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Taccuino personale di Francesco Canessa: RADAMES L’ETIOPE

RADAMES L’ETIOPE

Sciocchezze sulle pagine dei giornali se ne sono lette tante e se ne continuano a leggere, non si fa in tempo a stupirsi di una, che subito ne arriva un’altra. Certo, c’è differenza tra giornale e giornale, ma la quota di rischio è in proporzione, chi più chi meno ci incappano tutti. E’ capitato persino al Corriere della Sera e la sciocchezza è di quelle che colpiscono al cuore il melomane. Vero è che la sua è cultura di nicchia, rispetto al sapere generalista degli altri,che di solito eccelle in ben diverse discipline, come il calcio, la sua storia, i suoi protagonisti. Ed è proprio in una storia di calcio che sul massimo quotidiano d’Italia s’incontra Radames, generale egiziano segretamente innamorato di Aida, citato quale testimone a favore di Niccolò Carosio, mitico radiocronista dei tempi andati. La storia rimonta ai campionati del mondo in Messico del 1970 quando durante la partita Italia-Israele l’immaginifico inventore del <gol, quasi gol!> adoperò l’aggettivo <etiope> per qualificare un segnalinee, che cittadino d’Etiopia era per davvero, il signor Seyoun Tarekegn. Carosio, che malamente si era adattato al passaggio da radio e tele-cronista,  fu accusato di colpa ben più grave, di avere cioè chiamato
<negro> il suddetto segnalinee e pertanto sospeso dal servizio e sostituito per la partita successiva da Nando Martellini. Nel volume “Sport in TV”  (Editore Rai-Eri) firmato dal capo dei Servizi sportivi della Rai Massimo De Luca un capitolo è dedicato a rievocare l’episodio, smentire quell’accusa e riabilitare Carosio, scomparso nel 1984. “Dopo verifiche meticolose e sulla base della documentazione esistente” l’autore dimostra che <negro> non fu il termine adoperato, bensì <etiope>: ”Albertosi salva in uscita su Shpiegler in fuori gioco netto lasciato correre dall’<Etiope>!.. è la frase che risulta nella registrazione video recuperata negli archivi Rai. E tre minuti dopo il telecronista si ripete: “ Shpiegler è ancora in fuori gioco, ma questa volta l’<Etiope> ha sbandierato!” Del recupero di tanta verità storica, il Corriere della Sera dà conto pubblicando l’intero capitolo del libro. E vi si può leggere un’altra testimonianza, quella di Enzo Tortora, scomparso nel 1988 che in una delle pause del suo tormentato rapporto con la Rai si era rivolto al presidente Bernabei dalle colonne del Resto del Carlino: “ Dottor Bernabei, con tutto il rispetto che merita, vorrei dirle che prendersela per la parola <etiope> pronunciata da Carosio, sarebbe davvero un po’ forte. Anche Ghislanzoni, librettista di Verdi dice nell’Aida < Già corre voce che l’Etiope ardisca sfidarci ancora…> Neppure contro Ghislanzoni furono mai presi provvedimenti. Ma se ha torto, il dottor Bernabei dovrà essere purtroppo rigoroso. E dovrà avvicendare sui teleschermi anche Radames”  Quest’ultima frase non è molto chiara, riflette probabilmente la polemica allora in corso tra Tortora e il presidente della Rai, che gli aveva appena tolto la conduzione della Domenica Sportiva. Ma per Massimo De Luca è più che sufficiente e così chiosa: “Dalle parole del <grande epurato> affiora una buona volta la verità: Carosio aveva solo dato dell’<etiope> a Tarekegn, come il librettista Ghislanzoni aveva fatto con Radames!” Ed è qui che al melomane cadono le braccia,  perché l’Aida è la regina delle opere, il colossal dell’Italia musicale, la più rappresentata, la più orecchiabile e orecchiata di tutte, Celeste Aida, Ritorna vincitor e Marcia trionfale, ed è quasi incredibile che un giornalista di stato maggiore  com’è l’autore dell’inchiesta, pur interessandosi prevalentemente di sport, non ne sappia il soggetto manco per sommi capi, e dia dell’<etiope> a  Radames, il personaggio che sogna per l’amata un trono vicino al sol, che sconfigge e mette in catene Amonasro invasore del sacro suolo d’Egitto ed <etiope> a tutto tondo essendo, per dirla col Ghislanzoni, d’Aida il padre e degli Etiopi il re.  Questo prima in un libro delle edizioni Rai e poi sul Corriere della Sera, senza che nessuno se ne sia accorto, né un editor, né un redattore, né un correttore di bozze. Sì! In quel che era il Paese del Melodramma, i melomani e la loro cultura sono ridotti in una nicchia  “Oh Terra addio, addio valle di pianti!..” cantano Radames e Aida non appena la fatal pietra si chiude sopra di loro. E se avesse letto la storia dell’etiope di Carosio, narrata da Tortora e De Luca, il buon Ghislanzoni avrebbe aggiunto: “… E di sciocchezze!”

Francesco Canessa

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18 Maggio, 2010 - Posted by | Campania, Canto, Cultura, Francesco Canessa, Giornalisti, Italia, Musica, Napoli, Regioni | , ,

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