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Intervista a Michelangelo Dalisi sul suo “Per Amleto”andato in scena al Teatro Nuovo di Napoli

peramletodagelodalisirw6PER AMLETO

da William Shakespeare
con Salvatore Caruso, Michelangelo Dalisi, Francesco Villano
adattamento e regia Michelangelo Dalisi
andato in scena a

Napoli, Teatro Nuovo fino al 18 marzo

INTERVISTA A MICHELANGELO DALISI

Attore, regista

C’è qualcosa di poetico nella figura, nella personalità e nel teatro di Michelangelo Dalisi.
In questi giorni alla sala Assoli del Teatro Nuovo Dalisi è in scena con Per Amleto.
Tre attori e una cassa da morto che è il teatro, il mondo, la vita, la morte…
Tre attori straordinari e commoventi danno vita (nel vero senso del termine, quanti Amleto “mortali” ci sono in giro!) a un testo che si anima incessantemente. I corpi degli attori creano plasticità e ritmo rigorosi e gioiosi insieme, in un gioco che si tiene sospeso e ci tiene sospesi fino alla fine, fino alla conclusione che tutti conoscono e che però in questa messa in scena arriva come una sorpresa, con vigore e tenerezza, uno spettacolo che mette in scena proprio i diversi ritmi della vita che si rincorrono senza sosta.
A.: Iniziamo dal titolo, non “semplicemente” Amleto, ma per Amleto, come mai?
D.: Lo abbiamo capito, Salvatore Caruso, Francesco Villano (gli attori coautori in scena con Dalisi) e io dopo averlo scelto. In scena ci sono i due becchini i quali, interpretando per Amleto tutti gli altri ruoli, lo aiuteranno a ricordare, attraverso il gioco del teatro, chi è, a tornare a sé.
Un recupero della memoria che è insieme liberazione e fine.
A.: Infatti i due becchini/clown si rifiutano spesso di continuare il gioco dello svelamento ad Amleto…
D.: Sì perché essi sanno come finisce la storia e che quella liberazione porta inevitabilmente alla morte e non soltanto a quella di Amleto.
A.: Cosa ti ha portato a mettere in scena Amleto? In questo momento stiamo assistendo a una rinnovata fortuna teatrale di questo personaggio: c’è un rispecchiarsi collettivo secondo te?
D.: Non credo granché al rispecchiamento della collettività. Amleto è un mito e come tale parla dell’uomo all’uomo. Le mie sollecitazioni hanno altre origini, dai “compagni di viaggio” ad esempio, devo l’idea a Gianluca Falaschi. Salvatore Caruso e Francesco Villano poi sono parte integrante della messa in scena ma anche della costruzione di essa.
Per quanto riguarda me venivo da un periodo di tournée e volevo fermarmi e immergermi in qualcosa di mio.
A.: Com’è nata questa splendida intuizione dei becchini/clown che sono anche burattinai se vogliamo…
D.: Credo sia nata mentre scarabocchiavo in spiaggia, ho iniziato a disegnare e sono venuti fuori i becchini e da qui sono andato avanti seguendo loro ed ecco l’intuizione che è il Teatro a mostrare ad Amleto il proprio centro!
A.: Hai lavorato con Leo De Berardiniis. Le citazioni napoletane nel tuo spettacolo si riferiscono in parte a lui?
D.: Certo! “Per Amleto” è un omaggio a Leo De Berardiniis, al suo “Totò principe di Danimarca”, una testimonianza di gratitudine da parte mia…
A.: Questa è la tua prima regia?
D.: Sì e ho capito molte cose…
A.: Come è andata?
D.: Non ho dormito per un mese! Mi sono reso conto di cosa è la regia, sono diventato molto più comprensivo con i registi e più libero come attore, restando dell’idea che il teatro è l’attore.
Dalisi conclude poi con una frase commovente nella sua forza:
Questo spettacolo per me è la prova concreta del fatto che le cose si possono fare!

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20 marzo, 2009 Posted by | Agenda Eventi, Art, Arte, Attori e attrici, Campania, Italia, Napoli, Regioni, Registi, Teatri, Teatro, Teatro Nuovo | | Lascia un commento

   

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