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Un suggestivo omaggio ai 70 anni di Joan Baez (di Marco del Vaglio)

Un suggestivo omaggio ai 70 anni di Joan Baez (di Marco del Vaglio)

pubblicato su:http://guide.supereva.it/critica_di_musica_classica

Al Penguin café ottimo debutto di “Duets”, il nuovo concerto-spettacolo di Susanna Canessa con Monica Doglione, Francesco De Laurentiis e Bruna Paone

Joan BaezHa esordito al Penguin café il nuovo concerto-spettacolo ideato da Susanna Canessa dal titolo “Duets – Joan Baez, altre donne e altre storie”.

La nota folksinger si è esibita insieme a Monica Doglione (voce), Francesco De Laurentiis, alias Frankie Vediol (violino) e Bruna Paone (voce recitante), proponendo in prevalenza brani portati al successo da Joan Baez, che da poco ha compiuto i 70 anni, oltre a ballate e pezzi legati alla tradizione popolare.

A questi ultimi apparteneva, “La Rosa Enflorece”, antico canto sefardita del XV secolo, noto con il nome di “Swallow Song”, dopo essere stato tradotto in inglese nel 1964 da Richard Fariña, primo marito di Mimì Baez, sorella di Joan, morto in un incidente stradale ad appena 29 anni.

Di origine ebraica anche il successivo “Dona dona”, melodia tradizionale yiddish, ripresa da Zeitlin e Secunda per la commedia musicale Esterke (1940-41), diventata poi uno dei cavalli di battaglia di Joan Baez, a partire dagli anni ’60.

Si è poi passati alla ballata “Caleb Meyer”, del celebre duo statunitense formato da Gillian Welch e David Rawlings, che descrive una storia dalle tinte forti, per ritornare a Joan Baez con “Diamonds and Rust” (Diamanti e Ruggini), motivo da lei dedicato a Bob Dylan nel 1975, avente come tema la loro turbolenta relazione terminata una decina di anni prima.

Il programma proseguiva con “Esquinazo del Guerrillero” dei cileni Fernando Alegría e Rolando Alarcón, “Llegó con tres heridas”, poesia dello spagnolo Miguel Hernández, musicata dal connazionale Joan Manuel Serrat, e “Pajarillo Barranqueño”, antica canzone messicana (sulla quale le due interpreti hanno costruito un divertente siparietto), tutti brani che la cantante americana ha più volte interpretato durante la sua carriera.

Era quindi la volta di “The Rose” di Janis Joplin, cantante rock morta per overdose nel 1970, a soli 27 anni, alla quale venne dedicato nel 1979 un film con lo stesso titolo, che precedeva “Don’t Think Twice it’s All Right” di Bob Dylan.

Si giungeva, quindi, al clou della serata, rappresentato da “You’re Aging Well”, che sottolineava la progressiva affermazione dei diritti delle donne durante gli ultimi secoli, opera della cantautrice statunitense Dar Williams, che ha eseguito spesso questo brano insieme alla Baez.

Completavano il programma “Wonderful World” di Sam Cooke, l’ antico canto tradizionale spagnolo “De colores”, divenuto l’inno dei Cursillos di Cristianità e, come è ormai consuetudine, Susanna Canessa ha concluso il suo concerto con “Gracias a la Vida”, commovente testamento spirituale della cantante e poetessa cilena Violeta Parra, che la incise pochi mesi prima di suicidarsi.

Non potevano mancare i bis, due dei quali rivolti al repertorio di Gianni Morandi, con “Un mondo d’amore” e “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones”, motivi a suo tempo interpretati anche da Joan Baez.

Fra essi trovava posto “Il tango di Nefeli”, che ha segnato l’incontro fra la poesia della cantante greca Haris Alexiou e il motivo composto da Loreena McKennitt, ispirando anche il titolo del cd inciso recentemente dalla Canessa.

Gran finale con il video girato durante la visita di Joan Baez a Sarajevo nel 1993, durante l’assedio della città, dove l’artista interpreta “Stones in the Road” di Mary Chapin Carpenter e, nella struggente scena finale, compare anche Vedran Smailovic, noto come “Il violoncellista di Sarajevo” che, dopo aver suonato, riceve un lungo e commosso abbraccio dalla cantante.

Per quanto riguarda gli esecutori, una menzione particolare merita Susanna Canessa, il cui nuovo concerto-spettacolo risulta interessante e suggestivo quanto i precedenti, grazie alla sua consueta bravura interpretativa, all’accurata scelta del repertorio proposto e al valore degli artisti che collaborano con lei.

Così Monica Doglione ha duettato molto bene con la Canessa, mentre il violino di Frankie Vediol ha supportato con grande efficacia le due cantanti e Bruna Paone ha letto intensamente le traduzioni dei testi maggiormente significativi.

Ricordiamo, infine, l’intervento a sorpresa dell’attrice Annie Pempinello, al quale è stata affidata la lettura della traduzione di “The Rose” della Joplin e la cui presenza non poteva mancare, visto il lungo sodalizio con la Canessa, in un concerto spettacolo che ha esordito nel migliore dei modi, e siamo certi verrà riproposto anche in spazi più ampi.

Marco del Vaglio

Molte delle canzoni sopra citate sono inserite nel Cd NEFELI di Susanna Canessa e scaricabili su:

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24 gennaio, 2011 Posted by | Annie Pempinello, Arte, Attori e attrici, Campania, Canto, Concerti, Country music, Folk music, Italia, Monica Doglione, Musica, Napoli, Penguin café, Pubs, Regioni, Susanna Canessa, Teatro | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Taccuino personale di Francesco Canessa:SAN CARLO DEI RECORD DI COMMISSARIAMENTO

San Carlo dei record di commissariamento
da Repubblica Napoli del 11 gennaio 2011

 

 

 

GALEOTTO fu il cellulare perduto, per il divorzio lampo tra il San Carlo e il suo consulente artistico arrivato di fresco. Matrimonio rato e non consumato, pur essendo stato un Compare illustre a combinarlo, per evidente incompatibilità di carattere, qualche scelta bizzarra e qualche fuga di troppo dal tetto coniugale. Bene ha fatto la dirigenza del Teatro a tagliar corto e non aumentare i danni. a storia del telefonino smarrito quale causa del licenziamento era risibile, ma alcuni giornali ci hanno creduto e ne è venuto fuori un polverone che ha nascosto una notizia sul San Carlo assai più interessante. Un decreto del ministro ha prorogato ancora una volta la gestione commissariale del Teatro, che cominciata il primo agosto del 2007 doveva durare al massimo sei mesi. Il traumatico provvedimento, che mandò a casa sovrintendente e consiglio di amministrazione, fu la conseguenza di un abnorme disavanzo del bilancio, che aveva superato per due anni di seguito la soglia di sicurezza indicata dalla legge. Finalità del commissariamento era il risanamento finanziario, presupposto per il ritorno alla conduzione ordinaria della Fondazione. Sei mesi risultarono pochi, per una impresa tanto complessa, la proroga arrivò puntuale nel gennaio 2008. Ancora si rinnovò nel 2009, anche per via dei lavori di restauro e di riadattamento del palcoscenico, coraggiosamente avviati e felicemente compiuti. Ora il Teatro è operativo, anche se le scarse risorse ne frenano la produzione, i conti sono tornati in equilibrio, eppure il commissariamento continua. A febbraio del 2010 fu prorogato sino ad aprile, e ora ancora sino a fine 2011. Analoghe situazioni hanno vissuto il Maggio Fiorentino (2006) e l’ Arena di Verona (2008), ma il commissariamento in entrambi i casi è durato quattro mesi. Più lungo quello del Carlo Felice di Genova, due anni, il San Carlo sta già a tre e con la nuova proroga faranno quattro e mezzo. Non è un record di cui portar vanto. Il testo del penultimo decreto già dava atto che «gli interventi di rimozione delle irregolarità e di promozione di nuove soluzioni gestionali sono prossimi al raggiungimento dei risultati prefissi» prolungando il regime commissariale per la necessità di «creare le condizioni di designazione dei componenti del ricostituendo Consiglio di amministrazione». Queste «condizioni» riguardano Comune, Regione, Provincia, gli enti locali designatari, cui si aggiungono lo Stato stesso ed eventuali soci privati. Condizioni che a tutt’ oggi non si sono realizzate, di qui l’ ennesimo provvedimento che ripetendo quella motivazione prolunga a tutto il 2011 la gestione commissariale. Il sottinteso di tempi così lunghi – già a febbraio 2010 il sindaco si era dichiarato indisponibile a riprendersi la presidenza della Fondazione – è evidente: dovranno prima tenersi le elezioni al Comune. Chi sa di politica e di politichese, parola riduttiva che non indica soltanto linguaggio, ma anche comportamenti, non se ne meraviglierà affatto. Ma chi ancora s’ illude che l’ orgoglio civico, l’ amore per l’ arte, il rispetto per la cultura e le eccellenze che la esprimono, dovrebbero prevalere su interessi diversi, non può che dolersi di una classe dirigente che rinuncia a partecipare alla vita e alle scelte di una istituzione come il San Carlo, pur continuando a versare nelle sue casse i contributi finanziari dovuti, perché non è ancora giunto il tempo della spartizione degli incarichi. Secondoi criteri sempre attuali del Manuale Cencelli di democristiana memoria.

Francesco Canessa

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19 gennaio, 2011 Posted by | Campania, Cultura, Francesco Canessa, Giornalisti, Italia, Musica, Napoli, Regioni, Teatri, Teatro La Fenice, Teatro La Fenice, Teatro San Carlo | , , , | Lascia un commento

Taccuino personale di Francesco Canessa:VIENNA E NAPOLI

VIENNA E NAPOLI di Francesco Canessa
da Repubblica Napoli del 5 gennaio 2011

 

 

 

Tradizione rispettata il 1 gennaio: Concerto viennese di Capodanno, 50 milioni di spettatori, 70 paesi collegati in diretta, ma non l’Italia, che da otto anni gli preferisce una sbiadita copia veneziana, ancora in cerca di identità malgrado gli sforzi del suo curatore Fortunato Ortombina, direttore artistico de La Fenice con passato sancarliano, tra brani d’opera d’autori vari – da Rossini a Mozart –  e l’immancabile italico Va Pensiero a chiudere il programma. E una prima parte sinfonica per pochi intimi e a telecamere spente, che stavolta era la Sinfonia Dal Nuovo Mondo di Dvorak.

Concerto che si è preso la prima ramanzina dell’anno dall’immancabile seguace di Bossi, arrabbiato per la scelta d’un direttore inglese, l’ormai accreditatissimo Daniel Harding già assistente di  Claudio Abbado: ” Dobbiamo ricorrere a un britannico per ricordare quanto i nostri geni hanno dato alla cultura?” ha protestato con indignazione il senatore leghista Piergiorgio Stiffoni.

Altra vitalità nel Concerto di Vienna, facilmente scovato in parabola dai telespettatori nostrani su una qualsiasi delle molte  stazioni europee che vi erano collegate. Lo dirigeva finalmente un viennese, Franz Welser-Möst dopo italiani, francesi, tedeschi. Bravo, di bell’aspetto e assai elegante in un tight grigio cucito a Londra nell’atelier del napoletano Mariano Rubinacci, al 96 di Mount Street. E che da Radio3 – che trasmetteva in diretta, ma per soli orecchi, il concerto – veniva maldestramente definito <frac> da un conduttore  poco pratico di abiti da società.

Da 71 anni a questa parte la seriosa, esemplare Filarmonica di Vienna sgombra i leggìi da Mozart, Schubert, Beethoven per attaccare nella prestigiosa sala dei Musikverein polke, valzer, mazurche e quant’altro rappresenti lo spirito e l’allegria della Vienna Biedermeier, compresi i lazzi e i frizzi nati con quella musica nei Kaffeehauser. Il segreto del suo successo ormai planetario sta nella formula, nell’esprimere al meglio e con orgoglio una propria, precisa identità musicale, di spirito e di popolo. Invano perciò è imitata o inseguita un po’ dappertutto. A parte la miriade di Danubi blu e Marce di Radetzky che nell’occasione trovano posto in concertini di piccolo e medio calibro sparsi un po’ dovunque, anche dalle nostre parti, c’erano quest’anno sull’etere , tra i più importanti e distanziati inseguitori, oltre Venezia anche Berlino (dalla Philarmonie con Gustavo Dudamel in un programma francese) e Dresda (dalla Staatskapelelle con Christian Thieleman ne “La vedova allegra”). Patrimoni musicali tutti presi in prestito.

A questo punto varrebbe la pena rispolverare una vecchia idea, che all’inseguimento si inserisca anche Napoli, che una diversa, ma equivalente identità musicale di spirito e di popolo possiede al pari di Vienna e più di altre possibili concorrenti. Ed immaginare che una volta l’anno il San Carlo e la sua orchestra ormai pienamente qualificata nel grande repertorio sinfonico e operistico possa proporre un concerto dedicato alla Canzone Napoletana storica, con le partiture riscritte in grande, le migliori voci della lirica, il suo coro, i suoi ballerini, nella sua sala splendente. E’ una ipotesi avvincente, potrebbe funzionare. Non vi pare?

Francesco Canessa

Aggiungo un post scriptum, per fatto personale: qualche lettore o qualche addetto ai lavori si chiederà: Ma come mai Canessa, sovrintendente del San Carlo per tanti anni, non ha realizzato lui stesso questo progetto? Domanda giusta: Perché i tempi erano diversi, il San Carlo era un Ente di diritto pubblico, non una Fondazione, e uscir fuori dai binari della musica classica comportava il rischio di perdere una quota del finanziamento statale. Vero è che già di suo Canessa viveva il ruolo un po’all’antica ed era portato a non permettere eccezioni, anche se sporadiche. Ora è tutt’altra cosa, quell’atteggiamento sarebbe datato. Senza contare che il tempio della lirica è in perenne quaresima e la necessità si fa virtù. Anche nella musica.

 

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17 gennaio, 2011 Posted by | Arte, Cantanti, Canto, Cultura, Francesco Canessa, Giornalisti, Musica, Teatro La Fenice, Teatro La Fenice, Teatro San Carlo | , , , , , | 1 commento

DUETS il nuovo concerto di Susanna Canessa e Monica Doglione debutta al “Penguin café”

Sabato 15 gennaio 2011 ore 21,30Penguin café
Via S. Lucia,88 Napoli
 

Susanna Canessa e Monica Doglione

in

DUETS

Joan Baez, altre donne e altre storie…

Susanna Canessa, voce e chitarra – Monica Doglione, voce
con la voce recitante di Bruna Paone
e la partecipazione straordinaria di Frankie Vediol al violino

Ingresso libero con consumazione obbligatoria

Le “altre storie” di questa nuova ricerca musicale di Susanna Canessa, accompagnata da Monica Doglione (voce), sono quelle che nell’immaginario vengono da sempre attribuite all’amore, in tutte le sue forme e che qui sono raccontate attraverso brani ricercati ed intensi.

E’ uno spettacolo che presenta e fa immaginare una girandola di personaggi che amano, ognuno con la sua storia, che si aggancia e dà forma ad altre storie: d’amore, di abbandono, di illusione, di sogni, di felicità. L’elemento caratterizzante per le interpreti e per lo spettacolo stesso è proprio il significato del titolo Duets: un’attenta elaborazione corale e un intreccio curioso e divertente delle voci, degli arrangiamenti e dei racconti.

In apertura, un prezioso canto d’amore sefardita del XVI secolo, che evolve nella versione moderna in lingua inglese, tutta “a cappella” e guidata dalla narrazione di Bruna Paone (voce recitante).

Non mancano poi, accanto ai pezzi intramontabili d’amore di Joan Baez accompagnate dal violino di Francesco De Laurentiis, le canzoni dell’emancipazione femminile, i canti alla vita e ancora le allegre filastrocche amorose di ogni tempo e di qualsiasi parte del mondo.

E’ alle donne che hanno amato davvero che è dedicato il racconto di questo spettacolo, alle donne che hanno sfidato tutto, alla loro tenacia, al loro coraggio, alla loro storia. Di Vita.

Si consiglia la prenotazione chiamando dopo le 19,30 al numero: 081- 764 6815
oppure tramite mail: info@penguincafe.it

Guarda il trailer

 

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12 gennaio, 2011 Posted by | Agenda Eventi, Art, Arte, Campania, Cantanti, Canto, Concerti, Country music, Italia, Monica Doglione, Music, Musica, Napoli, Penguin café, Pubs, Regioni, Susanna Canessa, Susanna Canessa | , , , , | 1 commento

CONCORSO EUROPEO per giovani talenti II Edizione

ASSOCIAZIONE CULTURALE “EUTERPE”

Via G. Perris 14 84012 ANGRI ( SA)

Direttore Artistico: M° Maria Pia Cellerino

Cellerino.m.p@inwind.it

L’Associazione Culturale e Musicale “Euterpe” di Angri, indice il

CONCORSO PIANISTICO EUROPEO per giovani talenti II Edizione

Premio speciale “Don Enrico Smaldone”

24 – 25 – 26 febbraio 2010
Chiesa S.S. Annunziata
P.zza Annunziata
84 012 Angri (SA)

Per informazioni tel. 081 949309 (dalle 20:00 alle 21:30).
E-mail: cellerino.m.p@inwind.it

Scarica il Bando e Regolamento di Concorso: Bando in Italiano/English

 

 

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11 gennaio, 2011 Posted by | Angri, Arte, Associazione "Euterpe", Associazione Culturale e Musicale “Euterpe” di Angri, Campania, Italia, Musica, Pianisti, Regioni, Salerno | , , | 3 commenti

Si presenta a Napoli “Lou e Nietsche un’amicizia stellare”, il libro di Luciano Arcella

Venerdì 14 gennaio 2011, ore 18,00, alla Libreria Treves (Piazza del Plebiscito, 11/12 – 80132 Napoli – Tel/Fax 081/7640858) sarà presentato il libro di
Luciano Arcella

“Lou e Nietsche un’amicizia stellare”

(Edizioni Giuseppe Laterza di Giuseppe Laterza, Bari, 2010).

All’incontro, introdotto e moderato dal sociologo Maurizio Vitiello, interverranno Stefano Arcella, saggista, Luciano Arcella, autore del libro, Giuseppe Laterza, editore.

Scheda sull’autore:
Luciano Arcella è nato a Napoli. Dopo ave operato presso gli Istituti Italiani di Cultura all’estero (Buenos Aires, Monaco di Baviera, infine Mogadiscio, in qualità di Addetto Culturale), ha assunto la docenza di Storia delle Religioni e dei Movimenti Ideologici presso l’Università dell’Aquila e tiene corsi presso l’Università Federale e l’Università dello Stato di Rio de Janeiro, oltre che presso l’Università di Valle di Santiago de Cali in Colombia.
Dedito a studi di carattere storico-religioso e filosofico, ha pubblicato: Fasti: il lavoro e la festa: note al calendario romano arcaico (Acta, Roma, 1992); Rio Macumba (Bulzoni, Roma, 1980; 1996); Rio d’Africa: Macumbe e Candomble nella città tropicale (Mediterranee, Roma, 1998); Oltre la storia, Nietsche (Mimesis, Milano, 2003); Morfologia economica di Oswald Spengler (Settimo Sigillo, Roma, 2005); L’innocenza di Zarathustra, Mimesis, Milano, 2009); Rio favela in Centralità Marginali. Cinque saggi di antropologia urbana (L. Arcella, S. Arcella, C. Gambescia, W. Gonzales, S. Santangelo), Controcorrente, Napoli, 2010.

Scheda del libro:
il testo narra e analizza l’incontro fra Lou von Salomé e Nietsche, un rapporto che fu di breve durata, ma intenso e significativo per il successivo corso della vita di entrambi. E non solo, visto l’interesse che ha destato negli storici, in quanto efficace chiave interpretativa di un’epoca dagli amplissimi confini. Di qui l’interesse e il significato del loro incontro, non come oggetto di pura curiosità biografica, ma evento dalla propensione epocale, da cui ebbe origine un pensiero che segnò la loro epoca e un lungo tempo a venire. E che se in Nietsche si espresse in un’ampia produzione, in Lou trovò corpo in scelte di vita, atteggiamenti a loro modo esemplari, in grado di esercitare difformi influssi su altre figure di grande rilievo dell’epoca, da Rilke a Freud.

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10 gennaio, 2011 Posted by | Campania, Giornalisti, Italia, Letteratura, Libreria Treves, Libri, Napoli, Regioni | , , , , , , | Lascia un commento

n.6 Donne in musica:GERMANE TAILLEFERRE

Germane Tailleferre di Marco del Vaglio

Nata a Parc Saint-Maur nella Marna nel 1892, Germaine Tailleferre si trasferì a Parigi con la famiglia e, appena dodicenne, entrò nel Conservatorio della capitale francese. La decisione fu a lungo osteggiata dai genitori che, ben presto, dovettero ricredersi perché la piccola Germaine fece subito emergere le sue eccezionali doti musicali per la soddisfazione dei suoi insegnanti Dallier (armonia e solfeggio), Caussade (contrappunto) e Estyle (accompagnamento al pianoforte).

Decisivo per la sua carriera di compositrice risultò l’incontro con Milhaud, Auric ed Honegger.

Insieme a Satie e Poulenc formarono nel 1918 “I Nuovi Giovani” (“Les nouveaux jeunes”), che due anni dopo divenne il più noto “Gruppo dei Sei” (“Les Six”).

Il sodalizio durò pochissimo, ma il sestetto si guadagnò un posto importante nella storia della musica del XX secolo poiché la concezione dei suoi componenti, il cui ideologo era il poeta, scrittore e regista Jean Cocteau, partiva da una sincera avversione verso le correnti musicali del tempo e, usando i più svariati materiali sonori, jazz incluso, dava vita a brani decisamente ironici ed anticonformisti.

Al proposito va aggiunto che, nell’ambito del gruppo, non vi fu mai una omogeneità di stile, e che la Tailleferre, pur alla ricerca di nuove tecniche, non rinnegò mai in modo netto la tradizione.

A conferma di ciò ricordiamo che, fino al 1930, studiò orchestrazione con compositori quali Ravel e Fauré, ed inoltre i suoi brani fecero spesso riferimento ad autori del passato come Couperin e Scarlatti.

Altre note salienti sulla vita della Tailleferre riguardano il periodo 1942-46, trascorso negli Usa, e il successivo ritorno in patria, dove negli anni ’50 accompagnò al pianoforte il baritono Lefort.

Inoltre lavorò per la Radiotelevisione Francese, scrisse musica per film e tenne numerose conferenze sul “Gruppo dei Sei”, rimanendo in attività fino a poco tempo prima della morte, che avvenne a Parigi nel 1983.

Marco del Vaglio

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9 gennaio, 2011 Posted by | Art, Arte, Compositori, Cultura, Giornalisti, Marco Del Vaglio, Music, Musica, Pianisti | , , , , , , , , , , | Lascia un commento

Taccuino personale di Francesco Canessa:LA CITTA’ NORMALE

LA CITTA’ NORMALE di Francesco Canessa
da Repubblica Napoli del 24/XII/2010

 

 

 

Giorni di festa, vetrine ed archetti multicolori illuminano le strade, c’è una folla di gente sorridente, la tendenza degli stati d’animo è temporaneamente invertita, i volti arrabbiati si contano appena. E’ una città finalmente normale, un piccolo sforzo e parrebbe recuperato il bene perduto della napoletanità gioiosa d’un tempo. Siamo in zona pedonale, si cammina a centro strada, anche perché i marciapiede sono una sola infilata di venditori di borse di marca taroccate, spille, collanine, braccialetti, orologi, magliette azzurre targate Lavezzi e Cavani, giocattolini roteanti o volanti, o di una strana pallottola gelatinosa che – squash! – si butta su un piano e si trasforma in una medusa spiaggiata, come quelle che l’estate scorsa ci hanno intossicato i bagni di mare. Estemporanei empori di extracomunitari intervallati da gruppi di Babbo Natale dal volto color mogano impegnati a suonare congas e makuta – tradizionali tamburi africani – in un allegro crepitio con cui accompagnano frasi scherzose e beneaugurati in approssimativo vernacolo nostrano. Napoli si riscopre maestra storica d’accoglienza, e sorride anche a loro, guarda la loro merce, ascolta i loro tam-tam. Ahimè la strada pedonale finisce però in un incrocio dal traffico demente e con esso si ritorna alla dura realtà d’ogni giorno. Ma un segno di continuità con la festosità di prima c’è anche qui, sul marciapiede lambito dalle auto strombazzanti due violini, un contrabbasso, una fisarmonica suonano musica allegra che tutti gradiscono e pochi riconoscono: le danze ungheresi di Brahms. E’ un gruppo dell’Est, un tempo facevamo musica da noi proprio così agli angoli delle strade, il  <concertino> era il contraltare colto della <posteggia> napoletana, e il suo esempio d’arte è di scena in questi giorni al Mercadante, con “La musica dei ciechi” di Viviani. Il gruppo raccoglie un po’ di gente intorno a sé e nell’euforia attacca il valzer della Traviata: Libiam nei lieti calici! Ma ecco spuntare due vigili urbani senza divisa, con sulle spalle una provvisoria giacca a vento con fascia fluorescente, che zittiscono i musici e gli impongono di andarsene. Qualcuno degli astanti accenna una protesta, ma i solerti guardiani dell’ordine e della quiete replicano che quelli occupano abusivamente suolo pubblico e fanno troppo chiasso. Il redivivo <concertino>  ripone gli strumenti e tristemente se ne va. Mentre tutt’intorno auto in divieto di sosta, clacson fuori misura e moto dai motori imballati osservano imperterriti le regole del caos. Era stata una illusione, la città normale resta una utopia anche nei giorni di festa.

Francesco Canessa

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2 gennaio, 2011 Posted by | Cultura, Francesco Canessa, Giornalisti, Letteratura, Napoli | , , , | Lascia un commento