gruppo di amici-artisti.

La voglia di segmentare e approfondire per accertare reali posizioni di giudizio combina un ductus, in cui viene tracciata la redazione di una scrittura da corsivo dinamico al posato manifesto.

Le sue opere meritano attenzione da parte della stampa e della critica, come le opere degli altri due amici artisti, Ferrigno e Rossi, perché incapsulano ardenti sommovimenti, utili frazioni di ricerca e un’incontrovertibile vertigine di riferimenti.

Con le ultime produzioni tende a esplorare, ulteriormente, i limiti e i confini di una diversa percezione dell’arte, il che non guasta.

Antonio Izzo non è, assolutamente, ancorato alla tradizione, né è allineato alle morbide posizioni di moda del momento, che nascono da interessi di mercato, ma spinge a una risemantizzazione del telescopico astratto-geometrico.

Antonio Izzo ha dalla sua differenziate esperienze e su queste ha sempre navigato consapevole per approdare a una “cifra” di lettura, che vede l´uomo e il suo desiderio di vita, convintamente, descritto in un accordo dai mille risvolti.

In tele e carte collega uomo e domani, in un divenire senza tempo.

La moderna tecnologia e il suo status avanzato sono controllati, esaminati  e rilanciati in uno scenario futuribile, tra rimandi e furbizie segniche.

La scienza sta progredendo a passi sostenuti e incontenibili e, talvolta, si sostituisce o s’integra nella potenza ambientale decretando problematiche, non effimere, e se l’artista rileva, dalle membrature della natura e, chiaramente, dalle sue trasformazioni, la ricaduta, in parallelo, geometricamente funzionale determina aggettivate elaborazioni di temperamento astratto.

La scena composta può sostanziare una rapida sintesi e l´artista appronta e contestualizza, con mano rapida e sicura, apparati e risultati in soluzioni grafico-pittoriche, che stringe su formulazioni inquiete.

Ma anche singolari associazioni intervengono in altre stesure.

Su dati aggregati, su bivalenze, su comparazioni si muove la pittura di Antonio Izzo, tutta tesa a sottolineare stime binarie, ricerche del doppio, strategie per multiversioni.

E negli assemblaggi di materiali di risulta combina ciò che è stato, anche, meccanicamente in azione, con elementi segnico-cromatici d´indubbia, invitante, lusinga estetica.

Tangibili pezzi vengono riproposti con abilità per ridisegnare possibili rinascite.

Da condizioni obsolete si passa a condizioni di vitalità visuale, suggerite da una creatività, e cosciente.

Se il sistema aliena, il potere dell’immaginazione può condurre altre verifiche e rinfrancare altre segnalazioni, sino a riabilitare e a ripristinare il già consumato per estendere una vita di fluttuanti segni , nonché addizionate campiture.

Un sottile “stupor mundi” pervade le opere di Antonio Izzo, che vengono fuori da un “mare magnum” di situazioni e circostanze visive e, certamente, si sollevano dall’anestesia etica collettiva e intendono significare, perché vogliono dire ancora qualcosa, scivolando in un codice eminente e franco.

Da equilibri sensibili a tecniche miste indicative, di uno spedito “melting pot” culturale, si sedimentano le dimensioni poetiche dell’artista impegnato a pedinare preziosi sogni fantasmatici, attraverso incredibili reliquati memoriali.

Queste opere di Antonio Izzo devono essere lette con attenzione, perché crediamo che nelle sue elaborazioni s’innalzi il cuore dell’arte, che inganna e rivolge a sé la ragione della ricerca.

Antonio Izzo misura il suo tempo con uno “screening” oculato, attento su tutto ciò che trova e che può riabilitare.

In conclusione, possiamo segnalare che reintegra la percezione dell’occhio estetico e riporta, con candore, a vivificare il “fil rouge” dell’estrema esistenza di segni incisi, di meccanismi riabilitati e di oggettive incidenze astratte.

Insomma, converte, in un sistema coordinato di tagli e pressioni, dimensioni e dispositivi, perché vivano un seguito di un arco vitale.

Gianni Rossi, gioca, da sempre con titoli orientati, talvolta intriganti, insomma appassionanti, e puntualizza con precisa chiarezza la sua linea, sia grafica che pittorica, che ha avuto, serie dopo serie, passo dopo passo, momento dopo momento, enunciazioni chiare, esplicite, capaci, convinte e persuasive, senza inganno alcuno.

Con disegni e chine ha affrontato tesi e tematiche, indicate e registrate in libri e monografie esemplari.

Il vocabolario segnico-coloristico di Gianni Rossi invita a pensare a uno “screening” puramente giocato nello spazio dei contrappesi visivi, degli accordi cromatici e delle sintesi geometrico-compositive.

Ma il peso, il valore degli impasti è anche giocato, in maniera determinata con materie varie, che sceglie con argute risoluzioni.

Ma sotto c’è una mappatura metaforica e una geografia di combinazioni, puro traslato di immaginazioni, in parte, e di assensi strutturali reali, per l’altra buona metà; insomma, solo una lettura attenta, profonda, combinata riesce a cogliere quanto di vigilato è sui piani partecipi della sua pittura, che intende accogliere il mondo esterno, che filtra nella sua anima e nelle sue acquisizioni mentali.

Ciò che è fuori pareggia con l’intimo sentire.

Più volte, nel tempo, abbiamo scritto su e per Gianni Rossi – basta vedere le indicazioni bibliografiche dei suoi cataloghi – e sempre abbiamo posto l’accento sulla predominanza di una voluta disposizione geometrica di base, combinata ad accogliere un sostrato di matericità, nell’approccio con la tela e con altri supporti.

Ma abbiamo anche informato, i lettori di quotidiani e di riviste, su cui siamo intervenuti, che nell’esercizio pittorico di Gianni Rossi s’espande, sulle affinate e incidenti trame e sui dinamici e pulsanti orditi astratto-geometrici, un pregevole dettato segnico, supportato da una tensione poetica, che pone nel gioco compositivo allusioni di racconti, sottilmente e variegatamente affabulanti, per rendere sensi luministici.

La linea geometrica predominante s’imbeve di tessuti materici, di estensioni logico-spaziali armonizzate, amalgamate, connesse con spiriti di corporeità. Insomma, la linea virtuosa s’aggancia a infrazioni materiche, a palpitanti campiture, a reti ben impastate, dove s’estendono motivazioni di ricerca sul senso della vita e sulla stessa pittura.

Crediamo, che, man mano, i suoi lavori saranno sempre più apprezzati dal mondo della critica e ogni opportuna occasione espositiva permetterà una sempre migliore acquisizione del tracciato segnico-pittorico-poetico che valida un percorso di attenzioni massime al mondo.

L’ attuale tracciato dall’artista Gianni Rossi posiziona commenti e aperture. L’artista si sofferma, in modo esteso, a contenere gli imbarazzi contemporanei e a rilanciare possibili visioni di concordia.

Per l’artista ogni mostra è: “ … Una raccolta di opere poste in sequenza, come un divenire di tempi e realtà, di distanze e luoghi, con un costante approccio al territorio, alla geografia di luoghi, alle luci e alle cromie della realtà vissuta. …”.

Le sue tele si inseriscono nel filone dell’astrattismo contemporaneo in cui a prevalere sono linee segmentate e colori volutamente accesi, brillanti e squillanti, attraverso l’uso di acrilici, collages, impasti di polvere di marmo e di carta, e non solo.

Semplicemente, Gianni Rossi percorre le strade dell’astrattismo di matrice lirica, in cui eleganze curvilinee, fraseggi pittorici, ribattute articolazioni e consistenze materiche sottolineano campiture gravide di umori e di verità, mentre segni, segnacoli e segnali intercettano effetti ludici e sorreggono i tagli più squisitamente geometrici in chiave astratta.

Gianni Rossi sa bene come portare avanti la sua personale, garbata descrizione astratto-lirico-geometrica all’interno delle ricerche delle numerose onde astratto-informali, tanto da essere un punto di riferimento per le nuove leve e motivo di studio per giovani studenti universitari.

Ovviamente, è riuscito a determinare e a definire una sua cifra di riconoscibilità, il che non è poco; anzi, è quel molto che lo potrà sempre decisamente contraddistinguere, ma non solo nella sua terra d’origine.

Chi studia l’astratto-lirico-geometrico deve sapere che questo codice interpretativo è stato investigato e reso da artisti di varie latitudini.

Gianni Rossi regola memoria e maniera, riclassifica le tonalità dei colori, rimedia il senso del taglio per agevolare aperture e uncinare valenze certe, in cui spessori rendono profondità reali e, altre volte, cosmiche.

Riuscire, dopo tanti anni di integra ed esperta carriera, a essere riconosciuto come valido interprete di un segmento qualificato, che fa combaciare le estremità dell’astrattismo lirico e dell’astrattismo geometrico, depone tutto a suo favore.

Oggi, Gianni Rossi nella continuità di una linea raffinata dell’arte si pone nella folta schiera delle firme, accorsate e serie.

Il merito principale dell’artista è di aver raccolto e riattivato le sue prese di coscienza in sviluppi vitali con un esercizio quotidiano, di respiro e di metodo, che non lo stanca.

Oggi, più di ieri, prosegue nell’elaborare un circolo di riconsegne estetiche, consistenti e condivise.

Maurizio Vitiello

Napoli, 2018

*****************************************

Seguici su:


MusicArTeatro


MusicArTeatro Eventi a Napoli


@Music_Ar_Teatro

 

4 aprile, 2018 Posted by | Agenda Eventi, Art, Arte, Arte contemporanea, Calabria, Cosenza, Cultura, Italia, Mostre, Pittori e pittrici, Pittura, Regioni, Spazio arte | , , , , | Lascia un commento

Un flash mob da record chiude il progetto My fair Lady sostenuto da Generali e dedicato agli studenti delle Scuole di tutta la regione

Un flash mob da record, ispirato al musical My Fair Lady, in scena in questi giorni con grande successo al Teatro di San Carlo, partirà domani martedì 13 febbraio alle ore 12 da Piazza del Plebiscito, sarà presente il sindaco e presidente della Fondazione Luigi de Magistris. Una performance da primato che vedrà protagonisti un’orchestra di oltre 600 elementi, composta di studenti dei licei musicali, un corpo di ballo composto da oltre 80 ballerini dei licei coreutici e un coro di oltre 800 allievi, tutti provenienti da scuole dell’intera regione. Numeri incredibili per un flash mob che sarà il punto di arrivo di un percorso formativo iniziato lo scorso settembre e che, con il sostegno di Generali Italia e grazie ad Alternanza Scuola /Lavoro, ha visto giovani studenti e ragazzi studiare musica insieme e avvicinarsi al processo di vera e propria “creazione” di uno spettacolo. Un’officina creativa dunque quella nata grazie al laboratorio My Fair Lady, in linea con la mission del progetto di accostare sempre più i giovani all’arte. “Siamo molto contenti di collaborare con il San Carlo su progetti educativi dedicati ai ragazzi, che danno valore all’esperienza Alternanza Scuola /Lavoro con occasioni concrete di apprendimento” ha commentato Lucia Sciacca, Direttore Communication and Social Responsibility di Generali Italia -. Con il Teatro San Carlo condividiamo il convincimento che creare occasioni formative e di coinvolgimento dei giovani nell’arte e nella cultura rappresenti un elemento di crescita dell’individuo e di conseguenza di sviluppo delle comunità”. Il progetto My Fair Lady è a cura della Direzione Affari Istituzionali e Marketing del Teatro di San Carlo.

Seguici su Facebook:

MusicArTeatro

MusicArTeatro Eventi a Napoli

imagesSu Twitter: @Music_Ar_teatro

12 febbraio, 2018 Posted by | Agenda Eventi, Art, Arte, Canto, Concerti, Coreografi, Coristi, Cultura, Danza, Music, Musica, Musical, Napoli, Teatro San Carlo | , , , , , , | Lascia un commento

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: