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comunicazione eventi di Musica Arte e Teatro

Limen. Al Salotto Antichità Scippa fino al 31 ottobre

Spazio Arte di Claudia Campagnano

Limen

Fotografie di Luca Canzanella

3 ottobre ore 18 – Salotto Antichità Scippa

 

Terzo appuntamento della rassegna fotografica Cum Finis presso il Salotto Antichità Scippa, il 3 ottobre alle 18 inaugura la personale di Luca Canzanella, dal titolo Limen.

In latino LIMEN è soglia, ingresso ma anche confine. Un punto di passaggio tra due luoghi fisici, ma anche tra due fasi di un percorso.

In una Napoli territorio di confine tra scempio e bellezza, gli scatti di Luca Canzanella sembrano alimentarsi dei simboli portanti della città, che attraverso il suo occhio attento, lasciano in mostra quanto di bello e di poetico resta da osservare.

Tre i lavori esposti, che rappresentano una Napoli vista per frammenti, luoghi comuni del passaggio quotidiano, ripetitivi come ripetitivo è lo schema mentale di ognuno di noi, e ripetitivo è quel fastidioso luogo comune che infesta la città.

Una nota di speranza è data dallo sconvolgimento dello schema formale dell’ultima immagine, che sta li a suggerirci la possibilità di un cambiamento.

Il superamento di un confine mentale che, se riconosciuto, può essere abbattuto in qualunque momento.

 

Serata inaugurale in presenza del fotografo: mercoledì 3 ottobre ore 18

Interverranno Mario Scippa, curatore

Pompeo Paparo, editore

 

Antichità Scippa

via Vannella Gaetani 20,

fino al 31 ottobre, lun-sab 10-13 e 15-19.

 

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27 settembre, 2012 Posted by | Agenda Eventi, Art, Arte, Arte contemporanea, Campania, Claudia Campagnano, Fotografia, Giornalisti, Napoli, Spazio arte, Uncategorized | , , , , | Lascia un commento

Sabato 29 settembre Susanna Canessa ospite a Castel di Sangro della presentazione del nuovo libro di Dacia Maraini

Sabato 29 settembre, alle ore 17.00, a Castel di Sangro (AQ), presso l’Hotel Il Lavatoio (via Paradiso, 18), Esther Basile presenta il nuovo libro di Dacia Maraini “L’amore rubato” (Rizzoli).
Durante l’evento sono previsti interventi musicali di Susanna Canessa e letture di Wanda Marasco

Info:
Il Lavatoio s.a.s.
Via Paradiso, 18
67031 Castel di Sangro (AQ)
Voce: + 39.0864.847009 +39.338.3690024
Fax: +39.0864.847009
Mail: info@lavatoio.com

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27 settembre, 2012 Posted by | Agenda Eventi, Letteratura, Musica, Susanna Canessa | , , , , , , | Lascia un commento

Venerdì 28, sabato 29 e domenica 30 settembre ‘O Paparascianno con Mariano Rigillo a Galleria Toledo per il Napoli Teatro Festival Italia

Venerdì 28 settembre, alle ore 20, (con repliche il 29 e il 30, alle 21) va in scena a Galleria Toledo ’O Paparascianno di Antonio Petito, scritto e diretto da Laura Angiulli, interpretato da Mariano Rigillo, spettacolo inaugurale della stagione teatrale 2012/2013 di Galleria Toledo.
’O Paparascianno è un testo del 1872 la cui modernità, rivela i segni di una maturità drammaturgica solidamente acquisita da Petito.
Al centro, il padre di rigida impostazione che vuole concedere la giovanissima figlia al vecchio benestante e poi l’esile innamorato dall’allusivo nome Frongillo, l’avvocato -Tartaglia, un Pescebannera d’ispirazione guappesca, Pantalea che arriva a tempo a movimentare il finale e altri soggetti di contorno; ciascuno, a suo modo protagonista, interviene a dare concretezza all’ampio affresco dal respiro corale.
È tuttavia determinante, nel complesso dei personaggi, la figura di Pulcinella che, incontrastato deus ex machina, al servizio della brillante soluzione della vicenda, attraversa l’intera pièce condizionandone il racconto.
“A monte della scelta – spiega Laura Angiulli nelle note di regia – non solo l’attrazione per la “farsa” in quanto tale, per il portare al centro l’aspetto giocoso del “mettere in scena”. C’è di più. Nella scrittura di Antonio Petito, così come appare al lettore, si rivela un linguaggio straordinario, fuori dal tempo e dalla realtà; un esperanto della lingua teatrale al sevizio della drammaturgia partenopea, che si esprime con autonoma definizione di scrittura, dunque di suono. Ne deriva un evidente straniamento rispetto al linguaggio solitamente frequentato nella realtà, e sulla scena di consuetudine, e l’apparato rappresentativo sembra sollevarsi in una leggerezza che sa di gioco, di burla. Incalzanti, i dialoghi si concretizzano con grazia non manierata, e solo a qualche personaggio è concessa una qualche tirata a mo’ di racconto, in ogni caso condita di follia e dichiarata disponibilità al nonsense, così come solo può derivare da un’azione creativa dinamica, essenzialmente libera ma pure sapiente nella costruzione dell’impianto e del fraseggio, entrambi governati secondo le regole di una drammaturgia di tecnica severa. Essa –molto nitidamente definita nella complessità del costrutto- presenta una compiutezza compositiva che nel succedersi delle vicende porta agevolmente verso l’approfondimento della personalità dei numerosi personaggi: il richiamo all’elementarietà del sentire e dei desideri predomina, e la follia s’insinua senza malizia mettendo a nudo per ciascuna figura un carattere, non necessariamente ritagliato sulle maschere tradizionali, se pure alla memoria di esse dedicato nella traccia di partenza.
“E proprio alla definizione del piccolo universo – che tanto garbatamente Petito accompagna nel racconto – si connette l’intento della regia, nel voler portare un teatro ritenuto a torto di sola superficie verso un possibile sviluppo della costruzione delle figure, con l’apporto creativo di una compagnia di attori di talento, molti dei quali adusi a un percorso di rischio, per la ricerca di approdi non convenzionali alla scena; è evidente la gravità dell’impegno, la necessità di fare squadra nell’esplorazione di queste modalità , piuttosto spinte verso la lezione dei grandi classici della comicità e il “demenziale”; verso un teatro dell’assurdo che privilegia il cabaret di marca espressionista, e l’incisione nitida delle maschere, alla sciatta deriva di un “farsesco” informe, che ormai per altro non saprebbe neanche stabilire sintonia con un pubblico smaliziato, aduso alla frequente offerta del cabaret e della satira contemporanea.
“Si punta a un tessuto netto, stilizzato nella scelta stilistica, che pure – per le necessità imposte dalle diverse scuole di provenienza degli interpreti – sappia operare una saggia ricomposizione delle suggestioni, a tutto vantaggio della coerenza della messinscena. Si chiederà alle luci di Cesare Accetta di assecondare il lavoro con forti contrasti, con la sottolineatura di “primi piani” e campi stretti, di dare risalto ai volti nella fissità tagliente di un’impronta in qualche modo “allucinatoria”.

‘O Paparascianno
da Antonio Petito
drammaturgia e regia Laura Angiulli

con Mariano Rigillo (Pulcinella), Anna Teresa Rossini (Pantalea), Agostino Chiummariello (Ambruosio), Michele Danubio (corriere, notaio), Alessandra D’Elia (Gesomina), Angela de Matteo (Rita), Francesca Florio (Annetta), Toni Fornari (Pandolfo), Roberto Giordano (Frongillo), Marcello Romolo (Pesce), Tonino Taiuti (Paparascianno)

musiche: Rino Alfieri
impianto scenico: Rosario Squillace
collaboratore scenografo: Renato Esposito
costumi: Mauritz Slabbert
luci Cesare Accetta
assistente alla regia Flavia Francioso
responsabile tecnico Luigi Agliarulo

produzione Fondazione Campania dei Festival-Napoli Teatro Festival Italia | Il Teatro coop. produzioni/ Galleria Toledo
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Fondazione Campania dei Festival
via dei Mille, 16
Napoli

Napoli Teatro Festival Italia
www.napoliteatrofestival.it
info@napoliteatrofestival.it
tel/fax: +39 081 19560383

Ufficio stampa
Napoli Teatro Festival Italia
tel.: +39 081 4206485
Raffaella Tramontano: +39 392 8860966
Viola Tizzano: +39 339 8146592
Ivan Morvillo: +39 393 9687733
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27 settembre, 2012 Posted by | Agenda Eventi, Napoli, Teatro | , , , , , | Lascia un commento

Venerdì 28, sabato 29 e domenica 30 settembre al Teatro S. Ferdinando “C’è del pianto in queste lacrime” di Antonio Latella in prima assoluta per il Napoli Teatro Festival Italia

Venerdì 28 settembre, ore 20 (repliche sabato 29, ore 20 e domenica 30, ore 18) va in scena, in prima assoluta, al Teatro San Ferdinando C’è del pianto in queste lacrime, drammaturgia di Antonio Latella e Linda Dalisi, regia di Latella.
Coprodotto da Napoli Teatro Festival Italia, Teatro Stabile di Napoli e dalla neonata compagnia Stabile/Mobile creata dallo stesso Latella, lo spettacolo si ispira alla sceneggiata napoletana.
Dopo un primo workshop tenutosi al Ridotto del Mercadante, in dicembre scorso, Latella e la Dalisi hanno analizzato il rapporto che esiste tra il genere della sceneggiata e l’identità, le radici, della cultura napoletana
“C’è del pianto in queste lacrime ci offre l’occasione di un confronto diretto con la nostra tradizione e con le nostre radici. Ma in che modo il genere della sceneggiata è parte delle nostre radici? Se la sceneggiata è un genere considerato morto, sicuramente non è nostra intenzione resuscitarlo né nobilitarlo. – scrivono Antonio Latella e Linda Dalisi – L’intenzione è piuttosto quella di analizzare dall’interno qualcosa che è nel nostro DNA. Difficile parlare del perché della scomparsa di un genere, quando questo ci risulta come un artificio, un essere generato non da un padre e una madre, ma da una sorta di innesto.
In questa nostra sceneggiata i personaggi si aggirano e vivono in una ferita, sono come il virus all’interno di una piaga. In questo marcio (evocato dalla musicalità amletica del titolo) tutti sono costretti a ripercorrere in modo quasi autistico quello che altri hanno deciso per loro, per questo è come se non avessero una coscienza. Tutti sono delle macchine ridotte al non pensiero, o meglio sottratti alla possibilità di un pensiero infinito, e per questo sono mostri e non lo sanno. È come se ci trovassimo non alle radici di qualcosa, ma nel mondo ad esse sotterraneo. Come in una profondità della terra, piena di vermi, insetti e parassiti senza anima. In questo senso i personaggi non sono personaggi, ma automi, macchine senza epoca, che agiscono, vivono, parlano per quello che rappresentano e non per quello che sono, senza una verità individuale, senza libertà. In questi meravigliosi pupazzi senza sangue tutti apparentemente buoni e positivi, è presto svelata una mostruosità agghiacciante: quella dell’omertà, del sopruso, della fame, della vanità, della stupidità, della violenza, della vergogna. All’interno del corpo della sceneggiata gli organi si muovono stretti come in un formicaio, inquieti e ossessionati, alla ricerca di una risposta a quella disfunzione che, già si sa, o si intuisce, porterà all’estinzione. Come se all’interno di una famiglia fosse già entrato il virus che l’annienterà. Napoli piange la sua malattia attraverso la ripetizione e la reiterazione di atti e parole svuotati dalla loro radice, mentre da quel corpo nascosto entrano ed escono le cose solo se portate dallo scorrere continuo di un irreale paniere, simbolo dell’identità, della storia, della famiglia (o della creatura) che ne governa la discesa o la salita. Il ricordo degli eventi passati diventa presagio della fine, paradosso di una città che ritorna sempre sui propri errori ed orrori. Quello che è già accaduto si ripete, si trasforma, rimbomba nell’aria. I rapporti sociali e familiari si distorcono e vengono espressi con una lingua sempre più violenta. Sale un pianto coatto e disperato, un lamento marcito nel tempo”.
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C’è del pianto in queste lacrime
drammaturgia Antonio Latella e Linda Dalisi
regia Antonio Latella
scene e costumi Simone Mannino e Simona D’Amico
musiche Franco Visioli
luci Simone De Angelis

con Leandro Amato, Michele Andrei, Alessandra Borgia, Caterina Carpio, Michelangelo Dalisi, Francesca De Nicolais, Lino Musella, Candida Nieri, Emilio Vacca, Valentina Vacca, Francesco Villano

movimenti Francesco Manetti
calzature Trippen (A.Spieth, M.Oehler; Berlin)
assistente alla regia Francesca Giolivo
assistente alle scene e realizzazione scene Marco Di Napoli
assistente ai costumi e direzione di palco Graziella Pepe
fonico Giuseppe Stellato
costruzione elementi scenografici Fabio Bondì, Francesco Santoro
collaboratori alla costruzione Daniele Franzella, Cristina Esposito, Giuseppe Grippi

organizzazione e produzione Brunella Giolivo
distribuzione e comunicazione Michele Mele

produzione: Fondazione Campania dei Festival – Napoli. Teatro Festival Italia
in coproduzione: Teatro Stabile di Napoli, Stabile/Mobile compagnia Antonio Latella

Lo spettacolo andrà in scena al
San Ferdinando 30 gennaio / 3 febbraio

Abbinato allo spettacolo la Mostra dei bozzetti di scena e costumi dello spettacolo, opere su carta di Simone Mannino & Simona D’Amico che si terrà Venerdì 28 settembre e sabato 29 (h 18.00/20.00) e Domenica 30 settembre (h 16.00/18.00)

Galleria
PrimoPiano Napoli
Via Foria, 118
80137 – Napoli, Italia
tel. +39 3398666198
mail: primopianonapoli@gmail.com
Con il contributo di: Atelier Nostra Signora Stabile/Mobile Compagnia Antonio Latella Cantine Astroni

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Fondazione Campania dei Festival
via dei Mille, 16
Napoli

Napoli Teatro Festival Italia
www.napoliteatrofestival.it
info@napoliteatrofestival.it
tel/fax: +39 081 19560383

Ufficio stampa
Napoli Teatro Festival Italia
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Raffaella Tramontano: +39 392 8860966
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Ivan Morvillo: +39 393 9687733
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