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Taccuino personale di Francesco Canessa:MARA, ALESSANDRA, ROSETTA E L’OPERA BUFFA

MARA, ALESSANDRA, ROSETTA E L’OPERA BUFFA di Francesco Canessa
da La Repubblica / Napoli del 27/11/2010

Abbiamo un po’ tutti percepito quanto la lite fra le due nostre primedonne del PDL, la Carfagna e la Mussolini, andata in scena nell’aula di Montecitorio e proseguita tra schermi televisivi e pagine di giornali, ravvivasse il palcoscenico noioso e ripetitivo del teatrino della politica grazie alla novità di una verve teatrale tutta napoletana. Dal nord al sud gli italiani si sono divertiti, una volta tanto uniti nel dare alla disputa uno share positivo, con punta massima al momento della scena-madre, l’ormai famosa battuta: <vajassa!>. Il motivo del contendere era serio, ma l’ironia non ne ha affatto banalizzato il senso, anzi l’ha in qualche modo rafforzato. Ecco un elemento, l’ironia, che pareva scomparso nella napoletanità come oggi si mostra, o piagnosa e rassegnata, o arrabbiata e violenta. Il suo recupero va a merito dell’una e dell’altra ed entrambe hanno resuscitato un ruolo antico e tipico della più conclamata specie di teatro napoletano, quella dell’opera buffa. Qui dal Settecento in poi, si sono accapigliate in musica decine e decine di canterine, facendo il verso alle più auliche cantatrici dell’opera seria, la cui rivalità era istituzionalmente oggetto di parodia, accanto agli altri temi canonici dell’aristocratico scornato, del soldato gradasso, della servetta che la fa padrona.  Rivalità pesanti in un mondo teatrale che rappresentava nella società quel che la televisione è oggi per noi, con esiti anche maneschi da “Grande fratello” che ancora si raccontano nelle pagine di storia della musica. Come quello tra Faustina Bordoni e Francesca Cuzzoni, un po’ la Callas e la Tebaidi del tempo, separatamente formatesi al San Bartolomeo, il teatro precedente il San Carlo e che ritrovatesi a Londra a cantare nella stessa opera sul palcoscenico del King’s Theatre se le dettero di santa ragione, trascinando il pubblico diviso tra fans dell’una e dell’altra in una rissa epocale.  Mara e Alessandra si sono dunque specchiate senza saperlo in personaggi di teatro esemplari, come Bianca ed Elvina, protagoniste di “Le due illustri rivali” di Mercadante, o di quelle ancora più antiche de “La discordia teatrale” di Astarita, “L’impresario in angustie” di Cimarosa, “Le Cantatrici villane “ di Fioravanti”, “La prova d’una opera seria” di Gnecco e tante ancora. Oppure in quelle di “Le convenienze e inconvenienze teatrali” di Donizetti, i cui nomi sono Corilla e Luigia. Ma qui c’è una terza co-protagonista, Mamma Agata, che ha voce particolare, tanto che ad interpretarla è un baritono in costume femminile. A chi pensare per attualizzare il ruolo? Anche se i suoi armonici non sono proprio baritonali, vi farebbe la sua figura Rosa Russo Jervolino.

Francesco Canessa

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29 novembre, 2010 - Posted by | Canto, Cultura, Francesco Canessa, Giornalisti, Musica, Napoli, Opera, Teatri, Teatro San Carlo | , , , , , , , , , ,

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