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comunicazione eventi di Musica Arte e Teatro

Domenica 8 gennaio il chitarrista Maurizio Di Fulvio ospite della manifestazione “Un Museo…tutto da bere”

Critica Classica di Marco del Vaglio:


Domenica 8 gennaio, alle ore 11.30, nel vestibolo del Museo Duca di Martina in Villa Floridiana (via Aniello Falcone 171 – Napoli), concerto del chitarrista Maurizio Di Fulvio, organizzato dall’Associazione Musicale Golfo Mistico, in collaborazione con la Soprintendenza Speciale per il P.S.A.E. e per il Polo Museale della città di Napoli, nell’ambito della manifestazione “Un Museo…tutto da bere”.

In programma musiche di Pat Metheny, Maria Theresia von Paradis, Alfredo Viana “Pixinguinha”, Maurizio Di Fulvio, Isaac Albéniz, Astor Piazzolla, Armando “Chick” Corea, Luiz Bonfá, Paulinho Nogueira.

Costo del biglietto
Intero: 10 Euro
Ridotto (Under 25 e over 65): 8 Euro

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Programma

Pat Metheny (1954): James

Maria Theresia von Paradis (1759 – 1824): Sicilienne

Alfredo Viana “Pixinguinha” (1897 – 1973): Carinhoso

Maurizio Di Fulvio (1964):
San Liberatore a Maiella Abbey
Caramanico blue atmosphere

Isaac Albéniz (1860 – 1909): Asturias

Astor Piazzolla (1921 – 1992): Oblivion

Armando “Chick” Corea (1941): Armando’s Rhumba

Maurizio Di Fulvio: Django “mémoires”

Luiz Bonfá (1922 – 2001): Manhã de Carnaval

Paulinho Nogueira (1929 – 2003): Bachianinha

Maurizio Di Fulvio
Mediterranean flavours
Shaker

Maurizio Di Fulvio
Maurizio Di Fulvio, originario di Serramonacesca, è nato a Chieti e risiede a Pescara (Italy).
Dopo il diploma in chitarra classica, si è formato artisticamente con musicisti come J. Bream, A. Carlevaro, J. Scofield, P. Metheny e ha ottenuto primi premi e vari riconoscimenti in concorsi internazionali.
Svolge una brillante carriera concertistica, suonando soprattutto in Europa e in America nei festival più prestigiosi a fianco dei più grandi chitarristi e musicisti contemporanei, in qualità di solista e con formazioni varie.
È stato docente di chitarra nei Conservatori italiani di Foggia e Verona e presso l’Istituto Pareggiato di Modena e molti dei suoi concerti sono stati registrati e trasmessi da emittenti televisive e radiofoniche di diversi paesi del mondo.
È membro di giurie di vari concorsi di chitarra e tiene corsi di perfezionamento e master-class nelle Università e nelle istituzioni musicali europee ed americane sul repertorio chitarristico tradizionale e sull’impiego della chitarra classica nel jazz.
Numerose sono state le attenzioni di importanti compositori italiani del nostro tempo, tra cui S. Bussotti, L. Berio, S. Sciarrino, che spesso gli hanno affidato la revisione, l’adattamento e l’interpretazione delle loro opere e significative sono le lodevoli testimonianze del pubblico e gli elogi ricevuti da importanti testate giornalistiche internazionali.
La critica specializzata lo considera uno dei chitarristi più interessanti ed innovativi dell’attuale panorama musicale, definendolo …“versatile ed eclettico, dal temperamento caldo e spontaneo, abile improvvisatore e raffinato arrangiatore”, …“capace di leggere e restituire con la medesima forza ed intensità linguaggi assolutamente diversi”, …“la sua esecuzione, a volte grintosa ed energica, altre volte raffinata ed ornata, sempre in bilico tra rispetto della tradizione e innovazione”, …“è sorretta da un’innata eleganza strumentale”. …“Un’autentica saudade swing e fragranze mediterranee aleggiano nei brani incisi negli album: Sweety notes (2000), Mediterranean flavours (2003), A flight of fugues (2004), On the way to wonderland (2007) e Carinhoso (2010)”.
…“Nell’itinerario artistico confluiscono il jazz nero, il jazz latino, il rock, le tinte del classico e la sensibilità di un’interprete che coniuga in sè una tecnica solida e una raggiante vena compositiva. Di Fulvio assembla con il suo strumento un incredibile mosaico di note, spadroneggia sulle corde, si confronta egregiamente con maestri di calibro mondiale, arrangiando liberamente brani celebri di Gillespie e Jobim, Santana e Metheny, Porter e Pastorius e ancora Bach e Duarte, e rivela soprattutto le sue ottime doti di bravo compositore”.

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6 gennaio, 2012 Posted by | Agenda Eventi, Chitarristi, Musica, Musica da camera, Napoli | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

“I Turchini di Antonio Florio” evidenziano i fasti delle cantate di Cristofaro Caresana


Il concerto natalizio dell’Associazione Alessandro Scarlatti ha visto salire, sul palcoscenico dell’Auditorium di Castel S. Elmo, l’ensemble “I Turchini di Antonio Florio”, che ha proposto alcuni brani tratti dalla produzione di Cristofaro Caresana (ca. 1640–1709), uno dei grandi protagonisti della musica napoletana della seconda metà del Seicento.
Nonostante ciò, almeno fino al 1990, Caresana risultava un illustre sconosciuto e, solo grazie alle ricerche del maestro Florio, che ha riportato in luce parte della produzione conservata nell’Archivio dei Girolamini a Napoli, il suo nome è riemerso da un inspiegabile oblio.
Il programma della serata seguiva quello del cd inciso dal gruppo nel 2010, con la casa discografica Glossa, ed era incentrato su quattro cantate, tre delle quali “La Veglia”, Demonio, Angelo e Tre Pastori, e L’Adorazione de’ Maggi, di argomento natalizio.
La prima, a 6 voci con violini, era datata 1674, mentre le altre due, concepite rispettivamente per 5 voci con violini e per 6 voci e strumenti, risalivano al 1676.
In tutte si riscontrava la presenza di personaggi caratteristici, mutuati spesso dalla commedia dell’arte e coinvolti, talora senza nemmeno rendersene conto, altre volte con attonita meraviglia, in un avvenimento che ha segnato la storia dell’umanità.
Si trattava di una sorta di presepe vivente, dove l’incontro fra sacro e profano veniva sottolineato da testi e musiche quanto mai vivaci e scoppiettanti, al punto che la natività appariva talora solo sullo sfondo.
Si pensi, per esempio, alla “Veglia”, che rievocava particolari notti, contraddistinte da canti e balli, accompagnati da giochi d’azzardo, dove il lato sacro emergeva di tanto in tanto, prima con una ninna nanna e la preghiera di interrompere i canti per lasciar dormire il Bambino Gesù, e poi con uno sguardo sul futuro del divino nascituro che, divenuto grande, avrebbe messo in gioco sé stesso, vincendo la morte con la Resurrezione.
La quarta ed ultima cantata, Sembri stella felice, Partenope leggiadra, per soprano e strumenti, era invece del 1703, quando Caresana, ricoprendo il ruolo di maestro della Cappella del Tesoro di S. Gennaro, volle celebrare il santo patrono di Napoli ed il suo prodigioso miracolo.
Il programma si completava con due Sonate molto interessanti, dall’op. VII, di Pietro Andrea Ziani, docente di Caresana a Venezia, attivo a Napoli nel 1680 in qualità di maestro della Cappella Reale, in un periodo durante il quale il suo allievo ricopriva il ruolo di organista titolare della medesima istituzione.
Veniamo quindi agli interpreti, ricordando che “I Turchini”, per motivi che sarebbe troppo lungo spiegare, hanno assunto questo nome di recente, ma l’organico rimane lo stesso, costituito da musicisti che da lungo tempo si riuniscono attorno ad una figura carismatica come Antonio Florio, rappresentando un punto di riferimento mondiale nell’ambito della musica barocca napoletana.
Quasi inutile, quindi, sottolineare la compattezza, l’affiatamento e l’estrema affidabilità della compagine, sia quando ha interpretato le cantate di Caresana, sia nel momento in cui ha eseguito i brani strumentali di Pietro Andrea Ziani.
Nel primo caso, poi, è emerso anche il valore dei sei magnifici solisti, alcuni dei quali, come i tenori Giuseppe de Vittorio e Rosario Totaro, ed il basso Giuseppe Naviglio, collaboratori “storici” dell’ensemble, altri di acquisizione più recente, come il controtenore Filippo Mineccia e i soprani Silvia Frigato e Valentina Varriale, quest’ultima splendida solista nella cantata “per il Tesoro di S. Gennaro”.
Non ci resta che augurarci di poter ascoltare con maggiore frequenza un gruppo così prestigioso, fra le vere eccellenze artistiche di Napoli, che da circa 25 anni sta diffondendo nel mondo i tesori di una stagione musicale irripetibile.

Marco del Vaglio
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6 gennaio, 2012 Posted by | Associazione "A. Scarlatti", Auditorium Castel S. Elmo, Concerti, Musica, Musica classica | , , , , , , , , | Lascia un commento

Domenica 8 gennaio concerto del Coro Exsultate Deo a S. Eligio Maggiore

Critica Classica di Marco del Vaglio:


Domenica 8 gennaio, alle ore 18.30, nella Chiesa di S. Eligio Maggiore (via S. Eligio, adiacenze Piazza Mercato – Napoli) concerto del Coro Polifonico “Exsultate Deo”, diretto da Davide Troìa, dal titolo “In Nativitate Domini”.

In programma brani di A. Bullard, F. Grüber, L. Halmos, J. W. Kirkpatrick, M. Leontovich, G. Panariello, J. Pierpoint, D. Runswick, P. Sigurbjörnsson, W. Todd

Ingresso libero

Per ulteriori informazioni:
Associazione Culturale Exultate Deo
Via Celle, 17/c
80078 Pozzuoli (NA)
Tel. 081.30.300.26
Cell. 333.30.555.83
Sito web: http://www.exultatedeo.it

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6 gennaio, 2012 Posted by | Agenda Eventi, Canto, Musica, Musica classica, Napoli | , , , | Lascia un commento

Da martedì 10 a domenica 15 gennaio la stagione lirica del Teatro di San Carlo propone “Porgy and Bess” di Gershwin

Critica Classica di Marco del Vaglio:


La compagnia del New York Harlem Theatre porta al San Carlo un capolavoro del nostro tempo, il melodramma moderno di Gershwin, Porgy and Bess, splendida epopea musicale del popolo di colore che si nutre di jazz, blues e spiritual.
Porgy and Bess è il terzo titolo della programmazione della stagione lirica, che apre l’anno 2012 e torna al San Carlo, dopo l’ultima rappresentazione nel 1955.
Sul podio, William Barkhymer dirige l’Orchestra del San Carlo, mentre la compagnia del New York Harlem Theatre, il cui coro e diretto da Richard Cordova, è composta da solisti di intensa personalità.
Kevin Short e Alvy Powell nel ruolo di Porgy, Morenike Fadayom e Indira Mahajan nel ruolo di Bess, Alison Buchanan (Serena), Marjorie Wharton (Maria), Richard Hobson (Jake), Kearstin Piper Brown (Clara), Jermaine Smith (Sportin’ life).
La regia è firmata da Larry Marshall e Baayork Lee, anche autore delle coreografie; scene di Michael Scott, costumi di Christina Giannini e luci di Reinhard Traub.

Biglietti a partire da 50 euro;
Ridotto giovani under 30: 30 euro

Infoline:
081.7972331-412-468
e-mail: biglietteria@teatrosancarlo.it
www.teatrosancarlo.it

Ufficio Stampa Teatro di San Carlo
tel. 081.7972301-202
email: ufficiostampa@teatrosancarlo.it

New York Harlem Theater
Il New York Harlem Theater è una storica compagnia, fondata nel 1981.
Da allora ha già prodotto due differenti produzioni di Porgy and Bess.
Tra le altre produzioni si ricordano: Show Boat, Carmen Jones e Sophisticated Ladies di Duke Ellington.
Si è esibito in tour spesso in Europa, coprendo gran parte del continente da Helsinki a Siviglia incluse tutte le capitali d’Europa e numerosi Teatri d’Opera, tra cui Roma, Venezia, Francoforte, Stoccarda, Lipsia, Colonia, Düsseldorf ed Oslo.
Le performances migliori includono gli spettacoli di Sophisticated Ladies a Milano e Catania con la leggendaria direzione di Mercer Ellington.
Le più recenti rappresentazioni di Porgy and Bess includono l’Orchard Theater di Tokyo per celebrare il 15° Anniversario del Bunkamura, il Berlin Theater des Westens, l’Amsterdam Theater Carre e il prestigioso Prinzregenten Theater di Monaco.

Porgy and Bess
Nel 1925 DuBose Heyward scrisse il suo più grande successo, il racconto Porgy, ispirato a una storia di cronaca che parlava di uno storpio di colore che aveva assalito una donna e cercato di sfuggire alla polizia.
Nel 1926, un anno dopo la pubblicazione del racconto, George Gershwin, che aveva già composto Rhapsody in Blue (1924), Concerto in Fa (1925) e canzoni memorabili come Swanee (1919) e The Man I Love (1924), lesse Porgy e immediatamente pensò di scrivere un’opera basata sul suo racconto e, nonostante l’idea fosse stata accantonata perchè Heyward e sua moglie Dorothy dovevano dare forma drammatica al libro, Gershwin non abbandonò il suo desiderio di scrivere un’opera che coinvolgesse la vita dei neri e risuonasse degli echi di Harlem (dove viveva la famiglia Gershwin) e dei ritmi contagiosi delle band di fox-trot e ragtime.
La prima rappresentazione di Porgy and Bess debuttò a Boston il 30 settembre 1935, era già evidente l’assoluta modernità e diversità dell’opera.
Il debutto a New York divise in due la critica e George Gershwin in difesa della sua opera annotò: “Mentre componevo Porgy and Bess, mi resi conto che stavo scrivendo un’opera per il teatro ma, dal mio punto di vista, senza canzoni non poteva essere né teatrale, né divertente. Quando scelsi come soggetto di Porgy and Bess una vicenda vissuta dai neri di Charleston, ero certo che avrei potuto scrivere della musica leggera e della musica seria nello stesso tempo, che avrei potuto accostare lo humour alla tragedia, poiché i neri hanno tutte queste qualità innate. Lo humour è una parte molto importante della vita americana e un’opera americana senza humour non potrebbe rendere le varie sfumature del sentimento americano”.
Il vero riconoscimento all’opera innovativa di Gershwin arrivò solo molto tempo dopo la sua morte prematura, all’età di 38 anni, avvenuta l’11 luglio 1937.
Le numerose riprese, che iniziarono con la presentazione del Merle Armitage in California nel 1938 e la produzione Cheryl Crawford all’inizio del 1940, videro la maggior parte dei critici cambiare opinione

A spasso nell’universo ‘sociale’ di Porgy and Bess – MeMus – giovedì 12 gennaio – ore 17

Primo degli incontri di MeMus per il III settore, partendo dalle suggestioni delle opere in scena: A spasso nell’universo ‘sociale’ di Porgy and Bess. L’incontro prevede la partecipazione delle associazioni e delle cooperative che operano nel settore sociale e della solidarietà
www.memus.org

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