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Al Teatro Sancarluccio dal 9 all’11 novembre il Teatro dell’Elce di Firenze presenta “Ercole e le stalle di Augia” di Dürrenmatt

Da venerdì 9 a domenica 11 novembre (Feriali, ore 21.15Festivi, ore 18.30), per la sezione “Classici contemporanei”, al Teatro Sancarluccio (via S. Pasquale a Chiaia, 49 – Napoli) il Teatro dell’Elce di Firenze presenta “Ercole e le stalle di Augia” di Friedrich Dürrenmatt con Stefano Parigi, regia di Marco Di Costanzo

Attraverso un’ironia dissacrante ed esasperata, Ercole e le stalle di Augia trova nella parodia di una vicenda mitologica l’occasione per riflettere e ironizzare sulla ineluttabile disfatta del mondo contemporaneo.
L’analisi delle contraddizioni e dei conflitti sociali si esprime in una chiave farsesca e grottesca di tragica spietatezza, che tende a dilatarsi alla condizione esistenziale dell’intera umanità: una condizione segnata dal caso e oppressa dal Male, in cui ogni gesto e tentativo di ribellione è destinato al fallimento.
Da un lato il testo, scritto in origine per la radio, riflette in modo mirabile il disorientamento e la sfiducia nelle sorti del nostro tempo, dall’altro il linguaggio scenico adottato dialetticamente da Marco Di Costanzo scommette senza riserve sull’elemento umano: l’attore.
Un solo attore, nello spazio vuoto, lotta eroicamente con un dramma che si sposta senza soluzione di continuità da Tebe a Elis, da rupi deserte a un’aula di parlamento, con dialoghi, dibattiti politici, un circo, scene di massa e peripezie avventurose.
Lo spettacolo porta alle estreme conseguenze l’uso polisemico di pochi, semplici oggetti e di una geometria allusiva, che consente di trasformare lo spazio grazie alla complicità dell’immaginazione dello spettatore.

Costo del biglietto

15 Euro: Intero
10 Euro: Riduzione under 30/over 65, Residenti di Chiaia, e Cral)
8 Euro: Speciale prima replica

Teatro Sancarluccio
Via S. Pasquale a Chiaia, 49 – Napoli
Tel. 00.39/081.405000
Fax: 00.39/081.426161
cell. 347 2430342
Sito web: http://www.teatrosancarluccio.com
e-mail: sancarluccio@teatrosancarluccio.com

Le Card del Sancarluccio

Card “Amici Angeli del Sancarluccio ”
La card associativa ha un costo di € 10,00 e dà diritto all’ingresso agli spettacoli di prosa al prezzo speciale di € 8.00, alle agevolazioni per la partecipazione ai laboratori, alla mailing list

Card “Io tra gli Angeli del Sancarluccio”
La card associativa ha un costo di € 60,00 e dà diritto all’ingresso a dieci spettacoli di prosa a scelta, un concerto a scelta, alle agevolazioni per la partecipazione ai laboratori, ed alla mailing list e alle serate dedicate.

Card “Io Sono un Angelo del Sancarluccio”
La card associativa ha un costo di € 100,00 e dà diritto all’ingresso a venti spettacoli di prosa, due concerti a scelta, alle agevolazioni per la partecipazione ai laboratori, ed alla mailing list e alle serate dedicate.

Card “Io Sono un Angelo e sostengo il Sancarluccio” Gold Card
La card associativa ha un costo di € 150,00 e dà diritto a tutti gli spettacoli di prosa, due concerti a scelta, alle agevolazioni per la partecipazione ai laboratori, ed alla mailing list e alle serate dedicate.
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“Ercole e le stalle di Augia” di Frederich Dürrenmatt
con Stefano Parigi
suono: Andrea Pistolesi
musiche: Giovanna Bartolomei
traduzione: Ippolito Pizzetti
adattamento: Marco Di Costanzo
in collaborazione con Teatro di Reggello
Dipartimento di Musica e Nuove Tecnologie del Conservatorio di Musica di Firenze

Sul testo

“Narra quel bravo vecchio di Gustav Schwab che la quinta fatica cui Ercole dovette piegarsi sotto il re Euristeo, pare fosse quella di spazzar via in un sol giorno tutto il letame dalle stalle di Augia…”.
Con questo incipit Dürrenmatt comincia il racconto della versione non ufficiale della quinta fatica di Ercole.
L’eroe è sopraffatto dai debiti a causa dell’alto tenore di vita che si impone a un uomo del suo rango.
Proprio quando la sua situazione finanziaria sta diventando disperata, riceve una lettera da Augia, presidente dell’Elide, che gli chiede di ripulire il suo paese sommerso dal letame in cambio di un lauto compenso.
In un primo momento l’eroe rifiuta sdegnosamente, ma poi si lascia convincere dal segretario Polibio e dalla sua compagna, Deianira, della necessità dell’impresa.
All’arrivo in Elide, Ercole e i suoi vengono accolti dai notabili elei con festeggiamenti degni di un evento storico.
Subito Ercole individua una soluzione rapida ed efficace per deletamizzare.
Ma a quel punto il parlamento eleo comincia a ritardare con mille pretesti l’esecuzione del progetto.
Ercole e i suoi sono costretti a una estenuante permanenza forzata in Elide in attesa delle decisioni delle commissioni parlamentari.
Proprio quando è ormai chiaro che gli elei non decideranno mai di liberarsi dal letame, arriva una lettera dal re della Stinfalia, che propone a Ercole di ripulire il suo paese dallo sterco ripugnante delle arpie.
Prostrati dalle circostanze, Ercole, Polibio e Deianira decidono di fuggire durante la notte alla volta della Stinfalia.

Sulla regia
… Il testo di Ercole e le stalle di Augia presenta un equilibrio splendido tra la comicità del tono e la profondità delle sfumature liriche e tragiche che vi sono contenute. Altra caratteristica sorprendente è “la perfetta ed elegante convivenza tra l’ambientazione classica e il contrappunto di elementi contemporanei. Tale equilibrio è facilmente conservato in radio, ma è irrealizzabile nel momento in cui si cerchi una trasposizione visiva diretta (I. A. Chiusano)“.
Questa considerazione ci spinge a dare allo spettacolo la forma di un passaggio ininterrotto tra azione e narrazione …
… Chiediamo all’attore un gioco scoperto … Il pubblico deve essere stimolato a riempire con l’immaginazione il vuoto della scena. È importante che non si prenda la deriva del trasformismo, né dell’illusionismo: il gioco teatrale deve essere smaccatamente scoperto, il pubblico deve vedere il trucco.
L’attore e lo spettatore dovranno essere, da questo punto di vista, sullo stesso piano e il loro rapporto reciproco dovrà essere sincero: entrambi dovranno credere alla stessa realtà fantastica. Bisogna che il pubblico riesca a seguire lo spettacolo con uno sguardo il più possibile ingenuo …
… L’unico vero personaggio dello spettacolo è Polibio, il segretario di Ercole, che è anche il narratore. Proprio in qualità di narratore, anche nel nostro allestimento egli racconta, come avrebbe fatto in radio. La differenza è che la sua narrazione talvolta si farà azione e sarà lui a incarnare tutte le altre voci …

Sullo spettacolo
Lo spettacolo trae spunto da un testo radiofonico dello scrittore svizzero di lingua tedesca Friedrich Dürrenmatt, mai rappresentato in Italia.
Esso si ispira alla mitologica fatica in cui Ercole è costretto dal re Euristeo a ripulire le stalle del re Augia.
Il testo si inserisce in un ambito narrativo familiare a Dürrenmatt, inscrivibile in un vero e proprio modello letterario che nella parodia di vicende mitologiche o leggendarie trova l’occasione per riflettere e ironizzare sulla realtà contemporanea e sulla sostanziale inevitabilità e immutabilità delle debolezze e delle miserie umane.
Tuttavia, in Dürrenmatt l’analisi delle contraddizioni e dei conflitti sociali si esprime in una chiave farsesca e grottesca di tragica spietatezza, che certo è riconducibile ad un gusto che ha avuto ampio spazio nella cultura europea del ‘900 (si pensi a Brecht, del quale Dürrenmatt accetta un’idea di teatro epico e straniante), ma presenta caratteristiche specifiche, legate sia alla personalità dell’autore e alla sua formazione, sia alla atipicità culturale della sua origine svizzera.
Il pessimismo di Dürrenmatt, però, rifiuta sia di esprimersi in termini di alta tragedia, sia di ripiegare su analisi introspettive o colorarsi di toni patetici; usa invece l’arma della parodia, di un’ironia dissacrante ed esasperata, in una deformazione caricaturale che annulla ogni razionalità: paragonabile, in ambito visivo, alle figure e alle situazioni descritte, ad esempio, da Grosz.
La messa in scena del Teatro dell’Elce porta dunque alla ribalta una sezione fondamentale ma poco conosciuta della produzione di Dürrenmatt, i radiodrammi, che a nostro parere trova nella parodia sarcastico-mitologica di Ercole e le stalle di Augia la sua vetta più alta.
La sua vicenda infatti, in superficie grottesca e favolosa, adombra in maniera esemplare una disperante riflessione esistenziale.
La parodia di Dürrenmatt gioca interamente sulla metafora del letame, che non ha riempito soltanto le stalle di Augia, come nella versione originale, ma copre addirittura l’intero paese dell’Elide; metafora fin troppo chiara ed efficace a più livelli, tanto più preziosa in quanto non destinata ad una rappresentazione visiva: il testo non prevede personaggi, ma voci.
L’allestimento del Teatro dell’Elce mira a conservare la forza allusiva del radiodramma riducendo al minimo gli elementi di scena e creando un gioco teatrale basato sulla combinazione ritmica e spaziale dell’unico attore e di tre oggetti: un panchetto da imbianchino, un ombrello, un velo.
L’essenzialità degli elementi visivi è arricchita da suggestive atmosfere sonore e musicali.
Ai momenti di racconto verbale si alternano sequenze di pura narrazione visiva, nelle quali il linguaggio musicale e la plasticità del movimento diventano elementi preponderanti.
Ne nasce dunque non un monologo, ma un vero e proprio spettacolo con molti personaggi e situazioni disparate, da battibecchi familiari a riunioni parlamentari, da una perigliosa navigazione a un circo: in uno spazio vuoto prende vita un vero e proprio concerto visivo per attore e velo, panchetto e ombrello.

Dice Dürrenmatt:
“La scenografia astratta è sostanzialmente fallita, perché il teatro non può astrarsi dall’uomo e dal linguaggio, che è astratto e concreto insieme, e perché la scenografia, per quanto possa tendere all’astrazione, deve pur sempre rappresentare qualcosa di concreto, se vuole avere un senso. E così si è tornati alla tenda verde, dietro alla quale tocca allo spettatore immaginare la stanza del re; e ci si è ricordati che il luogo drammatico non è mai presente sulla scena: nessuna scenografia, per quanto esplicita e dettagliata, per quanto perfettamente mimetica, può portarlo sul palcoscenico – è la recitazione che lo crea. Una parola, e siamo a Venezia, un’altra, e siamo nella torre di Londra. All’immaginazione dello spettatore basta un minimo spunto. La scenografia vuole suggerire, significare, condensare, non descrivere; si è fatta trasparente, si è smaterializzata. Ma anche il luogo stesso dell’azione teatrale che la scenografia deve rappresentare può smaterializzarsi”.

Press
……. uno spettacolo nitido, curato ed essenziale. Degna di nota la prova del protagonista, Stefano Parigi. – Marco Menini – Krapp’s Last Post (www.klpteatro.it)

La Compagnia Teatro dell’Elce
Il Teatro dell’Elce nasce nel 2005 su iniziativa del regista Marco Di Costanzo come progetto di ricerca intorno al lavoro dell’attore e al rapporto tra teatro e mondo.
La compagnia realizza varie produzioni distribuite in Italia e all’estero, tra le quali Cinquanta! (epopea di un faticoso entusiasmo), spettacolo non verbale ambientato durante il cosiddetto boom economico italiano, Fatma, prima rappresentazione e traduzione italiana dell’omonimo testo dell’autore algerino M’hamed Benguettaf, Il Salone di Z***, performance sensoriale sul mondo dei barbieri da uomo, Fronteras, creazione originale realizzata a Barrancabermeja (Colombia) in collaborazione con il Centro Cultural Horizonte.

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5 novembre, 2012 Posted by | Agenda Eventi, Napoli, Teatro, Teatro "Sancarluccio" | , , , , | Lascia un commento

Venerdì 9 e sabato 10 novembre doppio appuntamento con Stefano Benni al Teatro Trianon Viviani di Napoli

Doppio appuntamento con lo scrittore italiano più irriverente ed ironico.
Torna a Napoli Stefano Benni, per presentare il suo nuovo romanzo Di tutte le ricchezze, edito da Feltrinelli (9 novembre, ore 18.30 – ingresso gratuito) nella suggestiva cornice del Teatro Trianon e per la data napoletana (rimandata quest’estate causa pioggia) di “Ci Manca Totò” (10 novembre, ore 21 – Teatro Trianon Viviani).
Lo spettacolo dedicato al principe della risata è un nuovo progetto live dello scrittore bolognese insieme al chitarrista casertano Fausto Mesolella, in cui la chitarra dell’ex Avion Travel, filo conduttore dell’intero concerto, accompagna le letture di Benni e le sue performance vocali.
Lo scrittore, che per l’occasione presenta diversi testi, sorprenderà rivestendo a tratti i panni del cantante, con uno stile del tutto personale a metà strada tra il rap, il recitato e il melodico.
Tra le letture, un brano dedicato a Fabrizio De André, già conosciuto, e uno su Totò, inedito, con un testo sospeso tra ironia e malinconia.
Non mancheranno pezzi di Fausto Mesolella, il cui primo disco da solista, “Suonerò fino a farti fiorire”, è uscito lo scorso marzo.
Alla presentazione de “Di tutte le ricchezze” interverrà anche il chitarrista.

Posti a sedere numerati da 10,00 a 20,00 euro (inclusa prevendita)
Info prevendite: Teatro Trianon 081-2258285
E’ possible acquistare i biglietti presso il botteghino del teatro, qualsiasi prevendita autorizzata (concerteria, box office, etc.) e online.

Info 081-7436271

Caterina Piscitelli
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+39 3319551994
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Sinossi Libro
“Martin è un maturo professore e poeta che si è ritirato a vivere ai margini di un bosco: è una nuova stagione della vita, vissuta con consapevolezza e arricchita dai ricordi e dalle conversazioni che Martin intrattiene con il cane Ombra e con molti altri animali bizzarri e filosofi. Questa tranquillità, che nasconde però strani segreti, è turbata dall’arrivo di una coppia che viene a vivere in un casale vicino: un mercante d’arte in fuga dalla città e Michelle, la sua bellissima e biondissima compagna…”

Ci Manca Totò – Cosa ne pensano gli artisti…

Fausto Mesolella

“Tutto è nato per caso, ci siamo incontrati per un recital alla Libera Università di ALcatraz, ospiti di Jacopo Fo. Abbiamo scoperto di trovarci bene insieme e ci è venuta voglia di fare uno spettacolo insieme”. (Il Mattino)

“Da casertano doc adoro Totò che definiva la mia città capitale morale d’Italia, amo la sua leggerezza, nessun artista è stato capace di ricrearla. Totò nella famosa scena di Miseria e Nobiltà quando dice “Peppiniello quelle pizze diventano due”, si serve di uno stereotipo partenopeo per far riflettere sulla povertà con il sorriso. Questa è la comicità che dovrebbe essere recuperata, è a quest’arte che Benni ed io dedichiamo il nostro spettacolo”. (la Repubblica)

Stefano Benni

“Non voglio parlare troppo dello spettacolo si guasta la sorpresa. Posso dire che è fatto di brani molto diversi tra loro per atmosfere e ritmica. Tra i vari pezzi che musicheremo c’è un testo per De Andrè che ho già letto altre volte in teatro. E’ una canzone che lui avrebbe arrangiato e cantato, se il destino non l’avesse portato via. Il testo su Totò è invece più recente. Non ricordo quando il principe della risata è entrato nella mia vita di sicuro non ne è mai uscito”.

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5 novembre, 2012 Posted by | Agenda Eventi, Chitarristi, Musica, Poesia | , , , , , , | Lascia un commento

   

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