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Al Napoli Teatro Festival il 6 ottobre va di scena “Il Rubacuori dell’Ovest”, progetto di teatro e pedagogia che nasce a Scampia

Sabato 6 ottobre, alle ore 21, al Teatro San Ferdinando, nell’ambito del Napoli Teatro Festival Italia, va in scena Il Rubacuori dell’Ovest che nasce da Arrevuoto, un progetto di teatro e pedagogia che si svolge a Napoli dal 2005, ogni anno dall’inverno fino alla primavera, in cui tanti ragazzi e ragazze provenienti anche da zone difficili come Scampia, mettono in scena uno spettacolo guidati da registi ed educatori.
Un progetto promosso dal Teatro Stabile di Napoli, la sua origine è nel metodo della “non scuola” del Teatro delle Albe di Ravenna riadattato al contesto napoletano.
Le prime tre edizioni sono state dirette da Marco Martinelli, ora la direzione è affidata a Maurizio Braucci, uno degli sceneggiatori del film Gomorra di Garrone.
Durante tutto l’anno si svolgono laboratori e percorsi di studio dei testi i cui allestimenti vengono presentati l’anno seguente.
Per l’edizione 2012 Arrevuoto prende spunto da Il Rubacuori dell’Ovest, la commedia satirica in tre atti scritta da John Synge nel 1907, per affrontare le contraddizioni tra lotta alla malavita e fascino del crimine.
108 i ragazzi in scena che hanno seguito la linea tracciata da Synge nel raccontare la storia di un “povero” parricida dell’Irlanda del XX secolo, ironizzando sui motivi che lo rendono attraente per la comunità che accoglie la sua fuga.
Sulle musiche dal vivo de La Banda Del Torchio diretta da Antonella Monetti, una regia collettiva realizzata da Antonio Calone, Nicola Laieta, Emanuele Valenti, porta in scena le suggestioni di questa satira, per dare come sempre parola agli adolescenti, in un dialogo con la città e con gli adulti in cui sono i più giovani a declinare al presente il mito del criminale.

Intervista a Maurizio Braucci

Quest’anno Arrevuoto compie 7 anni. Possiamo fare un bilancio di quest’esperienza?

La continuità in una città come Napoli, città che divora se stessa, è di per sé un’impresa. Noi abbiamo creato un metodo che funziona, un metodo tra teatro e pedagogia che coinvolge adolescenti delle periferie e del centro storico, figli e figlie di famiglie socialmente distanti che lavorano ogni anno ad uno spettacolo, ad un progetto collettivo che si chiama Arrevuoto, parola che significa rivolta, perché oggi la frammentazione e l’egoismo sono così diffusi che lavorare invece per il bene comune è diventato una rivoluzione.
Siamo artisti, teatranti ed educatori animati dall’idea di dare una mano alla città e ai suoi giovani, semplicemente facendoli incontrare tra loro per lavorare con un criterio che si muove tra rigore, rappresentato dal teatro, e libertà, rappresentata da una pedagogia non autoritaria.

Come si è evoluto il progetto in questi anni?

Siamo partiti nel 2005 da una presa di posizione del Teatro Stabile Mercadante, che sotto la direzione di Ninni Cutaia e poi di Roberta Carlotto, aveva deciso di fare qualcosa per quella terribile emergenza che è la camorra a Napoli e l’abbandono delle periferie. Siamo partiti da Scampia, quartiere critico, allargandoci poi a scuole e gruppi di altre aree delle città, costruendo attraverso l’esperienza un metodo che era figlio della “non scuola” ideata dal Teatro delle Albe di Ravenna e adattato alla nostra città. Si è creato così un gruppo affiatato di teatranti ed educatori e di una struttura organizzativa che affronta ogni anno un impegno organizzativo enorme, prendendosi cura e accogliendo centinaia di adolescenti,
che si spostano tra centro e periferie per conoscere il territorio della loro città e incontrare nuovi amici tra coetanei normalmente distanti dai loro entourages.

Come si arriva alla messinscena di uno spettacolo?

Si parte dalla scelta di un testo teatrale classico che abbia un particolare significato per ciò che in quel momento sta vivendo la città e lo si dà in pasto ai ragazzi, organizzati intanto in vari gruppi laboratoriali. Questi, sotto la guida dei registi, rimasticano il testo e lo risputano fecondato dal loro linguaggio, il dialetto per lo più, e riambientato al presente e in modi a loro pienamente comprensibili. Il tutto inizia a novembre e cova quindi sotto il freddo invernale una messa in scena primaverile che passa per il raduno dei vari laboratori in un unico laboratorio comune, che dovrebbe tenersi allo spazio dell’Auditorium di Scampia da noi riaperto nel 2005 ma che la svogliatezza delle istituzioni rende sempre più difficile da utilizzare. Mescolando il tutto insieme, con sapienza e pazienza, i ragazzi vanno in scena e prendono parola su quel particolare tema.

Il rubacuori dell’Ovest: perché avete scelto di lavorare su questo testo?

Il tema di quest’anno era “Il fascino del criminale nell’immaginario collettivo”, tema comprensibile oggi che anche l’antimafia è diventata uno show. Synge è un grande drammaturgo irlandese di inizio ‘900, raramente rappresentato in Italia, che spingeva molto il teatro verso l’antropologia. Mentre ai ragazzi oggi si parla dell’importanza della legalità, a casa, in strada e nei mass media è invece tutto un inneggiare a quanto sia meglio essere cattivi e spregiudicati. Il dramma che mettiamo in scena mostra questa contraddizione che i ragazzi si trovano a vivere ascoltando e poi invece osservando gli adulti. In questa occasione abbiamo inaugurato una riuscita collaborazione con la Banda del Torchio, una banda popolare napoletana, che suona dal vivo dando dei tratti da musical allo spettacolo.

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Napoli

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2 ottobre, 2012 - Posted by | Agenda Eventi, Napoli, Teatro | , , , , , , , , , , ,

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