MusicArTeatro

comunicazione eventi di Musica Arte e Teatro

Taccuino personale di Francesco Canessa: SALISBURGO: BROGLI AL FESTIVAL DI PASQUA

SALISBURGO: BROGLI AL FESTIVAL DI PASQUA

( da Il Mattino del 24/2/2010 )

Indagini, brogli e miti che crollano: non è italiano il primato, come noi stessi ci affanniamo a proclamare con ipocrita amarezza. Anche tra i più irreprensibili vicini europei, la Procura bussa alla porta di chi mai lo si sarebbe immaginato. In Austria è la volta del Festival di Salisburgo, quello di Pasqua fondato da Karajan e affidato prima e dopo la sua morte alla più grande orchestra del mondo, i Filarmonici di Berlino ed ai direttori a lui succeduti,  Claudio Abbado a Simon Ratte.
“Destituito senza preavviso” e indagato dalla magistratura per consistenti reati è l’amministratore delegato Michael Dewitte, l’organizzazione del Festival, travolta dallo scandalo e senza un euro in cassa, è andata in tilt. Dalla Germania s’è fatta subito avanti Baden Baden – la storica stazione termale – per accaparrarselo con i suoi concerti, le sue opere e i suoi Berliner. Ipotesi appena scongiurata, come assicura una lettera in data 10 febbraio inviata dal Commissario straordinario Peter Raue ai soci della “Verein der Forderer der Osterfestspiele” l’Associazione dei Sostenitori che versano annualmente una ricca quota per assicurarsi la prelazione sui biglietti in vendita.  Molti sono in Italia, il loro numero è il più alto dopo Germania e Austria e prima di Stati Uniti e Gran Bretagna, così che la lettera è redatta anche in italiano. Essa spiega con chiarezza – e qui sta forse la differenza con i pasticci di casa nostra – “ le turbolenze che hanno investito il Festival di Pasqua di Salisburgo” e  racconta dell’intervento della Società di revisione Audit Services Austria, dell’allontanamento dell’amministratore Dewitte e della consegna dei libri al Tribunale. Il vanto di questo Festival era di vivere di suo, senza contributi pubblici, coprendo il budget per il 71% con quote associative e biglietti, 17% con gli sponsor ed il resto con l’apporto di Eliette von Karajan e della Fondazione intitolata al marito, destinataria dei tuttora ricchissimi diritti discografici. In conseguenza, il signor Dewitte ha gestito senza soverchi vincoli e con qualche liberalità ( “…in contrasto con i suoi doveri si era concesso pagamenti di somme notevolmente elevate.” ) fin quando indagini e intercettazioni – di cui la lettera non parla, ma ne hanno scritto i giornali – hanno portato alla sua incriminazione con conseguente fuga all’estero e alla nomina del Commissario. Ora per salvare il Festival e il suo inestimabile valore nell’economia della città, subentrano nella società Osterfestspiel GmbH Salzburg la Regione, il Municipio e il Fondo per il Turismo con il 25% ciascuno mentre il restante 25 % resta alla Fondazione Karajan. La cifra impegnata complessivamente dai tre enti è modesta, appena un milione di Euro, così che l’apporto dei Sostenitori resta essenziale, dovrà continuare allo stesso ritmo di prima, auspica in conclusione il Commissario. Il tutto a partire dal 2012. L’edizione del 2011 è probabile che salterà, quella di quest’anno è salva, forse con qualche costoso protagonista in meno. Comincia tra poco, il 27 marzo, i signori soci e spettatori ne sapranno di più – promette la lettera – a Salisburgo, tra la domenica delle Palme e quella di Pasqua.

Francesco Canessa

Klikka qui per leggere gli altri articoli

7 marzo, 2010 Posted by | Art, Arte, Austria, Direttori d'orchestra, Festival, Herbert von Karajan, Music, Musica, Salisburgo, Salzburger Festspiele | , , | Lascia un commento

Taccuino personale di Francesco Canessa: MARTONE A PARIGI

Taccuino di viaggio di Francesco Canessa

 

Martone a Parigi


Il melomane errante si trova ancor una volta a Parigi, capitale teatrale di ogni tempo e subito si rifà della perdurante astinenza imposta in patria dal continuo rarefarsi dei prediletti spettacoli d’opera, per problemi di soldi e d’altro: un titolo al mese, se pure, un po’ di recite e via, a Milano come a Roma, o a Napoli, ove è sempre quaresima, pur se il suo tetro restaurato è bello come una pasqua. Si aggiunga che tra i malanni del Paese del Melodramma c’è anche l’esterofilia e mentre il suo massimo Tempio cancella Andrea Chenier (Giordano) e si consola con “Una casa di morti” (Janaceck) il nostro repertorio trionfa al di là del confine. A Parigi si proponevano Falstaff agli Champs Elysées e Don Carlos all’Opéra Bastille, teatro per raffinati l’uno e per passionali l’altro, in un unico Viva Verdi. Nel primo c’era da spellarsi le mani per i talenti nostrani di Mario Martone e dei suoi luogotenenti Sergio Tramonti, Ursula Patzak e Pasquale Mari, scenografo, costumista e mago delle luci, protagonisti in palcoscenico di un autentico trionfo. Nel programma di sala poteva leggersi come tutti sottolineassero con naturalezza le loro radici, Martone indicando una per una le esperienze che dal San Carlo l’hanno portato al successo internazionale nei teatri d’opera di Londra, Tokyo, Parigi.
E’ davvero un Falstaff scintillante, elegante e divertente, che insegue la sua morale (…Tutto nel mondo è burla!”) dalla prima all’ultima scena, così come dalla prima all’ultima nota, grazie alla direzione viva e brillante, persino rivelatrice di preziosi dettagli strumentali, di Daniele Gatti, sul podio di una compagine sinfonica d’eccellenza, l’Orchestre National de France. Il linguaggio interpretativo è moderno, ma senza forzatura alcuna, né di tempi, né di luoghi, con un solo carattere messo a nuovo, quello del personaggio di Alice Ford, che da compassata primadonna diventa la più scatenata e sbarazzina tra le allegre comari, vero motore dell’azione, che umilia e sbeffeggia Falstaff, ma del gioco si compiace e mette in campo femminilità e civetteria per mandar su di giri il povero grassone. Ne è interprete una deliziosa Anna Caterina Antonacci, che canta, recita, suona ( la chitarra, quando sir John le arriva in casa <dalle due alle tre>) felice di liberarsi della tragicità opprimente dei suoi consueti personaggi per esplodere nella grazia, nell’allegria, nella comicità d’una vera commediante. E che rende il suo ruolo protagonista, accanto a quello del titolo.
L’altro Verdi, il Don Carlos nella edizione italiana del 1884, regia di Graham Vick era – pensate un po’! – alla trentanovesima replica, ma l’enorme teatrone era di nuovo esaurito. Anche qui un direttore italiano, Carlo Rizzi e tre artisti di casa nostra in scena, il protagonista Stefano Secco, il Filippo II° di Giacomo Prestia e la Eboli di Luciana D’Intino, in forma smagliante. E due voci nuove per noi, entrambe strepitose: l’americana Sondra Radvanosky, Elisabetta, e il francese Ludovic Tézier, un marchese di Posa che non fa rimpiangere i grandi un tempo.
Francesco Canessa

Klikka qui per leggere gli altri articoli

7 marzo, 2010 Posted by | Arte, Compositori, Falstaff, Francesco Canessa, Francia, Giornalisti, Giuseppe Verdi, Musica, Opera, Parigi, Teatro | , , , , , , , | Lascia un commento

   

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: