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Venerdì 27 novembre allo Spazio Kromìa di Napoli inaugurazione della mostra fotografica “La Città del Cielo” di Gigi Viglione

Foto Gigi Viglione - Courtesy Kromìa e l'artista

Foto Gigi Viglione – Courtesy Kromìa e l’artista

Venerdì 27 novembre, alle ore 18.30, presso Spazio Kromìa (via Diodato Lioy 11, adiacenze piazza Monteoliveto – Napoli), inaugurazione della prima personale napoletana del fotografo Gigi Viglione dal titolo “La Città del Cielo”.
In mostra, dodici scatti in bianco e nero di sottile suggestione, tra cielo e pietra, sulle cupole di Partenope.
Non una ricognizione architettonica, ma seni e grembi di cemento capaci di contenere in un’unica forma ricorrente i mille respiri di uomo, città, anima, storia.

Tra Città e Cielo
(nota di Diana Gianquitto)

Il tatto, il sacro, la carezza. Su una storia e una città. Dalla mano di una spiritualità laica perché cosmica, sacra perché profondamente umana.
Le vibranti parole dell’artista sui suoi scatti si posano tattili e lievi sulle sue visioni e sulla percezione di esse, illuminando immediatamente il senso profondo del suo nuovo percorso visivo, che della archi-tettura prende, lasciando il comando etimologico, solo l’assonante archè: il principio, l’origine.
L’archetipo, sotteso al reale, di quella pietrosa pelle e delicata epidermide di cemento, un po’ grembo un po’ seno, madre o sposa, le cui impercettibili variazioni materiche, di dialogo con la luce e cromatiche sono il vero oggetto di studio.
Inteso come rassegna fenomenica delle infinite possibili variazioni di un unico Brahman vivente e unificante, letteralmente costruito (in architettura, appunto) dal senso storico per il sacro degli uomini.
La sorprendente varietà delle calotte, e delle loro carni, come la sempre rinnovantesi molteplicità dei suoi respiri, del suo prana.
Con un’ineludibile sensibilità – parente solo a una Pittura fotografica – di ciascuna cupola, ma anche di ciascun cielo, l’artista scopre e svela ogni sottilissima diversità, ma sempre, incredibilmente, riconducendone l’aspetto a una forma di gestaltiana memoria: un’astrazione geometrica quadrata, frontale o quasi, essenziale, di pressoché pari gestione percentuale dello spazio tra architettura e cielo, che porta a modello un modulo che si ripete quasi identico.
Ma non per confinare, né organizzare, in claustrofobici e asfittici incasellamenti cerebrali; piuttosto, per concettualizzare e far uscire l’archetipo simbolico, così come il Suprematismo di Malevič poteva far scaturire infinite diadi dinamiche spirituali dal sempre mutevole incontro in un unico perdurante modello di rapporto tra un quadrato nero e un fondo bianco.
La pittura come religione per giungere alla verità essenziale delle cose, e così la fotografia per Viglione.
Il modulo, nella sua gestione estetica, non accumula né quindi esautora, ma ritualizza, e quindi tira fuori il significato spirituale di una scelta di sguardo in cui incredibilmente, per una sorta di continuo rovesciamento o inversione tra contenente e contenuto, anche il cielo trascendente, inavvertitamente ma con potenza, si fa a sua volta grembo e contenitore di una cupola immanente, perché come segno penetrativo – almeno al pari di come è essa all’inverso con lui – la lambisce nei bordi e vi entra, entra nel suo spazio visivo, finendo per incorporarla.
Come Yin e Yang – richiamati anche dai colori – d’aria e mattoni, giocano a rincorrersi, compenetrarsi, protendersi e trapassare l’uno nell’altra, e viceversa.
E, come per i due principi energetici taoisti, la tensione generativa risiede nel limen, nella sottilissima eppure potentissima linea di contatto e dialogo tra due entità, non nella loro complementarietà, accumulo o giustapposizione.
Al pari di ciò che avviene nelle filosofie orientali di cui condivide sensibilità e suggestioni, è proprio nel cogliere l’imperituro mistero della compresenza di attimo/evanescenza e permanenza/archetipo la ricerca della verità per Gigi Viglione.
E, così come negli studi sul colore di Paul Klee, il fotografo insegue la diversità di percezione indotta da ogni fenomenica variabile cromatica o luministica delle pelli di pietra applicata a una stessa ontologica, perdurante, forma architettonica, distillando energia e significato dall’incontro tra le due.
Catturando fotogrammi statici delle mille effimere, eppure eterne, verità di un’unica anima che abbraccia natura, uomo e storia.

Info:
08119569381
3315746966
info@kromia.net
www.kromia.net

Orari di apertura (verificare via telefono):
lun/merc/ven 10.30-13.30 e 16.30-19.30
mar/giov/sab 10.30-13.30
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19 novembre, 2015 - Posted by | Agenda Eventi, Campania, Fotografia, Italia, Napoli, Regioni | , , ,

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