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Robert Wilson riporta sulle scene “The Makropulos Case” del ceco Karel Čapek


Karel Čapek (1890-1938) è considerato uno dei primi autori di fantascienza quando tale categoria non esisteva ancora, grazie al dramma R.U.R. (1920), dove compariva un termine, robota (in ceco lavoro forzato), che sarebbe poi divenuto famosissimo, a differenza di chi lo aveva creato.
Fra i lavori dello scrittore si annovera anche la commedia satirica Věc Makropulos (L’affare Makropulos), risalente al 1922, ripresa recentemente dal celeberrimo regista statunitense Robert Wilson, in una produzione del Teatro Nazionale di Praga, con la quale si è aperto il Napoli Teatro Festival Italia.
Al centro della vicenda vi è un contenzioso, fra gli eredi di due famiglie, legato ad un ingente patrimonio.
Una causa quasi secolare, alla quale fornirà il suo decisivo contributo Emilia Marty, una affascinante quanto misteriosa cantante dall’età imprecisata, giunta a Praga, e a conoscenza di particolari che porranno fine alla lunghissima questione, fra la meraviglia ed il sospetto di entrambe le parti.
In realtà la donna (che solo alla fine svelerà la sua identità) è Elina Makropulos, figlia di Hyeronimus, alchimista alla corte praghese del re Rodolfo, che vive da tre secoli, cambiando continuamente identità, grazie ad un elisir preparato dal padre per allungare la vita del sovrano e sperimentato su di lei.
Nella sua esistenza ha avuto a che fare con gli avi di entrambe le famiglie, ed è quindi una testimone diretta e attendibile della faccenda.
Ma a lei dell’eredità interessa poco, in quanto il suo ritorno a Praga si deve al fatto che gli effetti dell’elisir stanno per svanire, e la donna vuole recuperare la formula, conservata nella casa di uno dei due contendenti.
Dopo essere tornata in possesso del documento, in cambio di una notte d’amore, Elina, ormai stanca ed annoiata, si rende conto che non riuscirebbe a sostenere altri trecento anni, per cui rifiuta di utilizzare la formula, regalandola a Kristina, figlia del commesso dell’avvocato, giovane artista e sua grande ammiratrice.
Ma quest’ultima deciderà di bruciare il foglio, contenente le istruzioni per preparare l’elisir, mettendo la parola fine a tutta la vicenda.
Da questo breve riassunto si evince come il tema principale della commedia sia legato alle conseguenze, secondo Čapek oltremodo nefaste, dell’eterna giovinezza.
Per tale motivo, molti hanno visto nel “Makropulos”, una risposta antitetica al quasi coevo Back to Metusaleh di George Bernard Shaw, nel quale il commediografo irlandese sosteneva invece che l’allungamento della vita si sarebbe tradotto in un aumento di saggezza da parte dell’uomo, con positive ripercussioni sulla felicità globale.
Va ancora ricordato che la commedia colpì molto il compositore Leóš Janáček, anch’egli ceco, che utilizzò la vicenda come base per un’opera in tre atti avente lo stesso titolo.
La svuotò però dei contenuti di partenza, infarcendola di empiti romantici, completamente estranei alla volontà di Čapek, per cui, anche chi conosce il lavoro del musicista (indubbiamente più noto del testo dal quale è tratto), ha un’idea molto vaga e fuorviante dell’ originale.

Foto Lucie Jansch

E veniamo quindi all’allestimento della commedia, che il Napoli Teatro Festival Italia ha proposto in prima nazionale al Teatro Mercadante, dove Robert Wilson si è voluto maggiormente soffermare sui guasti della giustizia che sulle considerazioni legate alla longevità, sviscerati, brevemente, soltanto nel finale (ma non sappiamo, obiettivamente, quale peso avessero nel testo originale).
Lo spettacolo, nel suo complesso, ha mostrato di essere il frutto di un meccanismo ben rodato, (l’esordio ufficiale praghese risale a circa un paio di anni fa), mettendo in evidenza un gruppo di bravissimi attori cechi, tutti in scena con sembianze grottesche, sui quali incombeva la presenza carismatica di Soňa Červená (mezzosoprano di fama mondiale, più vicina ai novanta che agli ottanta), nel ruolo della fredda Emilia Marty-Elina Makropulos.
Numerosi i rimandi, sia alla cultura praghese (il Teatro Nero e il cinema di animazione del grande e dimenticato artista Jiří Trnka), sia all’opera più nota di Čapek, poiché spesso i protagonisti (tranne la Makropulos), ricordavano, nelle movenze e, talora, negli abiti indossati, gli automi di R.U.R. (ma anche quelli dei “Racconti di Hoffmann” di Offenbach).
Non vanno dimenticati, inoltre, il sapiente uso delle luci (a parte i neon abbastanza fastidiosi alla base del palcoscenico), ed il suggestivo commento musicale di Aleš Březina, affidato ad un trio formato da Vladimír Strnad (tastiera), Martin Sedlák (violoncello), Tomáš Koubek (percussioni), parte integrante della rappresentazione in quanto perfettamente coordinato con quanto avveniva sul palcoscenico.
In conclusione un allestimento di elevato livello, ottimo esordio di una rassegna che ci terrà compagnia fino al 24 giugno.

Marco del Vaglio

14 giugno, 2012 Posted by | Teatro, Teatro Mercadante | , , , , , , , , , | Lascia un commento

   

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