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All’Auditorium di Castel Sant’Elmo un giovane quartetto francese di straordinario valore

Foto Vincenzo Moccia

Foto Vincenzo Moccia

Il recente appuntamento con la stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti ha avuto come protagonista il quartetto Ebène, nato nel 1999 da una collaborazione fra studenti del conservatorio di Boulogne-Billancourt, formato da Pierre Colombet e Gabriel Le Magadure (violino), Adrien Boisseau (viola, da poco inseritosi nell’organico al posto di Mathieu Herzog) e Raphael Merlin (violoncello).
Tre i brani proposti, iniziando dal Quartetto in do maggiore op.76, n.3 di Franz Joseph Haydn (1737-1806), appartenente ad una raccolta di sei quartetti, scritti nel 1797 e pubblicati nel 1799 con dedica al conte Erdődy.
In particolare il Quartetto n. 3 si è guadagnato l’appellativo di Kaiserquartett (Quartetto dell’Imperatore), in quanto Haydn eseguì il tema del secondo movimento, in occasione del compleanno di Francesco II, accompagnato da un testo del poeta Lorenz Leopold Haschka, che iniziava con le parole “Gott erhalte Franz den Kaiser” (Dio salvi l’imperatore Francesco).
Il motivo divenne prima l’inno ufficiale austriaco e poi, dal 1922, quello che è ancora oggi l’inno tedesco (“Deutschland, Deutschland über alles”), nel quale le parole di Haschka vennero sostituite con una lirica dello scrittore August Heinrich Hoffmann.
Con un salto di quasi due secoli, siamo approdati a “Ainsi la nuit”, quartetto concepito dal musicista francese Henri Dutilleux (1916-2013) a seguito di una commissione ricevuta dalla Fondazione Koussevitzky e completato nel 1976.
Dedicato alla memoria dell’amico Ernest Sussman e omaggio ad Olga Naumova, vedova di Serge Koussevitzky (grande direttore, compositore e contrabbassista, che nel 1942 aveva creato una Fondazione a suo nome, in ricordo della seconda moglie Natalie), il brano ebbe la prima a Parigi nel 1977, affidata al Quartetto Parrenin, mentre il Quartetto Juilliard, iniziale destinatario del pezzo, lo eseguì soltanto l’anno successivo.
“Ainsi la nuit” risulta fra i quartetti più interessanti del XX secolo, ed è stato oggetto di numerosi studi, volti a descrivere minuziosamente una partitura intrigante, costruita, a detta dell’autore, utilizzando un procedimento definito di “crescita progressiva”.
Dopo un breve intervallo, la seconda parte era rivolta interamente al Quartetto in la minore op. 51 n. 2 di Johannes Brahms (1833-1897), completato nel 1873, insieme al n. 1 in do minore, entrambi dedicati all’amico Theodor Billroth, chirurgo e musicista amatoriale.
Con queste due composizioni l’autore tedesco si cimentò in un genere cameristico che, fino ad allora, non aveva voluto mai affrontare (se si eccettua un quartetto in si minore risalente a venti anni prima, ricusato quasi subito, la cui unica testimonianza è contenuta nel diario di Clara Schumann).
Va ricordato, infine, che il Quartetto n. 2 in la minore contiene, nel primo movimento, le note “fa”, “la” e “mi” che, nella nomenclatura musicale tedesca, corrispondono a “F”, “A” ed “E”, indubbio richiamo alle iniziali del motto “Frei aber Einsam” (Libero ma solo”), caro al suo amico Joseph Joachim.
Veniamo ora al Quartetto Ebène, innanzitutto per osservare come il ventitreenne violista Adrien Boisseau, che ha sostituito da meno di due mesi Mathieu Herzog (anima dell’ensemble fin dalla sua fondazione), si sia già perfettamente integrato nel gruppo.
Vista poi nel suo insieme, la compagine rappresenta sicuramente uno straordinario quartetto, che abbina un perfetto affiatamento ad una grande freschezza interpretativa.
Confrontandosi con brani appartenenti a periodi molto diversi, il Quartetto Ebène ha fornito, durante tutto il concerto, esecuzioni di altissimo livello, toccando sicuramente l’apice nel pezzo di Dutilleux (che porta con sé un discreto bagaglio di sana modernità, faticosamente accettata da una larga fascia di spettatori), dove è riuscito a far emergere le molteplici sfaccettature legate alla composizione.
Pubblico meno numeroso di quanto meritasse la serata, che ha lungamente applaudito lo splendido ensemble, ricevendo come bis una versione di Stella by Starlight, standard jazz il cui motivo originale venne creato nel 1944 da Victor Young per la colonna sonora del film The Uninvited (La casa sulla scogliera), che ha permesso al Quartetto Ebène di confermare, anche in chiusura, la sua estrema versatilità.
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23 febbraio, 2015 - Posted by | Associazione "A. Scarlatti", Associazioni Musicali, Auditorium Castel S. Elmo, Campania, Musica, Musica classica, Musica da camera, Napoli, Regioni, Sale da concerto | , , , , , , ,

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