MusicArTeatro

comunicazione eventi di Musica Arte e Teatro

Taccuino personale di Francesco Canessa:LA FICTION SUL TENORE:MA CARUSO FU DAVVERO FISCHIATO AL SAN CARLO?

LA FICTION SUL TENORE: MA CARUSO FU DAVVERO FISCHIATO AL SAN CARLO?

da Repubblica Napoli del 5/x/11

La vita di Enrico Caruso diventa una fiction, protagonista un disinvolto tenore d’oggi e tre belle attrici che interpretano le sue donne, le sorelle Giachetti, entrambe compagne d’arte, Ada (la moglie) e Rina (l’amante) e Dorothy, sposata poi in America. Le riprese sono in corso in questi giorni a Napoli e le cronache hanno raccontato di capannelli di curiosi e di traffico in difficoltà dinanzi al San Carlo ove si ricostruiva nel suo set naturale la scena dei fischi presi dal tenore al debutto nel teatro della sua città, nel dicembre 1901. Caruso aveva 28 anni e pur avendo già cantato alla Scala, ancora vedeva nella ribalta del San Carlo il raggiungimento di un sogno nato nell’adolescenza, quando cantava da posteggiatore nelle trattorie di Santa Lucia ed a sera tornava al vicolo San Giovanniello agli Ottocalli, dove abitava. L’opera era” L’Elisir d’amore” di Donizetti e la tradizione vuole che la serata tanto attesa si risolvesse in un fiasco. La cosa certa è che Caruso non cantò più a Napoli, ove pure ogni estate tornava dall’America, allorchè la gloria l’ebbe definitivamente baciato. Episodio irrinunciabile per una fiction, la cui drammaturgia trova nel miscuglio di amore e odio per la propria terra d’origine un ingrediente perfetto. Ma Caruso fu veramente fischiato quella sera al San Carlo? O si tratta piuttosto di una leggenda, tra le tante fiorite in ogni tempo nel mondo della lirica? Per togliersi la curiosità basta sfogliare i giornali di allora ed a Napoli è impresa facile, con l’efficientissima Emeroteca Tucci che sta alla Posta Centrale, a disposizione di tutti. Si chieda la collezione del Pungolo, il quotidiano che più degli altri seguiva la vita teatrale della città e si consultino i numeri del 31/12/ 1901 e 5/1/1902. Nel primo si leggerà un articolo di Saverio Procida, il mammasantissima della critica del tempo, per metà cronaca e per metà commento. “ Il fortunato giovane tenore mi parve nel primo atto atterrito dalla sua stessa fama, se ne risentì persino il buon metallo della sua voce. Più tardi, gli applausi amabili rinfrancarono l’artista, venne richiesto il bis del duetto finale del primo atto e un cordiale saluto rassicurò il tenore sulle intenzioni favorevolissime del pubblico.” E più avanti :” Il Caruso dà colore e fiamma alla sua voce, non ancora levigata e domata, con un accento profondo, impetuoso di stupenda passionalità. Accento che gli valse un gran successo dopo la celeberrima bissata dal Caruso a furor di popolo.” Applausi amabili, il duetto ripetuto, il gran successo della romanza bissata , sono l’esatto contrario dei fischi. Nel giornale del 5/1 si legge poi un trafiletto anonimo in cui si parla di una replica dell’Elisir: “ Ieri sera Caruso cantò meravigliosamente quella patetica melodia. La progressione di voce onde compie il passaggio dalla prima alla seconda parte della romanza è davvero degna di un grande cantante, di un grande artista.Il pubblico ne restò entusiasta.” Quindi niente fiasco manco alle repliche. Ma allora, se è solo una leggenda, perché Caruso non volle più cantare a Napoli? Per l’esattezza, non cantò più né a Napoli né in Italia, da quando il successo di New York indorò la sua ugola e ne fece il più amato, il più pagato dei tenori, protagonista di un grande buisiness, la nascente industria discografica. L’aveva turbato, è vero, il contenuto critico di quello scritto di Saverio Procida ed ancor più di uno successivo, sul Pungolo del 15/1/1902 relativo alla “Manon” di Massenet, che aveva interpretato al San Carlo dopo l’ ”Elisir”. Gli si rimproverava la scelta di un repertorio troppo leggero, rispetto alle sue possibilità vocali e interpretative. Caruso conservò il suo rammarico, ma i fatti finirono per dare ragione al critico, se la lunga, straordinaria carriera americana si realizzò proprio grazie al genere che Procida suggeriva in alternativa, i personaggi di Verdi e quelli ancora più drammatici dei compositori veristi, sino al prediletto Leoncavallo de “I Pagliacci” che rimase il suo best seller per tutta la vita.

Francesco Canessa

Klikka qui per leggere gli altri articoli del Taccuino

Seguici su Facebook:

MusicArTeatro

MusicArTeatro Eventi a Napoli

**P**U**B**B**L**I**C**I**T**A’**

Nefeli, il nuovo Cd di canzoni folk internazionali alternate a 3 brani classici per violoncello solo
tutto cantato e suonato da Susanna Canessa e la sua band. Acquistalo su:

…e molti altri network in tutto il mondo! per scoprirli clikka qui

20111106-012451.jpg

Annunci

6 novembre, 2011 - Posted by | Art, Arte, Cantanti, Canto, Cinema, Francesco Canessa, Giornalisti, Music, Musica, Musica classica, Musica da camera, Musica Lirica, Opera, Teatri, Teatro alla Scala, Teatro S. Carlo, Teatro San Carlo | , ,

Al momento, non c'è nessun commento.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: