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Strepitoso recital di András Schiff al Teatro di San Carlo nell’ambito della stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti

Foto di Luciano Romano

Il primo dei due appuntamenti, al Teatro di San Carlo, della stagione dell’Associazione Alessandro Scarlatti, ha visto salire sul palcoscenico del Massimo napoletano il pianista András Schiff, già protagonista di un recital indimenticabile con il quale si era aperta la stagione “scarlattiana” 2004-2005.
Interamente dedicato alle variazioni il programma della serata, che ha avuto inizio con le Dodici variazioni in si bemolle maggiore su un Allegretto K. 500 di Wolfgang Amadeus Mozart, brano scritto nel 1786 su richiesta dell’editore viennese Hoffmeister, per una raccolta di pezzi da destinare a pianisti principianti.
Nel complesso si tratta di un brano piacevole ed elegante, il cui tema di partenza risulta di autore ignoto e, fra le varie ipotesi, si è fatta strada anche quella che attribuisce il motivo allo stesso Mozart.
E’stata poi la volta delle Variations sérieuses in re minore, op. 54 di Felix Mendelssohn-Bartholdy, anch’esse commissionate da un editore viennese, in questo caso Pietro Mechetti, nel 1841.
Lo scopo era quello di pubblicare una raccolta, alla quale avrebbero dovuto contribuire altri illustri musicisti dell’epoca, definita “Album Beethoven”, il cui ricavato doveva servire per la costruzione di un monumento da erigere nella città natale del grande compositore.
Per creare questo pezzo, formato da 17 brevissime variazioni, Mendelssohn si ispirò alla letteratura clavicembalistica barocca e, in particolare, a Bach, autore da lui smisuratamente ammirato.
Terzo brano della serata, le Variazioni in fa minore Hob. XVII/6 di Franz Joseph Haydn, risalenti al 1793.
Dedicate alla pianista Barbara von Ployer, allieva di Mozart, probabilmente furono nascostamente dedicate anche a Maria Anna (Marianne) von Genzinger, grande amica di Haydn (e probabilmente anche qualcosa di più), morta proprio nel gennaio di quell’anno.
Si spiegherebbero così la presenza di due motivi, variati alternativamente, ed il fatto che uno di essi derivi dall’aria “Perduto un’altra volta”, appartenente alla scena conclusiva, che segna il definitivo distacco di Orfeo dall’amata Euridice, contenuta ne L’anima del filosofo ovvero Orfeo ed Euridice, opera composta dall’autore austriaco nel 1791.
La prima parte del concerto si è chiusa con il Tema con Variazioni in mi bemolle maggiore WoO 24 di Robert Schumann, noto anche come Geistervariationen, (“Variazioni degli spiriti”), appellativo che fa riferimento alle origini del pezzo.
Il musicista tedesco, che di lì a poco avrebbe chiesto di essere ricoverato in manicomio, sosteneva infatti che i motivi contenuti nel brano gli fossero stati dettati dagli spiriti dei defunti Mendelssohn e Schubert.
Non è un caso, quindi, che l’atmosfera che pervade la composizione sia sognante e poetica, ma contenga anche passaggi abbastanza inquietanti.
Ultimo brano in programma, che ha coperto l’intera seconda parte del concerto, le 33 Variazioni in do maggiore su un tema di valzer di Diabelli, op. 120 di Beethoven.
La storia vuole che, nel 1819, il compositore ed editore Anton Diabelli, per rilanciare le sorti della sua azienda, invitasse una serie di autori a comporre delle variazioni sul tema di un valzer, da lui scritto per l’occasione, che sarebbero poi state pubblicate in una raccolta.
Fu contattato anche Beethoven che, almeno inizialmente, non prese in considerazione la proposta, ritenendo il motivo abbastanza insulso.
In un secondo momento ci ripensò e, quattro anni dopo, Diabelli si vide recapitare ben trentatrè variazioni, che vennero immediatamente stampate come opera a sé stante, mentre la raccolta “collettiva” fu pubblicata solo un anno dopo.
Dedicate ad Antonia von Brentano, nella quale alcuni studiosi hanno voluto riconoscere l’ “Amata immortale”, questa serie di variazioni va annoverata fra le massime vette della letteratura pianistica.
Nonostante questo, ancora un secolo dopo la loro creazione, erano poco note ed ancor meno amate dal pubblico, come ricaviamo da una lettera scritta alla moglie, dal celebre pianista Artur Schnabel, in margine ad un concerto tenuto in Spagna, dove aveva interpretato le Variazioni, nella quale si legge “Sono l’unico che si è divertito ed ha anche guadagnato, mentre il pubblico ha pagato per soffrire”.
Questo lungo preambolo era necessario per illustrare un programma quanto mai vario e corposo, all’insegna di un procedimento, quello della variazione, che ha attraversato tutta la storia della musica, senza conoscere mai segni di declino.
In particolare, il repertorio eseguito da Schiff, se consideriamo anche uno dei due bis, spaziava da Bach a Beethoven, ed ha permesso al pianista di evidenziare le sue grandi qualità, a cominciare da una costante tensione, sia quando si è confrontato con pezzi meno impegnativi, come quello di Mozart, sia nel momento in cui ha affrontato le monumentali Variazioni beethoveniane.
A ciò va aggiunto un approccio che, pur tenendo presente i numerosi passaggi virtuosistici imposti dalle diverse partiture, non ha mai ceduto al puro esibizionismo.
Il tutto completato da una padronanza e da una familiarità con capolavori assoluti della letteratura pianistica, peculiarità esclusiva dei grandi interpreti della tastiera.
Va infine sottolineato, come Schiff non appartenga a quella categoria di artisti che, una volta raggiunta la fama, vivono di rendita, dando spesso vita a recital piuttosto imbarazzanti.
Una riprova di quanto affermato si può riscontrare anche nei due bis proposti, consistenti nell’aria alla base delle Variazioni Goldberg di Bach e nell’Andante molto cantabile ed espressivo, movimento conclusivo della Sonata in mi maggiore, op. 109 di Beethoven che, con le sue sei variazioni, ha rappresentato l’ ideale chiusura di una serata di eccezionale livello.

Marco del Vaglio
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28 novembre, 2011 - Posted by | Associazione "A. Scarlatti", Musica, Musica classica, Musica da camera, Napoli, Pianisti, Teatro San Carlo | , , , , , ,

1 commento »

  1. Io c’ero. Veramente…STREPITOSO

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    Commento di Maria Pia Cellerino | 30 novembre, 2011 | Rispondi


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