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Premiazione al Concorso Europeo Don Enrico Smaldone, promosso dall’Associazione Culturale e Musicale “Euterpe”

Concorso Pianistico Europeo “Don Enrico Smaldone”

Si è concluso brillantemente il primo Concorso Europeo Don Enrico Smaldone,
promosso dall’Associazione Culturale e Musicale “Euterpe” di Angri. Durante la
serata (che ha richiamato un folto pubblico sia locale che di svariate Regioni
d’Italia), si sono esibiti i vincitori delle varie categorie. L’entusiasmo
degli ascoltatori ha confermato il risultato dei lavori della giuria così
composta: Giuseppe La Licata( presidente) Maria Pia Cellerino(membro) Concetta
Di Natale(membro) Rosa Santoro(membro) Ciro Nocerino(membro) Per la categoria
B, è stato assegnato il Primo Premio assoluto a Serra Francesco. Per la
categoria D, è stato assegnato il Primo Premio assoluto a Furio Elisabetta. Per
la categoria E, è stato assegnato il Primo Premio assoluto a Trione Bartoli
Giorgio. Primo premio categoria C a: Ceparano Gerardo, categoria D a Di Noto
Daniele. E’ stato assegnato il premio per la migliore esecuzione di un brano di
autore di scuola napoletana a Furio Elisabetta che si è esibita con un brano di
Giuseppe Martucci( premio offerto dal Cav.Filippo Smaldone, ultimo fratello
vivente di Don Enrico Smaldone). La seconda edizione del Concorso si terrà nei
giorni 25,26,27 febbraio del 2011.

di seguito due articoli che illustrano (in parte) ciò che ha fatto Don
Enrico Smaldone:

Don Enrico Smaldone – La Città dei ragazzi,Angri

“Sull’esempio di Padre Flanaghan, apostolo americano dell’autogoverno dei
ragazzi “traviati”, la costruzione della “Città dei ragazzi” di Don Enrico
Smaldone fu iniziata il 10 luglio del 1949.
Essa, a livello architettonico, venne ideata sul modello delle città in cui
noi oggi viviamo: porta d’entrata, Municipio, scuola, infermeria, Chiesa,
luoghi per lavorare e divertirsi…
Una vera e propria Città vissuta, gestita e governata dai ragazzi che poi vi
abiteranno.
I ragazzi di Don Enrico erano ragazzi provati dalla miseria e dagli stenti che
la seconda guerra mondiale aveva provocato in tutti e in particolare nelle
fasce più deboli e bisognose di aiuto. Infatti, Don Enrico Smaldone “allo
spettacolo”-così si esprime un documento del tempo – di deplorevole abbandono
morale e sociale in cui versano tante giovani vite, si propose di costruire,
sulle orme di monsignor Flanaghan, una Città di ragazzi anche in Angri ove
accogliere tutti quei fanciulli che, privi di qualsiasi assistenza, sono
destinati a traviarsi. E così, attraverso un’adeguata educazione morale, un
profiquo lavoro in moderne officine ed infine una sistemazione economica nella
vita civile, fare di essi degli onesti e probi cittadini.
La città dei ragazzi di Angri non avrà funzione puramente contingente, come ad
esempio, quella di curare i mali arrecati dalla guerra; avrà invece la funzione
permanente di rieducare quei fanciulli che possono e devono essere ancora
recuperati alla società e alla Patria. L’istituzione si propone di raccogliere
circa 1000 ragazzi, principalmente del Mezzogiorno d’Italia, ove, più che
altrove, la guerra ha lasciato più tangibile orma di corruzione trovando
favorevole terreno in plaghe tradizionalmente misere e socialmente arretrate.
(…)
In questa Città i ragazzi vivranno da liberi cittadini. Nessuna barriera,
niente disciplina ferrea, niente costrizioni ed imposizioni, ma libertà unita
ad autodisciplina, senso di autogoverno unito a quello di responsabilità.
Città dei ragazzi,Angri, Roma 30 Luglio 1950, p.4

I figli della guerra: “Con questa denominazione si vuole identificare tutti
quei ragazzi poveri, abbandonati e senza punti diriferimento che si trovano a
vivere gli anni difficili e drammatici che seguirono la seconda grande guerra
mondiale. Don Enrico “guardava con infinita tristeza tanti fanciulli sugli
scalini della sua Chiesa impegnati al gioco delle carte. Guardava nel suo rione
frotte di ragazzi abbandonati per intere giornate tra i cumuli di lapillo
vesuviano ancora indecorosamente troneggianti nei cortili annosi di indefinito
colore del tempo.
Ragazzi lontani dalla scuola dalla sua Chiesa, dalla stessa famiglia impegnata
in mille espedienti per assicurare l’incerto piatto quotidiano dipasta e
fagioli. Ragazzi di mano lesta e bestemmia facile.”
G. Marra, Ricordo di Don EnricoSmaldone.Ilfavoloso sogno di Balù, in “Il
Risorgimento nocerino”, 2 marzo 1967, p. 3.

Qualche foto:

8 marzo, 2010 - Posted by | Uncategorized

1 commento »

  1. Bellissimo regalo per la festa della donna. Grazie. Maria Pia

    "Mi piace"

    Commento di Maria Pia | 17 aprile, 2010 | Rispondi


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