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La rassegna “Organi Storici della Campania” chiude con un maestoso omaggio alla scuola francese da parte del maestro Vincenzo De Gregorio

Il recupero del concerto di monsignor Vincenzo De Gregorio nel Duomo di Napoli, slittato per motivi tecnici, dovuti ad un fulmine che aveva messo fuori uso la centralina elettrica dell’organo, ha chiuso la rassegna “Organi Storici della Campania”, organizzata dall’Associazione Alessandro Scarlatti.
Il celebre organista ha presentato un programma prevalentemente rivolto al repertorio francese, apertosi però con un omaggio a Franz Liszt nel bicentenario dalla nascita.
E’ molto probabile che il soggiorno parigino dell’autore ungherese, risalente agli anni dell’adolescenza, abbia lasciato anche ricordi legati all’organo, sviluppati però in un secondo momento, con il conforto di approfondimenti e studi personali, in quanto quasi tutti i brani, scritti per harmonium, datano dal 1861 in poi.
Quelli proposti nel recital comprendevano Der Papst hymnus S.261 (1863), sul tema composto dall’austriaco Viktorin Hallmayer nel 1857, che fu l’inno del Vaticano fino al 1950, quando venne sostituito dalla Marcia Pontificale di Gounod, Évocation à la Chapelle Sixtine S.658 (1862), dove rivivevano gli echi del Miserere di Allegri e dell’Ave Verum di Mozart e Angelus! Prière aux anges gardiens, S.672c (1877), caratteristico per la suggestiva descrizione del fruscìo di ali posta all’inizio ed alla fine del pezzo.
Da brani pensati per harmonium, a composizioni della gloriosa scuola transalpina, concepite per i monumentali Cavaillé-Coll, partendo da Alexandre Guilmant (1837-1911), figura prestigiosa legata al rinnovamento del movimento organistico dell’Ottocento, per la sua attività che lo vide eccellere anche come interprete, docente e musicologo.
Nonostante ciò, oggi la sua fama risulta abbastanza offuscata, ed è un vero peccato, se pensiamo che pezzi di straordinaria intensità quali Communion (creato per accompagnare i fedeli durante la Comunione) o Marche funèbre e Chant seraphique, grandioso affresco che fa riferimento al Giudizio Universale, si ascoltano molto raramente.
Sicuramente più conosciuto, anche se non per il suo decisivo apporto alla letteratura organistica, César Franck (1822-1890), belga trapiantato in Francia, del quale è stato eseguito un piacevole Andantino (1889), di chiara matrice pianistica ed il Corale n. 1 in mi minore, primo dei Tre corali scritti nel 1890, che rappresentano, nel loro complesso, una sorta di testamento spirituale dell’autore.
Chiusura con Litanies, op. 13 di Jehan-Ariste Alain (1911-1940), del quale si celebra il centenario della nascita.
Caduto sul fronte francese durante l’ultimo conflitto mondiale, proveniva da una famiglia di grandi tradizioni musicali, con il padre Albert compositore ed organista di ottimo livello e la sorella minore, Marie-Claire (1926), tuttora vivente, che va annoverata fra gli organisti più celebri del Novecento, per non parlare degli altri due fratelli, Marie-Odile (1914-1937) e Olivier (1918-1994), soprano e pianista la prima e compositore, organista e musicologo il secondo.
Il brano proposto, risalente al 1937, rappresenta uno dei pezzi più conosciuti del suo repertorio e si basa sulla ripetizione quasi ossessiva di un motivo di impetrazione (non a caso, il primo titolo pensato da Alain era Supplications), con ritmi che attingono anche al jazz e sembrano a tratti appartenere agli anni ’70.
Veniamo, quindi, al protagonista della serata, Vincenzo De Gregorio, che solo da qualche anno ha ricominciato ad esibirsi in concerti pubblici, dopo una lunga pausa dovuta ai suoi innumerevoli impegni istituzionali, fra i quali ricordiamo il lungo e proficuo mandato come direttore del Conservatorio di Napoli nel periodo 2000-2008.
Un ritorno che fa sicuramente bene all’intero movimento organistico cittadino, in quanto grazie alla sua vasta esperienza, il maestro è in grado di proporre recital che non solo vivono sulla sua indiscutibile bravura, ma su programmi molto ben strutturati, pensati specificatamente per le caratteristiche dell’organo suonato in quel momento, avvalendosi inoltre di brevi ed esaurienti spiegazioni relative ai brani eseguiti, ovvero quanto di meglio ci si potesse attendere nell’ambito della conclusione di una rassegna breve ma molto interessante.

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1 luglio, 2011 Posted by | Associazione "A. Scarlatti", Concerti, Musica classica, Napoli, Organisti | , , , , , , , | Lascia un commento

Taccuino personale di Francesco Canessa:L’UNIVERSALITA’ DELLA MONNEZZA

RADIO3 è una radio di nicchia, autentica oasi nell’etere arroventato dai suoni scatenati di improbabili dj, barzellettieri e intervistatori telefonici.

La costruì per la Rai di Ettore Bernabei un figlio d’arte musicale, Paolo Donati – la mamma era la napoletana Maria Caniglia, storica voce della lirica – ora è retta da un vivacissimo uomo di lettere, Marino Sinibaldi. Propone trasmissioni di musica, letteratura, cinema senza che la forma o il linguaggio appesantiscano i contenuti. Per i suoi ascoltatori più mattinieri, il programma-cult s’intitola “Qui comincia”, ha inizio alle sei e alterna musica a racconti d’esiti d’arte, una mostra, un libro, riuniti sotto un comune denominatore. La sequenza della scorsa settimana comprendeva tra l’altro, “Leonard Bernstein, vita politica di un musicista americano”, “L’educazione all’ascolto”, “L’energia del vuoto”, “Traduzione, trasformazione, metamorfosi”. E tanto per stare nell’attualità, “Autoritratto dell’immondizia”.

Lo spunto veniva dal titolo di un libro che racconta del rapporto tra l’umanità e i propri rifiuti in tempi e luoghi diversi. L’autore è Lorenzo Pinna e ha in copertina una fotografia di una spiaggia dell’isola di Layson nelle Hawaii disseminata di rifiuti. Anzi, ha precisato la conduttrice Anna Minichetti, di “monnezza”. E l’uso del termine non deve meravigliare, visto che il vocabolo ha acquisito valenza universale, parte da Napoli, ma sta bene anche per le isole del Pacifico. Il discorso faceva da prologo all’ascolto dell’ouverture del “Barbiere di Siviglia” di Paisiello, e il nesso è assai opinabile, un po’ meno per la musica che seguiva e che con Napoli nulla aveva a che fare, una nenia popolare della Malesia e i “Canti della terra” di Mahler che un certo richiamo ambientalista contengono. Ma forse conviene considerare – sia pure per mera consolazione – che l’autorappresentazione è una costante storica di questa città che esaspera e mette a modello le proprie disgrazie con una teatralità che si rinnova col mutare dei tempi sul palcoscenico del mondo. Così anche per la presente sciagura, che ha ribattezzato in “monnezza” i rifiuti di quattro continenti. Fossi stato un fotografo d’agenzia, avrei fatto uno scatto milionario in piazza del Plebiscito, giorni fa all’imbrunire: qualcuno per protesta accatastava sacchetti, altri tentavano di incendiarli, altri ancora gridavano, mentre poco distante un ragazzino con la maglia azzurra targata Lavezzi sfidava imperturbabile ai calci di rigore un signore adulto, forse il papà, che stava in porta, situata contro una cancellata del Palazzo Reale con le statue di Carlo d’Angiò e Alfonso d’Aragona a fare da pali. In un’unica inquadratura sarebbero entrate miseria, passione e storia di una città che non ha alcuna voglia di diventare normale.

Francesco Canessa

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1 luglio, 2011 Posted by | Cantanti, Canto, Francesco Canessa, Giornalismo, Giornalisti, Musica, Musica Lirica | , , , , , , | 1 commento

   

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